Edward Dahlberg.
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POICH ERO CARNE.
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Titolo originale: Because I Was Flesh.
Traduzione di: J. Rodolfo Wilcock.
1988. ADELPHI EDIZIONI, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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Edward Dahlberg  stato un irriducibile eccentrico della letteratura. Fin dalla sua giovinezza in America, passata fra avventure di vagabondo e il meglio della letteratura di quegli anni (D. H. Lawrence fu il suo padrino letterario), aveva qualcosa di ispido e brado rispetto ai suoi amici e nemici. Poi, col tempo, apparve il suo segreto: Dahlberg  l'unico americano del secolo che abbia immerso nella sua prosa l'incanto dei grandi classici, greci e latini, riscoperti come da un barbaro. Il risultato  sorprendente: cos la Kansas City dove, in questo libro, che  il suo pi bello, la madre dell'autore tira avanti una vita difficile facendo la barbiera e la callista, questa citt selvaggia, concupiscente, dove quasi nessuno pensa alla morte finch non  vecchio o malato, raggiunge nelle sue parole la dimensione di un epos miserabile e solenne: Cataloghi pure Harma il bardo di Smirne, le scogliere e anfratti di Itaca, le vergini nutrite di latte dell'Acaia, Tisbe coi suoi stormi di colombi o i boschi di Onchesto; io canto le strade intitolate alle Querce, ai Noci, ai Castani, agli Aceri e agli Olmi. Ftia era un silos di frumento, Kansas City una florida fattoria di grano.
Forse le puttane dei quartieri bassi di Corinto, Efeso o Tarso sapevano congegnare un gemito o sospirare pi svelto di quanto potessero farlo le cosce con fossette
delle ragazze di St. Joseph o Topeka?. Centrale, in questo libro,  il personaggio della madre, figura umile e favolosa, picaresca e antica, toccante e insopportabile, che non ha rivali nella letteratura americana di questi anni (Paolo Milano). Intorno a lei ronzano come mosche le disavventure, gli amanti malandrini, i pochi denari e i molti desideri. Ma una prorompente, carnale vitalit la trascina, di qua e di l al capriccio del vento - e si trasmette infine alla prosa del figlio, che di lei ci ha lasciato un ritratto implacabile, dettagliato, amorevole, come un tardo Rembrandt (Herbert Read).
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L'AUTORE.
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Edward Dahlberg  stato un romanziere, saggista e autobiografo americano. Nato il 22 luglio 1900, Boston, Massachusetts, Stati Uniti, pubblic il suo primo libro, Vita da cani, nel 1929, con introduzione di D. H. Lawrence. Poich ero carne, che in Italia fu pubblicato per la prima volta nel 1964, presso Einaudi col titolo Mia madre Lizzie,  considerato da molti il suo capolavoro. E' deceduto 27 febbraio 1977 a Santa Barbara, California, Stati Uniti.
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POICH ERO CARNE
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... Poich ero carne, ed alito che svanisce e non ritorna.
SALMISTA.
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Perch piangi, Agar? Levati, togli il fanciullo,
e fortificati ad averne cura; perci che
Dio ha udita la tua voce, e ha visto il fanciullo.
E Iddio le aperse gli occhi, ed ella
vide un pozzo di acqua, ed and, ed empi
il bariletto d'acqua, e di da bere al fanciullo;
e si lev e and nel deserto di Paran.
LIBRO DEI GIUBILEI.
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Capitolo 1.
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Ma che vi spinse a farlo?.
Si sa, signore, la carne e il sangue; che altro pu spingere un uomo verso una donna?.
TOURNEUR.
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Kansas City  una vasta citt nell'interno del paese,
e il suo fiume meraviglioso, il Missouri, riscalda i sensi;
gli aceri, i sambuchi, gli olmi e i ciliegi, di cui la
citt  prodiga, sono canti di desiderio, e soltanto le
mandorle dell'antica Palestina possono svegliare pi
profondamente i pori affamati.  una citt selvaggia,
concupiscente, dove quasi nessuno pensa alla morte
finch non  vecchio o malato. Coloro soltanto che conoscono
l'oceano, quando lo vedono, meditano sulla
morte; invece gli uomini legati strettamente alla terra
sono pi sensuali.
Kansas City fu la mia Tarso; i fiumi Kaw e Missouri
erano le vasche delle gioiose Diane di St. Joseph e
Joplin. Era una citt giovane, seminale, e il seme dei
suoi uomini era forte. Omero cant molte citt sacre
dell'Ellade che non valevano pi di Kansas City, scabrosa
come Eteono e pietrosa come l'Aulide. La citt
indossava una veste di rocce e di erba. Il suo seno
allattava uomini, muli e cavalli non meno famosi degli
asini dell'Arcadia e dei corsieri di Diomede. Le cicale
cantavano nelle valli sotto Cliff Drive. Chi poteva mai
stancarsi delle stalle a noleggio nei pressi di McGee
Street o delle pecore di Labano nei recinti per il bestiame?
Cataloghi pure Harma il bardo di Smirne, le scogliere
e anfratti di Itaca, le vergini nutrite di latte dell'Acaia,
Tisbe coi suoi stormi di colombi o i boschi
di Onchesto; io canto le strade intitolate alle Querce,
ai Noci, ai Castani, agli Aceri e agli Olmi. Ftia era un
silos di frumento, Kansas City una florida fattoria di
grano. Forse le puttane dei quartieri bassi di Corinto,
Efeso o Tarso sapevano congegnare un gemito o sospirare
pi svelto di quanto potessero farlo le cosce con
fossette delle ragazze di St. Joseph o Topeka?
Kansas City fu la citt della mia giovinezza e il cimitero
delle speranze della mia povera madre; il sangue
di lei, come quello di Abele, mi chiama da ogni
selce, da ogni edificio, da ogni appartamento e da
ogni strada.
Mia madre e io eravamo due anime sfortunate. Lei
lottava disperatamente per tenersi a galla e fu infelice
il pi dei giorni che visse sulla terra. D'altronde, se
lei fall, chi non ha fallito? Se pregava per chiedere
ci che lei credeva il suo bene, e nessuno l'ascoltava,
cos pure doveva essere. Ognuno porta sulle spalle il
suo sacco di sofferenze, e per quanto supplichi conforto
al cielo, chi l'ascolta, se non il proprio sepolcro? La
notte copre gli atti dell'uomo; se costui potesse distendere
le sue follie per terra e alla luce del sole man
mano che le commette, strillerebbe come i gufi chiedendo
la tomba. Non sappiamo niente n capiamo
niente, e questo non  un vanto. Gli alberi sono teneri
e le voci dei molti fiumi sono piacevoli, eppure ogni
giorno le nostre ossa tremano.
Lei non desider mai l'infelicit, io nemmeno, ma
 tanto importante essere sfortunati quanto essere felici.
Cos come lei sospirava spesso per il grano, cos
languiva per la crusca, perch non li distingueva.
Molti gemono nell'afflizione e non vengono ascoltati,
ma ci  per la loro salvezza dichiara sant Agostino.
Mia madre pativa due penose infermit, e da nessuna
delle due riusc mai a liberarsi: la carne - che  la
mia stessa afflizione - e il mondo, che ci malediceva
tutt'e due. Lasciami, o Signore, essere pienamente
ingrata con il mondo!,  il grido di Teresa, l'ebrea di
Avila.
Non c'era un angelo a Bersabea, che confortasse mia
madre o si impietosisse alla sua sete inesauribile delle
fonti vive: Perch piangi, Agar?. Nessuno ud mai
le sue lacrime; il cuore  una fonte di acqua piangente
che non fa rumore nel mondo. I cabbalisti sostenevano
che quando l'uomo grida, la sua voce pervade il Cosmo;
le pietre sono sensibili e tremano per noi quando
siamo sotto il peso dell'afflizione, e il suolo  nostro
fratello e custode anche se l'uomo non lo .
Una fotografia al ferrotipo di mia madre ventenne
mostrava un viso lungo ovale di occhi scuri ardenti e
capelli dello stesso colore. Non era grassa e le sue
mani esprimevano l'anima del pentagramma, da Platone
considerata la figura geometrica della bont. C'era
molto sentimento nella sua bocca, sebbene si fosse gi
fatta estrarre la maggior parte dei denti a New York,
da un dentista ciarlatano di Rivington Street. Alta
nemmeno un metro e mezzo, forse, la buona salute
era la sua bellezza. Luciano afferma che ci sono alcuni
che vengono ammirati per la loro bellezza, e chiamati
Adone e Giacinto, bench abbiano il naso lungo
un cubito. Il naso lungo di mia madre mi preoccupava
dolorosamente. Credo di non averglielo mai perdonato,
e quando i suoi capelli cominciarono a diradarsi
pericolosamente, mettendo in evidenza l'ordinaria
tintura rossiccia, pensai di essere il figlio pi sfortunato
del mondo. Adoravo i nasini all'ins dei
gentili, e mi consideravo una vittima singolare della
natura, per il fatto di avere una madre il cui naso era
una disgrazia sociale. Oltre al suo naso non cristiano,
ci che mi turbava enormemente era la sua incuria.
Ciabattava per le stanze avvolta in vestaglie unte e
usciva vestita come una cienciaiola o uno spazzacamino.
Quando camminavamo insieme per strada mi
vergognavo, e quando si sedeva e lasciava vedere un
lembo dei suoi mutandoni di lana, rimanevo sopraffatto.
Questo libro  un fardello di Tiro sulla mia anima-
 un canto della pelle; perch sono nato incontinente-
Tutto  stato creato dalla concupiscenza, e Lui che ci
fece concupisce non meno di quanto possa farlo la carne,
perch Dio e la Natura sono giovani e seminali,
e dalla mattina alla sera infuriano. Canter come Tiro,
secondo il profeta Isaia, simile a una prostituta, e
per settanta anni.
 un gran dolore divulgare la vita di una madre,
ed  perverso rivelare i suoi falli. Perch lo faccio,
dunque? Con la mia vita, non posso fare nulla di meglio,
che non sia scrivere un libro; e forse nulla di
peggio, nemmeno. Inoltre,  un'illusione credere che
ci sia concessa la possibilit di scegliere. Se questo libro
 un gran misfatto, pazienza; perch sono arrivato a
un'epoca della vita in cui  assolutamente importante
comporre un buon libro di memorie, anche se d'altra
parte poco importa che il tentativo fallisca. La fama,
quando non  comprata,  un epitaffio, che le piogge
e gli uccelli becchettano finch le lettere sulla lapide
non diventano illeggibili.
Volesse Iddio che mia madre non fosse stata una foglia
trascinata di qua e di l al capriccio del vento.
Volesse il cielo che mi fosse dato di comporre un diverso
rendiconto della sua carne. Se per caso sembra
che io voglia prendere in giro quella mater dolorosa
di stracci e di dolori, ricordate che tutta la mia ilarit
 seppellita nella sua tomba. Mea culpa  il grido di
tutte le ossa. Mi sono sempre addossato la colpa di
tutto, salvo quando oziavo e perci avevo il tempo di
trovare in colpa gli altri. Prego che i nostri errori ci
salvino dall'essere noiosi; che altra salvezza mi resta,
dal momento che sono grossolano, vile, libidinoso, stupido,
e per giunta cos pignolo che quando perdo uno
spillo mi sembra di stare versando il mio sangue e il
mio sudore nell'orto di Getsemani.
Se mi capitasse di profanare per caso le sue care
reliquie o di turbare il suo sonno, che nessuno pensi
per che lei non sia sempre stata per me le tre Marie
del Nuovo Testamento. Inoltre, qualunque cosa io immagini,
so che essa  tratta dal corpo di mia madre,
e questo  il memoriale del suo corpo.
Mia madre viveva totalmente segregata dall'intera
razza umana, eccetto nei momenti di concupiscenza.
Questa donna soffriva immensamente di solitudine
- e che cosa pi del piacere sessuale pu dare sollievo
ai solitari? Non posso come Amleto accusare il grembo
che mi gener; eppure sono un suo fedele seguace
quando egli piange: Madre, madre, madre!, perch
questo  dolore cristiano.
La famiglia di mia madre proveniva dai dintorni
di Varsavia, e i miei antenati erano per met cristiani
e per met ebrei. Ho gli zigomi slavi, prominenti, e
sono sicuro che mia madre e io abbiamo sangue polacco.
Come mi tocc in sorte il cognome Dahlberg, che
 svedese, non lo so. Spesso gli ebrei prendevano per
cognome il nome del distretto o provincia dove abitavano;
oppure assumevano l'appellativo di qualche
principe o gran borghese della zona. Orde di svedesi
predoni percorrevano l'Europa e gi nell'undicesimo
secolo arrivavano a Novgorod in veste di mercanti. Il
cognome del mio nonno materno era Dalberg, e cos
lo scriveva mia madre; cos era stampato in lettere
nere sul registratore di cassa del Salone Star di signorine-barbiere,
a Kansas City; qualche anno dopo, per,
per sbaglio, io ci aggiunsi un'acca. Ho sempre pensato
che questo cognome era apocrifo e gi all'et di otto
anni ero convinto che mia madre non aveva genitori
n parenti. Quando sentivo gli altri ragazzi parlare
dei loro fratelli o sorelle, tornavo di corsa da mia madre
e piangevo: Madre, davvero non ho zii n zie
n cugini? Sei orfana, mamma?.
Molto di rado, le capitava di nominare un parente
defunto e di bisbigliare in tedesco, Selige Mutter,
e non potevo credere che dicesse il vero. Quando mi
raccontava che suo padre era stato un uomo istruito e
ricco, ero sicuro che voleva soltanto consolarci, tutt'e
due.
Avevo perso perfino il cognome, e in questo senso
non ero meno povero di quegli ebrei esiliati che non
avevano il diritto di esercitare il mestiere dei loro avi
perch il Profeta non riusciva a trovare il loro nome
nel registro di Ezra.
L'ebreo  una confusione di popoli e di lingue, e
anche se una volta la sua lingua fu detta il labbro
di Canaan, gli ebrei vennero separati dal loro alfabeto,
e questo  una gran tragedia, sia per una nazione
che per una famiglia di due persone. La famiglia di
mia madre parlava e scriveva in polacco e in tedesco;
lei adoperava le due lingue e nelle grandi festivit
religiose mormorava un poco di ebraico in sinagoga;
ma dubito che capisse le sue preghiere.
Mio nonno commerciava in legnami; viaggiava spesso
tra Varsavia e Londra per affari e per andare a
trovare parenti che a Londra vivevano e prosperavano.
Voleva inoltre evitare sua moglie, che era una massa
cruda e compatta di divieti e prescrizioni del pi ortodosso
ebraismo. Molti anni dopo vidi un ritratto a
olio di mio nonno; somigliava a Robert Browning.
C'era una vecchia fotografia di mia nonna, col viso dominato
dalla mascella solida e ostinata. La mia bisnonna
era una matriarca che chiudeva a chiave la dispensa
e non si separava mai dalla chiave per paura che uno
dei suoi nove nipoti sopravvissuti rubasse un pezzo di
pane nero. I cibi pi ordinari venivano imprigionati
e tesoreggiati non meno dell'amore. Mia madre, Lizzie,
e la sua sorella bionda, che aborrivano questa furia
parsimoniosa, fuggirono a Varsavia e trovarono asilo
in un convento cattolico. Il padre le riport a casa, ma
tutt'e due si rifiutarono di rimanere sotto un tetto
cos privo d'amore.
C'erano stati quattordici figli. Alexander, il fratello
maggiore, uccise un polacco, per una donna; e una
volta che mio nonno, dopo aver unto le ruote alle autorit
locali, lo fece rimettere in libert, il giovane
spos la figlia di un fattore polacco e rimase in Polonia
ad allevare figli e figlie cattolici. La sorella che
era fuggita con mia madre prese per marito un ufficiale
polacco, e due dei loro figli furono tra gli aviatori
polacchi della prima guerra mondiale.
Solomon, dalla faccia tenera e tisica, venne in America
con mia madre, quando lei aveva quindici anni.
Herman, un altro fratello, che possedeva fabbriche di
materassi e propriet varie, e ai suoi tempi era considerato
l'uomo pi ricco di Toledo, Ohio, avrebbe dovuto
provvedere ai bisogni di mia madre. Uomo dal
cranio maligno e avaro, mise Solomon a fare lo schiavo
in uno dei suoi stabilimenti, ma non fece nulla per
mia madre; la quale si impieg in una fabbrica di bottoni
nel ghetto di New York. Un altro fratello ancora,
enormemente inferiore a Herman per quel che riguarda
l'importanza pecuniaria, faceva il farmacista a
Toledo. Leggeva molti libri - cosa che rende gli uomini
lascivi - e non gli riusciva mai di tenere le mani
lontano dalle natiche delle domestiche che gli capitassero
accanto. Mor di cancro alla prostata a settantasette
anni, la ricompensa di innumerevoli pensieri e atti
peccaminosi. Una delle sue figlie spos un professore
dell'Universit di Mosca, dove and ad abitare.
Mio zio Herman, che voleva disfarsi di sua sorella,
mosso tuttavia da chiss quale avaro sentimento filiale,
venne a New York per vedere se gli riusciva di barattare
la sua carne. Trov un pellicciaio tarchiato desideroso
di sposarla. L'unica virt di quest'uomo era quella
di non avere vizi cospicui. A mia madre sarebbe piaciuto
di pi fabbricare bottoni anzich giacere in un
letto matrimoniale cos arido; sebbene avesse sedici
anni soltanto, sapeva che quell'uomo poteva garantirle
il cibo ma non il combustibile. Nonostante tutto, ubbid
al fratello e spos il candidato. Jacob, o Giacobbe,
secondo Filone Ebreo, vuol dire colui che fa; ma prima
di andare sposa mia madre sapeva gi che questo
nome non si addiceva al pellicciaio.
Ebbe da lui tre figli, tre deboli incidenti seminali.
Nella Cabbala  scritto che quando una donna ha concepito,
l'Angelo della Notte, Lailah, porta lo sperma
davanti a Dio. Ma Dio vede tutto il seme umano?
Non le piaceva il naso di suo marito e pensava che
lo adoperasse per assorbire la minestra, visto che lo
metteva cos vicino al piatto. Le sue giornate erano lardellate
di noia, e il suo corpo era come la salamandra,
che non pu vivere se non arde.
Mia madre andava sempre a testa alta per tener su
le sue speranze e dimostrare che non aveva ragione di
vergognarsi della propria vita. Dopo la morte di uno
dei suoi bambini, prese l'abitudine di passare davanti
a una bottega di barbiere di Rivington Street, sulla
strada dei carrettini carichi di ortaggi, piume d'oca per
i cuscini, sottovesti di cotone e busti da donna. Un
giorno vide un uomo appoggiato all'insegna del barbiere,
un tubo a strisce rosse e bianche. Quest'uomo
aveva i ricci morbidi e flessuosi di Assalonne, e denti
bianchi vanitosi, che le fece vedere; aveva inoltre un
panciotto vistoso, marrone scuro, e scarpe molto lucide.
Nel taschino del panciotto pretenzioso portava un
orologio con una catena d'oro. Lei non aveva mai visto
un donnaiolo del genere; era un uomo di maniere svelte
e provocatorie, vivace e astuto piuttosto che allegro.
Inappagata dal peso morto che doveva sopportare nel
suo letto, mia madre non seppe resistere a Saul il barbiere.
Non era quel Saul che fu re di Israele, n il
Saulo di Tarso, ma lei non era nata per far felice un
monarca n per tentare un santo.
Abbandon i due figli e se ne and con lui a Boston.
L diede alla luce un bambino nell'Ospedale della
Carit. Gli ultimi giorni della gravidanza li aveva trascorsi
in una pensione poverissima, dove sarebbe nato
il suo bastardo se i gemiti delle doglie non avessero
richiamato l'attenzione di un vicino di stanza. Mia
madre mi diede il cognome di suo padre, per nascondere
il fatto che ero illegittimo come una formica,
come una tarma o come un principe.
Quando avevo sei mesi andammo a Londra, in
terza classe. Era morto l un suo zio molto pi ricco
di Herman. Lei si aspettava - senza alcun motivo - di
trovarci un pingue lascito. Certo, lasciti di azioni, di
molto denaro in contanti e di blocchi di appartamenti,
ce n'erano, ma per una delle varie chiese protestanti.
Senza un soldo e con un bambino tra le braccia, dovette
fare prima la sguattera e poi la cameriera, e
quando mise insieme i soldi necessari per pagare il
viaggio, ritorn negli Stati Uniti.
Dopo di che, Saul e lei si trasferirono a Dallas, nel
Texas, dove aprirono una piccola bottega di barbiere
in una baracchetta di legno. C'erano all'ingresso due
poltrone da barbiere, e in fondo una branda e una sedia.
I clienti dovevano aspettare in piedi.
Saul le insegn a tagliare i capelli, a dare il filo al
rasoio con la coramella, a reggersi dritta, un piede
accanto all'altro, mentre faceva accomodare un vaccaro
o un fattore, e a dire: Buon giorno, signore, tocca
a lei. Facciamo una bella rasatura, una scorciatina
ai capelli o un taglio soffice come piuma? Non le pare
che un buon massaggio aiuterebbe a sopportare la
stanchezza della giornata?. I clienti erano uomini
grossi, carnosi, buontemponi e donnaioli che gestivano
stalle a nolo o spedivano coi vagoni-merci cavalli e
muli a Omaha, Kansas City o Chicago. Lei sapeva tenere
il suo giusto posto e radere una barba senza dover
fare troppo ricorso all'allume per ristagnare le ferite
da rasoio o da forbici. Aveva dita robuste, muscolose,
in grado di sfregare vigorosamente il cuoio capelluto di
un assonnato commerciante di bestiame e poi di spolverargli
a regola d'arte col borotalco il rosso collo corrugato.
La citt di Dallas apprezzava il piacere di annoverare
una donna tra i suoi barbieri, e gli uomini preferivano
farsi tagliare la gola da lei, piuttosto che sedere
nella poltrona di Saul. Alcuni rimanevano in piedi pi
di un'ora, nei caldi pomeriggi grevi di tafani, aspettando,
masticando tabacco e gettando la saliva nella sputacchiera
per passare il tempo. Per quanto il locale fosse
pieno, la poltrona di Saul era quasi sempre vuota. Finito
il lavoro, lui le diceva che lei non valeva niente,
che non aveva nemmeno il diploma di una scuola per
barbieri.
A Lizzie piaceva stare tra i clienti e ascoltare quei
facili discorsi strascicati sulla vendita di una cavalla,
su qualche spedizione di stalloni, castrati e mucche a
Topeka, Sedalia o St. Joseph. Ancora vagheggiando
una vita diversa, pensava alla possibilit di trasferirsi
da una citt all'altra nelle vesti di barbiera ambulante,
per fare cure di bellezza, tagliare le unghie dei piedi,
e qualche lavoretto da manicure. A volte un mercante
di cavalli capitava nel negozio e le proponeva una passeggiata
in buggy. Ma lei non aveva tempo per queste
follie maschili; voleva mettere insieme dei soldi e stabilirsi
in una citt qualunque dove gli uomini fossero
spendaccioni e lei potesse dare un'educazione a suo
figlio.
I guadagni della giornata li serbava in una scatola
di sigari; a volte Saul se li prendeva per scialacquarli
con donne allegre nel quartiere dei postriboli. Quando
ritornava si sedeva nella poltrona da barbiere, si dava
la brillantina ai baffi, si spazzolava i capelli ricci e
sfoggiava per Lizzie i denti bianchi da volpe. Aveva
tutta l'aria arrogante di un conquistador spagnolo con
le sue intimit celate in una zucchetta d'oro. Non appena
lei riusc a mettere insieme alcuni dollari, lui
glieli rub e se ne and con una sgualdrinella di Galveston.
Quando ritorn in citt, Lizzie gli rinfacci
quel che aveva fatto e lui infuriato si avvent sul bambino
per picchiarlo. La madre tent di coprire il figlio
con le sue braccia robuste e corte, e Saul le spezz il
mignolo, che le rimase per sempre storto.
Lizzie decise di lasciarlo e se ne and a Memphis
col bambino. Andava di casa in casa; vendeva bigodini,
faceva massaggi e curava le unghie dei piedi delle donne.
Si portava sempre il bambino dietro, col suo colletto
e il suo vestito Buster Brown, e un libro finto
che gli aveva regalato un fotografo, una volta che gli
aveva scattato una fotografa. Questo impressionava
favorevolmente i clienti.
Chiamava a tutte le porte e quando aprivano Lizzie
pronunciava un discorsetto composto da lei stessa
con brani di articoli di giornali e annunci pubblicitari:
Buon giorno signora, Dio la tenga in salute.
Sono una parrucchiera di classe, specialista in cure di
bellezza. Che bei capelli ha lei, ma sembra piuttosto
gi di morale; spero che non sia stata ingannata o truffata
da qualche uomo. Anch'io conosco la sofferenza e
le delusioni, sono una vedova costretta a faticare per
guadagnarsi la vita, e questo  il mio unico figlio. Ringiovanisco
i capelli, faccio clisteri ed elimino il tormento
dei calli. Posso entrare per offrirle una piccola
dimostrazione? Gratis naturalmente.
Memphis era una citt molto liberale. Non ci volle
molto perch Lizzie si facesse un giro di clienti fisse,
in un quartiere che aveva tutta l'aria di essere elegante.
Le sue clienti vivevano in case solide, di mattoni
rossi, e questo la rincuorava. Asportava i calli, aiutava
le donne a fare il bagno e poi frizionava loro il corpo
con lozioni che toglievano qualsiasi dolore. Era molto
orgogliosa della sua forza, che cos facilmente trasmetteva
alle sue clienti. Queste indossavano lussuosi vestiti
di satin e di taffet; le regalavano busti, calze, e spille
d'oro per i capelli, e coccolavano il bambino.
Cos venne a sapere che quelle signore esercitavano
un mestiere non molto diverso dal suo; lenivano, loro,
i dolori degli uomini. Ma Lizzie era troppo nervosa
per disprezzare chicchessia. Quando disse che doveva
lasciare la citt, le donne piansero e ognuna prese in
braccio il bambino. Mia madre pensava che il fatto di
rimanere l implicava qualcosa di immorale, e temeva
per la sua reputazione. Bench non conoscesse nessuno
a Memphis, oltre alle sue clienti, aveva paura che la
gente cominciasse a sparlare di lei.
Proprio allora arriv Saul in citt. Se ne andarono
a New Orleans e aprirono una nuova bottega di barbiere.
Se per caso Saul, occupato a tagliare i capelli di
un cliente o a fargli la barba, vedeva passare una ragazzina
quattordicenne, lasciava cadere forbici e pettine,
oppure chiudeva il rasoio, e usciva di fretta dietro
alla ragazzina. Alla vista di una gonna il sangue gli
impazziva. Tutto ci che Lizzie guadagnava con le sue
dieci dita instancabili, Saul lo spendeva alla caccia
di donnine. Anche se avesse avuto le mammelle tenere
e rigonfie della Diana di Efeso, non c'era donna o citt
che potesse trattenere Saul. Scomparve ancora una
volta.
Lizzie e il bambino si trasferirono a Louisville, in
pascoli non meno rigogliosa della Coronea di Omero,
e ricca di tutte le cavalle di Pelope. Da Louisville passarono
a Denver, dove Lizzie diceva che la gente sputava
e tossiva dalla mattina alla sera. La citt dei tisici,
nelle Montagne Rocciose, le ispir quella paura
della corruzione e dei vermi che poi avrebbe insidiato
i suoi sogni e annebbiato tutti i suoi giorni.
Nel 1905 arrivarono a Kansas City; era una citt,
pi che aperta, spalancata; c'erano pi locali malfamati
e saloon che chiese. Il quartiere delle puttane arrivava
fino a Troost Avenue. Quando uno scapolo o
un vecchio libidinoso aveva gran bisogno di andare
a donne, bastava che cercasse una finestra con la scritta:
STANZE PER VIAGGIATORI IN TRANSITO, Oppure STANZE
a ore. Un guardafreni della MKT sapeva dove trovare
un bicchiere di birra per cinque centesimi, che
inoltre gli davano diritto a un pasto gratis di uova
sode con Pretzels e salsa ketchup Heinz. Le strade
erano colli lastricati, e i loro nomi erano canzoni d'aprile
del sentimento: Noce, Carrubo, Ciliegio, Acero,
Pino e Quercia.
La citt non era una Babele dissennata : i distillatori
all'ingrosso si trovavano sulla Wyandotte, i commissionari
sulla parte bassa di Walnut Street, i trafficoni disposti
a tutto per un dollaro all'ora sulla Dodicesima,
e i ruffiani oziavano sotto i portici da un centesimo
della Main Street, tra l'Ottava e la Quinta Strada. Se
uno si sentiva improvvisamente pio, poteva sempre
trovare un predicatore nel suo tabernacolo o tenda di
Sem sotto il viadotto dell'Ottava; e se l'annoiavako i
sermoni, c'era a pochi metri un tizio che vendeva diamanti
dell'Arkansas, gemelli d'oro massiccio, dadi, e
faceva pure giochi di prestigio con le carte. Tutti dicevano
che il vizio faceva prosperare gli affari; tranne
gli adepti della Christian Science e i fantasmi puritani
rinsecchiti che vivevano sull'altra sponda del fiume
Kaw, a Kansas City nel Kansas.
Il grande fiume Missouri, sul quale si trovava Kansas
City nel Missouri, in altri tempi nota col nome di
Concepcin in onore della Vergine Maria, non era
meno dissoluto degli abitanti. C'era un fiorente commercio
di battelli a vapore sul Missouri, e le barcacce
andavano sempre su e gi tra St. Louis, Kansas City
e New Orleans. I ragazzi di campagna di Topeka e
Armourdale venivano a Kansas City a cercare lavoro
nei mattatoi e nei magazzini della Armour e della
Swift; e le ragazze dai culetti rosei e giocosi arrivavano
a frotte da Roanoke e da Joplin.
Per cinque centesimi si poteva arrivare col tram ai
parchi di Swope o di Fairmount; nelle sere calde di
autunno, quando i grilli cantavano tra i fili lunghi e
acuminati d'erba o sui rami delle querce, gli operai in
tuta o giacche da fabbrica si sedevano davanti alla porta
di casa per prendere il fresco e dire ciao a un guardascambi
o a qualche conoscente che lavorava nei
West Bottoms.
Quando arrivava per gli affari la stagione morta e la
canicola incartapecoriva i meloni, rinsecchiva le giovenche
e le pecore bianche e i prezzi salivano, molti
se la prendevano con William Howard Taft. Ai tempi
di Teddy Roosevelt il burro costava diciotto centesimi
la libbra, il latte cinque centesimi il litro e le uova
dieci centesimi la dozzina.
Quando Lizzie arriv a Kansas City c'era una bottega
di donne-barbiere come lei in Walnut Street, a pochi
passi dalla biglietteria delle Ferrovie Burlington.
Il proprietario del locale era un barbiere maniaco, di
spalle strette, che aveva a che fare con la scuola di parrucchieri
in Delaware Street. Dopo sei settimane di
pratica in questa scuola una qualsiasi ragazzaccia di
campagna veniva assunta come apprendista; per i
primi tre mesi non riceveva alcuno stipendio e doveva
vivere con le sole mance dei clienti. Di solito erano ragazze
che non avevano superato ancora i diciassette
anni, e attiravano molti clienti. I mercanti di bestiame
e gli attillati commessi viaggiatori forestieri preferivano
farsi curare le mani da una barbiera piuttosto che
andare all'Orpheum a godersi una serata di avanspettacolo
spinto. Il profumo di hamamelis, di lozione per
i capelli e di cipria, e le mosse delle ragazze, dai busti
molto stretti, infiammavano i vecchi libertini. Seduti
nella poltrona di una sgualdrinella campagnola, i ferrovieri
si sentivano morire dal piacere quando lei
asportava dalla mascella un resto di insaponatura col
ditino.
Queste ragazze di campagna erano sfrenate come
Semiramide; ma quando si scoprivano tra le mani un
goffo sempliciotto, magari uno zoticone instancabile
che gi aveva sfinito la povera moglie con le mammelle
fino al ventre e cinque bambini, sapevano ben fargli
sputare qualche centinaio di dollari. Non ci tenevano
molto ai soliti donnaioli, ma non di rado mantenevano
un Adone ricciuto, esperto nel masticare gomma spearmint
e nel fumare sigarette turche Hassan con l'aria di
uno che ha avuto tanti amori da provocare l'incendio
di Ilio.
Dei libertini il pi intollerabile era il tirchio. Per
una barbiera era molto piacevole sentirsi corteggiata,
pur senza prospettive di matrimonio. Apprezzava un
invito a teatro, per esempio al Gillis, a vedere uno
spettacolo del West selvaggio; se incline alla raffinatezza,
preferiva invece Beverly of Graustark o qualche
operetta sontuosa alla Grand Opera House. Una cena
con le ostriche al ristorante e una serata all'Electric
Park non si potevano rifiutare; quando un consigliere
comunale o il proprietario di una grande stalla a nolo
portava una delle ragazze a fare una passeggiata in
buggy fino a Cliff Drive, c'era da parlarne per una
settimana.
Erano tempi in cui le donne facevano causa per
danni di cuore infranto; le denunce per mancata
promessa erano molto popolari. Una donna robusta
e valida, che finora aveva tenute chiuse a doppia mandata
nel cuore tutte le sue speranze di matrimonio,
non si faceva scrupolo di divulgarle davanti ai tribunali,
all'idea che un uomo era stato tanto vile e corrotto
da ingannarla. Non era facile poi trovare un giudice
il quale, dall'alto del. suo scranno, si dimostrasse
cos insensibile da non saper apprezzare grandemente
la sua delicatezza di cuore. Se uno scapolo era tanto
temerario da farsi vedere con una donna in pubblico,
o peggio ancora, di recarsi con una amareggiata zitella
trentenne ai giardini di Swope Park, e poi negava di
essere il suo fidanzato, poteva dirsi rovinato. Certamente
era condannato ormai a bollire nella pentola
del matrimonio, e se per caso era troppo duro per venir
bollito fuorch in una stanza illegale d'albergo,
lo costringevano comunque a pagare alla donna quell'onore
che non aveva mai oltraggiato. Molti di questi
buontemponi, o semplici disgraziati incappati in guai
donneschi del genere, scomparivano per sempre, oppure
varcavano la frontiera dello Stato, si trasferivano
da Kansas City, Missouri, a Kansas City, Kansas, e trovavano
lavoro l, mettendo in salvo i loro stipendi dal
sequestro. Le donnine leggere, e anche le signore di
pi sottili princpi, preferivano speculare in uomini,
anzich arrischiare i loro risparmi in pozzi di petrolio
inesistenti o in seconde ipoteche.
Nella barbieria di Walnut Street c'erano sei poltrone;
accanto a ogni poltrona c'era una sputacchiera, a
forma di anfora etrusca, affinch il cliente potesse,
quando voleva, sputarci dentro il succo marrone del
tabacco da masticare. La rasatura costava cinque centesimi
e il taglio dei capelli dieci; i clienti pi generosi
erano soliti dare alla ragazza dieci centesimi di mancia
per una buona sbarbata.
A Lizzie era stata assegnata l'ultima poltrona, perch
aveva il naso lungo, ebraico; i nasetti all'ins erano
molto di moda, e certi elegantoni che portavano bretelle,
che curavano ogni particolare dell'abbigliamento
e avevano un buon posto in un impianto di carne refrigerata
o all'Union Depot, potevano impazzire per
una barbiera dal nasino all'ins. Non di rado un truffatore
spariva dalla circolazione con qualche sgualdrinella
calda, dal naso greco, venuta da Joplin. Le
ragazze pi carine occupavano i posti pi in vista per
attirare i forestieri che per caso passavano per strada
e non avevano mai sentito parlare di una donna-barbiera.
Il locale apriva alle sette del mattino, per favorire i
ferrovieri che si avviavano allo scalo merci o quegli
omoni dalla faccia simile a un pane che vendevano
all'asta cavalli e muli nelle stalle a nolo vicino alla stazione.
Le ragazze si precipitavano verso le loro poltrone
quando per caso capitava un macchinista delle ferrovie;
chiunque lavorasse per la Santa Fe o per la Burlington
era un buon cliente, cos dicevano.
Il salone era un emporio di conversazioni, di prese
in giro leggere e affettuose, di spurghi nelle sputacchiere
di ottone. Lizzie sapeva tenere a bada il cliente,
e se necessario fargli un taglietto con il rasoio o piantargli
le forbici nell'orecchio quando le posava la mano
sulla coscia invece di tenerla a posto sotto il panno.
Spesso la bottega non chiudeva prima delle nove di
sera. Lizzie mandava il bambino a una scuola parrocchiale,
cattolica, perch imparasse il tedesco: voleva
che fosse istruito. Anche la scuola finiva tardi e cos il
piccolo non stava in giro per le strade.
Lavorava a cottimo, sulla base di una percentuale,
e con le mance guadagnava sette-otto dollari la settimana.
Tagliare i capelli e far la barba a quei vaccari,
zoticoni e sfaccendati locali, quattordici ore di seguito
al giorno, non era uno scherzo, spiegava Lizzie a suo
figlio. La maggior parte del tempo doveva rimanere
in piedi. Il barbiere non permetteva che le sue assistenti
si sedessero, neppure quando il locale era vuoto,
nelle giornate morte, di pioggia. Una donna seduta
nella sua poltrona, con le gambe incrociate, oppure
sdraiata sulla panca di mogano, senza far niente, faceva
brutta impressione e attirava clienti indesiderabili.
Quest'uomo si dimostrava particolarmente inflessibile
nei mesi di luglio e agosto, secondo lui i mesi peggiori
per la tentazione; d'estate l'uomo  pi irrequieto
che non nelle altre stagioni. Non voleva che le barbiere
sputassero, dimenassero il busto quando erano in
piedi accanto alla poltrona e chiamavano: Tocca a
lei, signore! oppure che facessero rumoretti scricchiolanti
e sensuali con le loro scarpe di vernice quando
deambulavano dalla poltrona alla vaschetta per inzuppare
l'asciugamani nell'acqua calda. Fumare era
decisamente vietato; le donnine allegre, le si riconosceva
subito perch fumavano Sweet Caporals. Ammoniva
le ragazze perch non masticassero gomma n facessero
schioccare con forza la lingua, e una barbiera
che si recava troppo spesso al gabinetto, con lui non
durava a lungo; diceva che il rumore dello sciacquone
nelle ore di lavoro suscitava sentimenti disordinati
nei clienti.
Non voleva che le barbiere si prendessero un attimo
di riposo. Quando la sua poltrona era vuota, la ragazza
doveva ritagliare il Kansas City Star in quadratini
che poi servivano a togliere l'insaponatura dal rasoio.
Doveva affilare il suo rasoio sulla pietra fina e poi
passarlo su e gi sulla coramella. C'erano le tazzine per
l'insaponatura e le spazzole per capelli, da lavare nell'acqua
bollente, e i pettini, da disinfettare col Lysol.
Alcuni proprietari delle barbierie pi eleganti, in
Baltimore Street, si disponevano ad aumentare i prezzi,
dato che i barbieri da pochi soldi minacciavano di togliere
ogni prestigio al mestiere. La gente diceva che
gli arnesi dei parrucchieri erano sporchi e trasmettevano
malattie contagiose come la forfora, la scarlattina,
pruriti, sfoghi, bolle, lentiggini e l'acqua ai ginocchi.
I mercanti di cavalli e i carrettieri, seduti sulle casse
vuote da frutta nelle grosse stalle a nolo, occupati a bestemmiare
e a fare grandi risate tutto il pomeriggio,
affermavano che era sufficiente un paio di forbici sporche,
una spazzola o una pinzetta per le sopracciglia
non lavate per provocare una malattia venerea. Questo
genere di chiacchiere era quel che bastava per allontanare
i clienti in massa, e il proprietario del locale
di Walnut Street era cos preoccupato che pens bene
di cambiare nome al suo negozio intitolandolo: il
SALONE IGIENICO.
Le ragazze erano di carattere instabile e si scoraggiavano
facilmente; non appena una barbiera pensava
che la clientela non era contenta di lei si toglieva il
camice e se ne andava. Bastava che un cliente la trattasse
un po' bruscamente perch la barbiera si sentisse
gi di morale tutta la giornata. Alle ragazze piaceva
tubare carezzevolmente all'orecchio del cliente:
Il signore porta la riga in mezzo, o da una parte?
Guardi che pettinatura rubacuori! Non vuole una
spruzzatina di lozione per i capelli? Oppure una frizione
di pomata sul cuoio capelluto e poi una bella
spazzolata forte. Ma se l'uomo rispondeva seccamente:
Lasci stare, signorina, ho fretta, quella si metteva
a piangere o se ne andava e non tornava fino al
mattino dopo.
Lizzie aveva affittato una stanza mobiliata in una casa
costruita in mattoni e pietra, in McGee Street, vicino
all'Admiral Boulevard. McGee era una strada povera
e umile, fiancheggiata da olmi, aceri e querce -
quanto pane e quanta carne ci offre la vista di un albero
verde, vivo! C'erano molti spazi aperti e lotti non
ancora edificati coperti d'erbacce fitte e girasoli rozzi
e acri, e le verande con persiane e gli scalini in legno
inondati di sole erano una consolazione per la gente.
In piedi tutto il giorno, tranne qualche minuto libero
per uno spuntino consumato in fretta, oppure quando
il proprietario usciva di corsa a ingoiare il suo
piatto di minestra, non appena tornava dal lavoro alla
pensione Lizzie si accasciava nella poltrona a dondolo
di quercia. Si slacciava gli stivaletti, si toglieva il busto
e si sfilava le calze di cotone bigio.
Il bambino dormiva, seppellito nel largo letto matrimoniale.
Quando era cos stanca, lei si domandava
se ce l'avrebbe fatta a sbarcare il lunario, e poi si guardava
attorno in cerca di un'occupazione che servisse
a fugare questi pensieri di debolezza. Dava la caccia al
suo pince-nez, che aveva lasciato sul pavimento, raccoglieva
un ferro da ricci o provava a rammendare il
busto che gi cominciava ,a ingiallire.
In ogni caso era riuscita a liberarsi di Saul, e dopo
aver bisbigliato qualche maledizione in tedesco, Verdammter
Saul, ripeteva Selige Vater diverse volte.
Non diceva mai parolacce, n bestemmiava, e temeva
che per il solo fatto di maledire qualcuno si potesse
evocare dal passato qualche dolore o collera improvvisi.
Si torceva le mani quando ricordava le vergogne
sudate nell'immondo letto di Saul.
Nel Salone, davanti ai clienti, molto raramente perdeva
il controllo di se stessa. A volte le era capitato
di sentirsi una Maddalena barbiera, e anche se il proprio
mestiere le ispirava molti dubbi, le piaceva lavorare
sodo. Due mani occupate a un lavoro onesto e
ben fatto, tengono lontano dalla mediocrit. Non c'era
forse qualcosa nella sua vita, oltre al mangiare, al dormire,
alle assurde mele di maggio? Le sue speranze,
che lei non riusciva a imbrigliare e che erano robuste
come il suo sangue, la redimevano. Sempre convinta
di poter riuscire in qualcosa, quasi invariabilmente
veniva delusa - e colui che si fa ingannare spesso non
 mai ordinario. Era la vittima predestinata di tutto il
mondo.
C'erano giorni in cui Lizzie leniva la stanchezza degli
uomini confortando i loro nervi rinsecchiti e inaciditi,
massaggiando le loro facce; questo era per lei
non meno importante di quanto lo fosse per quella
Maria che vers l'unguento sulla testa di Cristo. Soltanto
quando metteva in dubbio la possibilit di riscuotere
perfino questa frugale ricompensa dei suoi
sforzi, si scoraggiava. Pregava ogni giorno, ma c'era
pur sempre la carit di cui sentiva il bisogno, per lei
e per il bambino. Santa Teresa ha detto: A coloro
che pregano, Dio stesso paga i conti. Ma quanti afflitti
hanno pianto presso le acque di Babilonia, e con
quale risultato? E quale profitto hanno tratto dalle loro
lacrime, oltre alla gioia di versarle? Chi ascolta il
dolore, la malattia e l'indigenza?
Lei offriva la sua petizione al Signore; si alzava dalla
poltrona a dondolo, contemplando il catino e la brocca
di ceramica che erano vuote come le anfore di Cana.
Era impotente come la gallinella acquatica che
ferma accanto alla palude considera le sue piume rognose.
Esclamava: O Signore Iddio, tremo davanti
a tutto il mondo, sono una donna troppo nervosa,
non sono ingorda, e soltanto ti chiedo pane e speranza;
sai che la mia borsetta  piena solo di dolore e quando
l'apro ne esce fuori tutta la mia povert. Per te  pi
facile, o Dio!, scuotere il deserto di Bersabea che non
per una vedova mettere in mostra il suo bisogno.
Aveva paura dello spazio senza piet che la circondava,
e perfino il suo letto era un pozzo. Ci chiudiamo
in una stanza per nascondere il dolore e la vergogna
come se fosse possibile rintanarli tra quattro
pareti, e il sonno che dormiamo l dentro per coprire
le nostre vite esplode in sogni che dipingono i nostri
peccati. Un sonno solido e profondo l'avrebbe consolata,
se non ci fossero stati i sogni. I sogni esistevano
prima che esistessero la terra, l'erba, i pesci o qualunque
altra creatura vivente. A volte si svegliava e trovava
le lenzuola bagnate, e piangeva per la debolezza
della sua vescica, e del suo sonno non ricordava altro
che acqua.
Un pomeriggio appiccicoso di luglio, mentre un
paio di mosche sonnecchiavano sulle rughe coriacee
della gola di un contadino sbragato in una delle poltrone
del Salone, il bambino, di ritorno dalla scuola,
chiese al proprietario del locale un bicchiere d'acqua,
e venne scacciato in strada. Quello era il figlio del suo
ventre e dei suoi dolori, e non c'era nulla tra lei e i
venti che sempre le sussurravano nella testa la stessa
canzone : Sono sola nel mondo. Concedi alla Tua
serva pane e acqua, e anche al mio unico figlio Ismaele,
perch noi non si perisca.
Vide il suo bambino cadere per terra, ma aspett
che il padrone uscisse a prendere una Bromo Seltzer.
Aveva messo da parte qualche soldo per aprire una
barbieria per conto suo, e raccont i suoi progetti
alle altre ragazze. Sebbene fossero solite chiamarla
giudea, quando a loro capitava una cattiva giornata
e a lei una buona, odiavano il barbiere. Tutte le ragazze
raccolsero i loro strumenti di lavoro e se ne
andarono.
Gi in Delaware Street c'era un negozio all'ingrosso
di articoli per parrucchieri. Lizzie avrebbe voluto comprare
la roba a credito ma aveva paura di parlarne
coi proprietari. Sapeva che erano due fratelli, tedeschi
d'origine. Molto nervosa, prepar un discorsetto signorile.
Quando entr in questo tempio dei parrucchieri,
rimase ammirata davanti alle lunghe bacheche
piene di forbici del migliore acciaio di Sheffield, di
macchinette, di pettini d'osso; sugli scaffali c'erano
barattoli di crema di bellezza e bottiglie a collo di cigno
piene di raffinate lozioni per i capelli. Lizzie si trov
davanti a uno dei fratelli Haeckel. Chiuse gli occhi
e cominci il discorso studiato: Suppongo che ho
l'onore di parlare con il signor Haeckel. Sono Lizzie
Dalberg, una vedova che si guadagna la vita lavorando,
con un bambino da mantenere. La mia famiglia
parlava in eccellente tedesco, Dio li benedica. C' un
locale molto conveniente sulla Settima, dirimpetto alla
Grand Opera House; ho l'intenzione di aprire una
bottega di barbiere per conto mio. Vi posso offrire
cento dollari in contanti, subito, se mi fate avere tre
poltrone da barbiere, moderne; rasoi, macchinette,
cti, forbici, sputacchiere d'ottone... insomma, tutto.
Si tolse il pince-nez e si asciug gli occhi con l'unico
fazzoletto di pizzo che aveva, e prosegu: Non ho
bisogno di carit, soltanto mi serve un po' di tempo.
Credetemi, signori, vi potete fidare di me, e d'altra
parte non vorrei danneggiarvi per nulla al mondo.
Poi si aggiust la blusa in modo che l'uomo potesse
osservare l'orologio d'oro massiccio che portava appeso
sul petto; bisognava fargli vedere che non era una
morta di fame. Non si era messa n cipria n rossetto;
soltanto le ragazze di costumi facili si davano il rossetto
sulle labbra.
L'uomo le offr una sedia e le port un bicchierino
di cognac, che lei non accett. Pensava che soltanto
le donne leggere bevevano alcool tra i pasti. Con una
risatina ben studiata, ringrazi e disse : Per la salute,
signor Haeckel, il tonico migliore  una buona giornata
di lavoro.
Haeckel accett i cento dollari e domand se era
troppo chiedere per il resto venticinque dollari al mese.
La chiamava signorina Dalberg, come segno di stima
dovuto a una rispettabile vedova con un bambino;
perch considerava tutte le donne, sposate o no, vergini,
purch la loro morale fosse solida.
Lizzie si mise a passeggiare davanti al Salone Igienico,
per distribuire ai passanti bigliettini con sopra
scritto : Lizzie Dalberg, Barbiere e Parrucchiere,
Nuovo Salone di Lusso, all'angolo di Walnut Street
con la Settima Strada, il nostro motto  cortesia.
Gli affari andarono bene per Lizzie, e lei questo lo
attribuiva al vigore del suo corpo. Ogni mattina e ogni
sera faceva il bagno freddo, d'estate e d'inverno, e dopo
essersi strofinata bene le cosce grasse e le natiche
salde con un asciugamani ruvido da bagno, si sentiva
capace di far fronte a qualsiasi ostacolo. Badava al
buon funzionamento degli intestini e ogni mattina,
prima di avvolgersi nella vestaglia, prendeva in mano
uno specchietto dorato e si guardava la lingua per vedere
se era rosea o no. Poi sollevava le due braccia e
chinava la testa per odorarsi le ascelle prima di cospargerle
di borotalco. Spesso le ragazze sudavano e si
limitavano a spruzzarsi un po' di borotalco sulla carne.
Era da ignoranti, puzzare, quando l'acqua e il sapone
costavano cos poco, e un clistere non costava niente.
Rimase un anno nel locale della Settima Strada, dopodich
pens che ormai poteva permettersi qualcosa
di meglio. C'era appunto un edifcio appena finito di
costruire all'angolo dell'Ottava con Walnut Street.
Ma quando le dissero che il fitto era di sessantacinque
dollari al mese, e che inoltre doveva firmare un contratto
per cinque anni, l'affare le sembr troppo rischioso.
Ammettendo che le cose si mettessero male,
che sarebbe stato di lei e del bambino, che era cos
pallido e malaticcio?
Ci nonostante, Lizzie affitt il negozio sulla parte
alta dell'Ottava; rimaneva proprio sotto il viadotto
del tram che portava all'Union Depot nei West
Bottoms. Sulla porta appese la scritta: aperto, e sulla
grande vetrina fece mettere in lettere grosse bianche di
smalto: salone stella, di signorine-barbiere, Ottava
Strada 16 Est. Aveva comprato il solito tubo-insegna
da barbiere, con strisce color menta piperina, e lo
aveva fatto sistemare accanto alla porta. Sopra un tavolo di pino c'era una bella macchina di metallo per il
registro di cassa, e quando ci leggeva stampato sopra
il suo nome, Lizzie Dalberg, non dubitava che quella
folla di uomini che passavano di fretta sotto il viadotto
sarebbero diventati tutti clienti suoi. C'erano cinque
poltrone prese dai fratelli Haeckel, e due panche di
mogano per i clienti che leggevano seduti il Kansas
City Star mentre aspettavano il loro turno. Accanto
alla porta Lizzie aveva messo una bacheca di vetro con
sigari da cinque e dieci centesimi e una scatola di gomme
Wrigley da masticare. Sopra un tappetino di gomma,
che copriva una parte della bacheca, c'era un bussolotto
di cuoio con cinque dadi indiani. Lizzie era soprattutto
orgogliosa dei due ventilatori elettrici che
pendevano dal soffitto, e quando guardava le sputacchiere
di ottone, non dubitava di essere la padrona di
una bottega di lusso.
Correva la voce in citt che l'Union Depot, un notevole
fabbricato di mattoni rossi, bell'esempio della
tradizione di onest dei tempi andati, presto sarebbe
stato demolito per costruire un tempio ferroviario da
cinquanta milioni di dollari non lontano dal centro
commerciale all'angolo della Quindicesima con Main
Street. Si rumoreggiava nei saloon e nelle drogherie
che ormai Walnut Street era una strada di terz'ordine,
proprio una strada completamente abbandonata se
non ci fosse stata la Grand Opera House, gli uffici dei
commissionari e l'Emporio dei sigari di Jenkins, dove
ogni sabato c'era la lotteria con una Stutz o una Buick
per premio.
Quando Lizzie ascoltava queste dicerie, tremava;
aveva firmato un contratto per cinque anni e pensava
che il padrone di casa, il signor Wolforth, l'avesse in
qualche modo truffata. Ogni volta che le veniva di
pensare che qualcuno l'avesse imbrogliata, correva nel
piccolo retrobottega, si toglieva gli occhiali e si strofinava
gli occhi con i panni sporchi di capelli dei
clienti. Si lasciava ingannare facilmente, perch il suo
sangue era forte, come un vino. Se il suo carattere
fosse stato pi asciutto e sagace, avrebbe avuto meno
delusioni... ma anche meno speranze. Quelli che pregano
Iddio per chiedere buona fortuna dovrebbero
anche chiedergli di ingannarli!
Se il bambino la infastidiva con richieste di monetine,
quando era tutta sudata dopo un'intera giornata
passata a sbarbare guance irsute e a tagliare capelli, diventava
cos nervosa che finiva per piangere: Figlio,
sai che ho soltanto dieci misere dita e che pi di tanto
non ne posso cavare. Credi che i soldi li trovo per
strada? Se non lavoro, chi mi aiuta?.
Ma mamma, rispondeva il ragazzo perch non
investi qualche soldo in terreni? Puoi comprare un
piccolo appezzamento vicino all'angolo della Quindicesima
con Grand Street e aprire l un salone di bellezza,
oppure mettere su una bella bottega di ottico e lasciare
questo mestiere sporco e maledetto.
Quando un cliente della casa si sottoponeva a lunghi
trattamenti e poi giocava con lei a dadi e lei vinceva
un quarto di dollaro, o quando le riusciva di
fargli fare un salto fino all'angolo per comprarle un
sacchetto di frutta, poi rimaneva tutto il giorno di
buon umore. Per lei era un piacere giocare a dadi con
un mercante di bestiame appena arrivato da Oklahoma
City. Se l'uomo vinceva un sigaro d'Avana, se lo
portava al naso e mentre l'odorava con vera soddisfazione
gli tremava leggermente la gola. Un mercante di
bestiame sempre gradiva il gioco di azzardo, di qualunque
sorta, e giocare a dadi con una donna era, dopo
quello di vendere o scambiare cavalli, il pi apprezzato
passatempo.
Tocca a lei per prima, signorina Lizzie, giochiamo
un sigaro da dieci centesimi diceva l'uomo, strizzando
l'occhio come se fosse gi sicuro di vincere.
Andiamo, non sia tirchio, signor Bob. Guardi che
gruzzolo in pony e in muli porta in quella tasca di dietro.
Giochiamo un quarto di dollaro? Non  che i soldi
le manchino.
Se lei prendeva il bussolotto e faceva tre assi, batteva
le mani grassottelle; le si riempivano gli occhi di
tanta gioia umida che alla fine doveva asciugarseli
con il camice bianco. L'uomo vigilava ogni suo movimento,
tirando fuori un fazzoletto variopinto di un
piede quadrato per asciugarsi il collo rugoso e le pieghe
che gli pendevano dalla gola.
Lizzie era orgogliosa dei suoi clienti; parecchia gente
per bene e di buona posizione cominciava a frequentare
il Salone Stella. C'era Max Stedna, proprietario
della stalla a nolo, un fabbricato in stile gotico di pietra
squadrata alla rustica. Oltre ai transeunti del viadotto,
il Salone Stella annoverava tra i suoi clienti
alcuni commercianti benestanti. Uno di cognome
Cromwell possedeva un'agenzia in Walnut Street,
vendeva cereali e importava banane e noccioline dal
Sud America. Era stato sindaco della citt e tutti lo
trattavano con rispetto. Era un uomo magro, brizzolato,
con occhiali; si sedeva nella poltrona di Lizzie ogni
mattina alle sette e un quarto. Le dava mezzo dollaro
per la rasatura, e lei lo trattava con infinita considerazione;
gli spolverava la faccia di borotalco, badava
a che le due basette fossero perfette e identiche; e se
l'assistente negro arrivava tardi o se ne era andato, lei
stessa prendeva un asciugamani sporco e lucidava le
scarpe nere di Cromwell. Il suo amico pi intimo era
Hagen, commerciante all'ingrosso di uova e burro, che
portava i pi moderni occhiali ottagonali, montati in
oro massiccio, e la riga dei capelli in mezzo. Due
particolari legavano strettamente Cromwell e Hagen:
Cromwell sembrava affamato, invece Hagen, grasso e
soddisfatto, aveva sempre l'aria di aver consumato poco
prima un pasto abbondante. Gli amici si nutrono
tra di loro, e un uomo calvo predilige la compagnia di
uno zazzeruto. Tutt'e due erano fedeli membri del partito
democratico e divennero nemici soltanto quando
Hagen vot per Teddy Roosevelt.
Ormai si trovavano donne-barbiere abbastanza esperte
nel mestiere. Spesso senza un soldo, venivano da
Lizzie a chiedere lavoro; lei inoltre imprestava loro del
denaro e le prendeva come pensionanti, gratis, finch
non si rimettevano in sesto. Tra queste era Gladys, che
aveva sangue indiano e una gran crocchia di capelli
castani. Per i clienti costituiva sempre il primo centro
d'attrazione. Emma Moneysmith, una mormone le
cui gambe vibravano come un arco teso, badava alla
seconda poltrona; suo figlio, Marion, prendeva lezioni
di violino. La terza poltrona spettava a Miss Taylor, il
figlio della quale, Noah, manifestava le abitudini sessuali
di Cam; affermava che Tisha, la figlia della prostituta
che affittava stanze per viaggiatori in transito
al primo piano della trattoria di Basket, gli aveva versato
una pozione amorosa nella tazza del caff. Sally
Muhlebach, buona parrucchiera ma troppo bruttina
per attirare clienti, curava la quarta poltrona. Sua
figlia di nove anni, Gisella, aveva le gambe rigonfie,
idropiche; e una volta che lei e il figlio di Lizzie erano
insieme nell'appartamento, questa bambina gli svel
alcuni dei segreti scuri del piacere, premendo intanto
i tasti del pianoforte Bach del salotto perch non la
sentissero le ragazze pensionanti. La quinta poltrona
era quella della signora Harney. Era venuta per sostituire
una sgualdrinella che se n'era andata a Seltzer
Springs per prendere le acque. Bench la signora
Harney sostenesse di avere soltanto trentaquattro anni,
la sua pelle era rossiccia e malaticcia, come la
pelle di una donna giunta all'autunno della vita. Le
sue labbra erano le labbra rinsecchite e volgari di
una donna che  stata pi usata che amata; sorrideva
soltanto a scopo di lucro, aprendo la sua bocca larga e
amara per attirare nella sua poltrona qualche povero
verme da sbarbare. Non appena aveva finito di affilare
i suoi due rasoi, la signora Harney si metteva a sedere
con la rivista Scienza e Salute in grembo. Le ragazze
osservavano che non era capace di incrociare le gambe
nemmeno per fare una gentilezza ai clienti.
Lizzie non badava molto a divertirsi; se per caso, un
giorno feriale, le capitava di chiudere pi presto il
locale, se ne tornava all'appartamento. Placidamente
attardandosi lungo l'Ottava Strada, i pomeriggi caldi
di autunno, ammirava con adorazione gli olmi e gli
aceri. Si fermava all'angolo di casa per comprare qualche
mela, e si sentiva tutta commossa quando il fruttivendolo
italiano la salutava gentilmente. Quanta salute
c'era in quelle poche parole gentili scambiate tra
conoscenti.
Il ragazzo accanto a lei taceva, godendosi le Pleiadi
sospese nel cielo sul tram di Troost Avenue farfugliante
sulle rotaie; portava il cestino di paglia di sua madre,
pieno di marmellate casalinghe, tozzi di pane di
segale con semi aromatici, uva, mele. La madre prendeva
una mela Winesap nella palma della mano, la
spezzava con le dita e il pollice grassottelli e sputava la
buccia, respirando nel frattempo profondamente, per
fortificarsi i polmoni e cos vivere a lungo.
Quando il lavoro calava, oppure quando aveva perso
i suoi risparmi speculando come al solito in pozzi
inesistenti di petrolio, le maniere delle sue ragazze diventavano
per lei uno strazio. Non erano abbastanza
igieniche. Lizzie insisteva perch si lavassero ben bene
le ascelle, e quando rimaneva sola nel retrobottega diceva
a voce alta: Santo cielo, puzzano come un cesso.
Spiegava che gli odori cattivi impressionavano male i
clienti, e provava a convincerle a non portare ogni
giorno le stesse scarpe sudate. Tuttavia, c'era sempre
qualche voluttuoso pervertito che si eccitava proprio
all'odore di quelle scarpe puzzolenti.
Anche la loro leggerezza di costumi le dava sui nervi;
non voleva pensare ai divertimenti sensuali, che le
facevano ribrezzo. Chi pu sopportare le lenzuola
sporche di seme di un altro, o tollerare le proprie turpitudini
in un'altra persona? Dio non aveva concesso a
quelle ragazze carnali il desiderio di essere ascetiche.
Qual  il pi vecchio vizio del mondo? La prurigine.
Se Adamo non si fosse grattato, non avrebbe pensato
mai al piacere.
Lizzie considerava pi assennato lavorare che non
stare a guardare i gigli del campo che non lavorano.
Non vile per natura, non le mancavano privazioni in
grado di nobilitarla. Ancora non aveva bevuto il veleno
del servaggio continuo, che provoca il fiele di cui si
nutrono le larve dei nostri sentimenti viventi.
Ci che preoccupava Lizzie era che le ragazze-barbiere
potessero attrarre sul suo locale la maldicenza,
e che il proprietario non volesse rinnovare il contratto.
Come difendere allora il suo pane e il suo tetto?
Una domenica all'alba, ancora ossessionata da quei
moti notturni che sono gli esercizi contemplativi di
grossi uccelli angelici, Lizzie grid, facendo scoppiare
le cuciture del suo sonno: O Signore, sono morta, e
non ho un tetto sulla testa, fuorch un sogno terribile!.
Il bambino si arrampic fino al suo cuscino
umido, mise il naso nel cavo del collo della madre, e
baci il suo braccio tremante, ostinato; ma lei lo scost
e si volt dall'altra parte, per poter coccolare la
propria amarezza.
Quante volte si era pentita di non aver preso un locale
sulla Undicesima Strada, accanto alla Banca del
Commercio, che era un maestoso pantheon di lucro.
Queste erano le idee che le venivano in mente quando
vedeva entrare nella sua bottega un ubriacone appena
uscito dal saloon attiguo. Non voleva che un ubriaco
si sedesse nella sua poltrona e cos lo affidava a una
delle altre. Gli si potevano sempre tirar fuori due dollari,
dal momento che non si accorgeva di nulla, nemmeno
dopo che era sceso dalla poltrona. Tutte volevano
i soldi dell'ubriaco, si precipitavano in due o in tre
per farlo sedere nella propria poltrona, e spesso per
colpa sua litigavano. Lizzie scompariva nel retrobottega,
per buttare un pezzo di bollito nella pentola bruciacchiata,
cos non la coinvolgevano nella discussione.
Le liti le sconvolgevano lo stomaco, e se qualcuno
la insultava, dopo non era in grado di portarsi
alla bocca un pezzo di pane, per un'intera giornata. Si
sarebbe lasciata sputare addosso e chiamare giudea
dalla pi sporca stracciona, piuttosto che rispondere
una sola parola.
Cos il vecchio ubriacone, quando i vapori dell'alcool
cominciavano a dissiparsi, si ritrovava nella poltrona
con il conto completo: rasatura, taglio dei capelli,
shampoo all'uovo crudo, massaggio, tutte le lozioni
per i capelli del negozio, e manicure. L'assistente
negro, che passava lo straccio sul linoleum, oltre a lavare
le sputacchiere e aiutare i clienti a mettersi la
giacca, gli aveva gi lucidato diverse volte le scarpe.
Con passo incerto, il bevitore pagava il conto e ritornava
barcollando al saloon.
Il Salone Stella, sebbene non fosse un centro evangelico,
non era per questo un covo di ateismo. Le ragazze
erano spiritualiste, sostenitrici della Rinascita
Evangelica, adepte della Scienza Cristiana, e ogni
qual volta un predicatore innalzava la sua tenda a tabernacolo
del Signore sotto il viadotto dell'Ottava
Strada, c'era sempre qualche ragazza che si assentava
dal lavoro. Se una di loro era in preda alle regole, o
un intrigo amoroso era giunto al suo punto di riflusso,
la si poteva dire pronta per il solito ratto di religiosit.
Lizzie ne conosceva ormai i sintomi: tutt'a un tratto
la ragazza trascurava l'abbigliamento; i suoi capelli
non erano pi pettinati, serici e sottili, e sotto il camice
igienico bianco lasciava spuntare la sottoveste sgualcita.
Lizzie teneva sempre a portata di mano una bottiglietta
di ammoniaca, per far rinvenire queste ragazze
che cadevano come pesi morti al suolo, e poi si risvegliavano
invocando piangenti il nome di Ges Cristo.
Soltanto un uomo avvelenato dal proprio zelo religioso
poteva citare il Vangelo cos a sproposito da chiamare
queste barbiere Maddalene libertine. Giunto
il momento adatto, ognuna di loro era destinata a diventare
una moglie fedele in grado di offrire a un marito
affettuoso un letto allegramente sensuale e cosce
di maiale arrosto. Sarebbe apparsa una moglie non meno
legittima e onesta di qualsiasi altra signora di casa.
L'amore guarisce i ciechi, gli epilettici e le vergini, e
se poi capitava che la barbiera dovesse macchiare di
rosso il lenzuolo nuziale con la salsa ketchup Heinz, lo
sposo non era stato tanto folle da mettersi a guardare
la macchia da vicino. L'uomo che sottopone a scrutinio
tutto ci che fa - oppure ci che gli fanno gli altri - 
condannato a morire bestemmiando o a finire impazzito
per le strade, con un sillogismo per sola coperta della
sua anima nuda. Inoltre, la donna  una meravigliosa
creatura camaleontica, poich pu imbrogliare,
mentire e copulare, pur rimanendo sempre la pi tenera
delle pollastrelle.
La donna che aveva scelto quel mestiere doveva
sopportare molte cose per guadagnarsi il suo oneroso
pezzo di pane. Dal mattino alla sera era assediata dai
furbacchioni. I clienti della casa non erano, a questo
riguardo, molto migliori dei forestieri o dei transeunti
del viadotto; di solito non dicevano mai una parola
sconveniente, si tenevano ben nascoste le proprie intenzioni
per mesi, finch non si sentivano pronti a lanciarsi
sulla preda. Di rado passava un mese senza che
una delle ragazze ricevesse una proposta di matrimonio
o la promessa di un pozzo di petrolio a Tulsa. Perfino
Emma Moneysmith non sapeva come tenere a bada
questi strateghi concupiscenti. Proprio quando cominciava
a sentire una certa simpatia per un dato ferroviere
o un commerciante di bestiame, a immaginare
che masticava la sua porzione di tabacco come un san
Luca la sua ruminatura morale, scopriva che il tizio
aveva gi una moglie e sei bambini a Roanoke, celati
in qualche allevamento di polli gravemente ipotecato.
Emma non aveva altro maestro che i propri sbagli. Non
impariamo mai niente, semplicemente diamo un nuovo
nome ai vecchi errori. Mormone di stretta osservanza,
lei sapeva che quando il corpo vuole la sua soddisfazione,
non gliene importa un fico di Brigham
Young.
Quando il lavoro calava, le ragazze si mettevano a
fare la pubblicit della lozione per i capelli Salone
Stella. Era una delle specialit della casa, e sebbene
ogni bottiglia portasse la scritta : Excelsior del dottor
Ignatius Waxman, Vienna, Oklahoma, l'autrice di
questo farmaco era Lizzie.
Infatti aveva delle ambizioni clandestine nel campo
della medicina; credeva di saper trattare i calli meglio
di qualsiasi ortopedico, e anche curare i piedi doloranti.
Ci teneva molto al suo mortaio di ottone con
pestello dello stesso metallo, comperati dai fratelli
Haeckel. Quando una delle ragazze si faceva imbrogliare
troppo spesso, Lizzie le preparava un diuretico, decotto
di dente di leone e altre erbe che fanno pisciare,
per sciacquarle i reni e lavare via la sua stupidit. Conosceva
inoltre una panacea ancor pi astringente per
la gravidanza.
Attribuiva quasi tutti i mali delle donne-barbiere
alla loro eccessiva propensione alle estasi veneree.
Quando le ragazze mancavano al lavoro, di solito era
perch avevano perso tutta la loro forza a letto; a volte
capitava che una di loro non si facesse vedere per
parecchi giorni di seguito, e quando le domandavano
il perch di questa assenza, rispondeva che non se ne
ricordava. Appunto per queste persone di memoria
cos fragile, Lizzie raccoglieva girasoli nel terreno dietro
al locale, li faceva lievitare, e una volta bene inzuppati
nel whisky li dava da bere alla paziente. Il girasole,
nemico dell'olibano, la spezia araba dell'amore, 
un anafrodisiaco.
Lizzie aveva anche un cassetto campionario di lenti
e un sacchetto di carta pieno di montature per occhiali.
Quando un ferroviere miope le dava un biglietto
da dieci dollari e le diceva di tenersi il resto, lei
amabilmente lo guidava fino alla panca come se l'uomo
fosse gi un cieco col suo bastone e la sua tazzina di
latta per l'elemosina, e una volta seduto gli spiegava lo
sbaglio che aveva commesso. Poi gli dava questo consiglio:
di appostarsi ogni sabato all'angolo di Walnut
Street con l'Ottava e regalare ai passanti il suo salario
settimanale, oppure di comprarsi un paio di occhiali.
Dopo essersi messo diverse paia di occhiali, l'uomo ne
sceglieva uno soltanto perch lo trovava pi bello degli
altri. Poich si trattava di un cliente della casa,
Lizzie gli faceva lo sconto e prendeva nove dollari per
gli occhiali. Tuttavia, se a uno di questi clienti fedeli
gli affari andavano proprio male, per esempio se qualcuno
gli aveva rubato sul tram il portafoglio dalla tasca
di dietro, Lizzie era sempre disposta a fargli un
massaggetto al viso e a ritagliargli le basette per niente.
Possedeva, come tutti, una coscienza fatta in casa.
La circolazione del denaro nel Salone Stella era robusta
bench corrotta; il giro monetario era sempre vigoroso
e forte perch non conosceva soste. Le barbiere
rubavano a Lizzie, e lei spillava loro quel che poteva...
con inoltre un leggero tasso di interesse che lei credeva
le spettasse. Per rubare virtuosamente serve una
certa indignazione. Quando Lizzie pensava che non ce
la faceva a coprire le spese, prendeva quel che poteva,
perch rifletteva che, se la costringevano a chiudere il
negozio, le ragazze si sarebbero trovate senza lavoro;
era un suo obbligo morale curare che non rimanessero
sul lastrico. Quanto alle barbiere, per conto loro, correvano
a frugare nel registro di cassa non appena Lizzie
scompariva nel retrobottega. Inoltre si rubavano
tra di loro.
Le ragazze lavoravano sulla base di una percentuale:
la barbiera prendeva il sessanta per cento degli incassi
e Lizzie l'altro quaranta per cento. Ognuna teneva
degli scontrini nella tasca del camice, oppure in una
tazzina vuota di quelle per l'insaponatura; su questi
scontrini Lizzie segnava la somma ricevuta da ogni
cliente. Quando arrivava un fidanzato e invitava la sua
ragazza a far colazione, lei si toglieva il camice, l'appendeva
all'attaccapanni e spesso si dimenticava di
trasferire i suoi scontrini nella borsetta. Non appena
scompariva dietro il vetro, salutando le sue compagne
sgangheratamente sdraiate nelle loro poltrone, le colleghe
correvano a mettere le mani nella tasca del camice
abbandonato. Quando Lizzie vedeva questi maneggi,
redarguiva violentemente le ragazze. La signora
Harney non ne poteva pi dalla tentazione, ma era pi
dignitosa e pi furtiva, cos che rubava gli scontrini
delle altre ragazze soltanto quando nessuno la vedeva.
A volte il ragazzo negro si addormentava accanto alla
sua cassetta da lustrascarpe, e Lizzie provvedeva da s
a lavare le macchinette e i pettini; se per caso si imbatteva
in una tazzina piena di scontrini, ne prendeva
alcuni e se li metteva in tasca. A volte poteva farlo senza
nessuno scrupolo; mentre esaminava un paio di
forbici o puliva uno specchio, contemporaneamente
protestando contro le ragazze perch non tenevano
puliti i loro arnesi da lavoro, era cos esaltata dall'indignazione
da dimenticare qualsiasi considerazione di
carattere morale. Altre volte invece si svegliava all'improvviso
dal soporifero tran tran quotidiano, parte
del quale consisteva appunto nell'intascare tutti gli
scontrini che le capitavano sotto mano, e si accorgeva
di stare rubando. Questo le sconvolgeva sgradevolmente
il sangue, e non di rado si metteva a discutere a
lungo con se stessa, cercando di giustificarsi. Ma tutte
le ragioni sono cos inutili, che anche quando non
siamo colpevoli non riusciamo a dimostrarlo, nemmeno
a noi stessi.
Se un cliente cominciava a perdere i capelli, era
molto improbabile che riuscisse a lasciare la poltrona
di Emma Moneysmith senza aver provato l'Excelsior
del dottor Ignatius Waxman. Se la sua prima intenzione
era stata quella di spendere soltanto il prezzo
di una sbarbata, ebbene, aveva sbagliato. Emma non
risparmiava fatiche per fargli vedere come era sporco
il suo cuoio capelluto; prendeva nel cestino in fil di
ferro un asciugamani lercio, lo sfregava sul pavimento
e poi glielo faceva vedere. Se il cliente era cocciuto,
Emma strappava una manciata di capelli dal panno che
un minuto prima era servito per un altro cliente, e
gliela mostrava trionfalmente. Gli passava una mano
tra i capelli, con un grosso mucchio di ciuffi tagliati
nell'altra, e poi gli spiegava che se non faceva niente
per curarsi il cuoio capelluto, prima delle piogge equinoziali
sarebbe rimasto senza un capello. Che i capelli
che reggeva nella mano non s'accordassero affatto con
quelli del cliente, non aveva mai alcuna importanza,
sembrava. Se gli avessero detto che tra poco gli sarebbe
caduto il naso, e poi gli avessero fatto vedere il naso
di un altro, non si sarebbe accorto che non era il suo.
Bisogna essere molto riflessivi, per conoscere il proprio
viso, il proprio corpo.
La medicina di Lizzie per qualsiasi malattia era un
purgante, un emetico o un diuretico. Quando un
cliente cominciava a perdere i capelli, o aveva l'alito
cattivo, lei consigliava un'irrigazione. Pitagora sosteneva
che nessuno poteva dirsi libero da malattia o da
visioni viscide notturne, se non si era purgato. Ai clienti
affetti da calvizie incipiente veniva consegnata una
bottiglia dell'Excelsior del dottor Ignatius Waxman,
e l'ordine di farsi fare un clistere ogni notte.
Le bottiglie contenevano una mistura di una specie
di estratto di menta, di sapone ordinario al catrame,
di borotalco Venti Muli, di cognac e di gerani pestati
nel mortaio di Lizzie. Lei pensava che gli uomini scarni,
dalle cosce asciutte, andavano purgati dalla vita in
su, e che invece i pazienti corpulenti, soggetti ai fantasmi
della concupiscenza, e che ruttavano soltanto per
piacere, dovevano sottomettersi a cure ben pi potenti.
Nonostante le attivit di Lizzie nelle vesti di Galeno,
a volte non riusciva nemmeno a pagare l'affitto del locale;
le sue pensionanti spesso se ne andavano e sparivano
dalla citt senza pagare la stanza n restituire
i soldi che lei aveva loro imprestati. Lei seguitava a
prendere dieci centesimi per un taglio di capelli, e non
riusciva a capire che il valore di quei centesimi era diminuito.
Che c' in un dollaro? Non ha n pelle, n
vene, n budella, n cuore, e anche se dicono che circola,
non ha neppure sangue. Perfino il pi avido
degli avari, capace di divorarsi il vicino di casa oppure
un perfetto sconosciuto, perfino lui non sarebbe capace
di mandarsi gi in gola un dollaro.
Lizzie non poteva farsi pagare dalle ragazze le sue
prestazioni mediche. Capiva quando una di loro si era
inguaiata con un uomo. Aveva preso l'abitudine di
guardare sopra gli occhiali e si accorgeva benissimo
quando una delle ragazze era costretta ad andare e venire
continuamente dal gabinetto. Quando una civetta
si era fatta rubare da un'altra donna il suo detective
Pinkerton, oppure si sottometteva a una cura di olio di
ricino, Lizzie non poteva impedire che un sorriso si
accendesse gi per i fianchi del suo naso erto. Le mancava
quell'abilit fredda e crudele necessaria per vendicarsi
di una ragazza che l'aveva chiamata giudea, ma
era indubbio che simili infortuni suscitavano in lei
ruscellini di gioia.
Le persone che si fanno ingannare spesso sono sempre
le pi sospettose; non  che manchino di fiducia,
ma hanno cos poco controllo di se stesse che si
aspettano tutto da tutti. Quando Lizzie perdeva qualcosa,
sospettava di tutti; naturalmente, non lo diceva,
perch aveva paura di liti e alterchi. Ma dopo aver
spostato leggermente il suo pince-nez, spesso rivolgeva
a una delle ragazze uno sguardo severo e furbo, convinta
che si trattasse di qualche gesto di dispetto da
parte della ragazza. Frugava dappertutto nel suo grosso
baule da viaggio, cercando la sua spilla, l'anello di
diamanti o l'orologio d'oro che portava appeso con
uno spillino d'oro sul petto. Se qualche cosa non si trovava,
non c'ra dubbio per lei che una delle barbiere
gliel'aveva rubata; visto che quasi sempre c'erano una
o due delle ragazze alloggiate in casa sua. A volte le
cadevano le lenti, mentre cercava l'oggetto mancante,
frugando in ogni angolo dell'appartamento. Poi doveva
perdere ancora alcune ore per ritrovarle. Tutto questo
la sconvolgeva tanto che la sua faccia si scioglieva in
rivoletti di disperazione; seduta finalmente sullo sgabello
del pianoforte, piangeva, dicendo di essere cieca,
e che non c'era donna pi sfortunata di lei. Perch Dio
non conferiva a qualcun altro una parte della sua sfortuna?
Non c'era in questo mondo un'equa distribuzione
n del dolore n del denaro.
Se una delle barbiere cedeva alla tentazione di rubare
continuamente dal registro di cassa, Lizzie si convinceva
di odiarla immensamente... finch la ragazza
non aveva bisogno di lei. Allora la sua bont, che era
una parte soltanto del suo disordine nervoso, diventava
senza limiti. Ma spesso amiamo molto di pi i nostri
nemici di quanto amiamo i nostri amici; i nemici siamo
costretti a osservarli senza sosta, e cos scaturisce
tra due persone ostili una intimit il cui veleno non
desidera certo mitigarsi. Quando Ges Cristo esclama:
Colpiscimi sull'altra guancia, non  che rifiuti
la gioia del dolore. Come tutte le figure solitarie, preferirebbe
venir lacerato e toccato, anzich evitato. Soltanto
gli intoccabili sono privi di estasi quotidiane.
Tra tutte le barbiere, Emma era la prediletta di Lizzie;
infatti lei non rispettava quelle teste calde che portavano
le gonnelle sollevate di dietro come le galline
il loro pennacchio di piume, ma Emma le ispirava invidia.
La signorina Moneysmith aveva trecce folte e
castane, invece Lizzie cominciava a perdere i capelli.
Quando si guardava allo specchio, le veniva di pensare
che i suoi capelli erano troppo nervosi e che sarebbero
rifioriti quando lei si fosse sentita meglio. Le rughe
attorno alla bocca erano provvisorie anch'esse, provocate
dalle preoccupazioni. Questi pensieri strazianti
la assalivano quando non si trovava nel suo negozio.
Le giornate di lavoro erano invece per lei ognuna una
benedizione; quando poteva ascoltare il rumore delle
ruote sul selciato della strada e sentire il fruttivendolo
che cantava: Meloni, pere, lattuga, patate. Per sei
giorni, le strade cantavano nel suo sangue; ogni giorno
feriale era Walnut, Grand, Oak, Cherry, Locust, Holmes
Street; ma la domenica Kansas City moriva.
Lizzie sapeva che Emma aveva una relazione con un
proprietario di bestiame. Lo vedeva a volte dimenarsi
goffamente nello sforzo di tirar fuori dalla poltrona
da barbiere le sue cosce dolenti, come se fosse un invalido,
o peggio, un impotente. Emma sapeva trarre profitto
da questi grinzosi mercanti di cavalli, che non
avrebbero pi rivisti i sessantacinque anni. Era come
un gioco, da ambedue le parti. Un vecchio vaccaro dalle
gambe storte, tutto curvo, che si dimenticava di abbottonarsi
i pantaloni, non poteva andare molto al di
l della reminiscenza. Finch non doveva fare altro
che sputare qualche centinaio di dollari per Emma,
sentiva in s tutte le promesse della felicit, senza dover
sottomettersi alla tortura di dimostrare se di fatto
quella felicit gli era ancora possibile. Emma conosceva
questo genere di contadini che soltanto volevano
nitrire e sbuffare, dal momento che avevano portato
al pascolo il loro paio di stalloni senili, a correre con
le cavalle e farsi ancora l'illusione di partecipare al
gioco. All'uomo piace la compagnia di una donna, anche
quando non  pi in grado di goderla; pu gemere
per lei forte come la mandragola quando la strappano
dalla terra, anche se in compenso e godimento delle sue
fatiche altro non ha che il gemito.
Lizzie sapeva che Emma giocava su due fronti; se
da una parte si faceva dar soldi dal fattore, dall'altra
aveva pure un suo intrigo con un bell'imbusto ricciuto
della Dodicesima Strada. Quando Emma disse al fattore
che le pareva di essere incinta, l'uomo se ne and
a Seattle.
Emma non si fid mai delle gonnelle ordinarie addette
alle poltrone prima e seconda. Non si fidava nemmeno
del sorriso pieno di denti dorati della signora
Harney. Emma opinava che la propaganda evangelica
e la lettura della Bibbia nel Salone Stella potevano
nuocere agli affari e attrarre scapoli senza soldi o cappellani
della Societ della Mano Tesa. Lei non si credeva
in grado di permettersi princpi morali. Meglio
di cos non poteva essere, e se avesse provato a migliorarsi,
probabilmente sarebbe peggiorata. Poich era
una donna molto bellina, non sentiva affatto il bisogno
di fare l'ipocrita. Si rifiutava di sorridere quando era
di cattivo umore, e se necessario sapeva mostrare i denti
della volpe, invece di indossare la maschera dell'agnello.
Emma avrebbe creduto nella virt, se avesse conosciuto
qualcuno che se ne servisse. Mentire, ingannare,
rubare, fornicare e sfruttare erano malattie infettive
che le avevano contagiato le persone pi rispettabili
che frequentavano il Salone.
Emma era sicura di essere incinta. Donna senza timore,
non sapeva a chi rivolgersi; e la sola cosa che la
impauriva era l'idea di farsi pugnalare a tradimento
da un ipocrita. Aveva studiato la propria carne e sapeva
che le portavano scalogna i giorni della canicola.
Tra i pochi proverbi nel suo cuore, c'era questo: evitare
il piacere quando copulano le mosche. I mesi insonnoliti,
drogati, erano insidiosi e traditori; meglio
evitare qualsiasi relazione con uomini tra il solstizio
d'estate e la stagione delle Pleiadi. Pi conveniente,
pensava, strofinarsi la pelle con fiori di girasole, e gli
orli delle sue parti segrete, anzich cedere alle sue
febbri. Ma di chi poteva fidarsi?, si domandava ancora;
di nessuno, fuorch di se stessa... finch non si accorse
di essere, come persona, non meno infida delle altre.
Tuttavia sapeva che Lizzie non era una chiacchierona
n una pettegola, e finalmente si rivolse a lei. Non
appena Emma le confid i suoi segreti, Lizzie volle
vedere i suoi capezzoli, che erano eretti come i cedri
del Libano. Visto che non c'era tempo da perdere, ormai,
prese di corsa il suo mortaio e il suo pestello e radun
i suoi barattoli di vetro pieni di bucce di melone
e d'arancia in conserva, che lei credeva sicuri catartici.
Fece ingoiare a Emma questi prodotti lassativi e le
somministr inoltre una ventina di tazze di t caldo,
con foglie di cassia. Le due donne erano sole nell'appartamento;
il bambino stava giocando gi sull'Admiral
Boulevard, e le altre ragazze pensionanti erano
andate all'Electric Park oppure coi fidanzati sul tram
di Troost Avenue.
Lizzie condivideva l'opinione del sacro Ippocrate
che per aprire la matrice bisogna evacuare gli intestini.
Conosceva l'esistenza di una resina di Haiti, una
sostanza bruna e legnosa, che ai tempi precolombiani
veniva adoperata dagli indigeni come antidoto contro
il morso della vipera e pi tardi era stata esportata a
Oklahoma dove se ne servivano per curare il reumatismo.
Questa gomma indigena americana aveva nel
frattempo acquistato una certa fama sotterranea e illegale
come abortivo, sebbene la si potesse trovare in
ogni cassetta familiare delle medicine, accanto al sapone
di Catrame del Nonno, le pasticche per la tosse
dei fratelli Smith, il linimento Sloan, l'Argyrol,
l'Unguentina, il borotalco Venti Muli, l'olio di ricino e
l'acqua d'orzo. La gente del Middle West, quando
soffriva di stranguria, costipazione, sciatica, nevralgia,
vapori, oppure della comune casalinga impotenza, si
curava da sola. Quando una di queste panacee peggiorava
il loro stato, ne provavano un'altra; e pi di
questo Galeno non poteva fare.
D'altra parte, non c'era motivo di dubitare che una
resina forte abbastanza da guarire il morso dello scorpione,
non fosse abbastanza vigorosa da provocare il
mestruo di una donna. I vecchi rabbini dicevano che
quando Adamo si coric con va, lei lo morse.
Lizzie prese questa medicina haitiana, il guaiaco,
la mise nel mortaio di ottone, ci vers insieme chicchi
di anice, aglio, mostarda, geranio e semi di mela cotogna,
e pest bene tutto col pestello. Una volta ottenuta
una massa consistente, vers un mezzo litro di whisky
in una scodella e lo mise sul fuoco; quando cominci
a bollire lo vers insieme alla sostanza farmaceutica
in una grossa bottiglia. Ogni tre ore ne faceva bere
a Emma due grossi cucchiai. Il sangue si ritir dalla
faccia della ragazza; cos verde era diventata che Lizzie
si domand se non l'avesse forse purgata dallo stomaco
in su, e non dallo stomaco in gi come voleva.
Poi si mise al lavoro sul corpo di Emma; scost una
coscia dall'altra, allontanandole fin dove era possibile,
come se ogni gamba fosse una pianta che bisognava
strappare dalla radice. Dopo si mise a massaggiare
la parte inferiore del dorso, con le sue dita corte,
guaritrici; quindi pass al cerebello. Se fosse riuscita
a convincere la testa a reagire all'influsso inferiore
della spina dorsale, cos come la mente ansima e muore
un poco nel momento dell'orgasmo, avrebbe allora potuto
far rilasciare l'utero. Ordin a Emma di sdraiarsi
sul tavolo della cucina e cominci a colpirla sull'ipocondrio,
dove erano tutti i suoi umori pi ostinati;
poi la fece rigirare e le diede tante grosse pacche rumorose
sul deretano, finch non la costrinse a scoreggiare,
a singhiozzare e a tossire.
Le due donne erano cos avvolte nell'estasi di questo
trattamento che quando Lizzie guard la sua paziente
e ne vide uscire una scarica icorosa, se ne rallegr...
finch non cap che si trattava soltanto del muco che
scorreva dal naso. Lizzie considerava qualsiasi espulsione di sudore, muco, urina o feci, un sintomo incoraggiante.
Ascoltava l'addome di Emma, con l'orecchio
incollato alla pelle, finch non sent l'ululo dei
suoi intestini, un borborigmo da Atlante; dopo di che
le diede un altro poco di guaiaco.
Per tre giorni di seguito, Lizzie somministr a Emma
questa resina, costringendola a prendere sei bagni
caldi al giorno. Rimase tutto il tempo in casa; aveva
chiesto alla signora Harney che pensasse lei ad aprire
il locale e a chiuderlo la sera. Sapeva che, al suo ritorno,
le ragazze le avrebbero detto che durante la sua assenza
non avevano fatto che pochissimi soldi. Ogni
volta che la signora Harney si avvicinava al registro
di cassa, domandandosi se doveva segnare Zero vendita
o no, ricordava la massima letta in un libro
di Mary Baker Eddy: Nessuna cosa  buona o cattiva
in s, ma soltanto nel nostro pensiero.
Quando fu abbastanza chiaro che Lizzie non era in
grado di aprire la matrice di Emma, le due donne
piansero. Che gran dolore era l'utero; un vasto mare
attraverso il quale scorrono i quattro fiumi dell'Eden,
uno di latte, il secondo di miele, il terzo di balsamo
e l'ultimo di urina. Le due donne lamentavano i loro
guai uterini, e quando Lizzie raccolse come straccio
un paio di mutandoni di qualche vecchio per asciugare
il sudore che copriva la faccia di Emma, e scorse le
macchie oscene, rigett con ribrezzo lo straccio in una
delle stanze delle ragazze, dove l'aveva trovato. Lizzie
parl a Emma del suo prolasso; il parto le aveva lacerato
il grembo, e adesso c'erano giorni in cui si sentiva
come attaccata al giogo di una pesante delusione, dalla
quale non riusciva a sciogliersi.
Emma soffriva di crampi terribili: diceva che il suo
corpo sapeva di sale, di budella e di peccato. Disse a
Lizzie che per l'anima la pi dolce medicina consisteva
nel negarsi tutto. Dopo una violenta indigestione,
preceduta da piattoni di montone e metri di manzo e
di selvaggina pi lunghi del condotto intestinale, perfino
un ghiottone odia la carne di tutti gli animali e
si immagina che nulla ormai gli riuscir pi gradito
degli ortaggi e dell'acqua. Il verme viene sempre dopo
la saziet; poich l'amore ha evirato la razza, siamo
tanto folli quanto il bruco domestico del gelso che
divora la base della foglia sulla quale si regge.
Quando Emma era ormai convinta che non si sarebbe
mai pi servita del panno mestruale, arriv il
mestruo. Insisteva perch Lizzie accettasse del denaro,
ma la sola cosa che voleva Lizzie era: grazie. Una parola
che pochissimi riescono a evacuare.

 Capitolo 2.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ch la diritta via era smarrita.
DANTE

La fortuna  una vasta energia, ma Lizzie temeva
che i suoi giorni di azzannante penuria e cattiva sorte
non fossero ancora finiti. Gli aztechi lasciavano da parte
cinque giorni sterili all'anno, e ogni uomo, donna
e bambino avevano gran cura di non fare alcuna cosa
imprudente in quei giorni, e si guardavano dal pipistrello
e dal coyote finch quelle ore non fossero passate
e i fiori e l'incenso venissero loro nuovamente concessi.
Lizzie avrebbe voluto ritrovarsi col suo bambino
nella pensione di McGee Street, dove erano stati contenti
come Sem nelle sue tende.
Verso il 1907, McGee Street si trovava nei quartieri
pi trascurati di Kansas City, ma il suo aspetto non era
tetro. La maggior parte delle case erano costruite con
pietre squadrate alla meno peggio. La strada era lastricata
di selci irregolari e c'erano aceri e ontani. I
praticelli davanti alle casette erano coperti di erbacce
alte e confuse.
Lizzie aveva adesso un pretendente raffinato, un
maggiore emaciato e calvo dell'esercito degli Stati
Uniti. Era cos facile da menare per il naso che le altre
donne-barbiere affermavano che Lizzie doveva fargli
causa per mancata promessa, sebbene lui non avesse
ancora chiesto formalmente la sua mano. A Natale le
aveva regalato una borsetta con dentro un biglietto da
cinquanta dollari, e aveva inoltre comperato due nuove
panche di mogano per il locale. Fu allora che lei
pens di potersi finalmente permettere l'acquisto del
pianoforte, sul quale suonava sempre Dimmi il vero,
dimmi caro, dimmi perch te ne sei andato. Si domandava
se un giorno non sarebbe riuscita a trasferirsi
nei pressi di Rockhill o qualcosa di simile, vicino a
Swope Park, col giardino dietro alla casa e qualche
pianta di ciliegio. Le sarebbe piaciuto lasciar perdere
la bottega di barbieria, anche se quel mestiere le offriva
il vantaggio di stare in compagnia di uomini interessanti
e divertenti, e per lei era una specie di estasi
sociale. Accanto al maggiore avrebbe potuto godere
di tutte le raffinatezze della vita: bicchieri di cristallo
intagliato, poltrone a dondolo di quercia robusta e un
praticello curato davanti alla casa. Era un gentiluomo
di solidi princpi, il che andava benissimo di giorno.
Il maggiore chiese la sua mano. Tra qualche anno
si sarebbe messo a riposo, e lei avrebbe potuto smettere
per sempre di fare la barbiera. Lui diceva che lei era
una vedova molto corretta, e lei non poteva non apprezzare
un gentiluomo che non le aveva mai messo le
mani maleducatamente addosso. Rifiut la sua proposta
di matrimonio.
Una specie di condanna pendeva irrequieta sulla sua
testa; con quale velocit gli angeli cattivi, che portano
sulle ali la sfortuna, seguono i portatori di buone novelle.
Nessuno pu sopportare la propria felicit; d'altronde,
nulla pi di un lungo spasimo di eventi piacevoli
pu indebolire il carattere umano. La buona sorte
e la cattiva sorte si alternano regolarmente, come
il lungo caldo dell'estate segue le grandi piogge di primavera.
Non c' nulla nell'universo che non subisca
l'influenza dei ghiacciai, delle maree, dei venti e della
stella acquosa Arturo. Ogni essere umano ha il suo
peculiare tempo atmosferico, e non c' sasso su cui
non gravi l'influsso di pesti e sfortune, che non soffra
e gioisca come soffre e gioisce la carne. Ma il buio copre
l'intera vita; i sassi mostrano la loro luce pi chiaramente
di notte. Quale illuminazione c' nella notte
dell'anima, oltre a quella con cui a volte la colpiscono
i cavalloni bianchi e la Stella della Sera?
Lizzie prese l'abitudine di rimanere fino a tardi in
bottega; il ragazzo negro se ne era andato, e spesso la
si vedeva in ginocchio a pulire il linoleum con stracci
sporchi. A volte indugiava tanto che appena faceva
in tempo ad arrivare all'angolo di Walnut Street con
l'Ottava per prendere il tram di mezzanotte.
Cominciava a scoraggiarsi; forse c'era un agente maligno
che perseguitava certe persone pi delle altre?
Nel fiore degli anni, chi le aveva rovinato la pelle?
Non si lavava mai la faccia con acqua calda e non dubitava
di essere in grado di eliminare qualsiasi ruga
con le sue lozioni e pomate. Ma non era ormai scomparsa
una porzioncina della sua bocca? Signore, tutto
il giorno moriamo, e ogni volta che ci capita un'esperienza
ci avviciniamo un po' pi alla tomba. Negli
ultimi tempi si era sentita quasi insensibile, perch
non le succedeva mai niente, n di buono n di cattivo.
Ogni volta che ci pensava, cercava rifugio nella preghiera.
Pregava nel retrobottega, mentre aspettava che
bollissero le patate o una pappa di cereali; a un tratto
entrava di corsa una delle donne-barbiere, per farsi
bella o per andare al gabinetto, e Lizzie fingeva di stare
a rivedere i conti. Che la trovassero a pregare era peggio
per lei che farsi sorprendere in qualche atto vergognoso.
A casa sua si ritirava in un angolo della stanza
da letto e supplicava al cielo qualche centesimo di
buona fortuna per poter pagare i suoi debiti. Ma oltre
alla speranza che le ispiravano, queste preghiere non le
procuravano alcuna ricompensa.
Quando credeva di non farcela a dominare la propria
vita, si lagnava della persecuzione del destino.
Molti che non hanno faticato duramente come lei, n
raccolto da un lavoro incessante tanta carestia, disprezzano
quelli che compiangono la propria sorte. Bene
poteva questa ebrea, non di Avila bens di Kansas
City, esclamare: Sono la Croce, perch sono una
stanchezza. Tuttavia, non un'anima le disse: Vieni
qua, e ti dar nutrimento e soccorso.
Non sapeva che fare della sua vita n dei suoi sentimenti.
Faticava perch aveva paura di morire di inedia,
e anche perch non aveva altro da fare; ma la sua
volont era troppo malata per amare il figlio della sua
concupiscenza. Era cos magrolino e giallastro che il
solo naso sembrava coprirgli la faccia; e tutta la cocciutezza
che si avvertiva nel collo tondo e breve della
madre, la si poteva ritrovare in lui. Se vedeva una macchiolina
sulla parete, immaginava fosse la sozzura di
una mosca. Quando guardava la tela cerata, logora e unta,
che copriva il tavolo, non voleva toccare la sua minestra
impura. Pativa fitte mentali intollerabili quando
ricordava il vicolo tra l'Ottava e la Settima, dove aveva
visto certi grossi roditori. A volte, quando udiva il fruscio
dei topi nello scantinato della casa o nel retrobottega
del negozio, la sua faccia diventava pi rancida
e tirata; nascondeva la testa tra le braccia e ruttava.
Lizzie non poteva capire il suo ribrezzo, perch come
quasi tutte le persone della sua classe nel Middle West,
provava una certa misura di estasi nel guardare parassiti
e simili. Spesso le barbiere discorrevano a lungo di
creature immonde, e il ragazzo ascoltava e non poteva
smettere di ascoltare quei discorsi che lo facevano
diventare verde e malato per settimane.
La sola cosa che Lizzie poteva capire era che il figlio
della sua vita irregolare vomitava, e che da grande sarebbe
diventato brutto. A volte lo frustava per costringerlo
a prendere qualche alimento; ma il fatto
di mangiare, e di pensare a ci che stavano facendo i
suoi denti, provocava nel bambino una nausea irreparabile.
Chi pu pensare alle carcasse che si mette
nella bocca? Animali immondi avevano ferito la sua
infanzia, e non sarebbe mai pi riuscito a scacciare
dall'immaginazione quei fantasmi abominevoli.
Lizzie non sapeva che cosa fare, n con se stessa, n
con lui. Era arrivata al punto zero, nel congelamento
del suo cuore, e ormai la pioggia, la neve e la grandine
le potevano cadere sopra... non importava pi, perch
era morta, e le tombe non si curano del tempo
che fa.
Una sera sul tardi sent che era entrato un cliente e
senza alzare gli occhi disse: Non  mai troppo tardi
per un taglio di capelli n per radersi la barba, signore,
quel che conta  accontentare il cliente. Sull'ingresso
c'era un bellimbusto con un panciotto color ruggine,
e sopra il panciotto un orologio d'oro con la catena,
che metteva bene in mostra inserendo pretenziosamente
il pollice in un occhiello della giacca. Aveva
i baffi incerati, come tutti i donnaioli a quei tempi,
e mostrava i denti astuti, magnetici. Saul era tornato,
dal suo letto di lussuria in Salt Lake City.
Leggerissimi sintomi di corruzione cominciavano
ad apparire sulla sua faccia, che inoltre aveva perso
buona parte della sua vecchia sicurezza. I suoi sguardi
malandrini non erano cos vivaci, i suoi denti non
brillavano come prima, e non era pi in grado di sfoggiare
a volont quel sorriso che era stato la peggiore
minaccia delle sgualdrinelle. Si era messo a setacciare i
piccoli casolari di campagna, in cerca di ragazze contadine.
Gli piaceva moltissimo la dieta campagnola -
una ragazzaccia o una vergine da fattoria - purch la si
potesse assaporare in citt. Soltanto una citt poteva
saziare l'ardore venereo di Saul. Ormai le stanze ampie
e i soffitti alti e freddi gli facevano paura, e si sentiva
vecchio e logoro, in quelle cittadine stupide, in quei
villaggi da cretini. La sola vista di una Main Street
fatiscente o di una drogheria di campagna menomavano
la sua virilit; i giorni di festa non valeva niente
e diventava assolutamente impotente la domenica e il
quattro luglio festa nazionale. Quando si ritrovava in
qualche stradina vuota e chiusa, si considerava morto.
A Saul, solo piacevano le donne di bassa condizione;
una sguattera col suo grembiule e le sue calze ordinarie
di cotone nero gli provocava la pi acuta angoscia
erotica. Il sangue gli prudeva e ribolliva quando vedeva
una cameriera di albergo scuotere i lenzuoli, battere
i cuscini, vuotare il vaso da notte.
Saul decise di mettersi di nuovo in societ con Lizzie.
Poich nel Salone non c'era una poltrona per lui,
se la spassava intanto con le donnine allegre della Dodicesima
Strada o fornicava nelle pensioncine sotto il
viadotto dell'Ottava. Queste stanze di transito erano
piene di viaggiatori e di fattori, gente che viveva nell'austero
stato del Kansas e attraversava il fiume Kaw
per raggiungere l'apertissima Kansas City dove si poteva
fumare, bere un litro di birra e togliersi il prurito.
La citt indossava la sua lasciva divisa d'estate, e
l'aria era sfrenata; le mosche pigre di agosto esaurivano
la loro concupiscenza sulle vetrine della Electric
Oyster House e sul bancone dei pasti gratis nel
saloon accanto al Salone Stella.
Saul voleva soldi, per pagare i suoi piaceri, e Lizzie
glieli dava, oltre al proprio corpo. L'espressione carnale
era tanto necessaria alla salute di lei quanto la
corruzione al sangue di lui. Nessuno pu essere continente
se Tu non glielo concedi, dice sant'Agostino;
e ovviamente Egli non intese mai che Lizzie o Saul
fossero casti.
Lizzie non provava piet per Saul e non cerc mai di
capirlo. Ci vuole molto tempo per fraintendere il prossimo,
e tutto ci che sappiamo degli altri  soltanto
ci che siamo in grado di capire di noi stessi. Nessuno
pu oltrepassare i confini di se stesso. Pi facilmente
ci lasciamo incantare dal fascino dei serpenti che non
da quello degli amici. Inoltre, a Saul l'idea di avere
una qualsiasi imperfezione riusciva inimmaginabile.
Perfino quando ti confessa di essere un mostro, l'uomo
crede di essere indescrivibilmente incantevole.
Saul era perspicace ed eccezionalmente sensibile per
tutto quel che lo riguardava. Sfoggiava tutta la sensibilit
di un uomo che sarebbe diventato un pensatore
se avesse avuto in s un minimo di sentimento. Le leggi
del proprio corpo e il timore di qualunque eccesso
che potesse accorciare i suoi giorni sulla terra guidavano
Lizzie; a Saul invece poco importava quanto tempo
sarebbe vissuto, purch non gli venisse a mancare
la virilit.
Una massima buddhista dice che  perverso modificare
il corso di un fiume; non meno malvagio  cercare
di mutare il carattere di una persona cattiva.
Inoltre  meglio che Erode mostri la sua faccia. Quando
lottiamo contro i nostri difetti, si tratta di un inganno
artistico di cui la nostra anima ha bisogno. La
verit  che possiamo soltanto perfezionare i nostri
vizi; perch moriamo con tutti i nostri peccati interi, e
ogni pensiero, ogni sogno e visione del bambino, per
quanto impuri, maturano nell'uomo adulto. Tuttavia,
la battaglia morale contro i nostri cuori di selce
va combattuta; altrimenti ci divoriamo dal ribrezzo
e altro non facciamo che mangiare e generare. Nulla 
pi importante di questa guerra incessante contro i
nostri duri demoni; essa migliora gli uomini come
pensatori, ma non come uomini. La sola consolazione
che Dio pu trovare nella sua Creazione, una volta che
si  annoiato dei venti, dell'india, delle Cordigliere
delle Ande, di un terremoto o di un uragano,  il fatto
che l'uomo sia una bestia che riflette. Dio fece s che
gli uomini morissero, perch voleva che pensassero; i
nostri primi genitori mangiarono il frutto dell'albero
della conoscenza del bene e del male, pur sapendo che
questo li avrebbe fatti morire. Ogni sapere  sensuale,
poich proviene dal corpo.
Qualunque cosa fosse Saul, non lo sapeva nessuno,
nemmeno lui; era nato corrotto, e ci che lui faceva
era per lui naturale. Quel che per gli altri era cattivo,
per lui era buono. Un gesto gentile o caritatevole da
parte sua sarebbe stato una grossa bugia. Mentiva alle
donne quando desiderava portarle a letto, e questa 
legge di natura. Non  ipocrisia, perch cos  fatto
il mondo. Saul era una venefica goccia seminale di
chiss quale antenato depravato e marcio; viveva soltanto
per scaricare il suo sperma.
Le barbiere decisero di aiutare Lizzie a disfarsi di
Saul. Lui brontolava che le ragazze erano pigre sgualdrinelle,
e quando lo vedevano aprire il registratore
di cassa e rubare il denaro di Lizzie, si sentivano cos
oltraggiate da dimenticare il fatto che anche loro imbrogliavano
Lizzie appena potevano. Se prima nascondevano
le loro bollette perch Lizzie non si tenesse i
soldi, adesso le nascondevano per far credere a Saul che
gli affari andavano male. Per un po' di tempo le donne-
barbiere smisero di calunniarsi tra di loro. Emma metteva
da parte tutti i soldi incassati nella giornata, e
ognuna si sentiva estaticamente onesta.
Quando Saul arrivava verso le sette di sera per intascare
i proventi, le barbiere gli dicevano che gli affari
andavano cos male che ormai avevano deciso di lasciar
perdere quell'ebrea di Lizzie e mettersi a lavorare
in una bottega di parrucchiere di lusso, da poco
aperta all'angolo della Undicesima con Holmes Street,
dirimpetto alla distinta biblioteca comunale e all'albergo
dove scendevano i giocatori della squadra di
Kansas City. Lizzie aggiungeva che sarebbe stata costretta
a chiudere il locale, visto che non si guadagnavano
soldi abbastanza per mantenere n Saul n il
bambino. Dopo una settimana, Saul si accorse che non
riusciva a tirarle fuori nemmeno il denaro che bastava
a pagare una sola sgualdrina. Disse che lui ancora era
comproprietario della met del negozio, dal momento
che lo avevano avviato insieme a Dallas, e decise di
venderle la sua met e ritornare a Salt Lake City. Lizzie
doveva pagargli in contanti, o rimanere in bala del
suo cattivo umore ormai senza controllo.
Per un anno circa, il primo anno, Lizzie era stata
facile vittima di tutti; ma la povert fa da maestra anche
agli ingenui. Era troppo nervosa per imbrogliare
con sicurezza. Tuttavia, quando doveva andare al gabinetto
per i suoi bisogni, lo faceva in fretta e ritornava
di corsa, per paura che le barbiere non la stessero
derubando. Dopo la scomparsa di Saul, le ragazze ricaddero
nelle loro amabili e facili ruberie, e ogni settimana
inventavano un nuovo nascondiglio per le loro
bollette.
Lizzie mangiava nel retrobottega, accanto al gabinetto,
e anche se costretta a ingoiare in fretta la sua
bistecca e la sua birra, si interrompeva continuamente
per andare a dare un'occhiata alle ragazze, troppo liberali
specie se il cliente era un donnaiolo spendaccione.
Lizzie stessa cominci a caricare il conto agli ubriaconi
che si addormentavano nella sua poltrona sotto
gli effetti dell'alcool. Imbrogliava pure le apprendiste
fresche uscite dalla scuola per parrucchieri, prima che
esse imparassero a imbrogliare lei. Ognuno in quel locale
era un ladro provetto. Ci non vietava che le ragazze
diventassero amiche per la pelle, anche se non
perdevano mai l'occasione di sparlare di una che era
fuori citt, a letto con un cliente o incinta. Le barbiere
preferivano divertirsi piuttosto che lavorare, e se la
giornata era stata buona, si tubavano come colombe
ognuna nell'orecchio dell'altra. Erano cos ignoranti
che appena sapevano contare; in un certo senso possedevano
una genuina integrit perch erano troppo
illetterate per violare i princpi della morale. Nonostante
tutti i loro maneggi, nessuna di loro poteva dire
con sicurezza di essere rimasta con pi o meno soldi
in tasca di quanti ne avesse guadagnati. Anche quando
una di loro se ne andava, dopo immense litigate, non
le sarebbe mai capitato di dire che Lizzie l'aveva derubata,
semplicemente perch aveva l'impressione di
essere lei la ladra invece di Lizzie. Queste ragazze erano
dotate di quella compassione che si accompagna alla
bollente concupiscenza; soltanto una persona dal cuore
freddo  capace di nuocere agli altri con premeditazione.
Avevano inoltre quel minimo di scrupoli che
ci vuole per arrossire, quando si presentava l'occasione.
Jean-Jacques Rousseau non era diverso dalle barbiere,
quando diceva : Imparai a concupire, a simulare,
a mentire, e infine a rubare, un'inclinazione di
cui prima non avevo mai sentito il bisogno, ma di cui
in seguito non sono mai riuscito a liberarmi completamente.
I dubbi di Lizzie erano di carattere sperimentale; il
suo sangue era abbastanza vigoroso da pompare nel
suo cuore quel latte di asina che  la fonte della speranza.
Tuttavia, quelle lunghe giornate di lavoro, che
la costringevano a rimanere in piedi fino a tardi sotto
la luce nuda delle lampadine elettriche, le rovinavano
la vista. Il sudore le sgocciolava sugli occhiali, e spesso
doveva precipitarsi al rubinetto per bagnarsi la faccia
con l'acqua fredda prima di rifinire le basette o la nuca
di un cliente.
Quando chiudeva prima di mezzanotte, tornava a
casa trascinandosi lentamente, a piedi, per risparmiare
i soldi del tram. Aspirava profondamente l'aria della
sera e si sentiva inondare da una fiducia palpitante,
sorgiva. Finch i suoi polmoni e il suo cuore rimanevano
forti, sapeva di non dover temere il futuro. Il suo
padrone di casa, Wolforth, credeva nella nobilt del
suo carattere, perch pagava sempre l'affitto regolarmente.
Guardava gli aceri della strada, e lasciava scappare
un sospiro come quello che aveva salvato la triste
Agar nel deserto.
A tarda sera, con tutte le ossa del corpo indolenzite,
le capitava di fermarsi sotto un portone buio per fare
un suo bisogno corporale; l accoccolata, si diceva: sono
la donna pi infelice della terra. Il bambino faceva
ancora qualche passo avanti, per non vederla, e
anche per avvertirla se si avvicinava qualcuno. Guardava
la Via Lattea, e levando la voce alle stelle che
erano gli agnelli e le pietre del cielo, la sua bocca innalzava
una preghiera a Dio, supplicandolo di concedere
a sua madre una vescica pi ferma che non la costringesse
a pisciare negli androni, con quel rumore
che per quanto lui facesse non poteva non ascoltare.
Alleggerita, Lizzie riprendeva l'Ottava Strada che la
portava a casa, e quando udiva sopraggiungere il rumore
del tram sulle rotaie tutto il suo coraggio le
tornava in cuore.
Se non fosse stato cos forte il suo corpo, Lizzie non
si sarebbe lasciata ingannare cos facilmente; le persone
malaticce di rado soffrono di ottimismo. Era tanto
orgogliosa del proprio vigore che non le sembr mai
strano o anormale il fatto di strofinarsi il dorso nudo e
le natiche davanti al figlio dopo il solito bagno freddo;
rimaneva cos nuda davanti a lui finch non finiva di
asciugarsi con l'accappatoio ruvido da bagno. I pensieri
criminosi provengono dalla mente pervertita, non
dalla forza fisica. Lei gioiva perch il suo alito era
fragrante come le mucche di Giobbe.
In casa scioglieva la sua solitudine preparando barattoli
di marmellata e facendo il conto della biancheria
che consegnava alla lavandaia negra. Innaffiava i
gerani sul terrazzino di dietro, che si innalzava al terzo
piano sopra una specie di cortile coperto di erbacce,
cespugli e girasoli. La domenica spolverava la cristalleria
e prendeva qualche straccio sporco per pulire
il pianoforte di mogano e le cartoline postali sistemate
sopra un porta-cartoline di latta sullo sfondo della
carta da parati del salotto. C'erano viste artistiche di
Swope Park, le Terme Seltzer, Cliff Drive, la Fidelity
Trust Company e una delle panetterie dei fratelli
Woolf dove lei comprava il pane di segale con semi
aromatici. Ebbe sempre una grande ammirazione per
un bel ritratto del Maggiore in uniforme. Le cartoline
e le musiche che serbava nello sgabello-ripostiglio del
pianoforte stavano a provare la sua distinzione sociale,
ed erano per lei una fonte di gioia incontenibile.
Quando si sentiva depressa, cercava tra le sue musiche
e suonava qualche pezzo tra il popolare e il classico,
cantando con la sua voce esile di soprano:
Ero geloso e ferito
quando le tue labbra baciavano una rosa,
o il tuo sguardo dal mio allontanavi.
Vanamente ho provato
tante volte a dichiararmi,
ma finalmente ho trovato il coraggio di dirti...
A quell'epoca Lizzie dovette subire un serio intervento.
La chirurgia divenne quasi un passatempo per
lei, quando si sentiva scoraggiata e pensava alle minacce
del futuro. Dobbiamo tutto alla natura, perfino
il nostro desiderio di distruggere noi stessi. Era
caduta sotto la maligna stella della dottoressa Minerva
Evelyn, una professionista che guadagnava abbastanza
curando sartine, modiste e barbiere. In compenso delle
clienti che Lizzie le procurava, la dottoressa Evelyn
le faceva prezzi di favore per operazioni di cui non
aveva alcun bisogno. Un anno prima si era fatta togliere
l'appendice, bench non le avesse mai dato fastidio.
Ora di nuovo la soffocava la grettezza della sua vita
e fantasticava che una buona convalescenza nella clinica
privata della dottoressa Evelyn sarebbe bastata
a mutare la sua fortuna.
A Lizzie non venne mai in mente che la dottoressa
Evelyn poteva ucciderla; era troppo certa che non sarebbe
morta, e che il Cosmo non mente alla carne.
Lizzie lasci la direzione del negozio a Emma Moneysmith e si
fece ricoverare in una stanza della clinica
della dottoressa Evelyn. Emma era una Ecuba, tra
quelle ragazze scatenate; le loro attivit amatorie le
provocavano tanto ribrezzo che anche lei divenne esageratamente
riservata durante l'assenza di Lizzie.
Queste ragazze di rado si sposavano finch non diventavano
fiori appassiti. Una volta deteriorate e trasformate
in sgraziate donne da marito, continuavano
tuttavia ad assolvere il compito di benefattrici della
razza, dal momento che sapevano come soddisfare lo
sposo. La loro esperienza amorosa le manteneva vibranti
e sensuali fino alla vecchiaia. Osserva Buffon
che quelli che adoperano di rado i loro organi si affaticano
pi facilmente. Inoltre, queste amorose puledre
avevano fatto maturare un'intera generazione di maschi
nelle arti dell'amore. Per loro era naturale ingannare
l'uomo, come per l'uomo era naturale versare il
suo sperma. Di rado capitava che una mezzo-puttana
matura da Hannibal o una sgualdrinella di Kansas City
non diventasse alla fine una moglie fedele. Aveva gi
goduto fino in fondo i piaceri illegali della carne, ormai
poteva, lentamente e saviamente, assaporare il suo
talamo legale.
Emma Moneysmith era molto preoccupata, per se
stessa e per suo figlio Marion. Fino a quando sarebbe
riuscita a eccitare gli epicurei dei West Bottoms? E chi
si sarebbe preso cura di lei nell'et matura? Casanova
dice che a Parigi, ai suoi tempi, una donna di cinquantasei
anni non era pi considerata tra gli esseri
viventi.
Lizzie ci mise un anno a rimettersi dall'inettitudine
del bisturi della dottoressa Evelyn. Durante la sua lunga
convalescenza, il bambino venne alloggiato in un
asilo cattolico; il solo ricordo che gli rimase di quel
luogo era questo : quando un bambino a tavola nel refettorio
diceva una parola, se voleva andare al pisciatoio
doveva passare davanti a una monaca che colpiva
il chiacchierone sulle due mani con una grossa bacchetta.
Non appena Lizzie fu in grado di uscire, and a
trovarlo in questo istituto cattolico, e il bambino le
gett le braccia al collo e pianse per tutto il tempo che
dur la visita.
Quando la madre lo port via dall'asilo, il piccolo
aveva ormai quasi otto anni ed era spesso per strada;
a volte andava a vedere le stalle a nolo di Stedna, oppure
a giocare con Tisha, la madre della quale gestiva
il postribolo sopra la trattoria di Basket. Mangiava
soltanto quando Lizzie aveva un minuto libero da poter
lasciare la sua poltrona. Allora si precipitava nel
retrobottega e gli preparava una minestra, senza togliersi
il camice; a volte con sulla spalla pure il panno
per i capelli dell'ultimo cliente. Contare i capelli
nella minestra del piccolo sarebbe stata un'impresa come
calcolare quanti ne avesse sulla testa Abramo.
Il bambino non si era mai accorto di avere uno
stomaco e una gola, finch non sent il rumore dello
sciacquone nel gabinetto del Salone e non scorse i vestigi
dei topi nel retrobottega. Vomitando impar
l'anatomia.
I suoi occhi non s'imbattevano quasi mai in un
oggetto piacevole; pregava la madre perch lasciasse
quel mestiere di parrucchiera, cos non avrebbe pi
visto quel che vedeva n udito quel che era costretto
a udire nel negozio. Dio fece le sette Pleiadi, e riflett
davanti alla faccia delle acque... ma chi cre i topi e
gli altri animali immondi del genere? Tutte le creature
abominevoli che fanno dei nostri sogni un sepolcro
di orrori si ritrovavano in quel retrobottega,
o nel vicolo dietro.
Lizzie era fuori di s; il suo bambino era diventato
pelle e ossa, e soffriva di vomiti infernali. Un mercante
di bestiame le parl di un dottore indiano di
Oklahoma, che con sole erbe guariva le emorroidi dalla
notte al mattino e la tisi in due settimane. Lizzie
mand a chiedere le erbe necessarie, ma che potevano
fare le erbe contro la malattia dell'immaginazione?
Nessuno riesce mai a vincere i fantasmi della sua
infanzia. L'uomo  il sogno corrotto del bambino, e
poich altro che decadenza non c', n esiste il tempo,
ci che chiamiamo giorni e sere non sono che angeli
falsi della nostra esistenza. Tra il bambino e l'uomo
non c' che il sonno e la luna; i cani sqgnano e abbaiano
alla luna, che  la madre dell'inconscio. Il dolore
e il piacere sono la sostanza dei sogni e le energie
di miriadi di pianeti. Qual  lo spazio tra il bambino
e l'uomo? Visse mai quel bambino, che ora  l'uomo?
Sar esistito Cristo, sar mai stato Bruto a Filippi? I
secoli che ci dividono da Ges Cristo e da Bruto non
contengono tempo. Ancora udiamo il suono delle
squille delle pecore di Mamre, e Abramo continua a
dormire sotto i terebinti, e Saul a riflettere seduto
sotto una tamerice - ma tutti questi sono pensieri
delle visioni della notte.
Verso quest'epoca Lizzie ebbe un colpo di febbre
al cervello, e cominci a perdere i capelli. La consolava
la treccia tenera ma pesante di Emma. Lizzie si ritoccava
i capelli dove il grigio si vedeva.
Emma si era intanto procurata una splendida causa
per mancata promessa contro un venditore di ferri da
stiro. Era decisa a farsi pagare quelle sue piccole ardenti
narici che dilatandosi avevano dilatato l'angusta
vita di quest'uomo, e anche le sue amorose trecce
castane.
Nessuno le aveva mai mancato promessa alcuna. Ma
quando una donna considerava che avevano peccato
contro di lei, non c'era uomo, in quell'et dell'oro di
ragazze condiscendenti, cos poco galante da mettere
in dubbio la veridicit delle sue accuse. Le ragazze
erano prese da sacro ardore; si toglievano i bianchi
camici igienici e si precipitavano davanti ai tribunali
per attestare la buona condotta di Emma. Lizzie
chiuse il negozio, perch un uomo che prendeva in
giro le ragazze era la cosa che lei pi odiava in questo
mondo, anche pi di un bugiardo truffatore. Si rivolse
al suo padrone di casa, al proprietario della Electric
Oyster House, e a Philip Schier, un distinto grossista
di whisky in Delaware Street, per farsi dare lettere
confermanti la fiducia riposta in lei e nelle sue qualit
di nobile vedova lavoratrice.
Quando le donne del Salone Stella fissarono lo sguardo
su quell'individuo cos turpe da contestare l'accusa
di una donna, il rappresentante di ferri da stiro si
sent rimpiccolire. Il giudice era visibilmente colpito
dalla loro indignazione, sentimento che non pu essere
finto, poich sorge dal cuore. Siamo materia confusa,
e figli di ogni vento; e chi pu resistere alle belle figlie
del Moabita? Che effetto ebbe la legge di Mos sulle
concupiscenze di Baal-Peor? Poteva forse un giudice
di Kansas City essere diverso dal re Salomone di Gerusalemme?
L'aspetto legale della questione era semplice:
Salomone aveva consigliato agli uomini di non
cedere la loro forza alle donne, eccellente consiglio
che n Salomone n il venditore di ferri da stiro seguirono
mai, motivo per cui spettava almeno al secondo
una punizione. Inoltre, nessuno ottiene nemmeno
la pi piccola esperienza per niente; tanto paghiamo
per venire scagliati nella polvere quanto paghiamo per
generare. Se una donna accusa un uomo, lei si trova
nel suo elemento; invece quando l'uomo si mette in
litigio con una femmina,  come se pisciasse contro
vento.
Lizzie si present nell'aula giudiziaria con una cartella
piena di ricevute d'affitto pagate e di ottime referenze
sulla sua persona. Accatast tutte le sue ricevute
e i suoi attestati di buona condotta sulla scrivania del
magistrato, non senza fargli prima un inchino profondamente
deferente. Poi, togliendosi gli occhiali e
asciugandosi le lacrime dagli occhi, disse : Eccellenza,
nessuno pu mettere in dubbio la mia reputazione
dopo di che gli tese una delle sue cartoline pubblicitarie;
il giudice l'accett e lesse: Salone Stella di signorine-barbiere...
Ottava Strada 16 Est... cortesia
 il nostro motto. Il giudice concesse a Emma Moneysmith
mille dollari in qualit di riparazione morale
e promise di farsi vedere nel Salone per il prossimo
taglio di capelli. Le ragazze corsero ad abbracciare Lizzie
e dirle che, pur essendo ebrea, era la migliore cristiana
che avessero mai conosciuto. Emma la baci e
le disse di non dimenticare mai la sua appartenenza al
popolo eletto da Dio.
Emma, sebbene orgogliosa della sua vittoria, cap
che d'ora in poi doveva essere pi vigile nei riguardi
della razza maschile, troppo pronta ad approfittarsi di
un'inerme donna; decise dunque che nessun uomo
avrebbe assaporato il dolce corpo che il Signore le
aveva dato se prima non le acquistava tanti costosi vestiti
e non l'aiutava a fare studiare Marion e a proseguire
le lezioni di violino. Ma poco dopo conobbe un vaccaro
di Fargo, North Dakota, e se ne and con lui alle
terme di Seltzer Springs. Lizzie era molto gi di
morale. Si sentiva troppo debole per un'altra operazione,
e si domandava se investire i suoi soldi in una
compagnia petrolifera di cui le aveva parlato il proprietario
del saloon. Non appena il lavoro calava, lei
si sentiva straordinariamente stanca. C'era in aria una
colica economica, perch William Howard Taft era
stato eletto presidente, e ognuno diceva che erano finiti
i giorni del vivace Teddy Roosevelt, quando i soldi
si spendevano come niente. Lizzie era immensamente
depressa per motivi che non riusciva a capire; ma la
comprensione non dipende affatto dalla ragione.
Emma le aveva detto che avrebbe fatto sputare al
vaccaro quanti pi soldi poteva, e poi sarebbe ritornata.
Dopo la scomparsa di Emma, Lizzie barcollava
sperduta per l'appartamento, urtava contro gli spigoli,
sempre pi spesso perdeva le chiavi, l'anello di diamanti
e il pince-nez. Ci teneva molto alla salute delle
donne che lavoravano per lei. Una gallina vecchia
come la signora Harney, oppure Birdie, una ragazzina
tutta pelle e ossa, le ispiravano un senso di insicurezza.
Quando osservava quella crocchia di paglia secca sulla
testa della Harney, diventava appassita e flaccida anche
lei. Birdie invece era tanto magra che quando Lizzie
la guardava si sentiva traballare sulle gambe.
Birdie aveva due mammelline vuote di latte e crema;
chi se ne sarebbe mai cibato? Lizzie dovette tuttavia
darle la seconda poltrona, e la signora Harney
si prese la prima. Ruby du Parr, una donna dalle natiche
stupefacenti, promise di venire a lavorare nel
Salone, ma poi non si fece viva. Un'altra nuova era
Mary la cattolica, che rappresentava un quantum
di forza ancora incerto. Come avesse fatto una bigotta
simile a diventare barbiera, era un rebus per tutti.
Ormai quelli dell'Esercito della Salvezza cominciavano
ad affacciarsi col piattino della colletta; entravano
delle monache a vendere opuscoli religiosi e crocefissi.
Il sabato sera, le ragazze dell'Esercito della Salvezza
con le loro calze nere, una vera novit sessuale per i libertini
del viadotto, si fermavano davanti al Salone
Stella a cantare i loro inni religiosi e a consigliare ai
curiosi di non entrare nelle stanze che si affittavano a
ore. Lizzie si immaginava di avere, invece di poltrone,
scanni da chiesa, e dopo uno sguardo al pollame ma-
lanciato del Salone, che sembrava tutto appestato, era
pi sicura che mai che avrebbero finito per scacciare
tutti i clienti.
Eppure, tutti i donnaioli volevano sedersi nella
poltrona di Mary; i vecchi buongustai miopi non si
toglievano gli occhiali, con la speranza di vedere che
cosa si nascondesse dietro tutta quella lana e quel cotone.
Forse c'era un paio di scrofette dal musino roseo
piantato sotto le sue camicette inamidate? Portava il
colletto cos alto che i clienti ci mettevano mezz'ora
per calmarsi dopo aver intravisto una particella del
suo collo nudo. Come la Harney, Mary non aveva svelato
una caviglia dal giorno in cui aveva cominciato a
fare la barbiera. Perfino i farfalloni pi esperimentati
si domandavano se quei piedi stivalati non celassero
qualche speciale godimento. Che torri di Tebe potevano
far crollare i suoi corpetti stretti e corretti?
Gladys l'indiana di Oklahoma era tornata a Tulsa,
e la madre di Noah Taylor, con le sue gambe eccelse,
era scomparsa. Gli affari andavano male, e se prima
Lizzie impazziva perch tutte le sue ragazze erano
sgualdrine, adesso temeva che il negozio dovesse chiudere
perch la temperatura del locale era scesa a zero.
Questo la sprofondava in un'infame desolazione; un
locale vuoto rifletteva un universo vacante. Dostoevskij
ammette che dopo aver contemplato la salma di Cristo
dipinta da Holbein, impermeabilmente priva di vita,
chiunque diventerebbe ateo.  un dipinto di riposo
senza mutamenti, di morte indissolubile, che soltanto
potrebbe essere vero se il tempo esistesse. Ma nulla
 morto; n Cristo, n la vedova Lizzie. N spirer
mai il Salone Stella, perch non c' tempo, e nulla
muta in realt. Ges Cristo e il piccolo locale dell'Ottava
Strada 16 Est esisteranno sempre in qualche luogo,
sui pianeti Venere e Giove, oppure in una galassia
di costellazioni che non abbiamo ancora scoperte.
Lizzie, costretta a portare un fardello di dolore pi
pesante di quello che portavano gli altri, immaginava
Iddio come un elemosiniere giusto, il quale distribuiva
la sfortuna e la fortuna senza pregiudizi; e che ormai
era giunta per lei l'ora di ricevere la sua porzione di
carit, prima che il loglio soffocasse il suo grano, cos
come era giusto che i tronfi e i ricchi venissero umiliati.
Segu una stagione di vitalit nel Salone delle barbiere.
Il signor Hagen, il grossista di burro e uova,
cominci a corteggiare l'ossuta Birdie, perch supponeva
che dove c' meno carne ci sono meno peccati, e
Birdie era estremamente felice all'idea di poter interessare
un uomo corpulento. Quando Hagen poggiava
la sua gamba amabile e grassa sul predellino della
poltrona di Birdie e cantava per lei Alla luce della
luna argentata, tutte nel locale giubilavano e nessuna
dubitava che Birdie sarebbe diventata la sua amante.
Hagen era sposato, ma questo non preoccupava n
Birdie n Hagen, il quale faceva tutto quel che poteva
per sua moglie pur di non dovere andare a letto con
lei. Dal momento che si sedevano nello stesso posto
riservato della chiesa ogni domenica, non c'era bisogno
di condividere pure il letto.
Se nel locale si trovavano soltanto uno o due clienti,
le barbiere pregavano Hagen, occupato ad accomodarsi
la corpulenta camicia e ad aggiustarsi la cravatta a
farfalla : Andiamo, signor Hagen, ci canti una bella
canzone e Hagen rispondeva all'invito, dedicando
la sua canzone a Birdie con morbosa passione amorosa.
Non le disse mai una parola troppo spinta, cosa che a
lei in fondo dispiaceva.
Verso gennaio, mentre la signora Harney moltiplicava
le letture scientiste per placare i palpiti della
sua appendice, apparve fra i clienti della casa Harry
Cohen. Era un edomita rosso, con gambe arcuate
e capigliatura brutale; faceva il fornaio in Independence
Avenue, il ghetto degli ebrei. Aveva due profondi
solchi ai lati della bocca carnosa e rozza, e un
molare d'oro che lui credeva molto elegante, considerandolo
quasi una zanna amatoria. Le ragazze ridevano,
ogni volta che Cohen faceva vedere quel suo dente
falso, da mandragola.
Harry Cohen non usava riguardi quando parlava
con Lizzie; le disse che lui era stato eccezionalmente
bello da giovane e che ancora sembrava molto pi
giovane di lei. Non c' affronto pi crudele di questo,
perch ognuno ama le proprie ossa finch non gli dicono
che sono vecchie e non valgono pi niente. Lizzie
ne fu cos sconvolta che gli fece un taglio sulla guancia
e gli disse : Stia buono, signore, altrimenti le taglio
la gola col rasoio. Guard le mani gonfie e ordinarie
dell'edomita, appoggiate sul panno bianco, e gli
copr la faccia con un asciugamani bollente da farlo
balzare dalla poltrona. Lo lasci l che bruciasse, mentre
lei si ritirava nel retrobottega e si asciugava gli
occhi umidi.
Cohen veniva tutti i giorni, dopo aver chiuso il forno
della panetteria; con la sua camicia marrone di lana
e le sue scarpe chiare vistose, si credeva il pi bell'uomo
della citt. Parlava dei grossi guadagni che si
potevano fare con la vendita al minuto di meloni, cocomeri,
albicocche, mele, ciliegie e ortaggi. C'era un
bel carrettone col suo tiro di cavalli della prateria in
vendita presso la stalla di Max Stedna, in McGee
Street. Se Lizzie si fosse messa in societ con lui avrebbe
potuto guadagnare un'enorme quantit di denaro
senza muovere nemmeno un dito, bastava soltanto che
gli desse i soldi in prestito.
Lizzie poteva resistere a qualunque cosa, quasi,
tranne alla promessa o alla certezza di un buon affare.
Per quanto assurda fosse la proposta, lei era sempre
pronta a crederci; e questo qui sembrava un investimento
sicuro. Euripide dice che Apollo sta sempre per
accorrere in aiuto degli uomini, ma che  troppo occupato
e non ci riesce mai; e Aristofane prega: Non
mi derubare, o Giove, della mia speranza futura!.
Lizzie rimase indecisa quando ud le risatine delle
ragazze; Harry Cohen era l fermo sul predellino della
poltrona mostrando quel dente che rappresentava il
suo vigore animale. Il cuore di Lizzie cadde nella
polvere. Il bambino si sentiva attratto da qualsiasi uomo
che trovasse interessante sua madre, e gli dolevano
gli scherzi grossolani delle barbiere; Cohen le faceva
tanto ridere che si coprivano la faccia col camice per
urlare. La vita era diventata imbarazzante per il piccolo.
Sebbene non capisse che la malignit  il passatempo
pi divertente della razza umana, sapeva che
la gente rideva dei gobbi e scoppiava dall'ilarit quando
passava un carro da morto. A lui, invece, quando
vedeva qualcuno che cadeva per strada, venivano le lacrime
agli occhi; lo feriva vedere un corpo umano
umiliato.
Lizzie non voleva mettersi in affari con un individuo
cos volgare, ma Cohen accenn al matrimonio, e
questa era sempre per lei un'esca sicura.
Una volta che Lizzie ebbe pagato il carro e i cavalli,
non fu pi permesso al bambino di dormire accanto
alla madre nel letto d'ottone della stanza che si affacciava
sull'Ottava Strada. Gli era stato assegnato il divano
del salotto. Al piccolo mancava adesso il conforto
del dorso vigoroso della madre. Quando si aggrappava
al braccio grassottello di Lizzie, o premeva le labbra
contro il suo gomito, lei lo scostava.
Era troppo occupata a lottare per la vita, e tutt'a un
tratto i mesi freddi le erano caduti addosso. Credeva
di stare sul punto di morire di fame, e come fanno i
cavalli nelle regioni boreali, grattava nella neve in cerca
di quel magro foraggio che forse vi era celato
sotto.
La domenica, quando rimaneva sola col bambino,
gli prometteva a volte di portarlo a fare una lunga passeggiata
in tram, fino a Swope Park. I preparativi di
questa escursione di solito richiedevano tanto tempo
che alla fine si era fatto troppo tardi per uscire. Lei
doveva prima prendere il suo bagno freddo e indossare
il suo unico vestito bianco di pizzo, che serviva per ricevere
le visite nel salotto o per le passeggiate al parco.
Non riusciva mai a trovare le forcine, o le si rompevano
i lacci del busto, e allora si lagnava che a forza di
lavorare in piedi sotto le lampadine elettriche era diventata
cos cieca che adesso non li poteva pi ricucire.
Dopo di che veniva la folle caccia all'orologino d'oro.
Lizzie si riposava sul sof, cercando di spingersi la
ciocca posticcia nella radura tra i capelli, e poi doveva
cercare le chiavi, e quando aveva finito di frugare tra
i lenzuoli non ritrovava pi gli occhiali, e allora, seduta
sullo sgabello del pianoforte, piangeva.
Il bambino era gi diventato la miseranda preda di
Eros. Le natiche di Ruby du Parr gli avevano scosso
tutta l'anima. Quando ascoltava la sospirante biancheria
di Blanche Beasley, una nuova pensionante che da
poco aveva cominciato a lavorare per Lizzie, pativa
agonie sessuali. Quali delizie dell'Eden erano chiuse
a chiave nella stanza dove lei era a letto con quell'O' Rourke
che lavorava per il Kansas City Journal?
Ogni sera verso le nove Blanche usciva con un asciugamani
e un sapone, e mentre si avviava in pantofole
nella stanza da bagno, il bambino vedeva quelle cosce
nude ondeggianti che schiudevano il kimono. Sebbene
non avesse ancora conoscenza dei corpi, le donne incenerivano
la sua immaginazione.
Quel bambino era tanto grossolano nei suoi desideri
quanto l'uomo che ne venne fuori. L'avidit di sensazioni
voluttuose  una malattia. Chi avr inventato i
tormenti dei testicoli? Se avesse avuto abbastanza carattere,
avrebbe rinunciato alla follia chiamata sensualit.
Il piacere  il prurito dei vermi che divorano le
ossa. Chi non ha conosciuto quell'inesprimibile tristezza
che sopravviene dopo la copula?  il rimpianto
di ogni particella dell'energia momentaneamente diminuita,
in seguito a questo divertirsi dei vermi.
Un mattino all'alba si svegli all'improvviso, perch
sua madre aveva lanciato un grido di dolore. Harry
Cohen le stava sopra, e lui sapeva che la causa del
grido era carnale. Il fornaio era di quella genia di giganti
i quali, a quanto dice il Libro etiopico di Enoc,
avevano i membri genitali mostruosi dei cavalli.
Ereditiamo dagli angeli i nostri canti di lascivia. I
cieli sono impuri, e Dio non fa niente che non sia corrotto.
L'angelo Azazel insegn agli uomini gli usi della
concupiscenza; tutto ci che vive  incontinente. Non
sono i mari, la terra e il firmamento tondi e sensuali?
Harry Cohen assicur i suoi cavallini contro incendio,
annegamento, peste e uragani, facendo se stesso
beneficiario, se per caso i cavalli fossero periti. Disse
a Lizzie che intestare a nome di lei la polizza le avrebbe
rovinato la reputazione.
Harry abitava a cento-centocinquanta metri dalla
stalla, che si trovava di fronte al campo di baseball per
negri di Independence Avenue. Quando passava davanti
al capannone di solito si fermava per vedere se
i cavalli stavano bene; a volte, col sacco di biada sulla
spalla, gli veniva incontro il mercante di cavalli e muli,
Stedna, il quale sentiva un vero affetto per quei cavallini
delle praterie che lui stesso aveva venduti a
Harry Cohen, e apprezzava questo suo interesse.
Un mattino presto Harry Cohen vide ammonticchiarsi
il fumo sul tetto del magazzino di foraggi e
mangimi, davanti alla stalla. Si lanci di corsa gi per
Independence Avenue, urlando: Fuoco! Aiuto! Polizia!
e quando giunse nel piccolo cortile zeppo di
fieno, avena, rape, zolle di zucchero, fagotti d'erba e
sacchi di iuta, prese un secchio di latta e lo riemp di
acqua per buttarla sulle fiamme. Quando finalmente
arrivarono le due macchine dei pompieri, Harry Cohen
era coperto d'acqua e di fuliggine, e i suoi occhi
rossi da Esa erano gonfi di lacrime. Si era coperta la
testa di polvere e piangeva: Oh i miei cavallini cari,
i miei bambini!.
Una volta riscossi dalla Compagnia di assicurazioni
i cinquecento dollari per i suoi cavalli morti bruciati,
non torn pi alla barbieria. Si sparse la voce che avesse
aperto una casa di appuntamenti in societ con una
puttana di Independence Avenue.
Dopo di che accadde una serie di disgrazie, come se
le calamit fossero gregarie e amassero la folla come
le persone. Cromwell e Hagen erano diventati nemici
per questioni di politica. Hagen appoggiava un candidato
a sindaco repubblicano, e questo offese il commissionario.
Diventato ormai un uomo solitario, ridotto
alla met, Cromwell non smise perci di recarsi al
Salone ogni mattina alle sette e un quarto a farsi fare
la barba; troppo gentile e riservato per sparlare del suo
amico, esprimeva tuttavia, pur senza dirlo, la preoccupazione
che costui gli ispirava. Lizzie sapeva che Hagen
era un grande cacciatore di gonnelle, un uomo ridacchione,
carnoso, sensuale, che non poteva stare
lontano dalle donne. Ora corteggiava la moglie di un
conducente di tram, e la portava a fare lunghe passeggiate
in buggy fuori citt. Cromwell si avvi un giorno
alla Hagen and Company, Grossisti di Uova e Burro,
e preg il suo amico di rinunciare a questi passatempi
imprudenti; quando si accorse che Hagen gli rispondeva
seccamente, Cromwell gli volt le spalle perch
l'amico non vedesse fino a che punto i suoi occhi erano
offesi.
Poco dopo apparve in prima pagina la fotografa di
una carrozzella tutta forata dalle fucilate di un conducente
di tram. Hagen era all'ospedale, e mentre
Cromwell gli reggeva una mano, il ferito, che sapeva di
dover morire, cantava: Ges Cristo  mio, Ges Cristo
 mio.
Nemmeno due settimane dopo un fulmine colpiva il
locale dell'Ottava Strada, 16 Est. Il Kansas City Star
portava la notizia di un'altra sparatoria. Mentre usciva
da una stanza di albergo con una valigia e il cinturone
porta-denari di un cow-boy, Emma Moneysmith era
stata uccisa a colpi di pistola.
La morte di Emma lasci una lunga contusione
nell'anima di Lizzie.
Un giorno apparve sul giornale la fotografa di un
veggente deceduto che sembrava un grosso sacco pieno
di reliquie sante; ogni tratto era canonizzato dalla
contemplazione. Il bambino, con lo sguardo fisso sul ritratto,
studiava quella barba come di piume grigio-bianche,
quel labbro inferiore scabro e vigile, quel naso
sregolato a forma di patata. Lo scrittore morto si chiamava
conte Lev Tolstoj, e il bambino fu tanto colpito
dalla morte di questo saggio, di cui non aveva mai sentito
parlare, che domand incuriosito : Chi era Lev
Tolstoj?.
Lizzie era ancora sotto il bruciore della sua infame
associazione con Harry Cohen, quando un tale chiamato
Popkin, comproprietario di un'oreficeria sulla
Main Street, divenne cliente assiduo della sua poltrona.
Indossava corretti completi di lana pettinata
intonati ai capelli rosso-castani che orlavano il suo
collo curato. Sembrava netto e rifinito, come se fosse
stato calvo; se avesse avuto pi capelli sulla testa qualcuno
avrebbe potuto credere che portava un parrucchino.
Popkin era sposato, separato dalla moglie. Progettava,
cos disse a Lizzie, di comprare diamanti in
Palestina e farli entrare di contrabbando negli Stati
Uniti; con un piccolo capitale sarebbe diventato ricco.
Popkin, diversamente da Harry Cohen, era un uomo
onesto, di princpi; chiese la mano di Lizzie, e lei
accett. Non appena gli venne concesso il divorzio,
Lizzie e lui si sposarono e presero un ampio appartamento
in Fountain Place, dall'altra parte di Forest
Street, dove abitava Stedna in una casa di legno sgangherata.
La prima moglie di Popkin gli chiedeva continuamente
del denaro, e cos costui disse a Lizzie che gli
conveniva recarsi a Gerusalemme subito. Era certo che
in questo modo la sua prima moglie si sarebbe messa
l'anima in pace, e dopo il suo ritorno non avrebbe dato
loro pi fastidio. Lizzie gli consegn tutti i suoi risparmi
e perfino vendette l'anello e la spilla di diamanti
per procurargli altri contanti.
Popkin sapeva di essere un sempliciotto nelle mani
di una donna, e questa volta decise di essere astuto:
trasfer la sua met del negozio di oreficeria al socio,
un uomo che non l'aveva mai ingannato. And da un
notaio per farsi stendere un documento cos ingegnosamente
concepito da non permettere n a Lizzie n
alla prima moglie di mettere le mani sulla sua parte
del negozio, durante la sua assenza.
Per sei mesi Lizzie non ricevette alcuna lettera di
Popkin; alla fine ritorn portandole due coperte da
letto ricamate d'oro, con le loro federe per i cuscini,
un vestito di pizzo e un pappagallo di Gerusalemme
che sapeva dire tre parole in ebraico, dopo di che
chiamava Popkin per nome: Alef, bet, gimel... Popkin!.
Quando and a trovare il socio nel negozio, Popkin
ricevette l'ordine di uscire dal locale immediatamente,
altrimenti avrebbero chiamato la polizia. Dopo questa
disgrazia, riprese la vita in comune con la sua prima
moglie ed entr in qualit di commesso in una ditta
di vestiti usati. Lizzie avrebbe potuto denunciarlo e
fargli sequestrare lo stipendio, ma per lei Popkin era
un uomo pi debole che cattivo; tuttavia, un nemico
confermato  sempre pi degno di fiducia che non un
amico pavido, ed  molto meno pericoloso.
Si fece concedere il divorzio e di nuovo fece sapere
che lei era una nobile vedova dedita al lavoro e in
grado di reggere ben alta la testa dovunque andasse.
Tutti rispettavano una vedova; poich era da supporre
che suo marito era morto, la consideravano allo stesso
tempo sfortunata e casta. Che c' in un nome?, tutti i
poeti si sono domandati. Tutto.
Lizzie, amareggiata e malata, considerava questo incidente
un'altra lezione di esperienza. Credeva che un
bel giorno, ormai accuratamente istruita dalle esperienze
disastrose, sarebbe stata in grado di far fronte
a qualsiasi difficolt. Con la met, per lo meno, del
cuore decise di rinunciare a ogni pensiero di felicit.
Che altro le rimaneva se non pane, burro e rispetto?
Si poteva essere nobile tagliando capelli e sbarbando
uomini? Nietzsche, il quale non annoverava pi disgrazie
che Lizzie, fece un patto simile con la propria
anima montagnosa: Non lotter pi per la felicit,
ma soltanto per il mio lavoro.
Lizzie cerc rifugio nell'ascetismo della fatica quotidiana,
ma aveva sempre appiccicato addosso quel ragazzino.
Anche per se stesso egli era un fardello di
Tiro. Sentiva tutti i ribrezzi del suo ambiente, senza
trarne la salute che un posto definito rappresenta. Abbisognava
di una lunga tregua libera dai simboli erotici.
Negli ultimi mesi, una delle poltrone della barbieria
era andata alla signora Hickman, e sua figlia, Venus,
gli aveva dato il colpo di grazia. I suoi vestiti di
seta ferivano l'intero sistema nervoso del ragazzino.
Heine ha confessato che, da bambino, gli capit una
volta di svenire perch una ragazzetta di dieci anni era
entrata nell'aula mentre lui recitava una poesia.
Una sera, le barbiere se ne erano gi andate, Lizzie
era occupata a cambiare l'acqua delle sputacchiere
macchiate di tabacco, quando sent che si apriva la
porta e qualcuno domandava:  troppo tardi?.
Non  mai tardi per lavorare; si accomodi.
Questo cliente era un buontempone grasso e piccolo
di statura, dai capelli biondi e piatti, dagli occhi grigio-azzurri
come il fiume. Era il capitano del Chester,
un battello da carico che faceva il servizio tra St. Louis,
Kansas City e New Orleans. Mentre Lizzie gli tagliava
i capelli, l'uomo le spiegava l'anatomia del Missouri,
le sue secche e i banchi di sabbia, e lei non riusciva
quasi a credere che fosse possibile conoscere cos intimamente
il corpo d'un fiume.
Lizzie mise da parte le sue forbici, sistem la cote
e la macchinetta nel suo astuccio di strumenti, mentre
il capitano Henry Smith indugiava sulla panca. Poi se
ne andarono per l'Ottava Strada e presero un icecream soda
nella bottega di Jenkins il tabaccaio.
Il capitano arrivava in citt ogni tre-quattro settimane.
Guadagnava duecentocinquanta dollari al mese,
oltre alla cabina, vitto e bucato - tutto ci rappresentava
uno stipendio favoloso - e aveva beni immobili a
Louisville e case a St. Louis. Da giovane si era dedicato
pure al teatro di variet: ballare, raschiare il mandolino
e cantare i rags dei primi tempi. Grasso, ma non
flaccido, sudava copiosamente; quando gli rimanevano
appiccicati i pantaloni alla panca della bottega,
e il bambino gli si appoggiava contro, il capitano
Henry Smith diventava molto irritabile e chiedeva al
bambino di provare a reggersi da solo. Gran parte del
piacere che sentiva il capitano Smith nelle sue visite
a Lizzie veniva annichilito dal bambino, il quale gli
camminava sulle scarpe lucidate, gli tiracchiava le
maniche della giacca o semplicemente si appoggiava
su di lui. Se non avesse mai preso le spalle carnose e
sudate di Henry Smith per bastione, l'intera vita del
bambino sarebbe stata diversa.
Il capitano era un allegro compagno per Lizzie; gli
piaceva avere a tavola una bistecca con sottaceti all'anice
e una bottiglia di birra. Faceva tutto in stile tondo e
grasso; la sua andatura era pesante e rotonda e i suoi
sonni lunghi, rumorosi, orbitali.
Lizzie, dopo il suo divorzio, era tornata all'appartamento
dell'ttava Strada; quando il Chester approdava
al molo di Kansas City, il capitano Smith alloggiava
in casa sua. Lei gli faceva da mangiare, gli lavava i calzini
e le mutande... e aspettava che chiedesse la sua mano.
Nel frattempo, quando era sdegnata e di cattivo umore,
componeva una breve declamazione, piena di rancore,
allo scopo di recitargliela. Lui era diventato il
suo pensionante pi importante, ma oltre all'acquisto
di qualche sacchetto di frutta e di qualche gelato, non
le pag mai niente. Lei non voleva umiliarlo, dirgli
per esempio che lo stava mantenendo; nemmeno lui
aveva voglia di parlare di cose spiacevoli e perci non
se ne parlava. Ma non di meno il capitano riusciva a
discernere l'orazione sulle labbra di Lizzie, ne sentiva
perfino le parole: Mi ascolti, capitano, cosa intende
propormi di concreto? Sono forse il suo cuoco e la sua
lavandaia? Non le sembra, caro signore, che io meriti
un po' pi di gentilezza? Con me  inutile fingere, patti
chiari amicizia lunga.
Quando vedeva la bocca rigida di Lizzie e capiva
quel che le passava in mente, le dava una leggera gomitata
alle costole, si sedeva al pianoforte, che suonava
a orecchio, e cantava una delle sue assurde canzoni
sensuali :
Quell'ultimo bacio era un capolavoro, amore,
troppo buono per una principiante, amore;
qualcuno sar stato qua
da quando me ne sono andato...
Troppo tardi, Lizzie scopr che il capitano Henry
Smith era eccessivamente tirchio. Come mai era caduta
di nuovo in una simile trappola? Santo cielo, vuol
dire che l'esperienza non ci offre mai altro che la voglia
di una nuova delusione, che poi, per salvare la
stima che sentiamo per noi stessi, vorremmo credere
diversa da quella precedente?
Avesse provato a farsi bella per lui, forse quella sua
inclinazione alla tirchieria si sarebbe modificata; ma
Lizzie credeva di aver gi fatto abbastanza per un uomo,
una volta che si era spogliata. La sua forza naturale
costituiva tutto il suo armamento di seduzione; i bei
vestiti sono uno dei sette peccati capitali. Inoltre, ogni
donna in grado di soddisfare un uomo  una bellezza.
Il traffico fluviale sul Missouri diventava sempre pi
fallimentare, e il Chester venne messo a riposo. Il capitano
Smith, pi o meno messo a riposo anche lui, non
faceva quasi altro che trasferirsi in pantofole dalla
stanza da letto alla cucina. A volte non era nemmeno
capace di portare il cestino delle provviste dalla bottega
del droghiere fino all'appartamento. Lizzie protestava
che lei non era in grado di sollevare niente, e
quando era stanca, dover alzare le braccia poteva rovinarle
la vescica. Lui fingeva di non ascoltare queste
proteste; e poi, in realt era abbastanza sordo da un
orecchio e camminava accanto a lei sempre dalla parte
dove non sentiva niente.
Bench la sua vita fosse un'umiliazione ininterrotta,
Lizzie non sapeva come fare per recitare il suo pezzo di
oratoria sul matrimonio, n come reagire agli inganni
e alle circonlocuzioni del capitano. Lui aveva fatto capire
che se Lizzie fosse riuscita a togliere di mezzo il
bambino - in modo che si andasse ad appoggiare altrove
- allora si sarebbe potuto combinare qualcosa
insieme. A trentotto anni, lei era ormai sicura che se
Henry Smith non la sposava, poteva considerarsi morta
e seppellita.
Philip Schier, un grossista di whisky in Delaware
Street, aveva una volta accennato al fatto che egli era
membro del comitato di un orfanotrofio a Cleveland.
Dopo una lunga conversazione con il signor Schier,
Lizzie decise che era giunto il momento di allontanare
il bambino dai cattivi esempi della strada.
Alla stazione la sua faccia era un migliaio di fiumi
di dolore; urtava contro la folla che gremiva il marciapiedi
rigirandosi e torcendosi come se l'avessero
legata coi propri nervi. Si sentiva venir meno dalla
paura che il suo bambino non trovasse posto sul treno.
Lui premeva la faccia contro il vetro del finestrino
e vedeva la pelle sciupata della madre. Lei era la
sua sola brocca d'acqua e boccone di pane, il nutrimento
immateriale che ci serve quando siamo nel deserto.
Come san Gerolamo, la madre si colpiva il petto
con un sasso. Non aveva mai pensato alla possibilit
che suo figlio dovesse separarsi da lei. Mandarlo via era
per lei un altro modo di sollevare la propria vita pesantissima,
come Sisifo sollevava la pietra per farla risalire
fino in cima alla montagna, pur sapendo che sarebbe
rotolata gi di nuovo. Che altro poteva fare lei
col bambino, con la propria vita, con la pietra?

 Capitolo 3.

Perch nulla  pi facile da trovare che le
Scille abbaianti, le Cleno affamate e i lestrigoni
divoratori di uomini, e mostri simili
grossi e incredibili. Ma trovare cittadini governati
da leggi buone e sane,  cosa estremamente
rara e difficile.
SIR THOMAS MORE

Nell'aprile del 1912, a undici anni, il bambino divenne
convittore dell'Orfanotrofio ebraico di Cleveland,
altrimenti chiamato la Citt del Bosco. Nessuna
legge spartana poteva essere pi austera del regolamento
di questo orfanotrofio. Il regime era marziale; Scipione,
che costringeva le sue truppe a mangiare in piedi
cibi crudi, avrebbe trovato di suo gradimento questi
poverelli che si alzavano ogni mattina alle cinque e
mezzo come se dovessero approntarsi a una marcia
forzata.
C'era un dormitorio per i ragazzi da una parte di
quel casermone a quattro piani, e uno dall'altra parte
per le ragazze. La lunga sala che divideva i due dormitori
era custodita dai sorveglianti affinch i due sessi
rimanessero rigidamente separati.
L'edificio principale era costruito in quello stile
classico, tipico degli ospizi, riformatri e luoghi simili
di carit punitiva nella prima decade del secolo. C'era
un edifcio scolastico, staccato, tutto di mattoni come
il fabbricato principale, con una scala cabbalistica che
saliva fino a un grande attico, sul terzo piano, dove i
ragazzi giocavano a basket. C'erano due infermerie,
vicino alla facciata posteriore del fabbricato principale.
Una era per le malattie comuni, pleurite, rachitide,
tisi, tosse, appendicite, impotenza intellettiva... e morte.
L'altra era un ricovero per malattie contagiose.
Inoltre c'era una lavanderia a vapore attigua alla sala
delle macchine, e dietro a questa un orto dove si
coltivavano rape e cavoli vari; non c'erano piante con
fiori, perch considerate le pi effeminate tra le piante
e accuratamente vietate agli occhi dei bambini.
I campi da gioco in fondo somigliavano alla bandiera
fuligginosa di Acheronte nel poema di Milton.
Si estendevano fino all'orlo del ripido burrone incenerito
che faceva una stretta curva verso un Tofet paludoso
coperto da cespugli gobbi e more selvatiche amare,
tutta buccia. Al di l degli sterpeti c'era uno stagno
vicino a una fila di vagoni-merce in uno scalo secondario
accanto ai serbatoi della Standard Oil. Tutto questo
era tanto sacro per i bambini quanto i fiumi
Merrimac e Winnipiseogee per Thoreau.
Alcuni bambini venivano ammessi nell'orfanotrofio
all'et di due anni e mezzo. Questi venivano chiamati
i piscialletto e dormivano in una sala assai pi ridotta;
i loro materassi erano coperti da lenzuoli di gomma.
La signorina Price era a capo di questo dormitorio dei
pi piccoli. Diceva di essere in grado di sapere, non
appena arrivava il novellino, se era di quelli che pisciano
a letto o no.
All'alba un bidello attraversava di corsa il dormitorio,
seguito da un paio di sorveglianti gridando : Su,
fuori tutti dal letto!. I sorveglianti si precipitavano
sui lettini e strappavano via le coperte. Nessuno voleva
rimanere con le natiche nude all'aria, in gennaio,
alle cinque e mezzo del mattino; non di rado uno dei
sorveglianti buttava gi qualche bambino dal letto,
per incoraggiarlo. Nel lavatoio c'erano due lunghe vasche
a canalone, di pietra di talco. Ciascuno dei bambini,
nudo fino all'ombelico, con la camicia azzurra,
le mutande e le bretelle che gli cascavano, si sistemava
davanti a un rubinetto, si lavava la faccia e il corpo
con acqua gelida e si strofinava i denti col sapone
Ivory. Accanto al lavatoio c'erano i cessi, ognuno separato
dall'altro mediante un tramezzo di legno; questi
cessi erano senza porta, per impedire che gli orfani
si lasciassero andare a pratiche masturbatorie o rimanessero
tanto a lungo da farsi venire le emorroidi.
Poi gli orfani rifacevano i letti, si pettinavano, e
scendevano di corsa al pianterreno. Qui c'era la sala
dei giochi; c'erano lunghi banchi di legno rozzo con
sotto delle casse. Ogni cassa portava un numero, che
diventava l'identit del ragazzo finch questi non lasciava
l'orfanotrofio. Se il bambino parlava o rideva, il
bidello o il sorvegliante gridavano: Numero 92, silenzio!.
In queste casse gli orfani serbavano del lucido
per le scarpe, palline di vetro, sfere da cuscinetto,
paste Washington rafferme o ciambelle rubate dal
fornaio Becker in Woodland Avenue. Di mattina i ragazzi
tiravano fuori le loro spazzole, ci sputavano sopra
e le ficcavano nei barattoli di lucido. Quando un miope
della quinta classe o un mezzo orfano deficiente
occhialuto sputavano sulla propria camicia o sui pantaloni
del ragazzo accanto, qualcuno lasciava scappare
una risata e ne veniva fuori una baruffa.
Tutti indossavano la giacca grigio-topo dell'orfanotrofio,
pantaloni stretti e dritti che scendevano fino ai
ginocchi e calzettoni di lana a coste. Non avevano cappotti
n berretti, e spesso uscivano a giocare fuori in
camicia, per poi tornare, con le orecchie diventate
azzurre, a sedersi sui tubi caldi dei termosifoni. In
tutte le finestre c'erano sbarre di ferro, e due sorveglianti
stavano accanto alla porta perch nessuno uscisse
dalla sala dei giochi se non per dirigersi incolonnati
verso l'edificio scolastico, oppure a giocare per un'ora
all'aperto dopo le quattro del pomeriggio. L'orfanotrofio
era chiuso da un alto recinto di legno; davanti
al fabbricato fatiscente in mattoni rossi c'era un praticello
ben tenuto e una fontana che impressionava
gradevolmente la gente che passava per strada; tuttavia,
questo prato era verboten, e gli orfani potevano
camminarci sopra soltanto in occasione del primo e del
secondo picnic d'estate. Chiunque venisse sorpreso a
scalare il recinto, si prendeva cento cattive note e rimaneva
rinchiuso per una settimana. Se un orfano si
comportava bene per un anno di seguito, e non aveva
preso nessuna cattiva nota, riceveva una gratifica di
due dollari, che poteva spendere nei gi citati primo e
secondo picnic, oppure nell'unica occasione in cui venivano
portati per l'intera giornata alla spiaggia Euclide.
Alle sei e mezzo, uno dell'ottava classe leggeva le preghiere
ebraiche e tutti i ragazzi, in piedi davanti al
banco con la cassa numerata, cantavano a voce alta la
loro prece. Alcuni dicevano : Baruch atah Adonai
Elohenu, altri farfugliavano la prima parola che veniva
loro in mente; due bidelli percorrevano le file, su
e gi, per scoprire i profani che storpiavano le preghiere
del Signore. Alle sei e quaranta salivano in
doppia colonna per le scale, diretti al refettorio; due
ragazze, distaccate a far le sguattere in sala da pranzo,
aprivano le porte, e tutti entravano e si sedevano a tavola;
lunghe tavolate che ricordavano le assi su cavalletti
di un imbianchino. I ragazzi dicevano che erano
tavole per carcerati. Da un canto della grande sala sedevano
duecento ragazzine, e dall'altro duecento maschi.
C'erano quattro bidelli per mantenere l'ordine
tra i maschi, ma soltanto due per le femmine, che in
ogni caso non venivano considerate orfane bona fide,
perch erano buone, tranquille e inoltre aiutavano in
refettorio. Nessun ragazzo poteva avvicinarsi al refettorio
se non per i pasti, e tutti i maschi covavano il
massimo disprezzo per quelle femmine ipocrite, alloggiate
dall'altra parte dell'orfanotrofio, che ricevevano
sempre da Christine, la cuoca polacca, una mela o un
panino imbottito in pi.
Le autorit dell'orfanotrofio osservavano severamente
le tradizioni della casa; se scoprivano che un ragazzo
aveva parlato con una ragazza, lo portavano gi nel
burrone, oppure al pianterreno quando i bidelli erano
a tavola, e l lo picchiavano. Questa era stata l'abitudine
per settantacinque anni, e nessuno dei ragazzi
grandi era disposto a tollerare tali indulgenze; come
potevano sperare di essere forti abbastanza da vincere
gli irlandesi, se lasciavano che i ragazzi avessero contatti
con le ragazze?
La prima colazione cominciava con una breve preghiera;
poi seguiva un tumultuoso strascichio di sedie,
il tinnire di cinquecento piatti e bicchieri di latta, o il
rancore di qualcuno che si considerava depredato:
Ehi, quello l  il mio piatto di pappa, ladro!. I
ragazzi odiavano l'avena cotta della prima colazione,
che veniva servita senza latte n zucchero in piatti di
ferro smaltato, mal ridotti; la chiamavano pappa. Se
un ragazzino vomitava a tavola lo consideravano una
vera minaccia poich, dicevano, richiamava fin troppo
in mente che la pappa stessa sembrava un vomito. Il
caff era uno sporco rimasuglio liquido di vecchi fagioli
neri macinati e acqua calda, privo anch'esso di
latte e di zucchero. Ogni ragazzo riceveva inoltre una
fettina o crosta di pane nero raffermo, molto leggermente
unta di oleo-margarina. Ai ragazzi che sembravano
tubercolotici spettava una tazzina di latte. Ci
volevano su per gi tre minuti perch i ragazzi consumassero
la loro colazione; dopo di che diventavano
irrequieti e si gettavano palline dure di pane da un
tavolo all'altro, oppure, se uno di loro era di cattivo
umore, o semplicemente si sentiva morire dalla fame,
dava una spinta al ragazzino accanto e gli diceva: Andiamo
nella sala dei giochi; ti sfido a batterti con
me.
Quando arriv il figlio di Lizzie, il Numero 92, con
una camicia rosa, un cappello panama e calzini avana,
i pi grandi, quelli della settima e dell'ottava, dissero
che se le autorit dell'istituto erano cos folli da spendere
i loro soldi e rovinare il bilancio dell'annata per
mantenere un imbecille come quello, tanto valeva che
si dessero per vinte e chiudessero l'orfanotrofio.
La brutalit era un altro dei feticci dell'orfanotrofio;
i ragazzi pi grandi maltrattavano quelli pi piccoli.
Non sapevano muoversi nel campo degli affetti, e
non avrebbero mai toccato un altro se non per punirlo
o fargli del male. La mano  pi rivelatrice della faccia,
che rimane sempre un enigma. Esternamente una
persona pu somigliare a Giacobbe e internamente a
Esa. Il figlio di Lizzie era un novellino, per quel che
riguardava i pugni, e il dialetto dell'orfanotrofio lo intimidiva.
Perfino i nomi dei compagni gli sembravano
altrettanto esoterici quanto il Pirke Aboth: Barattolo,
Prugne, Gambero, Bah, Forza, Balaam Testa d'osso,
Mos Pappa Tate, Phineas Testa di cocomero, Testa
di melone, Testa di Sachem...
Il Numero 92 scrisse a sua madre; voleva che lo riportasse
a Kansas City dove poteva correre per le strade,
ascoltare il canto delle cicale le sere calde di autunno
o sentire il tram di Troost Avenue che faceva
rumoretti liquidi contro le rotaie mentre varcava una
grata di ferri con erbacce intrecciate e girasoli. Anni
dopo, il Numero 92 fu in grado di capire il detto di
Kierkegaard : La folla  menzogna, perch a undici
anni era stato scagliato, bambinello magro e dal vomito
facile, nel mezzo di un gregge infame. Moriva dalla
voglia di stare accanto alla madre. Non era uno stoico
e pianse, perch se la sentiva di piangere soltanto, e
all'et di undici anni una delle poche illusioni che gli
rimanevano era questa: che uno poteva fare quello
che voleva.
C'era un giorno solo della settimana per scrivere
lettere. Quel giorno gli orfani potevano scrivere allo
zio o alla zia di Milwaukee, oppure al cugino di St.
Paul, ma c'erano molti che vivevano nell'orfanotrofio
fin dalla prima infanzia e che non avevano un'anima in
questo mondo che si curasse di loro. Le lettere in arrivo
dovevano essere aperte dal Sovrintendente, per
vedere se per caso non contenessero una monetina...
rapidamente confiscata. Il contenuto di tutte le epistole
veniva letto e sottomesso a censura; se un orfano
scriveva che la Weisenhaus era un riformatorio, cancellavano
tutta la frase, e il traditore che aveva sparlato
del Sovrintendente, del Comitato dei direttori o del
cibo riceveva da cinquanta a cento brutte note. In
caso di recidiva, gli si vietava il primo picnic e perdeva
il privilegio di uscire a passeggiare, come tradizionalmente
designavano la giornata di svago alla
spiaggia Euclide, con qualche signora filantropica da
Shaker Heights o Chagrin Falls.
I pranzi erano sempre gli stessi: luned era il giorno
del gulasch; marted un bollito tendinoso e tiepido
con dentro un pezzo di grasso vecchio come l'alluce
di Matusalemme. Mercoled, ogni due settimane, distribuivano
i biscottini con l'uva passa. Questa era
una benedizione dietetica e anche motivo di grandi litigate
tra gli orfani. I mangiatori onesti e degni di fiducia
consumavano subito i loro biscotti con l'uva
passa, ma c'erano invece certi avari alimentari che lentamente
estraevano l'uva dai biscottini e l'ammucchiavano
sull'orlo del piatto; poi spezzavano i biscotti in
pezzettini minuti, per farli durare finch si avviavano
tutti alla sala dei giochi. Questi usurai del cibo godevano
di cattiva fama.
Due volte al mese, ogni ragazzo riceveva un paio di
salsicce; queste venivano poi vendute nella sala dei
giochi, al prezzo di un centesimo l'una. Negli anni della
guerra salirono fino a tre centesimi l'una, il che provocava
lunghe discussioni sull'ingiustizia dei prezzi di
guerra. Il gioved c'era l'umido coi piselli. Raggiunto
il traguardo del gioved, tutti morivano ormai dalla
fame, ma c'era sempre qualcosa che rovinava il pranzo;
o capitava il gulasch, o capitava l'umido coi piselli, o
capitava semplicemente che uno dei ragazzi vomitava
a tavola non appena gli orfani avevano finito di chiedere
la benedizione del Signore. Il modo migliore di
dare inizio a una baruffa era versare del gulasch oppure
dell'umido coi piselli nel piatto di un altro ragazzo.
Tutti aspettavano vogliosamente il Kuchen del venerd
sera. Un bambino della prima poteva comprarsi
la protezione di un guappo anziano per un Kuchen al
caff. C'erano pure dei tesoreggiatori di Kuchen che
poi passeggiavano per la sala dei giochi spezzando il
loro dolce al caff mentre gli altri pattinavano su rotelle,
intrecciavano catene di crine seduti sul davanzale
della finestra o contavano i giorni che mancavano
alla confermazione, al solo scopo di dimenticare la loro
fame. La domenica sera, quando servivano le prugne
cotte, bastava che un orfano depresso dicesse al suo
compagno di mensa : Credi di essere gran cosa? Sei
sicuro di essere vivo? perch ne scaturisse una lite
alla prugna.
Il cibo veniva bollito, o piuttosto buttato nell'interno
di immense pentole di ferro. Christine, la capocuoca,
era considerata responsabile di tutte le sofferenze
delle loro gole. Nessuno toccava la zuppa al pomodoro
di mezzogiorno, solo perch un orfano giurava
di aver visto che Christine si era fatta un taglio al dito
con il coltello da cucina e poi aveva lasciato scorrere il
sangue nella pentola.
Una volta all'anno c'erano uova, per la Pasqua. Le
uova di Pesach, i biscottini e il Kuchen venivano di
solito venduti o dati in cambio di favori speciali dei
sorveglianti, o dei buoni servigi di un ragazzo pi
grande. Il giorno di Jom Kippur, che era il giorno dell'espiazione
e del digiuno, non appena calato il sole,
ognuno dei ragazzi riceveva un pezzettino di pollo. Anche
se nemmeno lo stesso Saturno avrebbe potuto offrire
loro un premio pi prezioso, gli orfani odiavano
tuttavia il grande giorno sacro. Gli antichi ebrei si recavano
al muro del pianto di Gerusalemme a cercare
sollievo per la loro afflizione; i ragazzi, costretti a rimanere
seduti sulle loro panche oppure nella sala delle
preghiere, andavano continuamente al gabinetto. Era
un sacrilegio bere dell'acqua, ma nessuno aveva asserito
che fosse poco ortodosso farla uscire dal corpo. Il
sabato non era meno spiacevole dello Jom Kippur; la
mattina del sabato andavano tutti in cappella, quel che
bastava a rovinare una buona giornata. Che motivo
avevano gli orfani per pregare? E per che cosa dovevano
ringraziare Iddio? Per l'immondo vitto di Christine,
o per il fatto di non avere parenti sulla terra?
Erano destinati a rimanere per sempre senza famiglia,
col cuore menomato?
Quando arrivava l'ordine di aprire il libro degli inni
a pagina 98, i ragazzi delle prime file urlavano:
Dio umilia i superbi, e quando cominciavano il
secondo verso, ed esalta gli umili, Barattolo, Bah,
Pummy e Gambero introducevano spille da balia, tra
le fessure dei banchi, nelle natiche di maniaci religiosi
come Secchio De Groot e Rosetto che sorvegliava gli
usci, finch non finiva tutto in un baccano terribile.
Il dottore si portava una mano sul cuore malato, e
Simon Wolkes, aiuto-sovrintendente, gridava la sua
intenzione di espellere l'intero orfanotrofio. Le ragazze
sedute dall'altra parte della cappella cominciavano a
piangere. Bianche Reinitz, che era brava per i componimenti,
li chiamava atei, e i ragazzi, con gran ribrezzo,
rispondevano: Sta' zitta, tu.
I guappi, Max Lewis, Barattolo, Prugne, Hans, e
perfino Rosetto, che aveva letto Silas Marner, uscivano
di nascosto la sera, quando i bidelli erano a tavola, si
arrampicavano sino al finestrino sopra la porta della
dispensa e rubavano pane e mele. Una ghiottoneria
rurale era una fetta di pane nero con grandi buchi,
chiamati Gimmels, riempiti di melassa. Oppure si calavano
in cucina e rubavano un sacco di patate crude,
che poi portavano gi al burrone per mangiarle arrosto.
Ogni escursione del genere costituiva un giubileo,
perch tutti gli angoletti del crepaccio erano luoghi
sacri.
Nei primi cinque anni dopo la confermazione, gli
ex alunni erano soliti ritornare all'orfanotrofio; e quale
tristezza non sentivano i loro occhi nel vedere che il
colle, il burrone dove facevano arrostire le patate e il
crepaccio curvo che portava al filo d'acqua attiguo ai
vagoni-merce sui binari morti e i serbatoi della Standard
Oil si erano rimpiccoliti tanto. Cos meschina
era dunque la loro infanzia? Perch tutto si rimpiccolisce
quando diventiamo adulti?
Prima di tornare al dormitorio ognuno si toglieva
i triboli dall'uniforme; i ragazzi li chiamavano le
spie del Dottore. Quando i bidelli o il Sovrintendente
scoprivano questi triboli attaccati ai pantaloni o
alle calze di un orfano, l'indiziato veniva cancellato
dall'elenco d'onore, e questo voleva dire che perdeva
i suoi dollari di premio e doveva rimanere nella sala
dei giochi durante il primo o il secondo picnic. Inoltre,
non poteva uscire a passeggiare.
Se un ragazzo veniva scoperto troppo spesso coi triboli
attaccati ai panni, lo espellevano e lo rimandavano
a Newport, Minneapolis, Wichita o Kansas City, a
casa di qualche parente lontano, o semplicemente a cavarsela
da solo in una citt vuota, senza parenti di sorta.
Il terreno dell'orfanotrofio, le sue ceneri, i suoi fabbricati
fatiscenti, il prato verboten e la fontana ammutolita
davanti all'ingresso, rimanevano per sempre
nelle loro radici infantili distrutte. Feriva la loro mente
storpiata l'idea di doversi separare dalla Casa. Reietti,
non avrebbero mai smesso di udire il fischietto
del bidello e il suo urlo: Silenzio, adesso! mentre
Secchio De Groot saltava da una panca di legno all'altra
per sfuggire Bah, Barattolo o Pummy, gridando:
Finitela subito o chiamo il sorvegliante. Non avrebbero
mai dimenticato la seconda avvertenza del bidello:
Ordine, adesso! mentre ognuno si sedeva nel
banco che portava il suo numero, piegava le mani e si
sforzava per tenersi dritto.
Essere espulso era un'infamia incancellabile. Fin dalla
quinta classe ogni ragazzo cominciava a contare i
giorni che gli mancavano per la confermazione; eppure
nessuno pianse mai presso le fiumane di Babilonia
pi di quanto potesse piangere un orfano condannato
all'espulsione. Nato per l'esilio, non avrebbe mai
avuto i suoi pantaloni azzurri di lana pettinata, n
avrebbe cantato con i suoi compagni di confermazione,
davanti alla Tor, il canto di riverenza: Padre,
guarda i Tuoi figli supplici.
Dopo la confermazione, una volta fuori dell'orfanotrofio,
non gli sarebbe sembrato anche questo un fantasma?
O forse la sua sofferenza era tanto spietata da
far s che un'intera esperienza di intorpidimento potesse
cancellare ci che chiamiamo il mondo materiale?
Tutti i momenti critici sono identici. Quando il
dolore  assoluto, o intollerabile, rassomiglia al piacere
pi intenso. Ma nulla esiste realmente, poich nessuno
 in grado di fare alcunch con i propri ricordi, n di
prendere possesso di una sola sensazione, per quanto
immensa fosse questa in origine.
Tutti i ragazzi incidevano il loro nome o le loro
iniziali sui banchi di legno, li dipingevano sulle pattumiere
di ferro galvanizzato, sul coperchio della tazza
o sui tramezzi dei gabinetti; oppure li intagliavano
sul carro del giardiniere. La mente traviata di Ulisse
non bram una tomba nobile pi di quanto quei paria
non desiderassero lasciare i loro nomi imperituri nella
lavanderia, sui banchi scolastici o tutt'attorno alla palestra
di basket dell'Orfanotrofio ebraico.
Quando un ragazzo veniva espulso, gli altri lo aiutavano
a fare un pacco con le sue palle di vetro e di
agata, le sue sfere da cuscinetto, un laccio da scarpe, un
ferro di cavallo e un pezzo di torta rafferma, avvolti in
un fazzoletto colorato o in un sacchetto di carta. L'esiliato
piangeva, oppure nel massimo silenzio pregava
Iddio che lo perdonasse e benedicesse Testa di cocomero,
Prugne, la Scimmia Bergman, Mos Pappa Tate,
Balaam Testa d'osso, Gambero, Bah, Pummy, Secchio
De Groot e Frank Lewis. Erano tutti accattoni, ma
non meno immortali di Caleb, Gedeone e Debora la
profetessa, che usciva col tamburino a cantare davanti
all'arca.
Neppure riuscivano quegli odiatori di femmine
a escludere le piagnucolone in gonnelle con le loro
mutande di lana, calze a coste e vestitini azzurri da
carcerate, che sembravano discendenti delle figlie strabiche
e grinzose di Tersite. Come erano scarse quelle
che avevano un petto! Salomone avrebbe detto di loro:
Abbiamo una piccola sorella la quale non ha ancora
mammelle. Il dormitorio delle ragazze era il
Walhalla clandestino degli orfani. Ammettendo che
uno dei maschi venisse esiliato a St. Paul o a Fargo
nel North Dakota, come avrebbe fatto poi a sopportare
il mondo senza una di quelle Veneri della Weisenhaus? Nessuna
di loro avrebbe preso per marito un
espulso. Costui sarebbe caduto per sempre in disgrazia
agli occhi di Gizella, di Mary Brown da North Yakima,
Washington, di Ida Lewis da Detroit, di Bianche
Reinitz, delle belle sorelle Mann e di Beulah Bull, le
cui mobili belanti mammelle si erano accucciate un
giorno nelle mani di Harry Kato; il quale per venne
sorpreso da Simon Wolkes, secondo Sovrintendente
dopo il Dottore, e rispedito a Los Angeles.
I ragazzi dell'Orfanotrofo ebraico spesso scavalcavano
il recinto di assi alto due metri e mezzo per andare
dal fornaio Becker in Woodland Avenue, che loro
chiamavano il Boulevard dei carretti. Cinque ciambelle
rafferme costavano due centesimi; una torta Washington,
vecchia di tre giorni almeno, un centesimo; e
mezza dozzina di panini alla gelatina di frutta, dell'altro
ieri, tre centesimi. A volte arrivavano dal fornaio
sette orfani insieme, e mentre due di loro fngevano
di credersi in cartoleria o dal caramellaio, e chiedevano
matite, quaderni, gelati o caramelle dure, al solo scopo
di esasperare il vecchio Becker, gli altri scappavano
nel frattempo con un intero vassoio di pasticcini.
Certi ragazzi avevano grossi foruncoli sul collo, sulle
guance e sul mento, nonch apostemi - che loro
chiamavano bitorzoli di Becker - sulla testa. Per
anni, molti di loro pativano queste infermit cutanee,
specie sulla testa, che venivano unte di Unguentina e
avvolte in garze bianche. I pidocchi erano molto diffusi,
e le due infermiere dell'orfanotrofio si davano molto
da fare con il pettine ftto. Una scarica continua di
muco colava dai nasi dei magrolini della terza. Forse
Gabriele, Michele, Raffaele e Uriele li avevano dimenticati?
Perch Abramo, che vide gli angeli mentre dormiva
sotto le querce di Mamre, godette di una benedizione
negata a quei poveri diavoli abbandonati?
Urla, o Heshbon!, perch Ai  in rovina; corri di qua
e di l tra le siepi. Io canto il canto del fungo. Sono
argilla, polvere e vermi, ma non vi dimenticher, o voi
che avete sopportato il muschio della palude e la fame,
finch non avr dimenticato la mia propria carne piangente!
Costituivano una razza a parte di bambini storpiati
vestiti di carestia e di fame. Teste gonfie in cima a derelitti
cinerei in divisa. Alcuni avevano il cranio ovale
o bislungo; altri, occipiti acquosi e giganteschi, che
ricordavano i cinocefali descritti da Esiodo e da Plinio.
Gli epilettici e gli storpi venivano guariti nello stagno
di Betesda, ma dove trovare abbastanza saliva umana
da curare gli occhi infiammati e le labbra granulose
degli orfani? Quale minimo di amore o di sperma
caldo aveva contribuito a formare quei corpi grigi
e menomati? Gli antichi ebrei, che mangiavano letame
di colombi quando la carestia devastava la Samaria,
non avevano pi fame di quegli abbandonati. Nessuno
pu nemmeno scorgere gli altri, se non lo fa con
l'aiuto di abbondante affetto. Qualunque grazia e virt
che doniamo agli altri proviene dai nostri propri bisogni
atroci. Preghiamo per quella faccia di cui sentiamo
il bisogno, e questo lo chiamiamo percezione intellettuale.
Senza il sentimento che siamo disposti a concedere
agli altri, il Cosmo  vuoto e completamente
spopolato.
Bench dal mattino alla sera nelle menti sofferenti
degli Ismaeli dell'orfanotrofio altro non ci fosse che
un grido di fame, ci che quei muti chiedevano non
veniva mai concesso. O fariseo, quando imparerai che
non siamo venuti alla tua tavola per chiedere sardelle
e pane nero?
Ogni volta che il Dottore attraversava il cortile, una
covata di scemini si attaccava alle sue maniche bibliche
e ne afferrava i bottoni sacri, come altri baciano un
crocifisso. I beati che riuscivano ad aggrapparsi alle
mani di questo Elohim dell'orfanotrofio, tremavano
di rapimento paradisiaco. E non appena egli riusciva a
liberarsi dalla presa di un bambino di tre anni col naso
moccioso e la testa impostemita, il piccolo gli si appendeva
ai pantaloni. Il cuore  eternamente inesperto
afferma Thoreau; Fate mangiare i miei
agnelli dice Ges Cristo.
L'intera giornata era un'esercitazione lacedemone.
Ognuno aveva i suoi compiti quotidiani; nessuno mai
rimaneva ozioso. C'era il ragazzino che spazzava i gabinetti;
c'erano altri per pulire col Sapolio le vasche
e i lavandini del lavatoio; quattro spazzini per la sala
dei giochi, il plotone lava-finestre, i ragazzi che raccoglievano
i rifiuti del cortile, i ragazzi guardarobieri,
gli aiuti della lavanderia, i raccoglitori di immondizie
che vuotavano i bidoni nel forno attiguo ai pollai
sotto il colle. Tutte queste fatiche che i bambini dovevano
compiere ogni giorno, fruttavano loro la ricompensa
del cielo e, in casi eccezionali, servivano per
togliersi di dosso la minaccia di cinquanta brutte note.
Erano disciplinati come per la guerra, e questo 
sempre un bene per i poveri di volont. Nessuno soffriva
di quella malattia, la velleit, che mutila l'anima.
Qualunque lavoro, purch non nuoccia alla salute
n abbrutisca lo spirito,  essenziale per i bambini.
Epitteto osserva: Poich in ogni caso dovrete morire,
bisogna dunque che vi trovino occupati a fare qualcosa,
non importa quale; zappare o badare alle culture
o commerciare... o in preda alla dispepsia o alla diarrea.
C'erano alcuni, ma pochi, fortunati del genere maschile:
orfani senza princpi come Balaam Testa d'osso
che aveva messo da parte i soldi del primo e del secondo
picnic per investirli in galline bianche livornesi.
Vendeva qualche uovo in citt, ma preferiva bere
lui stesso le uova crude, per fortificarsi il sangue e aumentare
di peso. Testa d'osso era cos avaro che non
voleva mettersi in societ, cio condividere le
sue uova e le sue galline con un ragazzo che tra un
anno avrebbe preso la confermazione. Nemmeno lo
si poteva picchiare, perch un ragazzo grande, trascinato
dal furore, rischiava sempre di colpirlo sulla testa
e di fratturarsi la mano.
Nel mese di gennaio, gli orfani pattinavano sullo stagno
ghiacciato. A met strada tra il colle di calcinacci
dietro il cortile e il fondo del burrone, c'era un monticello
di terra. Quando un ragazzo sulla slitta cozzava
contro questo bozzo, la slitta si sollevava in aria un
metro o pi, passava attraverso i cespugli morti e rognosi
e percorreva la curva fino allo stagno e ai serbatoi
di petrolio. Tutti i combattimenti con i duri irlandesi
avevano luogo in fondo al burrone.
Ogni inverno arrivavano gli irlandesi da Kinsman
Road e dagli slums di Superior Avenue per battersi
con gli orfani. La tradizione di queste battaglie di gennaio
risaliva indietro negli anni, e anche se un grande
dell'ottava classe non aveva ormai paura di nessuno,
stava sempre all'erta con questi bravacci che portavano
il coltello e nascondevano sassi nelle palle di neve.
Una volta che stava per cominciare una battaglia con
gli irlandesi, Pappa Tate, sempre interessato a non lasciarsi
scappare i ricordini - un temperino, palline,
chiodi o un centesimo - che eventualmente potessero
cadere dalla tasca di qualcuno, disse a Hans: Ti reggo
la giacca se prendi a cazzotti quel disgraziato di un
irlandese e lo fece.
Nemmeno Achille era pi coraggioso di un orfano
battagliero. Hans, a cui davano tutti i giorni un bicchiere
di latte perch era troppo magro, possedeva
pugni spietati. Lavorando col temperino si era fatta
una lancia con il manico di una scopa, per trafiggere
il ventre di qualche ragazzino timoroso seduto a riscaldarsi
i pantaloni sui tubi del radiatore della sala dei
giochi. Se scorgeva un altro occupato a farfugliare da
solo sul davanzale della finestra lo colpiva sulle nocche
delle dita fino a farlo sanguinare. Nessuno si salvava
dal manico di scopa punitivo di Hans, tranne Mos
Pappa Tate, che lo faceva ridere. Pappa Tate era il
Socrate dialettico dell'orfanotrofio. Le sue parole si
avveravano in ordine profetico e con tanta fortuna
che soltanto un orfano totale, mezzo deficiente, sarebbe
stato capace di discutere con lui.
La domenica sera, quando servivano a cena le prugne
lesse, gli orfani recitavano il Kaddish, ossia la preghiera
ebraica per i morti, per Christine la cuoca.
Nemmeno Pappa Tate avrebbe toccato quella cena da
Ecate. Tutti nel refettorio pativano fame e noia. Quando
i bidelli non guardavano, capitava che un orfano
prendesse un osso di prugna e l'appoggiasse sul manico
di un cucchiaio; poi dava un colpo sul cavo del cucchiaio
con la palma della mano. Di solito non sbagliava
il bersaglio, e quando un orfano dagli occhiali senza
senso veniva colpito alla testa da un osso di prugna e
gridava: Ahia!, i bidelli, seguiti dal Sovrintendente,
accorrevano per scoprire il malfattore.
Gli orfani non soltanto si prendevano un mucchio
di note cattive quando scappavano per andare in citt,
delitto capitale, o quando gettavano il gulasch o i piselli
in umido sulla testa di un novello pisello,
ma inoltre ricevevano l'ordine di rimanere nella sala di
marmo dopo cena. Se c'erano sette, otto colpevoli, dovevano
aspettare in questo sacro recinto che il Dottore
finisse di mangiare. Nel frattempo studiavano i nomi
dei benefattori deceduti, incisi nel marmo con lettere
d'oro: alla memoria di abraham cornhill... $ 500.
Il Dottore era un rabbino tarchiato, corpulento, dalla
barba bianca; nessun orfano avrebbe messo in dubbio
che era Dio stesso... se non avesse avuto l'abitudine
di mettersi le dita nel naso. Abitava in un appartamento
tutto rivestito di pannelli di quercia, di fronte
alle lastre commemorative; l dentro dormiva in un
letto ampio e morbido e mangiava pasti incredibili : le
sue sogliole ai ferri, cotolette di agnello primaticcio e
insalate di lattuga e cetriolo condite con l'olio d'oliva
erano per i ragazzi dell'Orfanotrofio ebraico non
meno inimmaginabili dell'ambrosia o del nettare.
Il Dottore aveva una lunga e stagionata familiarit
con l'Antico Testamento e con la retribuzione di
Geova. Conosceva molti trucchi per richiamare all'ordine
gli orfani. Di solito iniziava il discorso con voce
solenne e gentile, la mano appoggiata sul cuore malato;
era profondamente addolorato per via di quei trasgressori
circoncisi. Prendeva il suo posto davanti alla
fila di ragazzi, e il pi delle volte cominciava con qualche
riferimento al vitello d'oro o alle traversie di Mos
dopo la sua discesa dalla santa montagna parlante.
Poi, mentre ammoniva l'orfano all'estrema destra della
fila, picchiava un altro a sinistra. Sebbene questi
stratagemmi fossero abbastanza noti, il Dottore riusciva
sempre a pescare qualcuno che si lasciava distrarre
da questa o quella pungente allusione al Levitico.
Quando il Dottore domandava a Pappa Tate che bisogno
aveva di sfidare le leggi dietetiche mosaiche
scappando in citt per mangiare panini alla marmellata
e torte Washington cotte da gentili, Pappa Tate
chinava il capo; non appena il Dottore lo vedeva perdersi
nei labirinti della meditazione, gli tirava un diretto
alla mandibola.
Erano i tempi della prima guerra mondiale; apparivano
nuove teste infette, nuovi foruncoli del fornaio
Becker e nuove dermatosi ogni giorno. Il terzo
giorno della Creazione apparve l'erba, ma quando il
Signore si ripos gli orfani ebbero sfoghi, meningite
rachidea e rachitide. Eppure, per questi gnomi, era il
tempo della raccolta, poich il medico aveva prescritto
loro del pane di farina bianca. Che benedizione erano
le malattie, tutte! Forse il Signore non aveva mandato
loro il morbillo, gli orecchioni, la varicella, la scarlattina,
forse non li aveva fatti nani, affinch potessero ricevere
una crosta di pane albo?
I gabinetti erano diventati pi affollati che mai; erano
l'agor dell'orfanotrofio. Pappa Tate andava al cesso
a riflettere, e anche a trascrivere neologismi direttamente
a lui tramandati, diceva, dal Monte Sinai. Alle
cinque del pomeriggio tutte le latrine erano occupate.
Gli esseri umani mangiano per defecare; gli orfani
cacavano per passare il tempo. Pi repellenti diventavano
i pasti, pi il Dottore e Simon Wolkes insistevano
sulla convenienza di ringraziare quel mangime
infame per via della carestia in Armenia e delle
inondazioni in Cina. La loro povert era cos equamente
distribuita, che nessuno di questi derelitti, a
meno che non bramasse l'indigenza di un suo compagno,
aveva alcun motivo di invidia.
Questi bambini dalla testa senile e gonfia erano
gi grinzosi come Adamo quando piangeva presso il
fiume Ghihon. Se si sentivano pi affamati del solito,
inventavano giochi di parole, o semplicemente andavano
al gabinetto.
Pete Kayte suonava il tamburino sui tramezzi di
legno con le sue nocche asimmetriche. Gabbie, coi
pantaloni che gli scivolavano gi per le gambe nude e
le bretelle sul pavimento di cemento, si portava alla
bocca un'armonica e suonava una canzone tradizionale
dell'Orfanotrofio ebraico:
Ci batteremo per il nome di Harvard...
Pappa Tate coniava il suo vocabolario profetico
dell'rfanotrofio ebraico. Scodella urlava:
Bambina mia, sai che ti amo.
Sul grembo delle mutande di lana di Benny Pallina
giaceva una copia del Cleveland Plain Dealer :
Benny contava quanti canadesi, australiani e inglesi
erano morti in guerra durante la settimana. I ragazzi
facevano il conto delle vittime di guerra come se fossero
risultati di baseball. Scommettevano, e quello che
indovinava pi da vicino il numero di soldati morti
sul fronte durante la settimana vinceva un biscotto di
ogni due mercoled oppure un Kuchen del venerd
sera.
Quando Simon Wolkes passava davanti alle latrine,
tutto vestito di nero cabbalistico, faceva al Numero 92
una breve smorfia da sala di preghiere e dava una tirata
ai capelli di Pete Kayte, occupato a intagliare sul
tramezzo di legno: P./K. Conf. 1917. Scodella
seguitava a urlare, senza badare all'aiuto-sovrintendente;
il quale, diceva, non sarebbe stato l a guadagnare
seimila dollari all'anno, senza contare appartamento,
vitto e bucato, se la madre e il padre di Scodella non
fossero morti. Il numero 92 gli scendeva tra le gambe
mentre l'urina gorgogliava nella latrina con la pensosit
evangelica del ruscello Cedron. Il sacro Adonai si
era dimenticato del Numero 92. Perch Wolkes doveva
compiere la sua quotidiana ispezione delle latrine
proprio quando il 92 era seduto sul buco e il Signore
se ne era andato?
Il vero augure pizio dell'orfanotrofio era Mos Pappa
Tate; passava accanto a un banco di moscerini nella
sala dei giochi e diceva: Uditemi, sono l'acqua
vivente; invero non ha detto la figlia di Faraone: Egli
 Mos perch l'ho salvato dalle acque?. Pappa Tate
aveva una grossa testa rotonda come un nimbo. Poich
era di mente incline all'oracolo, non si fidava di
nessuno, e in primo luogo di se stesso; portava i suoi
centesimi, palline, lacci da scarpe e trecce di crine
chiusi in tasche segrete che lui stesso si era cucite nell'interno
della giacca e dei pantaloni, in modo che n
lui n altri potessero scovarli e rubarli. Sebbene fosse
un bugiardo, un ladro e un retore, Pappa Tate era savio
e buono perch nessuno l'aveva mai sentito chiamare
un altro ragazzo spergiuro, ladro o semplicemente
astuto. Ma il suo carattere non era privo di difetti
inconsueti. Durante la guerra diceva di essere un obiettore
di coscienza, e i grandi erano cos scossi dal
suo vocabolario che non lo molestavano.
Un giorno corse la voce che Pappa si disponeva a
pronunciare un discorso. I sorveglianti delle porte sospesero
ogni forma di pattinaggio a rotelle nel pianterreno,
e quelli dell'ottava urlarono : Silenzio adesso,
disgraziati novelli piselli. Tutti i pattinatori e
tutti quelli che si trovavano nelle latrine a defecare
per passare il tempo, si affollarono intorno a Pappa.
Pappa Tate era abbastanza geniale da capire che il
linguaggio non  meno irragionevole della vita. Non
badava molto ai grammatici, i quali suppongono che
la letteratura sia un risultato della ragione. La Bibbia
di Mos Pappa Tate era un quaderno da due centesimi,
rubato a un altro orfano; possedeva inoltre duecento
matite, dieci temperamatite, cento gomme, dodici
bottigliette di inchiostro Waterman e quattordici quaderni
presi nel magazzino della scuola. Diceva che erano
gli utensili necessari a un dottore in letteratura.
Inoltre, la cassa di Pappa Tate nella sala dei giochi,
numero 13, era sempre stata un mistero per Scodella,
Pummy, Sid Corman e Bah; infatti, dove aveva trovato
i ferri di cavallo, le venti palline di agata, quelle
torte Washington e quelle ciambelle fritte rafferme?
Nessuno che rubasse i pasticcini vecchi di Becker violava
i giusti princpi; Becker era un avaro e per di
pi un pescecane approfittatore di guerra; ma che si
guadagnava a mandare Pappa Tate in cappella il sabato
del Signore e a farlo morire di fame per Jom
Kippur, quando era cos privo di etica da rubare i
dolci che altri orfani avevano derubati al fornaio
Becker?
Mos Pappa Tate non ebbe mai pari. L'unico motivo
per cui non era stato espulso anni prima era il
suo studio approfondito dei Salmi e dei Proverbi, che
trafiggeva il vecchio Dottore e mandava in visibilio il
suo cuore malato, quando ascoltava questo Lazzaro
dell'orfanotrofio nelle cui parole fluiva il sangue di
Elohim. I mediocri non trovavano risposta migliore
agli argomenti mosaici di Pappa Tate, ricevuti in cima
al Monte Horeb, che la misera, bestiale replica da deficienti:
Va' a...; ma Pappa Tate era abbastanza
veggente da non farci caso. Inoltre, ci sono molti modi
di far crollare le torri di Tebe.
Era solito cominciare la sua oratoria dialettica con:
Dio umilia i superbi, ed esalta gli umili. Credi di
essere gran cosa? Sei sicuro di essere vivo?. Obiezione
incontrastabile, dal momento che nessuno realmente
ne  sicuro. Lui, derelitto del Cosmo, che aveva percorso
la Valle di Hinnom e aveva bevuto il disprezzo
nell'Orco, continuava: Anche se camminer nella
valle dell'ombra della morte non avr timore di alcun
male, perch Tu sei accanto a me.
Quante volte Pappa Tate aveva scavalcato il recinto
e, mentre si allontanava da solo per il Boulevard dei
carretti, con addosso le stimmate di Israele, cio la
divisa grigio polvere, sciatta, della Weisenhaus, aveva
sentito dire ai passanti: Quello  un povero orfanello.
Ci che  negato ai non sofferenti - la fame e
la reiezione - era gi maturato per lui; perch il rancore,
lo scherno e il mondo gli appartenevano per diritto
di nascita. Guerriero di diecimila mortificazioni
e soldato del dolore non meno di Davide l'arpista in
Gerusalemme e Ges Cristo sul Golgota, conosceva a
memoria l'inno dei caduti, quando cantava: Non ditelo
in Gath, non lo fate sapere in Ascalone, affinch
non si rallegrino le figlie dei Filistei.
Ormai gli orfani che attorniavano Pappa Tate erano
persi nel labirinto di vocaboli che nessun medianita
poteva capire, e il corpo di Pappa Tate era entrato
nell'anima di Gedeone man mano che avanzavano le
sue parole: Aprir la bocca e parler in parabole...
Le tute di lana del Dottore, le mutande marce di
Christine, i pruriti di Testa di cocomero, la forfora
di Mooty, la sala di marmo del Dottore e i suoi israeliti
aristocratici... Egli mi fa giacere in paschi erbosi,
mi guida lungo le acque chete... Gi dal colle, gi nel
burrone, lungo la curva... Umido coi piselli, gulasch,
prugne lesse della domenica sera... L'uomo  nato per
soffrire... Monte Sion, Monte Carmelo, Colle Shaker...
Chi salir sul colle del Signore, e chi entrer nel suo
luogo santo? Colui che ha le mani pulite e il cuore puro...
Il Signore  il mio pastore, non avr pi bisogno
dell'umido coi piselli di Christine n dei suoi spezzatini
polacco-ungheresi... Su, parlate, credete di essere a
scuola, credete di essere gran cosa, sapete di essere vivi;
cinquanta note cattive, cento note cattive, sei una testa
d'asino; siete in compagnia, siete espulsi, giorno della
confermazione... S, anche se camminer per la valle
dell'ombra della morte non avr timore di alcun male
perch il Dottore  con me... Parla, Testa d'osso, credi
di essere un orfano?... Dio  il nostro rifugio e la nostra
forza; io mi bevo lo scherno del mondo... Mio Dio, mio
Dio, perch mi hai abbandonato?... Dio umilia gli irlandesi
ed esalta gli umili orfani... La mia anima  stanca
della mia vita... Salmi, Proverbi, Esodo, Levitico, Numeri,
i cinque libri di Mos, gli asini di Kis, la marcia
funebre di Saul... Primo picnic, secondo picnic, uscire
a passeggiare, la spiaggia Euclide, il viale Euclide...
Pirke Aboth, i detti dei nostri padri; il seno di Abramo,
il riscaldaletti di Isacco, gli orecchioni di Giacobbe,
il morbillo di Isacco, la scarlattina di Mos; Rosh
Hashanah, cos  il vostro Giorno dell'Espiazione, cos
 il vostro Capodanno... Com' la vostra circoncisione?
Occhio per occhio, dente per dente... Possa Geova distruggere
tutti i miei nemici, affinch non si rallegri il
Comitato direttivo; sono la tua verga e il tuo baculo;
la mia coppa trabocca... Colpitemi sull'altra guancia,
colpitemi sull'altra natica... Kaddish; Yithgadal, yithkadash,
sheme roba... Baruch atah Adonai... Had gadya,
e avete vinto... Che cosa  l'uomo se non polvere?...
Le mie budella, le mie budella... Andiamo, di' qualcosa;
credi di essere un novello pisello, un fariseo?...
Cos  tuo zio di Milwaukee, cos  la tua cuginetta
gentile illegittima di Akron.
Quando Pappa Tate fin di parlare, rosso in faccia
dall'energia del suo fiato profetico, si avvi alla porta
per uscire, e nessun sorvegliante gliela sbarr. Era uscito
dalla materia per entrare nel rito. Dopo di che,
scomparve dall'orfanotrofio, per una settimana. Gli
orfani non dubitavano che fosse morto e che l'avessero
segretamente seppellito sul Monte Nebo. Il Dottore
giur che prima di dare le sue dimissioni, perch
malato di cuore, avrebbe espulso Mos Pappa Tate.
Pappa Tate se ne era andato con un treno merci,
perch voleva essere libero - anche se nessuno ci riesce
mai, perch ognuno di noi, nello stesso momento in
cui brama la libert, langue come languivano gli antichi
israeliti ricordando i cetrioli, le cipolle e i meloni
di Egitto. Lo scoprirono i manovali dello scalo ferroviario
vicino a Toledo e lo riportarono all'orfanotrofio.
Mentre aspettava in quel luogo sepolcrale, la stanza
sacra dalle pareti coperte di lastre commemorative di
marmo, studiava le somme di denaro che ogni benefattore
morto o parente dello stesso aveva donato per
il mantenimento di cinquecento derelitti, e scrisse le
seguenti parole nel suo quaderno biblico di compiti:
Fred Lazarus, don $ 1 000. Era triste perch sapeva
che il Dottore l'avrebbe espulso, dunque non avrebbe
mai avuto i suoi pantaloni di lana azzurra per la confermazione,
la toga virile dei romani, oltre a una Bibbia
col suo nome stampato sopra in lettere d'oro: Mos
Tate. Nessuno gli avrebbe lucidato le scarpe, e non
avrebbe avuto cinquanta centesimi da tramandare a
Frank Lewis, col quale si era messo in societ. Non
avrebbe mai singhiozzato la liturgia della confermazione:
Padre, guarda i tuoi figli supplici. Non sarebbe
tornato tra le braccia di nessuno, e il mondo
sarebbe diventato per lui un estraneo e un nemico.
Doveva gridare come grid Ges Cristo: Oh, sono
ormai al di sopra del mondo? Ogni giornata vissuta
lontano dall'orfanotrofio sarebbe stata un Golgota,
perch non avrebbe pi avuto famiglia. Una volta
fuori dell'Orfanotrofio ebraico, sarebbe diventato un
orfano.
Il Dottore espulse Pappa Tate, e tutti gli si fecero
intorno; due della quinta lo trattarono con tutti i rispetti
dovuti a uno che gi avesse avuto la confermazione;
gli lucidarono le scarpe e misero insieme tutti
i suoi beni mobili della cassa numero 13: le palline di
vetro e di agata, i dolci raffermi del fornaio Becker, la
catena di crine di cavallo, che Scodella e Pummy studiarono
molto attentamente, le sfere da cuscinetto che
Pappa aveva sottratte dalla cassa di Mooty, il quale le
aveva rubate a Testa di melone, eppure ebbe adesso
il coraggio di fare il virtuoso e rivendicare i suoi
possedimenti.
Accompagnarono Pappa Tate fino al cancello di ingresso;
proprio quando si accingeva a uscire per sempre
dalle loro vite, Pappa si volt e disse : Ascoltatemi,
il mio indirizzo sar d'ora in poi 1036 Mark Twain
Place, Hamilton, nell'Ohio, e don le sue tavole mosaiche
del Monte Sinai a Balaam Testa d'osso, che era
tanto illetterato quanto i dodici discepoli. Pappa sapeva
che la parola ha corrotto l'intera terra, e che le
Pleiadi e Lucifero, la Stella del Mattino, tremano soltanto
nei petti dei caduti.
Poco dopo l'espulsione di Pappa Tate il Dottore
present le sue dimissioni, per via del cuore malato, e
Simon Wolkes prese il suo posto di legislatore rabbinico
dell'Orfanotrofio ebraico. Si aspettavano da un
giorno all'altro grandi miglioramenti. Diogene fu in
grado di fare il filosofo pur nutrendosi del pi scarno
dei vitti: mele, miglio, avena, lenticchie, carrube e
ghiande, ma la sporcizia storpia l'anima - la pappa annacquata
di Christine, il suo umido coi piselli e le sue
prugne morte lesse producono i Pummy, Gambero,
Piccolo Joshua, Prugne, Mooty, Scodella, D l'occhio
Newman, Testa di Sachem e Testa di melone. Si
aspettavano del pane bianco come il pane azzimo sul
tavolo santo del tempio, a iosa, su vassoi di porcellana.
I ragazzi grandi avrebbero portato pantaloni da
citt e sarebbero andati alla scuola media; le ragazze
pi cresciute avrebbero indossato bluse bianche alla
marinara e gonne blu, con tra i capelli tanti nastri,
non meno cari all'Eros dell'orfanotrofio di quanto non
lo fossero le bende delle damigelle di Sion.
Immaginarsi un orfano, che non era in realt un
essere umano, con la cravatta al collo, un fazzoletto di
cotone invece di uno straccio a colori, messo finalmente
in grado di guardare le ragazze senza vergogna.
Gabbie, il capo del club delle armoniche, esegu una
sinfonia nella sala dei giochi e suon le tre canzoni
favorite dell'orfanotrofio: Und der Kuchen schmeckt
so gut, O wie schn es, O wie schon es, e Ci batteremo
per il nome di Harvard.
Ognuno nel bagno, nelle latrine e nei dormitri
tratteneva i bidelli, una volta spente le luci, per chiacchierare
sulle innovazioni che tutti si aspettavano da
Wolkes. Qualche giorno dopo la sua nomina a Sovrintendente,
Simon Wolkes fece chiamare in aula quelli
dell'ottava. I ragazzi erano rapiti al punto di tirare
calci sui pantaloni dei compagni e sputare sulle loro
camicie. Si sedettero nei loro banchi con le mani giunte,
e aspettarono che Simon Wolkes, che indossava il
suo vestito talmudico da cento dollari, spiegasse loro
il nuovo men dell'orfanotrofio. Con un lungo e solenne
sermone, Wolkes ricord agli ascoltatori che
non dovevano essere schiavi dello stomaco; pronunci
un caveat levitico, raccomandando ai ragazzi di non
servirsi mai delle latrine pubbliche per via dei rischi
di malattia venerea. Poi disse loro che se si masturbavano
sarebbero diventati senili e coi capelli grigi prima
della confermazione. Dopo la potente esortazione
di Wolkes, quelli dell'ottava rimasero piuttosto gi;
molti di loro adesso si consideravano al livello dei pesci
che si strofinano contro una superficie ruvida, come
dice Dione Crisostomo, quando sentono il bisogno di
eiaculare, e inoltre avevano la certezza che le loro
gambe erano ormai troppo scarne e decrepite per riportarli
traballanti fino alla sala dei giochi.
Le speranze nei petti degli orfani erano ridotte in
cenere. Il vitto era sempre la stessa sporca roba spartana.
A che altro poteva pensare Scodella, se non al
cibo? Gambero, colpito dall'esempio del figlio di Lizzie,
domand a Mooty quali vantaggi poteva trarre un
orfano dal continuo vomitare e dallo starsene in disparte.
Bah, immensamente disgustato, sal alla palestra
dell'ultimo piano, si arrampic su uno dei pali che
reggevano la rete della pallacanestro e con un temperino
incise un'iscrizione commemorativa sul tavolato
dietro la rete: Bah Birnbaum, 307 giorni prima della
Conf..
Bench il Numero 92 chiedesse aiuto al Signore,
non riusciva a contenere la nausea. Quando vomitava
sul banco di scuola, Simon Wolkes, mandando fuori
il labbro inferiore sul quale si erano irranciditi i sacri
testi della Tor, gli diceva di dominarsi. E come gli sarebbe
piaciuto dominarsi, poter camminare accanto a
Wolkes e toccare le sue dita scarne da Geova, che odoravano
di sapone Fiori del Kashmir!
In diverse occasioni il ragazzino prov a mettere insieme
i tratti ricordati della faccia di sua madre; era
gi tanto che non la vedeva, ma per quanto desiderasse
percepirla non ci riusciva. Nei momenti pi impensati,
invece, lei gli appariva, all'improvviso; ma dopo,
quando lui faceva tutto quel che poteva per afferrare
la sua immagine, non era pi in grado di identificarla,
e piangeva, e il suo cuore si accasciava presso il fiume
Dan. Conosceva i suoi occhi, il naso, il mento e la
bocca, ma ogni volta che cercava di ricomporli, invece
di vedere un viso intero, non vedeva nulla. Anche
quando coglieva la sagoma in movimento, piccola e
dritta, di sua madre, molto pi facile da immaginare,
si guardava poi la palma della mano in cerca di quella
immagine e la trovava vuota. Che cosa ci divide totalmente
dagli altri? Sar che non esistono? Aveva lui
veramente una madre? E supponendo che avesse potuto
mettere quel bambino di sei anni accanto allo
stesso ragazzino che adesso era il Numero 92, l'avrebbe
forse riconosciuto? Quante persone sono seppellite
in noi?
Il Numero 92 lodava il Dio di Abramo, la minestra
al pomodoro di Christine, il guappo Hans, i serbatoi
della Standard Oil, le prugne di domenica sera e i grissini
di grano integrale, e malediceva lvanhoe e Silas
Marner perch i suoi capelli cominciavano ad arricciarsi.
Spazzolava e provava a tenere belli stirati i suoi
pantaloni grigi e stretti, e con la saliva puliva i bottoni
della sua camicia, per via delle Sulamite della Weisenhaus
che ormai portavano nastri e si intrecciavano i
capelli teneri. Quando i ragazzini si riempiono dei semi
virili del serpente Samael, possono venir meno dal
desiderio ascoltando gli olmi di aprile e l'aprirsi dei
fiori. Oloferne venne sopraffatto dai sandali di Giuditta;
il 92 sveniva quando vedeva una giarrettiera nera,
elastica, attorno alla gamba di una di quelle colombe
magroline e caste, e gioiva col canto seminale di Salomone:
Un giardino  la mia sorella, la mia promessa
sposa, una sorgente chiusa, una fontana sigillata. Ma
chi poteva rivolgere uno sguardo a un orfano vomitante?
Ci fu almeno un osanna nei cuori degli orfani.
Hans prese la confermazione e per un'intera settimana
tutti cantarono gli inni del Sabbath come se fossero
loro i piccoli colli gioiosi. Hans era stato il difensore
delle vecchie tradizioni marziali dell'orfanotrofio. Era
capace di dare un calcio nell'inguine a un ragazzo, solo
perch portava gli occhiali. Quando vedeva un gobbetto
riscaldarsi i pantaloni gelati sui tubi del vapore,
i suoi zigomi prominenti diventavano febbrili. Faceva
una smorfia di rabbia non appena vedeva un cranio
asimmetrico. La sua lingua, sempre in agguato della
preda, gli scivolava fuori a un lato della bocca quando
contemplava uno strabico o una testa foruncolosa
bendata di odorante Unguentina.
Hans portava un mucchio di palline, di sfere da
cuscinetto o un sasso nel pugno, per chiuderlo con
pi forza quando colpiva un altro orfano. Se uno della
quinta classe, insanguinato, per caso diceva: Glielo
racconter a Wolkes, finiva disteso tra i cespugli
scabbiosi presso il ruscello difteritico, o doveva scappare
in citt, per sfuggire Hans. Quando si stancava
della preda belante, camminava scalzo sulle braci, rischiava
il passaggio da una finestra del quarto piano
a un'altra, tutt'e due ghiacciate, oppure passeggiava
sulla grondaia di latta che pendeva dai tetti spioventi
dell'edifcio principale. Bottino della lumaca  la piantina,
il giacinto e le foglie estive del melone, ma l'uomo
brama l'anima di suo fratello.
Tre mesi dopo la confermazione di Hans, Simon
Wolkes disse agli orfani che era giunta l'ora di urlare
per Heshbon e di piangere per Tiro. Dalla gola a bara
di Wolkes caddero le parole funebri : Il nostro figlio
amato di Sion, Morris Hymson,  deceduto schiacciato
da una gru, mentre compiva il suo dovere nei magazzini
della ditta fratelli Richman.
Tutti gli orfani dovettero rimanere seduti al loro
posto finch il Kaddish non fu detto nella sala delle
preghiere. Un ex alunno don all'orfanotrofio, per
l'occasione, un dipinto a olio che rappresentava Sir
Galahad, malinconicamente incorniciato in foglia d'oro,
e il signor Martin, capo della classe d'addestramento
manuale, incise per il quadro una placca di metallo:
MORRIS HYMSON, CONFERMAZIONE 1916. Poi l'appesero
nella venerabile stanza, rivestita di legno di
quercia, del Comitato direttivo.
Hans venne seppellito nel cimitero dell'orfanotrofio
vicino a Cherry Farm. Nemmeno Mos Pappa Tate era
diventato un mito pi grande di Hans. Gli orfani parlavano
con sacro timore dei pugni omerici di Hans,
della sua guerra con gli irlandesi e le sue battaglie
con lo Scamandro dell'Orfanotrofo ebraico. L'uomo
segretamente rimpiange la grandezza di Caligola, non
meno di quanto rimpianga il profeta Geremia. Hans
era ormai inestirpabile dall'anima degli orfani, pari al
burrone, all'infermeria per orecchioni e morbillo e
ai vagoni-merce presso i serbatoi della Standard Oil.
Tutto ci che  inumato nel petto dell'uomo  sacro,
e nessuno rinuncia mai a un solo ricordo di dolore, a
una ferita, una vergogna o un'infamia.
Il nostro passato, buono o feroce che sia,  il nostro
unico sapere; esso rimane, per scopi sia sublimi che
nefandi, il solo viatico dello spirito. Possiamo digerire
la nostra infanzia, ma non possiamo mai digerire i
nostri atti presenti, perch nessuno sa che cosa sta
facendo finch lo sta facendo. Il presente  una sfinge
totale per gli uomini. Se Pietro avesse saputo realmente
di stare camminando sulle acque, non avrebbe
potuto farlo; perch ogni atto, piccolo o grande, 
un'estasi velata.
Adesso il figlio di Lizzie camminava nel vento, ogni
giorno, mentre la pioggia scribacchiava le sue gocce
rotonde sul pollaio di Balaam Testa d'osso. Presto gli
avrebbero dato i suoi pantaloni lunghi blu e i cinque
dollari: sarebbe diventato un ex alunno. Sarebbe
potuto ritornare, guardare in faccia Simon Wolkes,
senza dover ingoiare lo scherno e le acque di Mara
dalla sua bocca levitica.
E se Simon Wolkes moriva? Come avrebbe fatto allora
per dimostrare che si era recato a Cafarnao, e che
si era trovato sul Golgota? Era possibile che una
volta arrivato alla virilit seguitasse a essere soltanto
quell'Ismaele vomitatorio, il Numero 92? Piangeva e
scuoteva le montagne e i colli e i fiumi, perch non gli
sarebbe mai stato concesso di dire che la sua misera
polvere orfana era qualcosa di pi che il Numero 92.
Il giorno di lasciare l'orfanotrofio era arrivato. Sal
sul palcoscenico della sala delle preghiere e cant l'antifona
di commiato, con gli altri orfani che prendevano
la confermazione, i ragazzi della classe del 1917.
Un bambino era morto e un uomo spuntava. Qualunque
cosa fosse stato il bambino, l'uomo doveva soverchiarlo.
Avrebbe rimpianto la sua infanzia senza
focolare? Ci sono davvero bambini i cui anni vengono
irrigati dai quattro fiumi dell'Eden? Dateci amore e
giustizia e abbastanza cuore da compatire il prossimo,
o cielo, terra e mari! Chi non  perseguitato dalle
Erinni, non ha n amore n giustizia n compassione
per questa casa di carne.  una tragedia infernale essere
troppo fortunato. Spietato  colui che non  stato
tormentato dalle furie.
Lasci l'Orfanotrofio ebraico, ma non sarebbe mai
riuscito a cancellare il suo inno, perch ogni esperienza
 sacra per il cuore che sente:
Padre, guarda i Tuoi figli supplici
giunti tremanti presso il tuo trono
a confermare i voti di Horeb
e a servire solo il Signore.
 
Capitolo 4.

Perch ogni atto nostro deriva dalla concupiscenza
e dalla natura non rigenerata.
Uno starnuto assorbe tutte le funzioni dell'anima
nella stessa misura dell'atto sessuale.
PASCAL

Ismaele, il Numero 92, venne confermato, lasci
l'orfanotrofio, e ritorn a Kansas City, a sua madre e
a Henry Smith; da quel giorno si chiam Edward
Dahlberg. Fin dalla nascita ero privo di nome, e avevo
di me stesso soltanto quella consapevolezza che potevo
trarre dalle strade, citt, stalle e fiumi da me conosciuti.
Ho evitato l'impiego dell'Io, perch ero oscuro
per me stesso, e nessun oracolo pizio, n allora n dopo,
mi ha mai illuminato. Fino ai diciassette anni,
quando lasciai l'orfanotrofio, fui una localit di sofferenza,
piuttosto che una persona.
La mia assenza era durata sei anni, e tutto era cambiato.
La bottega di barbiere dell'Ottava 16 Est era
adesso una crepa scarna, e i due ventilatori elettrici,
che da bambino credevo rappresentassero tanto denaro
e rango sociale, erano un paio di cavallette rumorose
e rachitiche. Come mi erano sembrate belle, prima, le
sputacchiere di ottone! Come vasi senza pari di una
primigenia et micenea. Ma adesso, ogni volta che vedevo
un ferroviere che ci sputava dentro il suo succo
di tabacco, mentre gli tagliavano i capelli, facevo una
smorfia di ribrezzo. Ges Cristo diede la vista ai ciechi
con un poco di saliva e di argilla, ma questo  amare
gli altri.
Non potevo pi sopportare di vedere mia madre
che sorrideva lusinghiera a un vecchio con indosso
una tuta pisciata e maleodorante, e mi facevo piccolo
quando le sentivo dire: Salone Stella, tocca a voi,
signore. Chiss che non avrei dato pur di non ruttare,
pisciare, generare, grugnire e singhiozzare; tuttavia,
a quanto dice Aristofane, Giove orinava. Amiamo
perdere la nostra forza nelle donne... e facendolo moriamo.
Il filosofo studia il Logos per poter dimenticare
che, quando l'uomo ha finalmente raggiunto i suoi
settant'anni assegnati, non ha fatto altro che tracannare
un otre di vento; oppure, come scrive Rabelais:
Mi inumidisco il gargarozzo, bevo, e tutto ci per la
paura di morire. Ursula, la donna scrofa, dice:
Aspergo il suolo al mio passaggio come un grosso
annaffiatoio da giardino.
Le stimmate del mestiere di mia madre erano ormai
diventate per me intollerabili, e il mio cuore, per il
resto a quell'epoca un vero sasso, era un vaso di lacrime
solo perch mia madre si guadagnava il pane facendo
la barbiera. Quando qualcuno mi domandava
che lavoro faceva mia madre, dicevo che era parrucchiera
o che gestiva un salone di bellezza; perch questo
mestiere fosse migliore, non l'ho mai saputo.
Non c' difetto pi difficile da sradicare dell'affettazione.
Toda afectacin es mala dice Cervantes.
Gli assassini sono presuntuosi, i ladri sono millantatori
e i professori credono di possedere la sapienza. Non
perch non sappiamo chi diede inizio al Cosmo, o
perch non possiamo esaminare la Via Lattea in un
lambicco, siamo ignoranti; il fatto  che siamo nati per
essere stupidi, e siamo dei mentecatti cos libreschi
da dimenticarlo non appena ci riesce possibile. Perch
i Dialoghi platonici e le lunghe dispute nell'agor?
Perch la filosofa? Perch la matematica e le lettere?
Conosco le domande, ma non so le risposte. Perch,
pure, il mestiere di barbiere dovrebbe essere pi vile
di quello che esercita un politico o un banchiere? Di
questi ultimi due, il primo  un otre di vento e un
goffo bugiardo, e l'altro un robivecchi, ormai diventato
il patrizio della polis americana.
Avevo acquistato qualche raffinatezza e credevo di
essere pi intelligente di mia madre. Lei aveva discernimento,
cosa che a me mancava; comprensione sessuale,
compassione e carit per il prossimo, e questo
vuol dire educazione. Non avevo alcuna esperienza di
buon commercio umano; ero di una goffaggine incredibile
con le donne, e solo perch una mosca sull'intonaco
mi rivoltava lo stomaco e la vista di un tramonto
mi rendeva ridicolmente sentimentale, credevo di essere
sensibile. Nonostante il gusto, chi pu dirsi migliore
di un facchino, di un carrettiere o di uno zoticone?
Non c' dottrina che conti un bel niente, finch
un uomo ha il suo paio di palle e un sedere saldo.
Quanto alla ragione, scrive Rabelais qui non ce
ne serviamo. L'uomo potrebbe essere veritiero, se
non fosse che tutto gli sfiora la pelle.
Il fatto  che la mia sensibilit esisteva soltanto per
me, e per nessun altro. Pensavo forse che la perversit
fosse sensibilit, pensavo forse che questa sensibilit
implicasse una sia pur minima compassione di fronte
a quelli che soffrono? Il Signore indur d'orgoglio il
collo di Faraone, ma io non ero il Faraone dell'antico
Egitto, ero soltanto il figlio di una donna-barbiera, la
quale mi aveva fornito la scodella da saponata che poi
avrei dovuto tradurre in elmetto di Mambrino. Mia
madre mi aveva dato quella disperazione coraggiosa
senza di cui non possiamo trasformare gli oggetti intorno
a noi in pensieri ideali. Ogni energia che possedevo,
e che poi sarei stato in grado di impiegare con
qualche misura di comprensione, mi veniva da lei. Se
non avessi ricevuto una porzione della sua forza, sarei
perito chiss da quanto tempo, o sarei incorso nel triste
errore dell'uomo comune, che  certo di essere vivo
soltanto perch mangia, defeca e dorme. Non siamo
meno morti di Lazzaro, e portiamo le nostre credenze
mediocri come Lazzaro portava il suo sudario.
Spesso ho sentito dire a mia madre che, per quanto
lavorasse dal mattino alla sera per migliorare il suo
stato, non riusciva mai a guadagnare pi di quel che
serviva per pagarci il vitto e l'alloggio. Come ero stufo
di sentirglielo dire. Eppure come si pu parlare di
una societ giusta, finch esisteranno delle donnacce
che possiedono fiumi, migliaia di ettari di grano, di
frutta e di bestiame, tutte cose che non possono assolutamente
consumare?
Mia madre diceva la verit e, anche se la ripeteva
infinite volte, era una verit che ancora dovevo imparare
a capire. Per di pi, la gente fa sempre la stessa
cosa, e il solo conforto che trova in questa monotonia
 la possibilit di immaginare che ogni atto sia diverso.
Non  dimostrato che gli illetterati ripetano le loro
storie noiose, e le poche massime insegnate loro dalla
esperienza, pi di quanto non lo facciano le persone
istruite.  pi probabile che abbia pi memoria un
contadino che un pedante; la lettura di molti libri 
tanto faticosa quanto il lavoro di scriverli, e non 
detto che n una cosa n l'altra ci facciano meno noiosi
nei confronti del prossimo.
L'unico Santo Graal per l'umanit  l'immaginazione.
Questo uno stupido lo pu capire, ma una persona
mediocre no. Perfino le trappole che mia madre
tendeva a se stessa - con quanta consapevolezza non
saprei dire - dimostravano chiaramente che non era
una donna mediocre. Si lasciava troppo facilmente
imbrogliare, per essere volgare. Ogni volta che ascoltava
dalla strada il richiamo di un venditore ambulante
di frutta e ortaggi, immancabilmente gli domandava:
Che prezzo mi fa oggi? Un buon prezzo?.
L'altro sempre rispondeva: Ma signora cara, per
chi mi ha preso? Si sa che io non vendo, ma svendo.
Lei si avvicinava al carro, esaminava qualche pesca
marcia, qualche mela ammaccata, e poi gli domandava:
Mi d la sua parola, signore, che queste
sono ottime?.
E lui rispondeva: Crede forse che avrei il coraggio
di vendere della roba che non fosse ottima?.
E lei le comprava, sempre. Questa era una piccola
parte del divertimento che rende i nostri giorni sotto
il sole cari per noi.
Durante gli anni della mia assenza, Kansas City si
era fatta grigia nella mia anima. Prima era una citt
calda, lasciva; ma un Sabbath da prefiche aveva rovinato
buona parte della sua plebe rozza e allegra. La
citt era piena adesso di adepti della Scienza cristiana,
spiritualisti e scapoli squattrinati che si recavano nei
tabernacoli e nelle adunanze religiose, per imbattersi
in zitelle che credevano che la verginit e la divinit
fossero indivisibili.
La citt non era pi n madre n padre per me;
non potevo pi passeggiare per Locust, Maple, Cherry
Street. Kansas City era diventata una citt grande,
senza anima, e le risate si erano spente sotto il viadotto
dell'Ottava Strada.
Per ogni uomo il suo passato  la sua Nemesi, e come
ha detto Luciano, i nostri ricordi sono il lago ardente
di Flegetonte, Cerbero e fantasmi. Dove era la sfortunata
Gisella, quella Proserpina grassa, idropica? Era
diventata passeggiatrice a Chicago; Noah Taylor vendeva
giornali a Portland, nell'Oregon. Mary la cattolica
se n'era andata, per diventare amante del proprietario
del saloon accanto, che a quanto si diceva l'aveva
sistemata tra diamanti e cristalli. Il cassiere della MKT
aveva distratto diecimila dollari ed era fuggito con
Blanche Beasley, le cui natiche meravigliose, si diceva,
certo lo meritavano. La madre di Tisha ora possedeva
una casa con giardino facoltoso in una strada
molto per bene e tranquilla, vicino al capolinea del
tram di Troost Avenue. L'umile fruttivendolo italiano
dell'angolo tra l'Ottava e Walnut Street era scomparso.
I suoi due figli, ragazzi cari che non mi avevano
mai dato fastidio, avevano saccheggiato un treno
postale, ma nessuno trovava niente da ridire, tranne
quelli che aspettavano raccomandate o denaro.
Che gran bella donna avevo creduto Venus Hickman,
che indossava sempre vestiti bianchi da vestale,
di seta, di satin e di pizzo. Al mio ritorno, rividi Venus.
Non aveva il naso cristiano, piccolo, all'ins, come
credevo. Era bruna, ossuta, e il suo naso era lungo,
ebraico e piuttosto classico, ma per me molto deludente.
Era diventata un'ardente adepta di Mary Baker
Eddy e suonava il violino in un cinematografo elegante
sulla puttanesca Dodicesima Strada.
Il vicolo dietro al Salone Stella si era rimpiccolito,
il viadotto era diventato di dimensioni insignificanti.
Il Salone era un buchino; tutto si era ristretto mentre
io crescevo, tranne il naso di Venus.
Non avevo ancora alcuna idea di ci che desideravo
fare o essere. La verit  che non avevo idee degne di
ricordo. Nulla mi sembrava pi incantevole di quei
giardini facoltosi di Swope Park o Linden Boulevard.
Bench in preda ormai alla passione dei libri, avevo
letto soltanto la feccia della biblioteca dell'orfanotrofio.
D'altronde, quale profitto per lo spirito mi avrebbero
arrecato i libri imperituri? Essi intensificano la
sensibilit, ci permettono una comprensione pi squisita
di un paesaggio, del mare o di una stanza, ma non
ci fanno pi teneri. Pu la conoscenza di tutti i Cantici
di Salomone farci pi morali? Siamo i figli di Adamo,
e quando bramiamo una lombata di manzo, forse
ci pu accontentare Anassagora? Seneca sarebbe una
lettura saggia, se l'uomo non dovesse grattarsi. Aristippo
il Cinico disse che il corpo  il summum bonum
dell'uomo.
Mi sento nell'obbligo di chiarire che non ho il minimo
rispetto per la mia natura morale. Faccio quel
che sono, e pur volendo agire diversamente, non posso.
Non dico questo con leggerezza, bens con dolore
infernale nel cuore. Forse, dopo tanti anni nelle biblioteche,
so chiacchierare un po' meglio di prima.
Non ha asserito Addison, o Steele, che nessuno riusciva
a migliorarsi guardando una Venere scolpita da
Prassitele? Alcuni sono diventati peggio di prima dopo
aver letto Swift, Defoe o Chaucer. Qualche migliaio di
volumi, non servono che a creare una maschera meravigliosa,
perch l'estetica  uno stile di vita, di enunciazione...
e di affettazione.
La mia unica ambizione a quell'epoca era di diventare
un Sardanapalo senza dover sgobbare. Quando la
gente parla della ricchezza, delle terre, del bestiame,
dei laghi e dei granai che possiede, di solito intende esprimere
quante concubine, signore e mogli pu comprarsi.
Come potevo fare per possedere Afrodite? Perch
ormai ci che pi mi faceva soffrire era il mio
apparato genitale. Nonostante i molti sermoni prolissi
pronunciati dal rabbino Simon Wolkes sul tema delle
parti pudende, era quasi la sola cosa che mi preoccupava.
Qualsiasi oggetto di ornamento femminile mi faceva
impazzire: un bigodino, una cuffia, il nastro intorno ai
capelli lanuti di una donna, certi triangoli di rinforzo
e il rumore orientale delle balene del busto mi provocavano
trasporti furiosi. Per gli antichi romani, un
pettine da donna era il simbolo muliebre.
All'et di diciott'anni, ogni sgualdrinella mi faceva
tremare. Ero cos torturato dalle mie notti seminali
da perdere il senno. Dioscoride asserisce che una persona
presa di mira dai sogni lascivi pu guarire con
l'essenza di ninfea. All'orfanotrofio ci avevano detto
che Onan, che spargeva il suo seme dappertutto, era
morto perch non aveva pi la forza di reggersi in
piedi. Dopo alcune settimane di questi parossismi seminali
involontari, ne parlai a mia madre, e lei mi
port dal dottor Joy, un nuovo medico che il proprietario
del saloon le aveva raccomandato. Per molte settimane,
ottemperando alle sue ingiunzioni dietetiche,
non mangiai carne animale.
Se avessi avuto inclinazioni criminali, avrei rapito
qualsiasi Elena, perfino la vecchia signora morfeosa
di Webster. Andare a puttane non  meno naturale della
pioggia, della neve, del defecare. Le pratiche
di Venere Illegittima, la dea delle varie turpitudini,
 il destino di ogni carne, e quelli che abbattono
il postribolo e bandiscono la prostituta rendono per
le donne un rischio il fatto di uscire da sole di notte
per strada. Colui che  in grado di tenere a guinzaglio
il membro virile per lo spazio di settanta lamentevoli
anni, che scagli la prima pietra; giuro per la
brachetta di Abramo che giace con Sara nell'Hebron
che un uomo simile non ha genitali oppure  un
bugiardo sfacciato. Intanto, benedetto sia Santo Scroto,
beato il nome di padre Prepuzio e di fra Priapo,
perch hanno subito il martirio per mano del sacrestano
e della gente onesta. La continenza assoluta fa
venire i geloni, la febbre quartana e i vapori. La castit
si trova a 79 gradi di latitudine nord, e molti
esploratori imprudenti hanno perso ogni loro parte
in quelle terre ghiacciate.
Se avessi potuto essere un asceta, avrei rinunciato
ai trattenimenti voluttuosi o al loro pensiero. Origene
si tagli i genitali per essere puro, riempiendo per di
orrore i padri della Chiesa contemporanei suoi. Chi
pu non sentire compassione per i tormenti sessuali
di Antistene, il quale esclam: Preferirei impazzire
piuttosto che provare piacere?
Poich non ero mai stato innocente, non mi ero
guastato. Colui che mi cerca mi trover nei bambini
di sette anni,  il Vangelo secondo san Tommaso.
Ma noi siamo bambini perduti, e chi pu avere idee
pi libidinose e ingenue di quelle di un bambino? Per
lui, pur non avendo conoscenza dell'impiego dei corpi,
la copula  una sensazione angelica. Pensa che il piacere
 un perfetto circolo platonico. L'epicureo vorrebbe
che tutte le sue estasi fossero cos meravigliose
come lui le immaginava quando aveva sette anni.
A quell'epoca mi assillavano due perplessit infernali:
prima, il mio appetito erotico, e poi, quale specie
di lavoro potevo fare per guadagnare i soldi necessari
a soddisfarlo. Ero stato accuratamente diseducato
a scuola, per ben dodici anni, ed ero completamente
inutile. Non avevo imparato a far niente, nemmeno a
raccogliere patate, calafatare un battello, battere il
grano, raccogliere more... nemmeno a parlare. Quando
mi imbattevo in una femmina della mia et, non
riuscivo ad aprire bocca; il fatto di essere vissuto sempre
lontano dalle ragazze, all'orfanotrofio, mi aveva
convertito in un povero mentecatto. Santa Teresa
diceva che per lei era una croce discorrere con chiunque.
Io, mi trovassi davanti a una puttana o a una vergine,
ero sempre un babbeo.
Quando avevo otto anni, la grassa Gisella, precocemente
sviluppata, aveva fatto di tutto per sedurmi.
Non riuscivo a capire che ci fosse tanta carne delirante,
tizianesca, in una sola persona. Lei mi descriveva
tutte le estasi edeniche della coabitazione, ma avevo
paura di toccarla. Era troppo bambina, lei, per burlarsi
di me, ma qualche anno dopo mi dimostr tutto
il suo disprezzo. Anche quando rifiutiamo una donna
che non ci vuole, non smetter mai di detestarci, perch
l'abbiamo rifiutata. Ebbi un'altra fatua esperienza
amorosa con una bambina di otto anni, figlia di una
barbiera che lavorava per mia madre. La piccola mi
si offerse, ma nemmeno questa volta riuscii a combinare
niente. Rozanov confessa che quando divenne
impotente cinque vergini si gettarono ai suoi piedi.
Non  da stupirsi che abbia scritto un libro intitolato
Solitaria.
Poich non avevo nulla da fare, passeggiavo su e gi
per l'Independence Avenue e sbirciavo negli androni,
nelle casupole, nelle bottegucce dei droghieri o dei
fornai, nei tuguri; immaginavo che la povert e la prostituzione
fossero compagne intime. Indugiavo nei
pressi del costoso albergo Baltimore; le donne che
viaggiano, se non hanno l'imene ammuffito, spesso si
dimostrano accessibili. Per quanto scrutassi ogni viale,
ogni vicolo, ogni strada rognosa, non riuscivo a trovare
una donna da portare a letto. Divenni un passeggiatore
di strade. Ormai pensavo che fosse meglio
essere androgino. Spesso mi  stato di conforto ascoltare
Ovidio quando racconta che il pesce channe concepisce
senza compagno.
Non vorrei che il lettore pensi che sto trafficando le
mie impudicizie per quei pochi centesimi che un romanziere
veritiero riscuote in questo mondo. Stendhal
capiva l'infermit che chiamiamo passione, e senza
briciola di ipocrisia scrisse: Mi prenderanno per
pazzo, tra le genti nordiche.
Non importa. C'erano puttane a Gaza e a Gath, e
anche nella sotterranea Independence Avenue, ma non
ce n'erano per me. Indossavo i vestiti della sofferenza,
che tutti sfuggono. Ho sempre avuto la faccia ferita di
Lazzaro. Le donne hanno un fiuto estremamente astuto:
possono odorare nell'uomo un'altra femmina, e
questo moltiplica i loro desideri; ma se lo stesso uomo
si avvicina quando gi da molto tempo i profumi
dell'aloe, della mirra e dell'incenso della stanza da
letto di Salomone si sono spenti, lo respingeranno immediatamente.
Che fortuna ebbe Jean-Jacques Rousseau, nel ricevere
da Madame de Warrens la sua iniziazione amorosa
a soli quindici anni. E quante volte ho provato
invidia immaginando quel chierico lascivo che le aggiustava
i lacci del busto.
Max Stedna, che si era arricchito vendendo muli al
governo durante la guerra, frequentava ancora il Salone,
perch era una parte dei suoi ricordi. Suo figlio
Morris, sempre in giro con ragazze ballerine che incontrava
all'uscita del palcoscenico dell'Orpheum, mi
domand come mi arrangiavo in fatto di donne. Era
una domanda tanto semplice e comune, eppure io
non fui capace di dargli una risposta schietta e sincera.
Mi voleva presentare una di quelle donne nella
hall dell'albergo Baltimore, ma io ero troppo imbarazzato.
Gli americani degli Stati Uniti sono la gente pi
imbarazzata del mondo, e sono troppo surrettizi e vergognosi
da poter ammettere che l'uomo  infelice
quando non ha una donna. Come siamo inglesi nella
nostra bestiale ipocrisia sessuale! Con quale dolore
e quale senso di sconftta descrisse William Hazlitt, nel
suo Liber Amoris, la sua relazione con la figlia di una
padrona di casa condiscendente, e come si affrettarono
i filistei scribacchini dei suoi tempi a ridurlo in polvere
con un pestello nel mortaio pubblico del buon
costume! Il suo solo peccato era stato di raccontare in
eccellente prosa inglese ci che i puritani istrioni e
libidinosi fingevano di considerare cattive maniere.
Santo Dio, spazza per sempre via le buone maniere!
Prima di lasciare Cleveland, dopo la mia uscita dall'orfanotrofio,
avevo lavorato per un periodo come
messaggero della Western Union; affittavo un lettino
in casa di un altro ragazzo, che distribuiva come
me telegrammi e che aveva sessantasei anni. Due giovani
cugine, scappate da una cittadina dell'Ohio, alloggiavano
pure nella casa. Una di loro aveva il petto
pi seducente e le gambe meglio pasciute del mondo;
il suo didietro era un dono di Afrodite Calipigia... in
altre parole, aveva un culo meraviglioso. Una sera si
mise a sedere sul mio lettino, per farmi dei complimenti
che io credevo per burla, e intanto mi scompigliava
i capelli ricciuti. Sebbene tremante, non ne
feci nulla. Convinta che dovevo essere ermafrodito o
privo di seme mascolino, abbandon la partita, per
mi disse che se la volevo, potevo bussare alla sua porta.
Un tramezzo sottile mi separava dalle due floride cugine;
qualche ora pi tardi bussai leggermente alla
porta, poi mi misi a scuotere la maniglia, ma senza
risposta. Pochi giorni dopo, mentre lei stava rifacendosi
il letto, la guardai con desiderio selvaggio, ma lei
in questa occasione mi disprezz, come penso la moglie
di Putifarre avr aborrito Giuseppe.
Ho sempre avuto paura di sciogliere l'abisso tra la
donna che mi  seduta accanto e me. Bench l'issopo e
il fiele siano sempre stati il mio pane quotidiano, pi
di qualsiasi altra mortificazione mi spaventa il rifiuto
di una femmina. Una volta respinto, per me  finita;
cammino tra le nevi, sulle steppe, con sulle labbra
le acque amare di Mara e, rialzandomi il bavero del
cappotto, disprezzo Iddio, l'erba, e sono un nichilista.
Trovai lavoro nelle stalle a nolo di Kansas City; trasferivo
tori e vacche da un recinto all'altro, e dovevo
alzarmi alle quattro e un quarto del mattino per poter
entrare a lavorare alle sei. La mia povera madre
mi svegliava, mi preparava la prima colazione e sandwich
di carne per mezzogiorno, perch dovevo rimanere
l dentro fino alle sei di sera. Dopo, feci il carrettiere
per una lavanderia, ma pi tempo indugiavo
ad accarezzare i fianchi rosso-bruni di Fred, il cavallo,
che non a raccogliere nelle case dei clienti asciugamani,
mutande, camicie e lenzuoli sporchi. Per me
era un vero piacere attaccare Fred al carro, e spesso
ce ne andavamo al trotto fino a Cliff Drive, o facevamo
una piccola gita al Paseo. Purtroppo ci separarono un
mese dopo, quando mi scacciarono via. Ogni volta che
penso a quella buona bestia, che non fece mai male
a nessuno e la cui natura morale era superiore perfino
a quella di Seneca, rimpiango la sua carcassa.
Che potevo fare? Volevo essere un pensatore... ma
non avevo pensieri. Ammettendo che fossi andato all'Universit
di Missouri, come a volte progettavo di
fare, che ci avrei imparato? Come osserva Epitteto,
sarei magari stato in grado di risolvere i sillogismi di
Aristippo, ma quale vantaggio ne avrei ricavato? Forse
la conoscenza di un teorema mi avrebbe insegnato a
camminare, a parlare, ad accarezzare una donna o a
capire un fiume? Uno pu imparare, da Lewis e da
Clark, che il Missouri fa crescere pioppi, lecci, cipressi,
castani e querce, eppure essere pigro. Che cosa ci fa
tremare, che cosa dilata i nostri affetti? Questo lo avrei
scoperto molto pi avanti negli anni, ma siccome stavo
sempre scendendo nella tomba o uscendone, si trattava
di una sapienza moritura, da riesaminare e rivivere
continuamente.
Credevo di sapere pi di quanto sapesse mia madre.
Lei si guadagnava la sua vita e la mia, e aveva accettato
le crudeli limitazioni del quotidiano sgobbare. Io ero
un ribelle, ma non sapevo contro che cosa mi ribellavo.
Incapace ancora di far nulla di buono n di cattivo,
il che  un'ignominia, divenni nuovamente un passeggiatore
di strade. Quando vedevo una donna mi avvicinavo
bisbigliando: Bella serata, non le pare?, oppure:
Che estate! non ha piovuto una volta, e loro
facevano fnta di non vedermi, o mi prendevano per
uno scemo. Col mio vestito di un verde sgargiante che
mi sembrava molto elegante, immagino che dovevo
sembrare un operaio lituano. A volte ero cos nervoso
quando accostavo una donna che lei mi prendeva per
un poliziotto in borghese e scappava via. Oppure,
quando cominciavo a borbottare, suscitavo alterigia e
freddezza, perfino nelle puttane.
Una sera, dopo aver riesaminato gli archivi di tutte
le strade malfamate che credevo di conoscere, mi accorsi
che la mia diligenza erudita non era stata ricompensata
con una sola nota pedantesca sul tema della
libidine. Esausto, ero seduto sopra una staccionata di
legno davanti a una stazione di servizio. Pass una
donna dai fianchi rigonfi, e vagamente mi sembr di
capire che avesse in qualche modo risposto al mio sorriso
fiacco e sconfitto. Mi alzai e la raggiunsi barcollando.
Forse aveva sentito piet della mia disperazione?
Che potesse volere da un mentecatto come me, non
riuscivo a immaginarmelo. Non mi respinse, n sembr
infastidita dalla mia solita stupida recita sul tempo.
Poich non sono propenso alla facile risatina dei miei
connazionali, forse avr pensato che ero serio e meditativo.
Non ho mai imparato a trattare una donna
qualunque come se fosse una sgualdrina. Quante volte
mi sono perso estasi non comuni, perch ero troppo
cortese e mi prendevano per un povero diavolo; posso
essere cos esageratamente bene educato che accanto a
me la donna pi facile si convince di essere un modello di pudicizia.
Giunti nella stanza di questa donna, mi chiese di
andare fino a un saloon l accanto a prendere un boccale
di birra. Non dubitavo che fosse una puttana, e
temevo che mi contagiasse una malattia venerea. Volevo
scappare via.
Le prostitute sono tanto essenziali per la societ
quanto le patate, il pane e la carne, sebbene non siano
sempre un cibo rapsodico. Ci sono diverse specie di
amore; la variet pi comune e misera  quella che gli
uomini ottengono dalle puttane. La santa patrona
della casa di malaffare  Venere Vulgivaga. Catone,
stoico, disse che quando un giovanotto ha le vene gonfie,
fa molto meglio a recarsi a una casa pubblica piuttosto
che insidiare la moglie del vicino di casa. Perch
il coito riesca interamente soddisfacente, esiste
quell'amore che si svolge sotto la tutela amorosa di
Venere Urania.
La mia esperienza con questa donna fu molto breve,
e per lei del tutto priva di valore. Dicono che a Quito
il tramonto non duri pi di tre minuti; nemmeno tanto
dur il mio contatto con lei.
Mi rimisi in fretta i pantaloni e la camicia, come
per indossare la mia morale. Che sono i vestiti, infatti,
se non una forma di ipocrisia sociale? Deciso a sfuggire
non appena possibile quella donna, pensavo tuttavia
che il meno che potevo fare era offrirle del denaro.
Le diedi due dollari - tutto quello che avevo - e la ringraziai.
Lei strapp un pezzo di carta da un sacchetto
per scrivermi sopra il suo nome e indirizzo, e io molto
vistosamente mi infilai quel pezzo di carta nel portafoglio.
Che sollievo ritrovarmi all'aria aperta, sentire
tra i capelli il bel soffio ricostituente degli scrupoli!
Sicuro di essermi ormai liberato da questi appetiti
infami, feci a pezzi il pezzo di carta sul quale la donna
mi aveva scritto l'indirizzo della casetta di legno dove
abitava. Come la nostra condotta diventa giusta e buona,
quando abbiamo i testicoli vuoti!
Una settimana dopo pettinavo ogni isolato e ogni
casa del quartiere, cercandola, piangendo la mia stupidit.
Il corpo  un fardello di Tiro, e anche la nostra
sola saggezza. Colui che si rifiuta di accarezzare le
mammelle di Teodota vivr abbastanza a lungo per
sapere cosa sia non ritrovarne l'occasione.
Platone  un veggente quando dichiara che il piacere
 uno dei pi grandi impostori del mondo, ma
pochi possono leggere il Filebo con compostezza, finch
non hanno una donna con cui dimostrarsi ascetici!
Oltre a va, non esiste l'elleboro anticiriano che possa
purgare la concupiscenza. Altro non abbiamo, per
nascondere la nostra depravazione, che qualche goccia
di acqua di rose, buone maniere e un paio di brache.
Immedesimarsi nella contemplazione di un pentagramma
sarebbe una ricetta eccellente per febbri simili,
se non fosse che la vista di due belle cosce basta
a far crollare tutto Euclide.
Panurgo dice : Signora, sono cos innamorato di
voi che non riesco a pisciare n a cacare dall'amore.
Il Cosmo  la cornucopia seminale, e i cabbalisti parlano
dei genitali massicci di Yahwh; san Paolo dice
che l'intera terra geme e ha le doglie eternamente. La
vita dell'universo dipende dalle parti pudende. Non
appena la Parola si fece carne, l'uomo divent incapace
di stare fermo, di lavorare o di pensare, finch non
ebbe sparso il suo seme.

 Capitolo 5.

Il piacere di vivere! Che cosa mai sar?
Soltanto le ore buone di una malattia.
WEBSTER

Mia madre e il capitano Henry Smith vivevano ancora
insieme, quando io ritornai a Kansas City. Lui
era ormai per me un'abitudine, quasi come lo era
per mia madre. Ora che non mi appoggiavo pi sulle
sue spalle sudate e carnose, non gli dispiacevo, n mi
considerava col fastidio che gli ispirava dapprima la
mia condizione di bambino bisognoso di un padre.
Era diventato ancora pi tirchio e rimaneva tutto il
giorno in casa, nell'appartamento dell'Ottava Strada;
da molti anni aveva detto addio al fiume. Si era parlato
di trasformare il suo battello, il Chester, in stabilimento
galleggiante di piacere, ma il capitano Henry
Smith pensava che un simile mutamento non poteva
non essere parassitico. Personalmente dissoluto, aveva
tuttavia assorbito tutta l'ipocrisia con cui molti considerano
i piaceri umani che non hanno a che fare con
l'utilit e col denaro.
Ormai soltanto si muoveva per andare a fare la spesa
e riportare a casa la borsa di Lizzie piena di roba da
mangiare e frutta in scatola. Godeva di vitto e alloggio
gratuiti, e per quanto tardi rincasasse Lizzie, lo
stesso lei gli lavava i calzini e la biancheria intima;
oppure, nelle calde serate di luglio, gli preparava un boccale
di limonata. Lui non diceva mai grazie, perch si
sentiva imbarazzato; com' lontano il cuore dalla lingua,
quando siamo costretti a essere grati.
Quando Lizzie si arrabbiava e gli diceva: Vecchio
burbero che non sei altro, forse sono il tuo cane, che
non sei capace di aprire bocca mentre lavo i tuoi panni
sporchi? lui si ritirava pesantemente nel salotto. Alle
volte finiva col chiudersi a chiave nella sua stanza, o
semplicemente scoreggiava, e lei magari si metteva a
ridere. Da anni avevano rinunciato completamente a
tutte quelle delicatezze e maniere romantiche buone
a farci dimenticare che la sola differenza tra noi e gli
animali  l'uso della parola. Molto di rado facevano
accenno al matrimonio, bench Lizzie desiderasse lasciare
definitivamente quel maledetto mestiere di barbiere
e far vita di casalinga. Perch doveva lei essere
meno fortunata della madre di Tisha, oppure di Gladys,
quella sgualdrinella di Tulsa che aveva sposato un
famoso cow-boy del cinema?
Il capitano Smith era molto bravo come meccanico,
e parlava di mettere su un garage; ma non ne fece mai
nulla. Aveva inventato un aggeggio per il tram, da
premersi col piede, per annunciare al conducente
quando il passeggero voleva scendere.
Il campanello inventato da Henry Smith gli avrebbe
potuto fruttare un patrimonio, se lui si fosse preso la
fatica di brevettarlo. Ma era un uomo torpido ed era
gi molto se trovava il coraggio di alzarsi dalla poltrona
per trascinarsi da una stanza all'altra.
Tuttavia aveva dei beni immobili a Louisville e alcune
case a St. Louis, e Lizzie pensava che doveva essere
ricco. A quell'epoca si era fatto costruire una villetta
in legno, in un luogo verdeggiante chiamato Northmoor,
sulla linea del tram interurbano che da Kansas
City arrivava a St. Joseph e Joplin. Finita la casetta,
fece iscrivere il titolo di propriet a nome suo. Lizzie
non disse nulla, ma ne fu molto ferita, e da quel momento
non volle pi sapere niente di lui. Non si faceva
scrupoli di dirgli che era un vecchio avaro; che
durante tutto il loro fidanzamento non le aveva offerto
che due o tre gelati nella tabaccheria di Jenkins, e soltanto
le aveva regalato un orologio dorato una volta
per Natale.
Lizzie faceva tesoro di tutto. Perfino metteva da
parte le bucce delle arance, per le sue marmellate, anche
se il pi delle volte queste bucce rimanevano dimenticate
sui davanzali delle finestre fino all'inverno
o alla primavera successiva. Indossava gli stracci pi
incredibili: grembiuli logori ridotti in cenci, calze
rotte che le cascavano sui piedi, un busto giallo coriaceo
e scarpe sempre sporche di roba da mangiare e di
marmellata. Se la sua faccia non fosse bastata a proclamare
la sua disperazione, se ne sarebbe fatta portavoce
la sua trascuratezza. Eppure il suo alito era sempre
piacevole e la sua lingua rosea. In ogni stagione faceva
il bagno con l'acqua fredda, e quando si strofinava
bene il corpo e le mammelle con l'asciugamani, provava
una sensazione di buona salute eccezionale. Era solita
dire che finch reggono il cuore e i polmoni, non
c' motivo di preoccuparsi. Quando si guardava allo
specchio e vedeva sul collo e attorno alla bocca i primi
segni di decadenza, si allontanava di qualche passo
per guardarsi il petto e la vita forte che erano molto
pi giovani di quanto non lo fossero i suoi occhi, i
suoi capelli e il suo collo.
Il capitano Henry Smith e Lizzie erano tutti e due
piccoli di statura e camminavano a passettini. Lei portava
sempre la testa eretta per sembrare pi alta... e
per incrementare le sue misere speranze; negli anni
andati, i passi lenti di Henry Smith erano ancora
ostentatamente sicuri, ma ormai si muoveva a stento
come se stesse per morire o fosse sicuro di non essere
pi in grado di adescare una donna.
Camminavano lentamente insieme; lui prendeva la
borsa della spesa e offriva l'altro braccio a Lizzie...
perch cos volevano le buone maniere. Era molto disattento,
e questa  la condizione vera dell'ateismo,
poich ci che non ci d vistosamente nell'occhio
non esiste. Tuttavia, quando una donna passava loro
accanto, lui le saccheggiava tutto il corpo con lo
sguardo, con quella febbre del libertino che pu ancora
ammirare, piuttosto che fare. Se Lizzie si lagnava,
lui rispondeva scherzosamente: A che credi che
mi servano gli occhi, allora?.
Quando l'uomo ha concluso il suo destino diventa
obeso e si nutre eccessivamente perch i suoi genitali
si sono addormentati.  pi somigliante alla megera
butterata e devaginata che non all'eroico guerriero
che mont sul letto di Circe con una spada. Dopo le
lunghe fatiche acquatiche, Odisseo dalle gran budella
mangi pi maiali, capre e pecore tolti alle stalle di
Itaca, di quanti non ne avessero mangiati i pretendenti
di Penelope durante la sua assenza.
Henry Smith si prese una tosse maligna e disse a Lizzie
che forse era meglio se lui si portava il letto in
un'altra stanza, cos lei non si prendeva la tosse. Poi,
una volta guarito, continu a dormire per conto suo,
a tossicchiare e a schiarirsi la gola e, quando si ricordava,
a recarsi in cucina per fare gargarismi davanti
al lavandino. Se non avesse fatte queste cose, sarebbe
stato meno sciocco. Gli uomini sono bugiardi fatui,
perch sono bestie imperfette, ma le donne di rado
si lasciano ingannare, perch sono gli animali pi astuti
del mondo. Quando un uomo si accinge ad abbandonare
la moglie o l'amante, quasi mai gli riesce di
nascondere le sue intenzioni. Sul campo di battaglia
pu essere uno stratega meraviglioso, ma davanti a
una donna  un povero deficiente, e tutti i segreti che
lui crede nascosti in quella che  la pi secca delle
cripte, un cuore arido e menzognero, lei li conosce anche
molto prima che lui sappia chiaramente quali sono
le sue vere intenzioni.
Finalmente, il capitano Smith fece le valigie, diede
a Lizzie una strofinata di commiato sul braccio e, con
una risatina puerile, disse che doveva andare a St.
Louis per ipotecare una delle sue case. Lizzie non disse
nulla ma si diresse verso il davanzale della finestra a
innaffiare i suoi gerani e a raccogliere le bucce secche
di arancia messe da parte per la marmellata.
Come sono pratiche le donne in questi momenti
passionali! In circostanze simili un uomo pensa alla
furbizia con cui ha saputo fingere, magari si preoccupa
per il danno che pu arrecare alla sua amante; ne 
molto dolente, anche se nulla al mondo potrebbe
farlo agire diversamente. Ma una donna pulisce la
pentola, lava la tovaglia o si sciacqua le calze. Perfino
 capace di attaccare un bottone alla camicia dell'uomo
che sta per abbandonarla.
Non c' nel Paradiso erba che possa placare la nostra
fame meglio della dulcamara o della belladonna. Maschio
o femmina, offriamo le nostre mammelle ai lupi
perch siamo affamati, come le donne messicane allattavano
il cervo e il cane. Cos Luciano, come i nostri
sciagurati cuori moderni, domanda: Non sono necessarie
le fontane avvelenate, e i fuochi puzzolenti, e
i sogni immondi, e i vermi nel pane della vita?.
Poco dopo la partenza del capitano Henry Smith,
Lizzie ricevette una lettera dalla sorella di lui che abitava
a St. Louis; diceva che Smith era andato a vivere
in casa di una donnaccia e perfino parlava di sposarla.
Lizzie and a trovare un certo avvocato senza soldi,
dalle spalle cadenti, che in ufficio indossava soltanto
mutande e canottiera estive, e passava quasi tutto il suo
tempo a leggere Ingersoll e Henry George; quest'uomo
detestava i bricconi che ingannano vedove, ingravidano
ragazze di campagna o seducono femmine per poi
abbandonarle. Lizzie gli raccont tutta la storia della
sua vita: come Harry Cohen era riuscito a strapparle
cinquecento dollari, come il proprietario del saloon le
aveva venduto azioni senza valore di una fantomatica
compagnia petrolifera, e come aveva mantenuto il
capitano per sette anni, dopo il fallimento del servizio
fluviale di trasporto merci. Non poteva tralasciare
di osservare, come raccontava a tutti, che lei era una
vedova che si ammazzava lavorando per guadagnare
un boccone di pane per lei e per suo figlio, e che nessuno
poteva dire una parola contro la nobilt del suo
cuore.
L'avvocato fece vincolare la villetta in legno di
Northmoor e notific per lettera al capitano Henry
Smith che avendo ricevuto l'incarico da Lizzie Dalberg
di fargli causa in tribunale, richiedeva il pagamento
di sette anni di vitto, alloggio e bucato. Giacobbe
non si era messo al servizio dell'astuto Labano
per ben sette anni per accontentarsi di una semplice
Lea, n Lizzie aveva cucinato e lavato e offerto alloggio
e soldi spiccioli a Henry, per la stessa durata, solo
per trovarsi alla fine defraudata di un matrimonio rispettabile.
La cosa che pi desiderava in questo mondo
era un posto saldo nella societ.
Lizzie aveva molta voglia di migliorare la sua sorte
e di vendere il negozio. Il mestiere aveva fatto di lei
una intoccabile; ogni donna-barbiera era una Maria
Maddalena, anche se i suoi peccati non fossero stati
venali. I notabili della sinagoga la disprezzavano, il
bramino dell'emporio e i proprietari delle piccole drogherie
la guardavano dall'alto in basso. Cos profondamente
mi aveva impressionato la sua occupazione,
che qualche anno dopo, quando mi innamorai di una
commessa, mi ci vollero diversi mesi prima di poter
confessare a questa figlia di un robivecchi che ero figlio
di una barbiera.
Poche settimane dopo il capitano Henry Smith ritorn
a Kansas City, una domenica, di pomeriggio. Chiese
a Lizzie di suonargli una canzone dei vecchi tempi,
sul pianoforte verticale di mogano, ma lei non si mosse
dal divano. Si limit a pulirsi il pince-nez e a rassettarsi
la vestaglia sciupata e sporca. Rimase taciturna,
mentre lui tirava fuori dall'astuccio il mandolino, faceva
un suo balletto sugli stracci di tappeto zeppi di
polvere del salotto e cantava nel suo migliore stile da
variet:
Andiamo, ragazza, sii buona con me,
mi piaci tremendamente.
Che pena quando ti arrabbi con me.
Sii giusta ragazza con me,
ti voglio davvero bene.
In altri tempi lei avrebbe sorriso, ascoltando questa
canzonetta allegra e ridicola, ma adesso lo guardava
ballare, coi suoi pantaloni sporchi di unto; poi si chin
per allacciarsi le scarpe che erano sempre slacciate.
Stava per tirarsi su le balene del busto, ma si trattenne,
perch le sembrava poco dignitoso.
Non c' furore paragonabile alla rabbia del cuore,
e in una donna  specialmente pericoloso. Quando
chiacchiera e spettegola la donna  trasparente, e noiosa
se disamata, ma quando tace non c' belva nella
sua tana pi minacciosa di lei.
Lizzie non era di umore da tollerare le ridicole e
astute melensaggini del capitano. Forse le aveva svelato
mai, lui, un solo tratto gentile o nobile? Noi stessi forniamo
alle persone facce oneste, simpatiche o buone,
ma quando l'occhio  sconvolto o malato di disincanto,
il viso che contemplavamo con tanto rapimento 
carne vuota, vana e senza vita. Il sangue che Ges Cristo
versa proviene dai nostri stessi teneri cuori.
Henry Smith lasci stare il mandolino e disse: Andiamo,
Lizzie, ragazza mia, ti porter a cena alla Electric
House. E domani sera andremo al teatro di Willis
Woods; quello che ti serve  un po' di divertimento,
sei piuttosto gi.
Si avvicin, la fece alzare dal divano, ma quando
prov a baciarla non trovava pi la sua bocca, che era
scomparsa. Il corpo di Lizzie era freddo e rigido, e le
sue dita corte e grassottelle saldamente chiuse.
Lo respinse: Sono stanca, Henry,  inutile. Ho fatto
la stupida, la cuoca e la lavandaia per te troppo
a lungo. Tu vuoi quella puttanella di St. Louis, e io
voglio invece la casa di Northmoor. Mi sembra di aver
diritto a qualcosa.
Il capitano si scolor in faccia; chi gliel'aveva detto?
Qualche giorno dopo giunse alla conclusione che era
stata sua sorella Clara a tradirlo. Due donne sempre
uniscono le loro forze contro il nemico comune, l'uomo.
Alla fine, come poi mi raccont mia madre, lui
perse il contegno e si mise a piangere come un bambino,
chiedendole di riprenderlo con s, come prima.
Per nemmeno allora parl di matrimonio, la sola carta
vincente che gli rimaneva per rinnovare una storia
d'amore mai onorata da un epitalamio, neppure da un
solo mazzo di rose.
Quando Henry Smith se ne and, mia madre giunse
di nuovo alla conclusione che ormai era vecchia e fece
il conto di tutte le rughe della sua faccia. Sarebbe mai
riuscita a rifiorire? La luce elettrica le consumava gli
occhi, e la fatica di alzare le braccia per tagliare i capelli
la stancava tanto che ogni sera, quando chiudeva
il Salone, si lagnava che tutte le ossa del corpo le dolevano.
L'impeto gioioso del sole forse l'aveva abbandonata?
La natura era diventata la sua nemica. Perch
la polvere si aggrinza in una data persona pi di
quanto non si aggrinzi in mille zotici,  un enigma
per scimmie.
Quando un vecchio cliente le diceva: Andiamo,
Lizzie, giochiamoci un sigaro ai dadi, lei non se la
sentiva. Quale gioia era stata in altri tempi gettare
i dadi indiani sulla bacheca. Soltanto quarantacinque
anni... che cosa mai si era seccato in lei? Siamo delusi
diecimila volte e crediamo di non sentire pi le piogge
di primavera o il germogliare degli aceri. Cos
presto si sarebbe attutito nel suo orecchio quel cantico
di amore di Salomone che si risvegliava in lei ogni
volta che sentiva per strada il fruttivendolo gridare:
Meloni, cocomeri!, o il messicano ambulante urlare:
Tamali caldi, tamali caldi!.
Non c' medicina per le ossa impedite; non serve
purgare il decrepito col rabarbaro o col muschio. Impazzite,
piuttosto che invecchiare; portate il costume
del buffone,  pi assennato che indossare la pelle
rinsecchita e frastagliata dell'et senza succo. Quando
il fico  ridotto in ceneri, nessuna virt n bont n
carit rinsalder le guance e le cosce.
A volte, per strada, Lizzie si immaginava di sentire
accanto a s il gomito del capitano Smith; ma quando
si accorgeva di essere sola, prendeva il tram per tornare
a casa. I clienti scarseggiavano, e quelle tre galline dietro
alle poltrone non costituivano certo per il negozio
un'attrazione. Molte delle casupole in legno, nei pressi
del Salone, erano state demolite; da parecchi anni
erano chiusi i negozi a due piani dei commissionari.
Le casucce di Oak, Cherry e Locust Street, quelle strade
arboree avvinghiate al sangue dell'americano del
Midwest, non esistevano pi. Com' caro e sacro il
memento mori della nostra povert!
Sono nato per soffrire, ma da ragazzo non sapevo
che la mia desolazione non sarebbe stata in fondo diversa
da quella di mia madre. Tra il Cosmo e mia madre
c'era un immenso vuoto. Ben Jonson dice: ...dobbiamo
vivere, e onorare a volte gli di; ora Bacco, ora
Camo, ora Priapo.... Quale dio aveva mia madre, oltre
alla solitudine ghiacciata?
Io mi preparavo a penetrare nei deserti di Bersabea,
ma l quale angelo mi aspettava per somministrarmi
una brocca d'acqua? Quell'angelo, sarebbe stata mia
madre, che cos a lungo aveva bramato anche lei le
sorgenti, in mezzo a quei deserti dove il suo spirito
non fu mai innaffiato.

 Capitolo 6.

Il Merrimack, o fiume degli storioni,  formato
dalla confluenza del Pemigewasset, che
sorge vicino alla spaccatura delle White
Mountains e del Winnipiseogee; il quale riceve
le acque del lago cos chiamato, che
vuol dire Il sorriso del Grande Spirito.
THOREAU

Kansas City era stata il mio Geova, ma adesso, a
diciotto anni, capii che la dovevo lasciare. Non avevo
pi un'anima in grado di ascoltare gli aceri e le querce,
n il Paseo, che era diventato un quartiere logoro
di negri. Quando scendevo ai West Bottoms, ascoltavo
le locomotive sui binari, il rumore dei vagoni-merce
che si accoppiavano, e i quattro fiumi dell'Eden mi attraversavano
l'anima. Il concime sugli stivali dei vaccari
del Montana proveniva dalle vitelle di Uz! Coloro
che hanno lo spirito avvizzito non cacciano subito
rami floridi soltanto col trasferirsi altrove. Pascal ha
detto che ... l'infelicit dell'uomo sorge da un unico
fatto, cio dal non poter rimanere tranquillamente
chiuso nella sua stanza.
Nonostante ci, andarsene  sempre una lussuria; 
un canto del verme, che ci solletica e toglie a ogni pelle
la pazienza... qualit che non avrei mai avuta.
Bunyan ci consiglia :  meglio non bramare le cose che
sono adesso, bens aspettare le cose venture. Io non
avevo una goccia di calma in tutto il corpo e non potevo
nemmeno aspettare che la morte mi annichilisse.
Credevo che viaggiando sarei diventato il vento libero
che soffia in tutte le contrade. Nulla mi avrebbe mai
soddisfatto fuorch la peste, il deserto e la solitudine!
Ogni volta che pensiamo, moriamo, e una foresta
spunta nel cuore oscuro.
La maggior parte dei miei sbagli sono stati provocati
dalla pi rozza tra le parole magiche : voglio essere libero.
Eppure facciamo soltanto quel che siamo. Per
la stessa ragione soffriva ogni giorno Prometeo; voleva
avere la libert da Zeus, che per nemmeno lui poteva
modificare il fato. Sebbene Prometeo abbia inventato
la filosofia, divenne preda dell'awoltoio che ogni
notte gli divorava il fegato. Mi sarei mangiato me stesso?
Sarebbe stato un pranzo da poveri.
Cos acquistai un biglietto per Omaha e dissi a mia
madre che partivo come commesso viaggiatore della
ditta di latte in scatola Libby. Mentii per non lasciarmi
alcun dubbio che sarei vissuto da orfano. Mia madre
non era in grado di farmi da mentore, perch n
lei n io sapevamo come adoperare le nostre vite.
Come poteva lei aprire il Salone Stella alle sette del
mattino, radere guance con baffi e favoriti e tagliare i
capelli fino alle nove o alle dieci di sera, e per giunta
avere la forza di guidare il mio cuore sfrenato?
Mia madre era saggia come la disgrazia, come l'errore
e lo sperpero. Tutto il suo sapere era troppo vicino
alla sua morte. Ma ci che lei faceva era pi spesso
sfortunato che sbagliato. La sua tristezza - che sarebbe
diventata la mia - era la solitudine. Nessuno vuole far
compagnia al dolore, all'indigenza e alla cattiva sorte.
Mia madre pianse quando le comunicai la mia decisione
di lasciare Kansas City. Sfuggivo lei per trovare
la mia vita. Ogni commiato era un gran lamento.
Fin da bambino, il mio timore massimo fu sempre
quello di non rivedere mai pi la sua faccia. Forse ero
in grado di ricordare la vestaglia che indossava, o come
si sedeva nella poltrona a dondolo, sul terrazzino di
dietro? Ovunque mi trovassi, cercavo di percepire il
suo naso, la sua bocca, i suoi occhi, perennemente amputati
dal pi sterile degli di, l'impossibilit.
Giunto a Omaha, presi una stanza nell'albergo Paxton,
che era un giardino di Mida per gli oziosi che
dormivano nelle poltrone di vimini sul marciapiedi
davanti all'albergo. Cercai di trovare lavoro come commesso
viaggiatore - desideravo un ampio territorio e
un bel conto spese - ma senza alcun risultato. Non
possedevo alcun mestiere; non ero vinaio, mugnaio,
sellaio, sodatore di panni n sarto. Gi piagato dal
languore di mente, non avevo voglia di eseguire lavori
futili e bestiali. Che potevo fare che non soffocasse le
mie facolt? Potevo liberarmi dalla colpa di Adamo
semplicemente faticando, anche se i prodotti del mio
lavoro erano odiosi e immorali? L'uomo era nato per
vivere attaccato a una macchina o per sedere dietro a
una scrivania a calcolare l'avarizia e l'indolenza di un
altro? Uno che costringe gli altri a produrre aggeggi
stupidi per la folla rimbecillita giace in agguato della
preda: che  il povero.
Dopo non molto le suole delle mie scarpe grinzose
erano consumate ai lati, e il mio vestito lercio come
una carogna; peggio ancora, ero rimasto una settimana
indietro con l'affitto della stanza. E credevo di
puzzare, perch ero separato da tutti.
Poi, un mattino, scesi la scala, coperta da un tappeto;
il facchino prese la mia valigia e la port fuori, come
gli avevo detto di fare. Nel frattempo, mi avvicinai
con passo calmo al banco del portiere e studiai l'orario
dei treni della Union Pacific; distrattamente, comprai
due pacchettini di gomma spearmint, lasciai una
mancia di un dollaro al portiere, uscii da una porta laterale,
e diedi mezzo dollaro al facchino. Mi allontanai
un centinaio di metri dal Paxton e presi un
tram che per caso si dirigeva alla stazione. L spedii
la mia valigia, da pagare al momento della consegna,
a Los Angeles.
Poi mi avviai all'Ufficio di Collocamento dello Stato
del Nebraska, dove mi capit di imbattermi in un
agente che esaminava postulanti per spalare ghiaia e
avvitare le giunte delle rotaie in una strada ferrata
di Green River nel Wyoming. Feci una lunga coda,
ma quando mi dissero di far vedere le palme delle
mani, l'agente mi mand subito via. Tuttavia osservai
che tutti i manovali accettati nella squadra, portavano
inserita nella banda del cappello una scheda
verde di cartone, con un numero scribacchiato a matita.
Da un robivecchi che vendeva mandolini, chitarre,
corni e gioielli, lasciai in pegno il mio orologio
Hamilton, regalo di mia madre; mi diede dodici dollari.
Dopo di che, andai da un tipografo e comprai
un pezzo di cartolina verde; poi sperperai la met
della giornata in quel postribolo stigio degli americani
che  il cinema. Quella notte affittai un lettino da
venticinque centesimi, in uno di quei dormitri a
pagamento per zoticoni e nomadi squattrinati.
All'alba, nello scalo ferroviario, mi nascosi tra i cespugli,
aspettando che la locomotrice 213 sul binario
8 si mettesse in movimento. Quando il treno mi pass
accanto, mi precipitai e mi aggrappai ai traversini di
una scaletta di ferro che sporgeva a un lato dell'unico
vagone per passeggeri. Dentro c'erano i manovali
con le loro schede verdi sul cappello; anch'io mi misi
la scheda sul cappello, e mi sistemai a sonnecchiare
sopra uno dei sedili di legno rozzo. Verso le undici
i lavoratori tirarono fuori ognuno il suo panino, dai
sacchetti di carta o dai recipienti di latta per la merenda.
Non avevo mangiato niente, nelle ultime ventiquattro
ore, e il mio stomaco chiedeva disperatamente
un pezzettino di carne, di prosciutto o di pane.
Gli uomini mangiavano, si soffiavano il naso, chiacchieravano
e bevevano il loro caff, senza badare per
nulla alla mia presenza. C'era nel vagone un piccolo
serbatoio, accanto alla latrina, dal quale usciva un
filo di acqua tiepida e metallica; altro non riuscii a
mettermi nello stomaco.
Giunti a Green River, nel Wyoming, una citt
sciatta, senza anima, udii il rumore dei chiodi di ferro
degli scarponi che uscivano dal treno e fuori vidi
l'ispettore che li contava, man mano che scendevano
dai gradini. Allora scesi dall'altra parte; camminai
faticosamente sulle traverse di legno per ben quindici
minuti e poi ritornai verso il centro della citt. Quando
mi portai la mano alla tasca per prendere il mio portafoglio,
scoprii che me l'avevano rubato. Mi asciugai
il sudiciume dalla faccia e per fortuna trovai una moneta
da dieci centesimi annodata nel fazzoletto; con la
moneta comprai un pacchetto di grissini di pasta integrale
Loose Wiles. Una volta riempito il mio stomaco
addolorato, bevvi un sorso d'acqua, che usciva fresca
da un tubo di piombo a irrigare un quadratino d'erba
davanti allo scalo.
Verso la fine del pomeriggio presi un treno-merci
dell'Acme diretto verso l'Ovest. Sui due fianchi della
locomotrice e dentro i vagoni-merce viaggiavano parecchi
vagabondi, bianchi e negri; un totale di quasi
venticinque. Io mi nascosi sia ai loro sguardi, che a
quelli del sorvegliante del treno; perch ormai ero diventato
un asino selvatico, dalla disperazione; la mia
mano era alzata contro la mano di ogni uomo, e la
sua contro la mia. Verso il tramonto sentii che uno dei
vagabondi diceva a un altro che una pattuglia di poliziotti
ci aspettava allo scalo di Ogden nello Utah.
Mendicante senza tetto, preferivo morire di fame
piuttosto che farmi rinchiudere in una gabbia di ferro
come una belva. Inoltre, l'anima tollera soltanto la
sofferenza che richiede. Non ero andato incontro al
mondo per provare ogni brutta esperienza esistente,
ma la mia volont aveva parlato, e anche se non sapevo
che cosa stessi facendo, dovevo per forza ubbidire a
quell'oracolo dentro di me, o vivere morto. Pochi chilometri
prima di Ogden, mi buttai gi dal vagone;
il treno in quel momento sferragliava sulle rotaie a
sessanta all'ora, per lo meno. Rimasi sanguinante nella
fuliggine, tra i sassi puntuti di Acheronte.
I talmudisti antichi dividevano l'inferno in sette
parti, ogni settore di palude e di tenebre ammucchiato
sull'altro: Beatrice, Abilene, Green River, Ogden,
Salt Lake City, Reno e Eureka erano Sheol, Abaddon,
Beer Shahat, Tit ha-Yawen, Sha'are Maweth, Sha'are
Zalmaweth e Geenna, i sette gironi dell'Ade ebraico.
Arrivai barcollando, non a un nuovo mondo, bens
a Ogden, e l non c'era una sola strada lastricata di
piet o di elemosina per il povero. Mi sedevo sull'orlo dei marciapiedi o giacevo sotto i portoni come se
fossi stato un indiano Tupi, morto e piegato in due
nel suo vaso di terracotta. Chi avrebbe ascoltato il
clamore delle mie costole, ammaccate e affamate? La
mia forza si  seccata come un coccio.
Quando avevo indossato una camicia pulita per
l'ultima volta? Se almeno mi fossi potuto cambiare i
calzini e la carne puzzolenti! Avevo viaggiato quasi
quanto Cabeza de Vaca, che si spinse nudo dall'Atlantico
fino al Rio de las Palmas; ma lui dovette diventare
serpente, e mutare pelle due volte all'anno. Avevo
traversato una regione spopolata e non sapevo di aver
percorso duemila leghe di me stesso.
Una volta dormii avvolto nel vento crudele sotto
un albero di Roseburg, nell'Oregon. E molte settimane
dopo, mi smarrii nel deserto del Mojave. Giunto a
una capanna abbandonata, vidi un fusto di ferro pieno
di acqua. Mi chinai sul bariletto, ci misi la testa dentro,
e bevvi petrolio!
Non saprei dire come n quando arrivai a Needles,
in California. Che avevo guadagnato con le mie sfortune?
Mi infilavo surrettiziamente nei vagoni di carbone,
e la neve, la grandine e la pioggia erano il mio
tetto. Quando ero costretto a sfuggire un ferroviere
armato di bastone o un poliziotto in borghese, mi lasciavo
cadere in qualche citt di asfalto preso nel Mar
Morto. Varcando faticosamente incontabili canaloni
di cemento, che sembravano portare i metalli fusi
della Geenna, farcivo le mie scarpe scabre di fogli di
giornale. Il mio vestito era una malattia; la tarma sospirava
nella mia camicia e nei miei pantaloni. Ero
logoro, affamato quando mangiavo e prigioniero quando
ero libero. Ingoiavo nevischio, vento e confusione.
Forse vagavo sopra una cometa disabitata, senza erbe
n prati n oceani? Quanta punizione pu sopportare
il corpo senza corrompere lo spirito? Potevo nutrirmi
delle mie piaghe e non puzzare? I capelli mi cadevano
a manciate, e quando guardavo i miseri resti della mia
adolescenza, apparivano gli avvoltoi. Gemevo per la
mia giovinezza, perch avevo allora soltanto diciannove
anni; la calvizie era scesa su Gaza e le mie ossa
cantavano nelle ceneri e nei luoghi desolati di Gerusalemme.
Chiedevo la carit quando potevo; dai missionari,
mi offrivano come guiderdone per due ore di tetra
ipocrita devozione, caff e una ciambella fritta. A volte
facevo lo sguattero, sbucciavo patate e lavavo i piatti
in cambio del mio cibo e sonno miseri. Epicuro disse:
Mi nutro piacevolmente di pane e acqua, quelle dolci
e semplici provviste del corpo.... Ma non di rado
mi mancavano tutte e due. Il mio oracolo delfico era
la mia fame incessante. Finch rimanevo affamato, non
potevo diventare il rifiuto del cormorano; perch la
volont che langue si nasconde tra i meloni e i porri.
Ero partito in cerca delle sette citt di Cibola; ma
ogni luogo era uguale al precedente. Le strade erano
scarichi di muco; e il commercio, il guadagno, l'imbroglio
e il denaro avevano lasciato la loro feccia e il
loro alito immondo nelle fogne. Ovunque mi trovassi,
gridavo: Guardate, sono vestito con la stoffa miserabile
del ragno e del bruco. Aiutatemi!.
Gli americani avevano forse dimenticato le privazioni
dei primi coloni, invecchiati dalla sofferenza?
C'erano perche e pesci scelti nella baia, ma i Pellegrini
non sapevano come prenderli. Uno che era andato a
raccogliere frutti di mare sulla spiaggia di Cape Cod,
venne trovato morto, sprofondato nel fango dove era
caduto perch troppo debole dalla fame. Forse gli
americani non ricordavano pi come erano inospitali
e rocciosi Mattapament, Pamaunke e Topahonock?
Chickahamania e Powhatan erano fiumi di vipere. E
che potevano trovare, infatti, a Patuxet, Masuet e
Satucket, monticelli indiani, se non telline e noccioline?
Il Circolo Artico non  il luogo pi freddo della
terra, poich non ci sono paraggi pi desolati o pietrosi
della carne indifferente. A Needles un uomo mi
pass accanto e le mie dita gli sanguinavano tra i denti.
Un altro che si era mangiato le labbra si infil in
una di quelle ferite gangrenose aperte nel muro, dove
pranzano gli americani; c'era uno con la mascella gonfia
di morosi inni religiosi e sermoni al lardo. Essi
portavano la mia giovinezza nel loro seno.
Dappertutto la gente era vestita col panno della
morte; le case erano morte, perch l'avarizia, la meschinit,
il mammona e l'odio si erano bevuti, fino all'ultima
goccia, il sangue di Abele. Il gufo e il tarabuso
erano nella bocca di quelli che andavano in chiesa.
Il topo si nascondeva tra le travi del tetto, e la termite
annidava negli sterili, tristi letti gemelli; lo scarafaggio
si era impossessato dell'argenteria, delle porcellane,
delle pentole di ferro e degli schidioni. Erano un popolo
giovane eppure gi senile; nei loro petti raggruzzolavano
il sangue dei loro vicini.
Gli affetti naturali muoiono pi presto nell'uomo
civile che nelle bestie; non esiste clima pi polare di
un cuore grasso e confortevole. La carit umana  cos
corta di fiato che prima che le riesca di tirare un secondo
respiro  gi stanca delle pi scarne fecce della
sua borsa e della sua tavola.
La povert  acqua e terreno fieri e selvatici; il lago
Titicaca  nella regione arida e ventosa di Callao, dove
non c' legno e gli indiani aborigeni adoperano
per fare il fuoco gli escrementi del lama. Ma chi riscalder
la sua disperazione bruciando il proprio concime?
Non dimentico il monito di sant'Agostino :
Non andare in altri paesi, ritorna in te stesso; nell'uomo
interiore abita la verit. Ma non ero ancora
pronto per il saggio avvertimento del santo. Se avessi
guardato dentro di me, non avrei visto nulla.
In quale latitudine erravo? Non ero sui ghiacci n
sul fuoco. Dio aiuta quelli che si cibano soltanto di se
stessi, perch divoriamo le nostre nature quando non
conosciamo i nostri dintorni. Quelli che ricordano
poco sono gi vecchi da giovani.  stato detto, da
Humboldt, che nulla rimane dei Guanches scomparsi
a Tenerife, se non i sepolcri, e che ogni scheletro e le
sue ceneri pesano sei libbre. Che non avrei dato per
sei libbre di ricordo?
Fossi stato in grado di riconoscere il sorgo e la sassifraga
porporina, i miei giorni di vagabondaggio
non mi sarebbero sembrati cos pelati. Avrei potuto
soffrire per comprendere; ma avevo percorso gran parte
di un continente, ed era tanto insussistente quanto
i miei sogni e il Vuoto Primigenio. Come fare per richiamare
questo mucchio di stracci dalla tomba? Si
pu strappare dalla terra il non sentimento? Ero
gi vecchio come  vecchia l'acqua, sulla quale n Dio
n l'uomo lasciano una parola, un pensiero o un'impronta?
La miseria peggiore non  lo stomaco vuoto, bens
la mente vuota: il dolore atroce di non vedere. Allen
Tate, il nostro poeta, ha detto:
Il filo d'erba raccolto dal vento,
sollevato dalla talpa; il pino svuotato che
urla nell'ultima tempesta... questi,
questi emblemi di penombra abbiamo visti a lungo...
Forse cercavo le nuvole focose di Magellano? I mari
polari o la Croce del Sud nell'Antartide? Agognavo le
zone ardenti dove cresce la palma di Mauritius? Che
potevo fare? Domandare alle larve delle formiche e
ai polipi, domandare alle anatre selvatiche in volo
verso oriente? Magari avessi attraversato le secche fino
ai promontori dove il narvalo fa i suoi giochi. Oh, dove
ero diretto? E perch non potevo vedere? Forse la
punizione eccessiva corrompe gli occhi consunti?
Quante epoche ci sono in un uomo? Quanti millenni
contengono le Cordigliere? Che rimane di quel ragazzo
che svolazza come un fantasma senza succo nella mia
memoria? Ho pi familiarit con Teofrasto, con Bartram
o con Thoreau di quanta ne abbia con lui. Dove
 quel vino nel mio sangue, pi distrutto di Eliopoli
o di un cimelio di Borsippa? Se potessi trovarmi, faccia
a faccia, davanti a lui, vorrei che in me rimanessero
abbastanza lacrime da coprirlo, perch era nudo.
Nella citt di Cuzco c'era una strada chiamata La
Signora della Mercede, dove i poveri si potevano scambiare
a vicenda i loro stracci. Lasciatemi mendicare i
miei viveri o fermarmi nella strada degli indigenti, per
scambiare tutto ci che ho, tranne il mio cuore e la
mia mente, perch il cibo e il letto si succhiano la vita
intera dell'uomo.
Sar una furia roditrice e affamata nei calanchi secchi
di Callao e berr le acque crude e orfane del lago
Titicaca. Letto e cuscino angelici sono i deserti sterili
e i venti crudeli di Potos. Lotto per la mia volont;
questa  la mia unica comprensione. Soltanto con la
volont posso esumare le mie proprie tombe. Disgraziato
colui che  erba confortevole e acqua tiepida. Siamo
vermi molto prima che i vermi della morte compongano
il nostro epitaffio. Il benessere  il mio serafino
falso; le nevi perpetue delle Ande sono la mia
dimora e focolare; il vento la mia veste, e la ghiaia
paleolitica il mio pane di vita.

 Capitolo 7.

Amo colui che non desidera troppe virt.
Una sola virt  pi virt che non due.
NIETZSCHE

Los Angeles  una fogna di Sodoma, bench una
volta sia stata un boschetto del Libano. Una grande
citt  una grande solitudine dice Aristotele.
Quando ci arrivai nel 1919 ero vestito di miseria
tarlata e non avevo un posto dove posare la testa. Di
notte mi accoccolavo sotto le verande di legno di Figueroa
Street e di Flower Street. Se vedevo una finestra
spalancata a pianterreno, in qualche pensione di giapponesi
o messicani, mi infilavo dentro e strisciavo fino
a un lettino vuoto; poi mi svegliavo e scappavo prima
dell'alba perch non mi scoprissero e mi mandassero in
prigione. Ora per ora imputridivo. Una volta, a mezzanotte,
entrai in una stanza da letto e ascoltai i rumori di
una massa pesante e suina ammucchiata sopra un materasso.
In un paio di pantaloni rancidi e sporchi di birra
c'erano quattro biglietti appallottolati, da un dollaro,
e li presi. Per alcuni giorni mi riempii la pancia con
bistecche da quindici centesimi; la sera mi acquistavo
un lettino per mezzo dollaro. Quando i soldi finirono,
per prima colazione bevevo il mattino, a mezzogiorno
pranzavo con un leggero zeffiro di speranza e al tramonto
leccavo l'odore di un brodo della settimana prima
sulla manica della giacca.
Un giorno entrai barcollando in un posto dove si
mangiava, chiesi due grossi hamburger e una tazzina
di caff, li ingoiai rapidamente, presi il conto e mi avviai
alla cassa, dietro alla quale era seduto il proprietario;
gli domandai se gli serviva un lavapiatti o qualcuno
per sbucciare patate. Quando mi rispose che forse
ci sarebbe stato un posto da sguattero la settimana dopo,
lo ringraziai di questa insolita cortesia e uscii dal
locale cercando come meglio potevo di non scappare a
gambe levate.
Quando tutti uscivano dal lavoro a mezzogiorno, entravo
anch'io nei piccoli drugstore di ogni quartiere,
divoravo un'insalata all'avocado e due bicchieri di latte;
dopo di che, mi rivolgevo al farmacista e gli chiedevo
un'oncia di erba grazia. Mentre lui era occupato
a cercare questo farmaco in un catalogo, me ne andavo
senza aspettare.
Mi ero disfatto della mia onest come di una pelle,
molto pi rapidamente di quanto possa farlo il serpente
quando muta le sue scaglie. Serve un amico, o in
ogni caso qualche stoppia rinsecchita da bruciare, per
tenere al caldo i propri princpi. Ormai ero diventato
una mostra senz'anima di cenci, vivevo allo stato brado,
e puzzavo.
Certi pomeriggi visitavo quella fastidiosa distesa di
cemento, attorno a qualche aiuola scurrile d'erba, chiamata
Pershing Square. Quasi tutti i giardini e parchi
negli Stati Uniti sono un osceno trittico composto da
un cannone, una scritta non calpestare l'erba e un
omosessuale. Pederasti marci ed ermafroditi sulfurati
giacevano sdraiati sulle panchine in agguato di qualche
ragazzaccio appena arrivato in citt col treno-merci
da Columbus o Detroit.
Un altro rifugio degli abbandonati era il cinematografo,
dove uomini e ragazzi si ammucchiano appol-
tronati in un pozzo di buio e impazziscono davanti a
tremolanti fotografe di Veneri puttanesche. C'erano
pure le missioni, gestite dai ruffiani di Dio. Offrivano
ai vagabondi dosi catarrali di inni religiosi e preghiere,
in cambio di una scodella di minestra fatta bollire
nell'Acheronte.
A soli diciannove anni, mi vergognavo pi della mia
capigliatura devastata che non delle mie mutande lerce.
Ero gi un bambino vecchio, e studiavo ogni giorno
la linea marginale dei miei capelli. Una sera che assistevo
a una seduta spiritica, invece di consegnare alla
medium una nota per chiederle di dire una parola in
mio favore ai morti, le dissi di supplicare Esa di donarmi
i suoi peli.
La medium rispose: Non ti scoraggiare, figliolo;
fa' come ti dico, mangia soltanto cavallette selvatiche
e miele, e diverrai altrettanto irsuto quanto san Giovanni
Battista.
Per lo spazio di un'ora giubilai, e quella notte vidi
il santo peloso nell'eremo; quando mi svegliai, solo trovai
un fascio dei miei ricci sul guanciale.
Dopo di che andai in una sala di conferenze per
adepti della Scienza cristiana, a chiedere il consiglio
di un guaritore. Il solo contatto delle mani, mi promise,
poteva guarire gli impotenti, gli epilettici e i
calvi. Mi ammon: Devi tenere pulito il condotto
intestinale e non penetrare donna. Non ti gonfiare,
perch nei molti capelli c' molta vanit.
Una domenica ero davanti all'Associazione di giovani
cristiani, la YMCA, all'angolo della Settima con
Hope Street. Celebravano una funzione religiosa al
mezzanino. Salii le scale, per farmi ingozzare la divinit
in cambio di una ciambella fritta. Verso mezzogiorno,
c'era una covata di paria dell'YMCA seduti a leggere
nella hall. Sopra le spalle di un socio guardai e lessi:
E colui che dev'essere un creatore nel bene e nel male,
in verit, prima dev'essere un distruttore e fare a
pezzi la scala di valori. Quando sentii questa massima,
quale manna e scoraggiamento scesero sul mio
cuore selvaggio.
Vegetariano derelitto, questo sconosciuto della Y mi
domand se avevo letto Cos parl Zarathustra, e io
mi sentii bruciare dall'ignoranza. Come sono sempre
stato riluttante ad ammettere che non possiedo gran
dimestichezza con un dato saggio, e ho detto bugie,
affermando che conoscevo lo scrittore, perch non ho
mai potuto sopportare l'infamia della stupidit! Sebbene
abbia accettato molti anni fa l'ammissione socratica:
Non so nulla, l'avr mai accettata col
cuore?
Zarathustra ripristin in me le visioni della notte
che mi avevano abbandonato, e io mi dissi: Forse
non considero il sogno una divinit?.
L vicino, nella hall della Y, era seduto un ragazzaccio
rozzo come una carota che si gettava nocciole
nella bocca mentre sfogliava Lungo il mar Jonio di
George Gissing. E in un angolo della stanza c'era un
uomo magro e penetrante con sulle ginocchia un volume
delle Dissertazioni di Epitteto. Mentre cercavo
di sbirciarne una pagina, inciampai nei risvolti dei
suoi pantaloni impeccabili e gli sfregiai le scarpe lucidate.
Mi tir un calcio veloce e mi sorrise. Il riso 
la Cabbala delle budella, e visto che dobbiamo lasciare
questo mondo piangendo,  meglio arrivarci ridendo,
come si racconta fece Zoroastro.
Quest'uomo, come poi seppi, amava farsi chiamare
Lao Tsu Ben, e sarebbe diventato il mio mentore. Grazie
a lui conobbi il Diario intimo di Enrico Ryecroft,
di Gissing; Erewhon di Samuel Butler; le Upanisad;
Saffo di Daudet; Il vello d'oro di Gautier; i Pensieri
di Marco Aurelio e il De profundis di Wilde - tutti
volumi che comprai nei negozi di libri usati, coi soldi
che mi avevano dato per il cappotto. Era pure, ma
solo in parte, discepolo di Mary BakeT Eddy, e non
dubitava che Platone dicesse il vero quando parlava
dell'Atlantide. Quando lo incontrai, aveva ventitr anni,
e io pensavo che nel suo corpo scarno era accumulata
tutta la speculazione intellettuale; mandava inoltre
un piacevole aroma di Storax. Era come il tiranno
Montezuma, che non permetteva a nessuno di accedere
alla sua presenza se i suoi servi non avevano prima fumigato
l'ambiente col coppale.
Quanto a me, feci un'impressione di delirio su Lao
Tsu Ben. Una volta mi insegu, a un metro o due di
distanza, dopo avermi visto uscire dall'YMCA. Ero
uscito di corsa, soffocato dalla Superanima di Emerson e dal
Rgveda. Mentre risalivo Hope Street, recitavo
ad alta voce: Bhagavad-git, Rgveda, gli Upanisad,
io sono la Superanima, s, un signore del linguaggio,
un autocrate della passione.
Avevo imparato a memoria pagine di Emerson,
Wilde e Ibsen; fermo all'angolo della Settima declamavo
qualsiasi cosa mi venisse in mente:
O Rhodora, se i saggi ti domandano perch
questo incanto si sperde in terra e in cielo,
di', cara, che se gli occhi furono fatti per vedere,
la bellezza non ha bisogno di altre scuse per esistere.
Tsu Ben era cos convulso che cadde dal marciapiedi,
e quando mi voltai per vedere che cos'era quel rumore,
si rialz e mi diede un pugno sulle costole, dicendomi
che per colpa mia era caduto. Tsu Ben non
nutriva alcun dubbio nei miei riguardi; ero lo squilibrato
pi originale che avesse mai conosciuto. Trovatello
matto delle Muse, costituivo uno dei suoi passatempi
pi notevoli.
Prendeva gran cura nel radersi la faccia, bella e
appuntita, per poi spargersi una certa polvere sulle
guance arrossate dagli sfoghi; se mi trovavo vicino,
mentre lui attendeva a queste cure, riuscivo sempre a
camminargli sulle scarpe lucidate un attimo prima, o
a urtarlo involontariamente, e lui si tagliava col rasoio.Se non mi avesse trovato cos buffo, si sarebbe disfatto
di me immediatamente. Bench urlasse a ogni
mia inettitudine o stravaganza, nutriva una specie di
compassione nascosta per qualsiasi sofferenza, e io gi
portavo la faccia mutilata al posto del teschio. Senza
capire quel che facevo, ero diventato un rapito adepto
del detto di santa Teresa: Soffrire, o Signore, oppure
morire.
Giunto a questo punto, e accertato che il lavoro ordinario
e brutale era intollerabile, chiesi aiuto a mia
madre, e lei cominci a spedirmi quindici dollari alla
settimana. Di rado toccavo cibo pi di una volta al
giorno; risparmiavo i miei centesimi per un filetto di
sogliola con salsa tartara nel buffet dello scantinato
della YMCA, e mi tenevo gli altri soldi per i libri di
Tolstoj, Gor'kij, Cechov, Maupassant, l'abate Prvost,
Andreev e Thomas Hardy.
Ormai ero certo di essere nato per scrivere, ma non
sapevo che cosa scrivere. Gi mi ero messo in cerca di
uno pseudonimo, quando lessi che Gor'kij aveva una
volta chiesto su un giornale russo: Chi si nasconde
dietro al nome di Leonida Andreev?. E a ci l'altro
scrittore aveva risposto: Leonida Andreev.
Quando Lao Tsu Ben non era occupato a leggere
Shakespeare, o a denunciare i censori che modificavano
i testi classici, o a farsi irrigazioni del colon superiore
e inferiore, e a riflettere sulla trasmigrazione delle
anime, studiava allora le colonne dei giornali, dedicando
la sua talmudica attenzione agli annunci personali,
oggetti smarriti e affari e occasioni.
Non sprecava invece il suo tempo a guardare le zone
plebee del giornale, come offerte di lavoro (uomini).
In questo periodo di disoccupazione, si imbatt in
un uomo che gli raccont rapito che un guaritore della
Scienza cristiana aveva ridato la vista a suo figlio. L'uomo
della Scienza cristiana e Ben decisero di organizzare
una compagnia e comprare macchine varie per estrarre
dell'oro in fondo al lago Tahoe. Per Tsu Ben non fu
difficile convincere alcuni mediocri affaristi perch investissero
dei soldi in questa impresa. Purtroppo il dragaggio
costava pi di quanto non valesse l'oro del lago,
e la societ and in malora. Fornai, appaltatori, un
mendicante, un paio di ferrivecchi, un vicepresidente
di banca e un agente immobiliare avevano investito
migliaia di dollari nel progetto; tutti erano alla ricerca
di Lao Tsu Ben. Tuttavia, Ben possedeva diversi
recapiti; uno a Hot Springs nel deserto, un altro in
una stanza misera e appassita di Flower Street, oltre
a un accordo familiare con un uomo, che aveva il difetto
di essere troppo flaccido a letto, per cui sua moglie
si sollazzava con Tsu Ben. Disponeva pure di una
capanna spelacchiata sulla spiaggia, a Venice. Sempre
nascosto, per eludere a volte una concubina a volte un
ufficiale giudiziario, fin con l'acquistare abitudini clandestine.
Abitante del Sud degli Stati Uniti, non poteva
non soffrire le ftte di una noia terribile, e per alleviarla
altro non sapeva fare che incominciare un
nuovo intrigo con una sgualdrina o con una matrona
larga di fianchi, oppure combinare qualche nuovo affare
commerciale.
Lao Tsu Ben divenne allora impresario; decise di
portare Mozart, Beethoven, Bach, Sansone e Dalila
di Saint-Sans e Per te mi consumo alla sterile citt di
Los Angeles. Scrittur Edward MacDowell e diversi
pianisti e violinisti famosi; i concerti dovevano svolgersi
nella Sala Malva dell'albergo Ambassador, ma
nonostante le ottime prestazioni dei virtuosi, la maggior
parte dei residenti preferiva andare a vedere Mae
Murray in Avanti col ballo e altri film vistosi.
Tsu Ben trov un rifugio a Redondo Beach e l
si immerse in nuove meditazioni e avventure, perch
era fermamente deciso a non diventare uno schiavo
alle prese con una plebe di cafoni. Il suo atteggiamento
non era poi diverso da quello di Alexander Hamilton,
il quale aveva detto : Il popolo, signore,  una
gran bestia.
Durante l'assenza di Lao Tsu Ben - tutto preso ormai
da una miniera di rame nei pressi di San Diego -
allacciai un'amicizia rapsodica con un ragazzo chiamato
Asa Hyams, il quale mi fece conoscere il libro
di Evelyn Underhill sul misticismo e le Varie forme
di esperienza religiosa di William James. Ci conoscemmo
nella hall della Y; era seduto al pianoforte e suonava
Sotto le stelle, melodia semiclassica negli Stati
Uniti. Asa Hyams era un ragazzo greco, virile, con
labbra licenziose, che scrutava i volumi di Berkeley e
le opere di Ralph Barton Perry. Come molti altri
cenobiti della YMCA, si faceva ogni giorno un clistere
e prediligeva le carote crude, le noci e le ragazze che
servivano a tavola. Asa era fuggito di casa; i suoi genitori
erano ricchi e vivevano nella colonia inglese di
Singapore. Quando si trovava senza soldi, faceva il cameriere
negli alberghi eleganti in posti di villeggiatura,
Monterey o San Juan Capistrano, per tre o quattro
mesi, e poi per un semestre poteva dedicarsi liberamente
alla lettura.
Asa mi domand una volta se Taide di Anatole
France non mi avesse sconvolto sessualmente, ma gli risposi
che quando leggevo ero assolutamente casto. Ma
la verit  che il mio sillogismo priapico e socratico 
sempre stato questo: possiedo delle parti pudende, me
ne vergogno, dunque sono mortale.
Tsu Ben mi considerava eccezionalmente goffo con
le donne. Lui aveva otto o nove uri in altrettante lubriche
citt costiere a non pi di venti-trenta chilometri
da Los Angeles. Quando aveva una relazione sessuale
con una sgualdrinella di Venice - la solita puttana
sifilitica di tutti quei posti californiani di villeggiatura
a buon mercato - le faceva credere che abitava
a Oakland.
Raccomandai molto a Tsu Ben di non coabitare
con donne veneree, anche perch aveva molti foruncoli
prominenti sul viso; accolse la mia raccomandazione
con grandi risate e dovette sdraiarsi sul lettino
per calmarsi. Mi consigli di leggere Genio e follia di
Lombroso; il trattato di questo torinese mi fece sentire
ancora pi ridicolo di prima. Quando scoprii che
Goethe, Heine, Beethoven e Nietzsche avevano tutti
e quattro avuto la sifilide, pensai che non sarei mai
diventato un genio se non trovavo una donna abbastanza
compassionevole da condividere con me l'illustre
malattia.
Mi misi in cerca di una puttana che mi aiutasse a
diventare un letterato. C'era il Palazzo di Danze a
un centesimo del re Salomone, soprannominato dagli
eterocliti della YMCA il Tempio delle Tre Sorelle
Rhea. Col mio vistoso fazzoletto color chartreuse
che mi spuntava dal taschino della giacca verde pustola,
comperata di seconda mano in un negozio di
Spring Street, col mio paio di ghettine lasciate in pegno
da qualcuno e il mio cappello di velluto proveniente
anch'esso da un usuraio, mi credevo un tale
dandy delle Muse che non ci avrei messo nemmeno
due settimane a rovinarmi i testicoli.
Tsu Ben e io eravamo tutt'e due sicuri del mio afflato.
Doveva essere l'ultima volta che mi capitava di
essere sicuro di qualcosa; dopo, il dubbio sarebbe diventato
la mia Roccia di Pietro, il sasso Pietrino che
presi per colpire ogni presupposto e ogni pensiero
nel mio petto. Tutto ci che pu essere provato 
scoria.
Pur seguitando a vivere come un asceta, inseguivo
con ardore l'erudizione, una mezz'oretta con una prostituta
e una magnifica malattia infettiva. Ma le mie
aspirazioni non approdarono a nulla; ero cos privo
di mezzi che nemmeno riuscii a contagiarmi la gonorrea.
Tsu Ben pensava che in ogni caso avevo bisogno di
una donna e perci mi offr una delle sue amanti che
gli era diventata troppo ingombrante. Ma non fui capace
di possederla; l'avevo tra le braccia, e mi sentivo
come un morto, perch non potevo sradicarmi dalla
mente il pensiero di stare tradendo il mio amico - sebbene
fosse proprio quello che lui voleva da me. Non
potevo riscaldarmi con un cadavere gi seppellito da
Tsu Ben, che aveva l'abitudine di sotterrare un amore
ogni mese.
Tsu Ben proveniva da una stirpe ferina di speculatori;
suo padre, un uomo corpulento, dal naso come
un pezzo di carne cruda, era arrivato nella California
in cerca d'oro nel 1849. Apparteneva a una piccola
banda ribelle di alchimisti i quali tentavano di convertire
qualsiasi evento o disgrazia in un metallo prezioso.
Un giorno che era fermo sul marciapiedi, assistette
a un incidente; il tram era uscito dalle rotaie, e
numerosi feriti venivano portati via in barella. Il padre
di Tsu Ben si avvi di nascosto dall'altra parte
del tram, si introdusse per un finestrino aperto e pochi
minuti dopo anche lui veniva portato via in barella.
Dopo il suo ricovero in ospedale per spasmi deliranti
e shock nervoso, riusc a farsi pagare seicento dollari
dalla compagnia di assicurazioni.
Lao Tsu Ben non aveva ancora ventidue anni e gi
era vicepresidente del pi grande magazzino di indumenti
femminili di San Francisco. Bench iniziato in
tutte le arti mercantili, odiava il commercio, e perci
diede le dimissioni. Il caso volle che si trovasse parecchi
mesi indietro col pagamento della sua retta alla
YMCA; ogni volta che il segretario osava chiedere i
soldi a Tsu Ben, costui gli mostrava la sua tessera di
membro della massoneria. Tsu Ben parlava della
loggia massonica a voce bassissima, soltanto per rivelare
che non appena era stato accolto nel seno di questa
societ ierofantica, gli avevano consegnato il suo
sudario. Mi colpivano molto i riti segreti di questa societ
e desideravo conoscere i capi supremi delle finanze
per ottenere un posto di particolare distinzione e
diventare membro di una lite di sperperatori. Tsu
Ben si vergogn tanto della mia mancanza di idealismo,
che dovetti rinunciare a questa opportunit,
nonch al sudario massonico.
Comunque, Tsu Ben si trovava in una situazione
difficile e nonostante i suoi boriosi princpi una notte
si vide costretto a legare una lunga corda al suo baule
e pian piano farlo calare fino al vicolo sul quale si affacciava
la sua stanza all'ottavo piano della YMCA.
Poi si trasfer in un appartamentino ricavato in una
baracca, con una sartina disoccupata bisognosa di
aborto.
In questo periodo ero solito condividere i miei
quindici dollari settimanali con Tsu Ben. Ero riuscito
a convincere mia madre, che ancora faceva la barbiera
nel locale sotto il viadotto dell'Ottava Strada, che tra
non molto avrei raggiunto una posizione di riguardo
nel mondo letterario. Bench fossi il pi scrupoloso
lettore dei racconti di Gor'kij, della Morte di Ivan Il'id
di Tolstoj, di Cesare e Galileo di Ibsen e delle Confessioni
di un giovane di George Moore, non potevo
capire perch tutti gli scenari, non richiesti, che scrivevo
per il cinema, venivano immancabilmente respinti.
Ogni volta che ricevevo una raccomandata di mia
madre, correvo alla pensione di Tsu Ben e annunciavo:
Oggi, o amico mio!, si mangia fegatini di pollo
e pane integrale. A volte non riuscivo a trovarlo;
era un tipo clandestino, non so se per dono di natura
o per colpa dei suoi vari fallimenti e il timore di doversi
presentare in tribunale.
Il nostro punto abituale di incontro era un ristorante
ebraico di Hill Street, grazie a noi convertito in
convitto di indigenti. I nostri compagni di trattoria
erano Asa Hyams, che ora suonava il pianoforte in
un cinematografo di Altadena; Sebastian Bach Honig,
un violinista diciassettenne che aveva lasciato St. Louis
per suonare Cuori e fiori in un teatro di posa di
Hollywood; e, naturalmente, il variabile boccone da
letto di Tsu Ben.
Per venti centesimi ci davano un piatto di fegatini
tritati di pollo, con tre fette di pane integrale e porzioni
abbondanti di burro. Eravamo mangiatori furtivi,
con la testa china sui piatti per non richiamare
troppo l'attenzione del proprietario, il quale altrimenti
avrebbe potuto scacciarci via.
Tsu Ben, ormai fisicamente mal ridotto per via del
cibo irregolare e scarso e l'eccessiva fornicazione -
non dicevano forse gli argivi che Afrodite era la
scavatrice di tombe? - seguitava a studiare i giornali.Una volta lesse un trafiletto sul proprietario di
un elegante magazzino di indumenti femminili, a
Laguna Beach, accusato di aver sedotto un ragazzo alla
YMCA. Non si trattava certo di un evento eccezionale.
L'uomo di Laguna Beach aveva gi scontato un mese
in prigione quando Tsu Ben and a trovarlo. L'imputato
gli confess che non aveva il coraggio di comunicare
ai suoi parenti la situazione in cui si era cacciato,
e disse di essere convinto che nessun avvocato
avrebbe accettato di difenderlo.
Cratete il cinico copulava con la moglie davanti alla
porta di casa, sotto gli occhi di tutti i greci, affinch
i suoi concittadini imparassero a vincere la vergogna.
Un altro filosofo dell'Attica innalz ad Atene due
statue, una alla Insolenza e la seconda alla Latrina:
voleva che i suoi accoliti fossero abbastanza coraggiosi
da insultare i bugiardi e i simulatori, e non facessero
tante storie stupide sul fatto di andare al gabinetto.
Forse mangiare, soffiarsi il naso, scatarrare e sputare
sono atti pi dignitosi della fornicazione? La carne
 sempre ipocrita; quasi non esiste depravazione, per
quanto da noi stessi condannata, che non faccia parte
dei nostri sogni.
Lao Tsu Ben si mise in contatto con un avvocato
e diede millecinquecento dollari al poliziotto che aveva
arrestato il proprietario del magazzino di abbigliamento.
Era stato il tutore di Tsu Ben a procurargli tutti
quei soldi. Di conseguenza il poliziotto riconobbe di
aver commesso uno sbaglio. Tsu Ben aveva pure subornato
diversi altri funzionari comunali; il prigioniero
venne rilasciato sotto cauzione, e Tsu Ben se lo port
via, oltre i confini dello Stato, nel Nevada. L'uomo non
sapeva come esprimere la sua piagnucolante gratitudine
per tutto quello che aveva fatto Tsu Ben. Gli stese
un documento per cui gli trasferiva il proprio conto
in banca, oltre al negozio, e gli promise di prenderlo
come socio in affari, semmai fosse riuscito a riacquistare
la libert.
Ora che Tsu Ben era proprietario di un magazzino
elegante, e tutti i suoi clienti erano donne, divenne
pi guardingo nei loro riguardi. Rifletteva sul valore
dei passatempi carnali, domandandosi se non sarebbe
stato pi prudente occultare le proprie parti pudende.
Schopenhauer sosteneva che la gioia  l'assenza di dolore,
ma Tsu Ben ribatteva che se il bene maggiore
concesso all'uomo  un'esperienza neutra, tanto vale
essere morto. Purtroppo, per quanto malinconica gli
riuscisse l'idea, Tsu Ben non ricordava una sola esperienza
amorosa che non gli provocasse una smorfia
di disgusto.
Non appena Tsu Ben aveva sedotto una donna, si
spremeva il cervello per trovare un sotterfugio che gli
permettesse di sfuggirla. Aveva seppellito ormai pi di
cento verginit; siccome detestava l'ingiustizia, pensava
che soltanto un mascalzone poteva permettere che una
vergine finisse i suoi giorni fredda e ammuffita. Ma capiva
fin troppo bene il caveat del Libro dei Proverbi:
La donna  alla caccia della vita preziosa dell'uomo.
Si rifiutava di riesaminare i resti mortali di un
amore deceduto, e con me era sempre arrabbiato perch,
non appena mi cedeva la ragazza, subito dopo se
la ritrovava tra i piedi; nemmeno io ero in grado di
esumarla.
Lao Tsu Ben era un buongustaio di carne femminile.
Non si accoppiava con una donna se il marito
aveva l'alito cattivo. Con le sue narici sapienti, riusciva
a indovinare gli odori anche prima che diventassero
percepibili. Se una donna odorava bene quando
l'aria tirava dal mare, lui poteva anticipare quale odore
avrebbe mandato quando il vento tirava da terra.
Neppure gradiva una compagna di letto se questa
singhiozzava, ruttava o starnutiva - a meno che lo
facesse quando erano a letto insieme.
Tuttavia, era tollerante coi corpi sciupati o deformi,
cos come gli spagnoli compagni di Balboa non si rifiutavano
di mangiare il caimano repellente, visto che
la sua carne esala vapori di muschio. Era abbastanza
presciente da respingere una Venere angelica se la sospettava
somigliante alla manzanilla sudamericana, che
sembra una bella mela ma  fortemente velenosa.
Preferiva le donne sposate, perch era pi conveniente che
la donna si facesse mantenere dal marito e non da
Tsu Ben. Inoltre, supponeva che un terreno gi scassato
da un altro si sarebbe dimostrato pi facile da
dissodare.
Tsu Ben era estremamente prudente, prima di procedere
al commercio sessuale con una femmina. Non
solo studiava le caratteristiche meteorologiche della
sua natura, ma tracciava inoltre una carta dei suoi contorni,
come se fosse stata una baia, per poter previamente
calcolare quali rocce, secche, banchi di sabbia
o isole si celassero in quella cala, minacciando un
possibile naufragio. Che tempeste l'agitavano? Era
mare dulce, acqua fiumana o salmastro oceano?
Per prima cosa organizzava dei giochi con la sua
amante sopra un letto duro e scomodo, oppure sul
pavimento senza tappeto; e ci perch lei ricordasse
sempre di averlo ricevuto nelle peggiori circostanze
possibili. Quando Ben cominciava a stancarsi di questi
disagi, la trasferiva sopra un letto morbido o faceva
una pausa per mangiare una caramella o un pezzo di
formaggio.
Ma ormai la sua salute declinava, e a poco a poco lo
prese il desiderio violento di fare l'eremita e vivere
sulle rocce. Nessuna esperienza gli sembrava pi somigliante
all'estasi che il fatto di stare fermo, sordo al
richiamo del prepuzio. Decise di disfarsi del suo serraglio.
Inoltre, diffidava molto della sua compagna di
letto di Venice, che passava buona parte della giornata
mangiando cioccolatini affacciata alla finestra sulla
strada. Per lui una finestra sulla strada non giovava
molto alla condotta generale di un'amante, dal momento
che ci sono sempre adulteri sul marciapiede intenti
a guardare se le tende sono chiuse o no. A ci si
aggiunga che una finestra  l'apertura pi lasciva della
casa. Una finestra sull'oceano riesce altrettanto disastrosa,
mantiene l'amata in continua marea e le sue
acque alte coincideranno con le assenze dell'uomo.
Nemmeno gli sembrava conveniente per un'amante un
appartamento sul retro di un fabbricato; immaginava
che una donna che va e viene dalla porta di servizio
s'abitua alla clandestinit. E non gli piaceva che la
donna uscisse da sola a prendere l'aria; la femmina
indossa la casa come indossa i vestiti, e quando esce
sola facilmente si spoglia dei due princpi a cui di solito
 assoggettata: casa e abbigliamento. Infine, non
voleva sposarsi, perch supponeva che rimanendo scapolo
non sarebbe mai diventato un legittimo cornuto.
Nel frattempo, Lao Tsu Ben aveva fatto dono alla
sua ultima compagna transitoria di un elegante guardaroba,
proveniente dalle abbondanti scorte del negozio
di Laguna Beach; inoltre le aveva pagato un pianoforte
a mezza coda e un aborto. Quando lei annunci
che desiderava diventare sua moglie, lui le disse
che il contatto sessuale rischiava di diventare la sua
morte. Si era gi disfatto di varie concubine, o le aveva
dimenticate. Non vorrei che nessuno pensasse che
Tsu Ben non possedeva una memoria meravigliosa;
per bisogna riconoscere che qualche volta gli capitava
di non riconoscere una ragazza alla quale aveva gi
concesso una serata. Una volta per esempio si stava godendo
una notte indimenticabile con una vergine che
gli forniva le pi capricciose soddisfazioni... finch non
si ricord che l'aveva gi posseduta un anno prima, a
La Jolla. Ma il fatto  che l'uomo viaggia da un letto
all'altro soltanto per trovare una donna identica a
quella che ha abbandonato. Se per caso  abituato a
sessanta chili di carne, ed  stato irrazionale abbastanza
da supporre che una maggiore quantit di pelle gli
avrebbe dato pi piacere, si trover a morire dalla fame
davanti a un corpo di novanta chili.
Nonostante tutte le sue grane priapiche, Tsu Ben
non mi trascurava. Mi dava denaro per comprare libri,
perch potessi espandere il mio ingegno e la mia ispirazione.
Purtroppo il fuggitivo di Nevada, avendo calcolato
dopo qualche mese che le accuse mosse contro di lui
dovevano ormai essere state dimenticate, ritorn e
rivolle il suo negozio e il suo denaro. Tsu Ben era virtuoso
quando lui stesso meno se l'aspettava, il che 
dopo tutto naturale. Tutto  imprevedibile in questo
mondo, in special modo un atto morale. Riconsegn
il negozio e se ne and, senza chiedere nulla.
Ora si sentiva malato di povert, e quel che  peggio
di tubercolosi. Aveva perso molti chili e preziose ciocche
dei suoi capelli di seta. Negli ultimi tempi non
aveva fornicato una sola volta e non poteva capire come
mai la sua recente castit non era stata ricompensata
col ripristino della sua salute.
Poich il Cosmo, oltre alla Societ, erano i suoi nemici
implacabili, fece il meglio che poteva fare, date le
circostanze; si strofin il cuoio capelluto con tintura di
iodio e se lo lav con acqua salata; inoltre beveva uova
di giornata e tre bicchieri di latte e malto ogni giorno.
Era tanto sciupato che paventavo di vederlo scomparire
nei vestiti. Quando lo prendevo affettuosamente per
il gomito diventato un osso, rabbrividivo. Volendo
essergli utile, gli lucidavo le scarpe, col solo risultato
di rovinarle; spezzavo i lacci e una volta riuscii a strappar
via la linguetta di pelle. Come al solito questo
gli provocava convulsioni tali che poi gli dolevano i
polmoni e le costole.
Un medico consigli a Tsu Ben di andare a vivere
nel deserto del Mojave per qualche anno. Il mio cuore
straripava dal dolore, e pianse la sua partenza pi di
quanto pianse Giuseppe quando si gett al collo del
fratello Beniamino. Eravamo figli tutt'e due della privazione,
e quale amico  pi fedele di un ragazzo? Pi
tardi nella vita siamo troppo conciati per poter amare;
quando il nostro sangue diventa rancido diciamo che
 maturo. Chi pu sgorgare saggezza perennemente?
Nemmeno un fiume.
Noi Ismaeli della YMCA non avevamo alcuna dottrina.
Tutti derelitti, ci svelavamo a vicenda la nostra
indigenza scarnificata e sanguinante, e soltanto un altro
paria come noi, ferito nel vivo della propria identit,
poteva avere qualcosa da darci. I cittadini erano
troppo pieni per poter vomitare le loro fecce sulla nostra
mensa di mendicanti. Quelli che non sono capaci
di concedere amicizia sono polipi che si divorano i
propri tentacoli.
Nel deserto del Mojave Tsu Ben compr, senza pagare
un soldo in contanti, una drogheria decrepita
con dentro qualche scaffale di tetro scatolame. Promise
di farsi pagare, a benefcio dei proprietari precedenti,
i debiti pendenti in cui erano incorsi i topi del deserto
che si accampavano in capanne o si costruivano tane
sui colli sabbiosi. Inoltre firm loro una cambiale per
duemila dollari, con scadenza a diciotto mesi dalla data.
Il locale si trovava in una specie di colonia sterile
chiamata Joshua Tree. Ben vendeva piselli in scatola,
fichi, pere e pesche a manovali tubercolotici, paratori
malati di cuore, idraulici reumatici, da lui denominati
artisti della sozzura, e a divorziate lascive e malaticce.
Di giorno, quando il caldo sorpassava i quaranta
gradi all'ombra, Tsu Ben dormiva. Si svegliava di
notte, per tossire e sputare sangue, oppure osservava
le lepri che galoppavano sul fondo asciutto del lago e
rosicchiavano tra le verbene e i lupini, e si domandava
come fare per diventare indipendente. Avrebbe preferito
essere il causante unico della propria disgrazia,
piuttosto che sentirsi nei riguardi di un altro debitore
di un solo beneficio.
Non ancora raggiunti i ventiquattro anni, era ossessionato
dalla vecchiaia e dalla povert. Ancora in
piena giovent, avrebbe voluto essere pi giovane, ma
non cos stupido come era stato. Siamo caritatevoli a
mezzogiorno, pensosi nella pioggia, stupidi quando i
Pesci tremano sull'orizzonte e perversi lungo l'intera
giornata. Ma bevete vino speziato finch fiorisce l'acacia,
perch domani morirete. Con questi pensieri nella
mente, Tsu Ben si trov una sera coinvolto in una partita
di poker.
Giocava con i membri di una compagnia di Hollywood,
che si era recata a lavorare non lontano da
Joshua Tree. All'alba aveva vinto sei casette smontabili
prefabbricate Sears Roebuck che venivano adoperate
come teatro di posa nel film. Ben mont le casette
accanto alla drogheria e adesso era in possesso di un
motel o albergo per turisti di passaggio. Col denaro
che prendeva dal motel, fece costruire un caff; compr
un camion a rate per portare carichi di pompelmi,
avocadi, arance, prosciutti e gelati da Barstow. Semin
dell'erba medica e piant alberi, che per venivano
scorticati dalle vacche di due ruffiani corpulenti vicini
suoi. Diverse volte insistette perch tenessero le loro
vacche lontane dal suo pascolo e dai suoi alberi; alla
fine le uccise tutte, le otto vacche. Dopo di che apr
un garage e fece qualche investimento in una miniera
d'oro di Death Valley.
Lao Tsu Ben aveva sempre detestato la marmaglia,
ma adesso era diventato pi riottoso che mai e si chiudeva
a chiave nella casa che si era costruita, giacch la
sola vista di una faccia meschina o piagnucolosa era
per lui un dispiacere. Quando andai a trovarlo, non
volle vedermi se non di rado, quando gli capitava. Un
vero tiranno, era stato per me un Buddha troppo perfetto
per non imparare le arti sottili del despotismo.
Ne rimasi profondamente ferito. Mi si nascondeva per
dedicarsi alla contemplazione? Nella vita abbiamo tutta
la pace che ci serve per ruminare. Chi ne chiede di
pi, in realt chiede la tranquillit della tomba. Non
ho mai potuto dire a nessuno, specialmente se era un
amico caro, che ero troppo occupato per vederlo.
Quando uno dice a un altro che  occupato,  sottinteso
che il tempo dell'altro non  per lui che spazzatura.
Ormai Tsu Ben possedeva una piccola fortuna;
quanto, non lo sapevo. Sarebbe stato in grado di tollerare
il successo? L'uomo sopravvive alla malattia, alla
paralisi, a mille umiliazioni, a qualunque fatica o
difficolt; tranne al successo. Possano le arpie defecare
su chiunque possieda pi denaro di quel che gli serve
per pensare e per vivere.
Le nostre liti si moltiplicarono; nella lettura imperfetta
di libri buoni gli portavo ormai un vantaggio
di cinquanta libri almeno, ed ero un giovane letterato
smargiasso! Lao Tsu Ben odiava i neologismi della nuova
letteratura di cui ci era gi giunta qualche notizia.
Io ci misi invece trent'anni ad arrivare ai suoi giudizi
assennati sugli scrittori contemporanei. Giovane e rozzo,
discutevo e chiacchieravo, incapace di resistere alla
tentazione. Le discussioni rinsecchiscono i nostri
oracoli.
Lui mi eclissava in molti sensi, ma nel suo ritorno a
quel rospo chiamato commercio avvertivo la carogna
del gregge celata nel suo spirito. Inoltre, sebbene io
gli dovessi tutto, non potevo perdonargli che non avesse
pi bisogno di me. Eppure possedeva molto buon
senso, qualit di cui non mi potevo vantare. Questa
 un'autobiografia dei miei difetti; se fosse una confessione
delle mie virt, non avrei nulla da confessare.
Tutta la vita sono stato un vagabondo trascinato dal
vento, sottomesso a coloro stessi che venivano a chiedermi
l'elemosina. E ora di nuovo ero solo. Prima di
lasciarlo, rimproverai acerbamente a Tsu Ben il fatto
di essere diventato ordinario. Ogni mattina, ogni uomo
dovrebbe bruciare dell'incenso e pregare Iddio che
non lo faccia essere troppo volgare durante la giornata.
Tsu Ben si era vantato della sua amicizia con un dipendente
dello sceriffo di Barstow. Tutta la vita ho
odiato i gendarmi dello stato penale. Tsu Ben, il mio
mentore, aveva fabbricato col proprio intelletto una
lama di acciaio imperiale di Toledo, e ora la puntai
sulle sue viscere, e lui cadde davanti al suo allievo.
L'uomo che era stato il mio Emerson e il mio Epitteto
dovette abbassare davanti a me la coppa, dove alloggia
l'egoismo pi crasso e caparbio.
Tsu Ben non aveva paura di nulla, fuorch dell'intelletto.
Mi aveva insegnato a non fidarmi della marmaglia,
perch nulla puzza peggio dello spirito quando
 raccolto in folla. Forse il nostro saggio, Nietzsche,
ancora un paria nelle tarlate accademie di filosofa,
non ci aveva avvertito: Tutti vogliono la stessa cosa:
tutti sono uguali: colui che ha sentimenti diversi
entra di propria volont nel manicomio?
Ma quando salii sul camion, pronto a partire per
l'universit di Berkeley, come lui stesso mi aveva consigliato,
Tsu Ben mi avvolse teneramente in una coperta.
Era un monarca che si umiliava, e non ho mai
pi trovato un uomo che potesse come poteva lui essere
tenero come la colomba e allo stesso tempo astuto
come il serpente. Lao Tsu Ben apparteneva al gruppo
degli eletti; ma non potevo venire a patti. Come ho
sempre fatto l'orgoglioso dopo una lite! Questa superbia
 stata i chiodi del Golgota nel mio corpo.
Lao Tsu Ben divenne un uomo ricco, ma ormai
completamente distaccato da me; io invece rimasi un
poveraccio, coi mulini nel cervello, sempre sbattuto
di qua e di l nel lazzaretto della letteratura per pochi
centesimi la pagina. Lao Tsu Ben fu l'unico amico
della mia anima, e per quanto molti altri mi abbiano
detto poi: Sono il tuo amico, rimango nelle
mie desolazioni senza nessuno accanto, tranne l'ardea
e il gufo.
 
Capitolo 8.

Avevo una sorella molto pi anziana di me,
dalla cui modestia e bont, che erano grandi,
non imparai nulla.
SANTA TERESA

Berkeley era pieno di grosse ortensie rotonde e di
una specie di ginestra rampicante, e tutto circondato,
fuorch dalla parte della baia, da fianchi molli di colli
sensuali. Soltanto le paludi e l'acqua salata mi conferivano
una certa pace, e gli odori acri e pungenti della
vernice fresca erano igienici; forse Abramo non aveva
aspettato gli angeli sotto i terebinti, che sono gli alberi
della trementina?
Mi ero iscritto all'Universit di California nel mio
ventunesimo anno di et, matricolato come studente
speciale. I miei corsi erano quasi tutti di filosofia e
antropologia.
Presto scoprii che sia il lavoro che i discorsi nelle
aule di Berkeley erano noiosi e senza scopo. Avevo scelto
un corso di botanica, e le lezioni erano tenute da un
tale scemo che le note che prendevo sulla carta poi le
davo alle capre perch le divorassero. Qualunque amore
per la storia naturale che ci fosse stato in me venne
sciupato per una generazione almeno: non avrei mai
creduto, a quell'epoca, che un giorno mi sarei accostato
alle opere di Buffon, Humboldt e Darwin con tanta
gioia.
Che potevo farmene dei rancidi pedanti dell'umida
sintassi, oppure dei corsi di pedagogia, analfabetismo
canonizzato? Capii che chiunque avesse letto dodici
libri veramente buoni sapeva pi di quanto ne sapesse
un dottore in filosofia. Se non avessi studiato per conto
mio le opere dei sapienti letterati russi e letto i grandi
scrittori inglesi e francesi, sarei rimasto del tutto analfabeta
anche dopo aver preso la laurea in lettere. Non
ero abbastanza ignorante da solo? Che bisogno c'era
di sfoggiare inoltre su questa terra un mucchio di
lauree? Un garzone di drogheria con un minimo di
buon senso  pi istruito di molti professori americani
di lettere e arte, privi di ogni bagaglio che non sia
l'ambiguit e la perifrasi. Il loro vino  una nota per
spiegare un luogo comune. C' un proverbio spagnolo:
Llamar pan al pan y al vino vino.
Di nuovo mi affliggevano i sogni libidinosi. Che potevo
fare contro quella febbre che insorge con la virilit?
I dottori greci di materia medica dedicavano non
meno attenzione alle visioni seminali di quanta non
dedicassero alla cura dell'elefantiasi, della lebbra o
della podagra. La pianta chiamata ninfea, sotto forma
di bevanda medicinale, veniva consigliata a quelli che
nel sogno coabitano con Aspasia o con Elena di Troia.
Sappiamo ancor meno sull'amore di quanto ne sa la
rana dei rovi; la mancanza di olmi, di lecci, di salici
e di vetrice, perfino di paludi, pantani, fiumi e ruscelli
nelle nostre citt, ha provocato ogni deformit immaginabile:
pustolette, senilit, inguini piccoli, culi flosci,
palle piangenti e ani singhiozzanti. Ci che non
ereditiamo, ce lo contagiano gli imbecilli, e la stupidit
 pi contagiosa della sifilide. Noi si dovrebbe sapere
in quali mesi  meglio mantenersi continenti; le matrone,
durante le Thesmophoriazousae greche, spargevano
sui loro letti la vetrice, simile al salice, e intanto
osservavano la pi stretta castit.
I fratelli Goncourt scrissero che avevano messo da
parte un'ora del giorno, cinque volte alla settimana,
per scaricare quei fastidiosi ricettacoli, in modo da
conservare la calma e la serenit mentale richiesta dal
loro lavoro. Io non avevo avuto amori, ma avevo conosciuto
alcune prostitute, che poi sfuggivo dopo uno
o due incontri. Era sempre meglio che la pazzia sessuale.
Cristo disse: Avete i poveri sempre con voi,
e Tolstoj osserv che la puttana l'avete sempre e la
dovete avere.
I corpi si ricercano a vicenda fino al trapasso, e quasi
sempre invano. Come potevo trovare io quel caro
bocciolo di verit? Molti sono sposati a donne dalle
mammelle come pane tozzo e brutto, dai capelli asessuati.
Quando camminano spargono odore di sapone
da cucina, piuttosto che il profumo del nardo. Non
avrei mai goduto con la sdentata comare di Bath.
Spesso inneggiavo : Oh, che il suo inguine plachi
la mia fame e il suo ventre mi protegga dai venti! Che
le sue gonne siano la mia tenda di Kedar e la sua camicia
la meraviglia del Libano, perch sono nella polvere,
o mio Dio! Che una vergine esca da Gerusalemme
e mi baci prima che io muoia!.
Che avrei avuto: un canto di imene o un inno di
dolore e fallimento? Quali braccia gentili avrebbero
bendato le mie ferite, placato la mia angoscia e riscaldato
i miei colli sterili? Nel frattempo, mi radevo
la testa e facevo una vita esemplare d'asceta. Se non
fossi stato cos amaramente turbato dalla carne femminile,
mi sarei accontentato delle mie semplici passeggiate, nelle
quali mi potevo abbandonare a fantasticherie
amorfe che allora credevo fossero pensieri grandi
come montagne. Tucidide mi insegn, anni dopo,
che le idee non definite n scritte chiaramente non
esistono. Pensavo anche al suicidio, perch consideravo
quella specie di cogitazione nebulosa parte essenziale
dello stile di un letterato. Naturalmente, non
avevo la minima intenzione di togliermi la vita. Uno
dei motivi per cui non mi uccisi, come fecero tanti
altri dopo la lettura dei Dolori del giovane Werther di
Goethe, era che questo romanzo mi era sembrato una
noia.
Tra l'intelligencija di Berkeley c'era uno studente
laureato che si vantava di essere un grande dottore
in questioni amorose. Asseriva di aver raccolto pi
verginit di quanti prepuzi avesse raccolto Davide tra
i filistei. Era un Uriah tarchiato che mi infastidiva perch
si nutriva tra i gigli mentre io dovevo percorrere
il recinto universitario in lungo e in largo pazzamente
desiderando qualsiasi gonna che mi capitava sotto gli
occhi. Un giorno questo filosofo della libidine mi fece
conoscere il suo boccone erotico, Angelica, e io quasi
persi la ragione. Non pensavo ormai che a questo: come
fare per rubargli quella bellezza. Lontano da essere
un Machiavelli in amore, bens pieno di fiele, rabbia,
cattiva natura, vene intasate, e incapace di imbrigliare
quell'organo ingovernabile che  una peste per tutta
la razza umana, a un tratto impazzivo per le delicatezze
di Venere, l'attimo dopo decidevo di essere casto.
Mi alzavo alle cinque del mattino per godermi l'aria
pura e dura dei colli; non toccavo n uova, n latte, n
carne, n frutto alcuno della stagione; non escluso il
fico, simbolo della meravigliosa matrice fin dai tempi
antichi. Ridotto a una dieta spartana di noci, del pane
pi rozzo e di acqua, non riuscivo tuttavia a liberarmi
dalla terribile puntura che era stata per me l'apparizione
di Angelica. Quando immaginavo i suoi capezzoli
cari e teneri, che vedevo cos gentilmente spuntare
sotto la sua blusa bianca, e ricordavo una certa porzione
della sua coscia, svelatami mentre saliva le scale,
mi veniva da piangere. Ogni volta che mi imbattevo in
questo ittita che ne era il padrone, lo aborrivo, e adoravo
lei ancor pi di prima.
Per qualche giorno mi appostai nella biblioteca, in
attesa di questa donzella. Non potevo immaginarmela
diversamente, perch ogni donna amata  una vergine,
e le sue trecce castane e le sue esalazioni lievi
erano sacre per me. Fingendo come il peggiore degli
attori, poich come ipocrita ero un disastro, cercai di
farmi dire dallo stesso studente laureato a quali lezioni
lei era solita assistere, se apparteneva a questa o a
quella associazione di ragazze, oppure in quale strada
abitava. Lui era un mascalzone astuto e senza piet, e
ormai consapevole di aver commesso uno sbaglio, non
aveva alcuna intenzione di commetterne un altro. Cos
io divenni il suo nemico implacabile, e lui il mio,
bench non ci fossimo mai parlati con rancore; ma,
come dice Zaccaria, lo detestavo nella mia anima, e
lui mi odiava nella sua.
Poi a un tratto cominciai a far colpo nell'ambiente
universitario. Con la testa rapata, con la mia abitudine
di passeggiare da solo - che di tutte le compagnie  di
solito la pi noiosa - e per il fatto di aver pubblicato
sulla rivista della Facolt un pezzo notevole di alta
letteratura vistosamente intitolato Il malato, il pessimista
e il filosofo, ero certo finalmente di ottenere
quelle mele di Haran. Sebbene avessi l'impressione
che una certa creatura molto attraente mi lanciasse
sguardi provocatori nella classe di francese, il mio
contegno rimase rigido e inabbordabile. Perch doveva
un Heinrich Heine in potenza correre dietro alle donne?
Dal momento che nessuna veniva a inginocchiarsi
davanti ai miei piedi eruditi, non mi rimaneva altro da
fare che riprendere la mia attivit letteraria.
Avevo gi composto un romanzo ridicolo, prendendo
per spunto il Don Chisciotte; un altro l'avevo
scritto sotto l'influenza delle sinfonie di Beethoven e un
terzo romanzo nello stile di Povera gente di Dostoevskij.
Ci misi anni a capire che ci vuole una fortuna
straordinaria per scrivere una sola frase intelligente.
Dal momento che quel che ne viene fuori, buono o
cattivo,  sempre dovuto al caso, ogni volta che cominciavo
un libro lo facevo con un vero sentimento
di disperazione.
Finalmente, in occasione di un ballo di studenti,
riuscii a trovare Angelica da sola. Il pi dolce vento
dalle vette di Amana spirava nell'anima mia languente,
ma allo stesso tempo traboccavo di egoismo seminale.
Avevo deciso di dimostrarmi pi astuto degli Annibali
e togliergliela, a quel villano. Tutta la mia esperienza
come ballerino l'avevo acquistata nel Palazzo del re
Salomone, a Los Angeles, e dopo un goffo fox-trot
pensai fosse meglio ritornare alla letteratura raffinata.
Mentre chiacchieravo su Mademoiselle de Maupin di
Gautier, con in mente Il discepolo di Paul Bourget -
perch la sua massima era: di da leggere tre libri a
una ragazza e dopo la puoi sedurre - mi si avvicin
il presidente dell'Universit. Era il generale David
Prescott Barrows, gi capo della Forza di spedizione
americana ad Arcangelo. Avevo letto con grande meraviglia
il Militarismo di Karl Liebknecht e alcune delle
preziose lettere di Rosa Luxemburg, il che bast
ad attizzare in me una collera stupenda contro quell'uomo.
Mi tese la sua mano e mi rifiutai di prenderla.
Divenne rosso cremisi, cosa che adesso mi vergogno di
ricordare, perch non sono mai riuscito a sapere se
fosse un uomo buono o cattivo; sebbene immagino che
tutti i generali debbano essere dei banditi. Peggio ancora,
Angelica era scomparsa. Privo di esperienza com'ero,
non ero stato capace di domandarle dove abitava.
La verit  che avevo paura che mi rispondesse
male.
Angelica era scomparsa, e il mio piano di convertire
il suo amante nell'arcivescovo dei cornuti era fallito.
Ogni volta che immaginavo quella fanciulla diciottenne
nelle sue braccia ignoranti mi torcevo. Lui possedeva
una grossa automobile - che io consideravo un
modo di compensare la piccolezza del suo utensile erotico
- e le sue mani sembravano fatte per sostituire
una gomma bucata, non per i teneri amoreggiamenti.
Poco dopo conobbi Portia Kewling. Aveva un bel
naso intelligente e una bocca estremamente deliziosa;
ma era una bocca fatta pi per l'ingegno e il battibecco
veloce che non per i baci di un arpista di Gerusalemme.
Quattro anni pi anziana di me, mi fece
conoscere Hegel, Empedocle e Parmenide, e sotto la
sua guida lessi con molto maggiore comprensione il
Timeo e il Fedro di Platone.
Avevo affittato una stanza sulla strada di Buena
Vista, in casa di una tedesca. La tedesca aveva una
figlia di quindici anni che mostrava grande ammirazione
per il mio eccentrico taglio di capelli. Eterno nemico
della stupida educazione delle nostre scuole, le
feci conoscere - con le pi virtuose intenzioni - La
Maison Tellier e Manon Lescaut. Certi pomeriggi,
quando il sole era caldo, usciva a pettinarsi i capelli
sul balcone di fronte, in modo che io potessi vederla
e godermi i suoi ginocchi leggeri e tondi. Fedele alla
mia parte di precettore, non ci facevo caso.
Raccontai a Portia la mia condotta morale nei confronti
di questa sgualdrinella ormai matura, e con
molto orgoglio; col risultato di farmi prendere in giro.
Portia, mettendo in mostra i suoi denti belli e intellettuali,
si burlava di me mentre passeggiavamo per
lo Strawberry Canyon, con queste parole: Non sai
che sei un Mefistofele immorale, intento a cercare la
pietra filosofale soltanto per convertire qualsiasi scoria
nel pi prezioso minerale, il peccato?. Le ricordai
che la ragazza aveva soltanto quindici anni; Portia
mi rispose che Giulietta ne aveva soltanto quattordici.
Inoltre, fui ben presto ripagato per i miei grandiosi
momenti di bont: uno studentino cominci ad arrivare
in motocicletta alla casa sulla strada di Buena Vista,
e qualche giorno dopo la ragazza mi guardava
ormai con alterigia da scorpione.
Un giorno entrai nella libreria Newbegin di Post
Street, a San Francisco, e comprai una copia del Fumo
di Turgenev, dalle mani di una vergine ventiduenne.
Fu un colpo di fulmine. Consuela aveva le fattezze di
una mater dolorosa... e i polpacci di una contadina.
Adesso potevo cantare il mio epitalamio: Triter
tutte le mie pene nel torchio della sua carne. La vedevo
spesso e dopo due mesi ero quasi impazzito; tutto
il territorio che guadagnavo in una settimana, lo
perdevo la settimana dopo. Mi era permessa una libert
limitata; il suo corpo era diviso in precinti, e
alcuni di questi precinti mi erano vietati. Forse mi
ero mostrato troppo virtuoso agli inizi, mi domandavo?
Qualunque familiarit conquistata  un passo in
avanti, e se si  timoroso la prima notte, si pu esser
certi di venir pienamente sconfitti la seconda.
Ogni settimana mutavo la mia strategia militare;
le mie mani non languivano interamente prive di
cibo, perch lei mi permetteva di far pascolare le dita
sui suoi fianchi rigonfii, e perfino le sue natiche non
costituivano un bastione inespugnabile. Tuttavia, riflettevo,
se fossi riuscito a catturare i capezzoli, quei
bocconi supremamente squisiti, tutto il resto si sarebbe
arreso.
Al terzo mese ero gi fuori di senno, costretto a una
vigliacca ritirata da quando mi erano stati vietati
certi prati e terre grasse che finora costituivano il mio
libero pascolo. Venni ridotto a una selvaggia razione da
coscritto, di pochi baci per visita. Dovetti smettere di
vedere Consuela, bench il mio desiderio di lei continuasse
a infuriare.
Una sera Portia e io eravamo nel giardino di dietro
della sua villetta, sdraiati per terra vicino a un'acacia.
Nonostante la sua mentalit non comune, Portia era
troppo prudente - e pi prudente ancora era sua madre.
La madre aveva letto la vita pornografica di Sir
Richard Burton con tremendo sgomento e considerava
me altrettanto osceno, sebbene i nostri rapporti fossero
estremamente civili. Tuttavia questa signora non era
una sciocca e non mi trovava completamente da buttar
via, se non altro perch rispettavo la sua intelligenza.
Soltanto nei momenti pi stupidi, con le donne, ho
mancato alla regola di dimostrare la pi straordinaria
stima per una mente femminile. Lo sbaglio della donna
non  il fatto di non essere spiccatamente sagace,
bens quello di dimenticare troppo spesso che tutta
la sua comprensione proviene da una chiara conoscenza
del proprio corpo, che  il suo intelletto imperiale.
La madre di Portia era una libertina puritana e rideva
sconciamente come una Mistress Overdone. Bench
Portia mi desse saggi consigli, ricordandomi sempre
che l'ingegno era il mio forte, io li ricambiavo supplicandola
di non sposare un industriale del petrolio,
o un ostetrico di quelli dediti a mettere un dito in ogni
matrice che trovano, o un mercante di ferri vecchi che
le avrebbe dato un paio di figli filistei o magari una
Marta rinsecchita e prudente. Quella sera avrei potuto
possederla, ma Portia mi preg di non farlo, e non
lo feci perch mi scoraggiavano le sue passioni meschine
e il suo controllo da quaderno delle spese.
Portia cominci a evitarmi, probabilmente perch
non l'avevo presa quando me l'aveva proibito; Consuela
invece era dispostissima a mandare avanti la
nostra relazione, purch mi astenessi dallo stropicciarle
la biancheria intima. L'avevo vista una volta sola
dopo il nostro distacco e le avevo detto che Prepuzio
era un santo non meno rispettabile di Abramo, Isacco
o Gerolamo. Arross, e io mi inginocchiai e baciai
l'orlo della sua gonna; cosa che secondo lei era non
tanto una discolpa quanto un gesto lascivo.
Conoscevo una gigantessa dalle gambe di cicogna
che forse si sarebbe lasciata conquistare. Tuttavia, dopo
una lunga riflessione, decisi che doveva essere pi
difficile vincere una puttana cos deforme che non la
stessa Laide di Corinto. Una donna brutta serba un
certo rancore contro la natura, non esclusa la natura
umana, e non ammette nell'uomo il pi piccolo difetto.
Molto di rado mi capitava di recarmi in una vasta
sala dell'Universit ad ascoltare una lezione di botanica.
C'erano sempre mille e uno calabroni in quella
sala, tra studenti e professore. Un sabato mattina ero
davanti alla sala, e mi chiedevo se entrare o no, quando
mi voltai a sinistra e vidi un sorriso amabile nel
lago di due occhi scuri. Era Angelica. E durante tutto
il trimestre non era mancata a una sola lezione di
botanica! Il pi bello della bellezza sta nelle gentili
maniere; e dimenticher le mandorle del desiderio e
le susine che arrossiscono nei mesi teneri, se mai dovessi
dimenticare i tuoi battiti gentili.
Angelica, Angelica, Angelica! gridai. Quando la
guardai, e pensai alle mani di quell'ittita automobilista
sul suo caro vestito bianco, mi chiusi contro di lei.
Mentre le orde straziate uscivano dalla sala, le parlai
all'orecchio, o credetti di farlo, per chiederle se potevamo
vederci. Poi scappai, prima di ascoltare il suo
rifiuto.
Mi allontanai da quell'aula, e rimasi a leggere nel
mio chiostro monocamera sulla strada di Buena Vista.
Che piacere farla finita con la felicit della carne, che
non  altro che prurigine e grattatura. Non siamo forse
vermi melodici quando moriamo, non capiscono
forse i cadaveri la vera felicit quando la carne si distacca
dalle ossa e lo scheletro canta brulicando?
Col vino falso di Pater e col selvaggio celibato di
Nietzsche nel corpo, la mia pienezza era: Impazzisci,
o mio seme!. Ma serbalo diceva il mio sepolcro.
In quel momento ebbi una meravigliosa certezza
che tradussi in un salmo: contempler le mele della
mandragola, e la mia anima sar soddisfatta; possa io
riverire il grembo senza entrarci mai. La mia speziosa
tonsura mi conferiva un'enorme sicurezza, e per qualche
giorno non fui piagato da Satana Pudendo.
Ma il sabato dopo, la mia stanza monacale era scomparsa,
e anche se peripateticamente ero occupato a riconsiderare
il Crizia e l'Apologia di Platone, a un
tratto mi trovai sulla scala che portava all'aula vicino
a Sather Gate dove doveva svolgersi un'altra lezione
sulle piante. Quale strategia mi conveniva scegliere?
Bench lei avesse svegliato in me le sette tremanti
Pleiadi, temevo che un aperto corteggiamento fosse
una mostra di debolezza. Ci che pi mi impauriva
era quel momento infernale in cui avrei tentato di
varcare l'abisso che ci divideva, mettendole una mano
addosso. Avrei preferito recarmi scalzo a Getsemani,
piuttosto che sentirmi respinto. Finch non rischiavo
un amaro rifiuto, mi rimanevano sempre i sussulti di
cuore dell'innamorato. Ma se adottavo le maniere ipocrite
del corteggiatore forbito, l'ittita nel frattempo
avrebbe continuato ad armeggiare con le sue mammelle.
Pur non avendola posseduta mai, sarei stato io
il cornuto. Il vero amante non  quello che arriva per
primo o per ultimo, bens quello che desidera con pi
forza, e pensavo che erano gi ben sei mesi che facevo
il ridicolo.
Cercai con lo sguardo Angelica nella sala, e rimasi
molto male: non c'era. Ah, sciagurata! Come l'Ofelia
di Amleto, stava sicuramente a chiacchierare su argomenti
cafoneschi con quel rustico in qualche buco
putrido e depravato di Oakland, la citt che sceglievano
per i loro incontri tutti gli scapestrati dell'Universit.
La settimana dopo, per, Angelica venne alla lezione
e mentre uscivamo dalla sala decisi di prenderla. La
durezza di cuore regn fino ai tempi di Cristo dice
Tertulliano. Ma il Messia aveva sanguinato invano per
me. Non ero per niente sicuro di lei; d'altronde, ogni
volta che ero sicuro di qualcosa, finiva male.
Io veramente volevo andarmene e dimenticare tutta
questa disgraziata storia, perch ormai non sentivo il
minimo desiderio sensuale; ma chiss quale angelo
perverso mi aizzava, e ci avviammo verso i colli di
Berkeley. Mi respinse con tutta la veemenza del suo
corpo. Le mie mani erano sorde e insensibili; avevo
lei tra le braccia, ma il globo si era irrancidito nella
mia carne. Fu una battaglia amorosa. Non saprei dire
se l'ho posseduta quella sera. Pensiamo perch siamo
oscuri anche per noi stessi, e versiamo la notte nel nostro
cuore e la chiamiamo luce. Non importa; qualunque
cosa sia successa, Angelica non apparteneva pi
all'ittita.
Ci che avvenne in seguito fu un'orgia; curavo le
mie domeniche a Oakland, in una stanza d'albergo, con
Angelica, e poi gemevo rimpiangendo i miei eccessi.
Dopo mi nascondevo, per sfuggirla, in un sottobosco
crepuscolare di libri. Angelica non si lagnava mai,
n venne a trovarmi nella mia cella monastica sulla
strada di Buena Vista. Soltanto quando uscivamo a
passeggiare insieme, senza meta precisa, aspirando la
gioia dei boccioli di acacia e di ginestra, e io non la
toccavo, soltanto allora la mia felicit era senza limiti.
Mi torturava adesso il pensiero di aver fatto dei
nostri giorni a Oakland un baccanale. Dovevo sempre
scegliere tra il Golgota e il letto? Ma capivo di non
poter vincere i miei demoni senza entrare nei porci.
Non osavo fare un patto con me stesso, perch ogni
volta che prendevo una decisione poi la violavo. Che
fare per non nuocere ad Angelica?
Quando Angelica mi avvolgeva nelle sue trecce brune,
avrei voluto stramazzare ai suoi piedi e castamente
imprimere le mie labbra sul suo corpo nudo. Nonostante
i molti giorni passati accanto a lei, non riuscivo
a ricordare un solo piacere. Perch dunque ci tormentiamo
in cerca di delizie che poi non possiamo ricordare?
La triste verit  che adesso soltanto la ricordo
nuda; peggio ancora, pur essendo la sua carne la preghiera
pi tenera del cuore inginocchiato, rimanevo
sempre come affamato dopo i nostri riti imenei. Forse
era troppo slanciata, la sua gamba era troppo sottile?
Brantme ha dichiarato che secondo i dottori pi
esperti la donna grossa  sempre pi adatta e pi dilettevole
di quella piccola.
Una domenica, mentre mi godevo Angelica ed ero
giunto a quel momento in cui la nostra lira e il nostro
cembalo prorompono in musica, gridai: Consuela!.
Angelica aveva portato nel mio deserto la manna e la
quaglia, e Dio, la terra e i fiumi sanno che non avevo
alcuna intenzione di commettere contro di lei un'offesa
cos crudele. Forse possiamo peccare anche involontariamente?
Colui che ha avuto sogni brutti sa che potrebbe
essere buono, se il suo sonno non fosse un verme
vile nella sua visione. Affamato di Angelica, ossessionato
da Consuela e agognando la pace, cercavo un
rimedio alla mia situazione.
Dopo alcune settimane irrequiete, pensai di aver
trovato un'erba semplice per il mio dilemma - ma
un altro dolore per Angelica. Immaginavo che ci che
stavo per fare era giusto e ragionevole. Oh, che zanne
morali celano le nostre decisioni razionali! Prega Iddio,
o moscerino umano, che ti conceda errori saggi!
Decisi di lasciare Berkeley, per proseguire i miei studi
all'Universit di Columbia. Dopo qualche mese abbandonai
la California. Quali epistole non mi vers
poi Angelica dalla sua dolce carne, e quante volte mi
chiam Ges! Infine, si prese la rivincita su di me, ma
senza un goccio di malignit, perch New York doveva
diventare per me la citt del teschio. Non ancora
soddisfatto, speravo che lei mi chiedesse di sposarla!
Come espiare il male che arrecai all'amata Angelica,
la vedova, la sotterrata, se non facendo come ogni Edgar
Allan Poe costretto a seppellire il proprio serafino?
Come effondere il mio lamento a colei cui avrei dovuto
portare le torce d'imene? Il mio rimorso giace in quella
tomba sanguinante e aperta dove tutti i miei fantasmi
risorgono e vagano di giorno e di notte, gemendo
prima del canto del gallo : Ninfa, nelle tue preghiere,
ricorda tutti i miei peccati.

 Capitolo 9.

E cos... mia madre...
AMLETO

Prima di andare a New York, ritornai a Kansas
City, cimitero di tutti i miei ricordi, dove mia madre
era ancora proprietaria del Salone Stella. Aveva ormai
cinquant'anni, e i capelli radi e nervosi tinti col rosso
pi ordinario. Da quando Popkin, il suo secondo marito,
si era preso tutti i suoi risparmi, mia madre aveva
perso ogni floridezza, ma era ancora forte. Il suo vigore
splendeva sotto i suoi stracci.
L'aspetto di mia madre mi avviliva. Quando consideravo
la sua gola flaccida e cascante e la pelle del viso
che cominciava a ingiallire, oppure quando vedevo
che si trascinava dietro un laccio delle scarpe, pensavo
che non c'era figlio pi sfortunato di me. Una volta
invidiai tanto Marion Moneysmith, perch sua madre
era una bella donna, linda e presentabile. I giovani
sono selvaggi e non capiscono che dopo qualche anno
anche loro saranno foglie secche e accartocciate. Ma le
rughe e i solchi grossolani nella pelle sono sintomi di
compassione, non reperibili finch il viso dell'uomo 
radioso ma le sue fattezze rimangono vuote.
Mia madre continuava a fare sfoggio di rispettabilit,
sottolineando la nobilt del suo contegno, bench
ci fosse sempre qualche uomo nella sua vita. Era ancora
una donna molto appassionata; eppure una volta che
eravamo seduti sul terrazzino dell'appartamento dell'Ottava
Strada, una sera di agosto, mi confess che il
capitano Henry Smith era gi finito come uomo quando
and a vivere con lei. Quante donne regali e deliziose,
che bramano il frutto dell'albero della sapienza
perch quel frutto  dilettevole, hanno tollerato accanto
a s degli uomini impotenti.
Quando consideravo le lenzuola clandestine e le federe
illecite di mia madre, le detestavo, bench io stesso
fossi in quel senso pi debole di un filo d'erba. Se
vedevo una natica bianca come il latte, il mio corpo
diventava un canto seminale. La mia carne clamava:
lasciatemi odorare i suoi sandali, premere col naso il
suo ombelico, perch ho fame e pruriti, piscio, mangio
e muoio. Nonostante il mio sangue incontinente,
non volevo capire che un angelo tetro aveva rovinato
la sorte di mia madre, e che lei soffriva perch non
aveva mai avuto un uomo costante che le coccolasse
le mammelle.
Che lei dovesse sgobbare in quel salone di barbiere
e spendere i pochi centesimi che guadagnava per mantenere
un figlio pi inutile di un moscerino, non mi
passava nemmeno per la testa. Neppure capivo che lei
era molto pi onesta della Societ che l'aveva respinta.
Mia madre non era forse un paria angelico? Niente
di strano, dunque, che anch'io fossi condannato a vagare
sulla terra, e che in qualunque luogo mi trovassi
una foresta vergine spuntasse intorno a me. Ma quando
giunsi all'et in cui mi fu concessa una parte almeno
del buon senso di mia madre, ormai mi faceva pi
paura la virt che il vizio.
In quel periodo Lizzie vedeva spesso un ex ferroviere,
chiamato Circlear, che una volta era stato un
cliente assiduo del Salone, un cliente, ai suoi tempi,
dalla mancia facile, che dopo un taglio di capelli con
lozione e frizione si alzava dalla poltrona con le sue
bretelle sgargianti e prendendomi in giro mi diceva:
Se riesci a coprirti quel naso da ebreo con la mano,
ti do un dollaro. Le ragazze consideravano questa
freddura una straordinaria battuta di ingegno, ma io
non badavo ad altro che al dollaro, anche se a volte
i ragazzini del quartiere mi inseguivano e mi chiamavano
giudeo.
Mia madre aveva smesso di investire i suoi risparmi
in pozzi di petrolio immaginari, o in azioni della CocaCola
ogni volta che venivano offerte in vendita al pubblico;
invece adesso speculava in affari molto pi
pazzeschi: speculava in uomini.
Circlear non era pi un uomo facoltoso n aveva
pi a che fare con le Ferrovie Burlington. Diceva di
essere stato in altri tempi uno dei vicepresidenti di
questa Compagnia e di avere avuto a sua disposizione
un vagone pullman personale come ufficio. Disse in segreto
a mia madre che durante la guerra il suo cuoco
cinese, ormai deceduto, aveva sotterrato mezzo milione
di dollari suoi, e che quando fosse giunto il momento
buono avrebbe disseppellito questo gruzzolo nascosto
per condividerlo con lei.
Gli uffici imperiali delle Ferrovie Burlington si trovavano
in Wanut Street, a pochi passi dal viadotto
della Ottava Strada, ma mia madre era troppo timida
per andare ad accertare di persona se la storia era
vera. La spauriva l'idea di domandare a un funzionario
importante della Burlington se conosceva Circlear;
non dubitava che un tale principe di un tale
reame avrebbe esclamato : Signora, la prego di uscire
immediatamente, altrimenti dovr chiamare la polizia!.
Aveva una paura infernale della gente ricca; la
grazia invisibile del denaro, concretamente rappresentata
dalla grazia visibile della legge, era per lei fuori
discussione.
Circlear faceva il bucato per Lizzie nell'appartamento,
spazzava con la scopa i capelli sparsi sul pavimento,
prima di chiudere il locale, faceva il conto degli
asciugamani sporchi, passava lo straccio sul linoleum,
ripuliva le sputacchiere e portava la borsa della
spesa di mia madre, piena di grappoli d'uva, carrube,
mele, barattoli di marmellata di arance e aringhe
salate. Ma dopo qualche mese non si fece pi vedere.
Poi Lizzie cominci a lagnarsi perch si sentiva il
ventre flaccido e cascante. Tre volte era stata sotto il
bisturi; il suo nuovo chirurgo, nel quale riponeva la
massima fiducia, era un certo dottor Joy, in possesso
di un diploma rilasciato dal Collegio di Ippocrate,
che si trovava Dio sa in quale palude del Mississippi.
Ogni volta che si sentiva gi di spirito, decideva di sottoporsi
a una nuova operazione. Per, non appena le si
presentava un'opportunit di matrimonio, riacquistava
subito la vivacit perduta.
La prima volta che un nuovo spasimante veniva a
farle visita, lei si addobbava, si spalmava sul collo e
sul viso avvizziti diversi tipi di crema di bellezza, e si
cospargeva tutto il petto di borotalco; poi si metteva
il vestito di lino ricamato d'oro che Popkin le aveva
portato da Gerusalemme e si affibbiava l'orologino sul
seno. Grappoli d'uva porporina traboccavano dagli
orli della fruttiera di cristallo; ripuliva la poltrona e
la trasferiva davanti al divano, in modo che i due potessero
conversare da vicino ma raffinatamente. Lei
non aveva affatto l'intenzione di precipitarsi senza riflettere
nelle braccia flaccide del primo piccolo avaro
decrepito che si presentasse.
Gli spasimanti che frequentavano il salotto di Lizzie
non si distinguevano per la loro variet; erano tarchiati,
dal collo tondo e parsimonioso, indossavano
completi di lana pettinata azzurra e panciotti col taschino
da dove spuntava un orologio grosso come un
dollaro d'argento. Se il corteggiamento vespertino non
filava liscio, oppure se il pretendente tirava fuori l'orologio
dalla tasca del panciotto prima del dovuto, Lizzie
si alzava immediatamente. Aiutava l'uomo a indossare
il cappotto in gran fretta e lo accompagnava alla porta
con pi ardore del previsto.
Di solito quando c'erano queste visite lei si avviava
molto lentamente al pianoforte, quasi ondeggiando
sulla punta dei piedi, spolverava i tasti gialli con la
pelle di camoscio - bench gi l'avesse fatto prima dell'arrivo
dello spasimante - e ripassava per qualche minuto
le sue scale. Poi suonava alcune battute della
Cavalleria Rusticana, prima di attaccare il suo pezzo
semiclassico favorito:
Ero geloso e ferito
quando le tue labbra
baciavano una rosa
o il tuo sguardo dal mio
allontanavi...
La sua era una voce debole da soprano, molto dolce
e cortese, e a volte si toglieva gli occhiali dopo aver
voltato una pagina di musica, per dare una pennellata
da professionista al suo concerto. La inorgogliva molto
il fatto di saper leggere la partitura, cos non era costretta
a suonare a orecchio come certe ordinarie della
Dodicesima Strada.
La recita proseguiva sempre nello stesso modo: lei
apparecchiava una salvietta e un piattino sul tavolo
ovale di mogano, vicino all'ospite, affinch costui potesse
deporre le bucce d'uva sul piattino ed educatamente
asciugarsi il mento con la salvietta. Lei morsicchiava
qualche chicco, in modo da aprire le labbra
quel poco che bastava a dimostrare la raffinatezza dell'ambiente
in cui era cresciuta; poi sputava delicatamente
i semi, e ne faceva un mucchietto ordinato e civile
sul suo piattino. Le salviette ricamate odoravano
di naftalina, dal momento che venivano adoperate
soltanto in queste occasioni.
Per una serata o due, Lizzie era l'ascoltatrice pi
attenta. Voleva anzitutto scoprire se non si trattava
per caso di un truffatore; si credeva un'esperta nell'arte
di riconoscere immediatamente il vecchio imbroglione,
il millantatore astuto. Se le veniva voglia di scaricare
la vescica, non ci pensava due volte, e spesso si stancava
del gioco ancor prima di riuscire a prenderlo
sul serio. Per il resto, non trascurava mai di darsi da
sola i pi oculati consigli; spesso l'ho sentita parlare
a voce alta, inavvertitamente, e osservare che in fin
dei conti bisognava correre il rischio, anche se si
trattava di un bugiardo imbroglione, cos come lo si
doveva correre in qualsiasi altra operazione commerciale
di carattere incerto. Non aveva forse imparato almeno
questo, da quelle altre volgari sgualdrinelle? Bisognava
seguire l'inclinazione dell'uomo, ma soltanto
fino a un certo punto, e poi lo si poteva menare per il
naso. Insomma, giocare alla caccia dell'uomo era sempre
un grosso gioco d'azzardo, ma lei se la sarebbe cavata
lo stesso.
Sfoggiava davanti all'ospite ogni forma possibile di
cortesia, assentendo qua e l col capo a discorsi il cui
senso soltanto dopo riusciva a capire; ma i suoi pensieri
erano sempre fissi sul capitano Henry Smith. Che
avvenire divertente e roseo si sarebbero potuti godere
insieme! Era un gran tirchio, ma allegro, e che bella
compagnia davanti a una grossa bistecca di vitello o
a un vassoio di ostriche bollite, con la sua bottiglia di
birra scura!
Nell'immaginazione rivedeva ancora il capitano, coi
suoi capelli scrostati via come l'oro della cornice di
un quadro. Faceva spesso il brontolone e ruttava, scoreggiava
e a volte puzzava pure, ma che divertimento
era stato per lei lavargli le mutande e i calzini maleodoranti!
Era un uomo tipo pentolone, un grosso ridanciano
sudato, piccolo proprio dove avrebbe dovuto
essere grosso - ma non si pu avere tutto in questo
mondo. Il commercio fluviale era finito; il fiume Missouri
era morto, ma era una gran bella cosa la presenza
di un uomo per riempire le stanze della casa!
Caspita, se vuoi, puoi avere tutta la biancheria del
mondo, ma a che diavolo ti serve se non c' un minimo
di sporcizia maschile sulle lenzuola? Poi se ne era andato
con quella puttana lercia di St. Louis; sua sorella,
Clara, le aveva scritto che aveva almeno cinquantasette
anni: una gallina vecchia, non lo poteva negare.
Kansas City era rimasta ancora per met una citt
di campagna; gli olmi e gli aceri lungo le strade conferivano
ancora salute al cuore e ai polmoni. Eppure
c'erano sempre quei lunghi periodi di siccit, seguiti
da quella pioggia che cade soavissima sullo spirito,
la speranza. S, era ancora una citt pi di legno che
di ferro, e i colli rocciosi, e i panni appesi alle corde,
ondeggianti al vento, le davano respiro.
Ma quando mia madre si domandava che fare con
la propria vita, Dio era sordo come la vipera. Il Signore
castiga quelli che ama, ma perch mai le aveva
messo quella pesante verga sul collo? Per quale motivo
doveva lei bere le acque amare?
Le lacrime che sgorgano dal diluvio di No e coprono
le nostre notti, scorrevano sulle guance appassite
di Lizzie. Che rimaneva ormai della sua bocca? Santo
cielo, dove vanno a finire i fianchi rigonfi? E la pelle
si arruga sui polsi e sulla mano, la gamba si rattrappisce.
Una volta il suo seno era in grado di far scordare
a un uomo qualsiasi malinconia; e i suoi polpacci... i
cacciatori di gonne si voltavano per guardarli. Ma
tutto ci era passato, e cos buona parte di lei era
scomparsa. Santo Dio, moriamo tutto il giorno, ogni
ora; ogni minuto c' qualcosa che invecchia nelle nostre
ossa. Lei si esaminava le mani e socchiudeva gli
occhi per non vedere troppo chiaramente quelle vene
rozze, da guscio di tartaruga. Quante cose aveva fatto
con le sue dita! Ma come si erano indurite; non si pu
tenere in mano tutto il santo giorno le forbici e la macchinetta
per tagliare i capelli, e conservare le mani
terse come una gran signora. Come si fa a essere onesti
quando non si ha nulla in questo mondo tranne un
paio di mani... e un figlio da mantenere, per di pi?
La povera Emma Moneysmith buonanima spesso diceva
che era bello avere dei solidi princpi morali...
quando si era ricchi abbastanza per poterseli permettere.
Neppure Cromwell, quel caro buon vecchio, membro
del Consiglio Comunale, poteva giurare che tutti
i dollari nella sua cassaforte fossero leciti. Oh, cantate
il canto del denaro, il salmo dell'inganno! Chi non 
un imbroglione? E chi possiede un calzino al piede, un
bottone di camicia o un busto che non sia stato illecitamente
ottenuto, che non puzzi di puttana marcia?
Forse lei non meritava qualche ricompensa? Non
aveva sempre saputo portare la testa alta? Che premio
aveva avuto, dopo ventisette anni di lavori estenuanti,
passati a tagliare i capelli, a radere i peli duri e grigi
delle guance degli operai e degli impiegati delle ferrovie,
dei morti di fame e dei truffatori, e a massaggiare
i vecchi sporcaccioni? E come si sentiva tutta indolenzita
alla fine della giornata... O Dio, non mi abbandonare:
tra me e il lastrico non ho altro che il mio
paio di forbici, il mio rasoio e la mia macchinetta!
Fammi vivere abbastanza a lungo da poter ascoltare
l'erba che cresce a Northmoor, da poter chinarmi sui
miei pomodori rossi e rigonfi! Dammi, poich sono
sola, cinquanta volte ancora l'estate e l'aprile, e cinquanta
altre speranze;  cos poco quel che ti chiedo!
Non andartene, o Dio, altrimenti muoio. Morire? Che
vuol dire? Pu davvero accadere?  possibile sparire?
Guarda, sono un grembo, un ventre dove ho avuto mio
figlio, Edward, due mani e un paio di piedi robusti.
O Signore, veramente uccidi la gente? Il Santo Dio
Vivente non  come un ladro che arriva di notte per
introdursi nella nostra anima e portarsela via. Non
pu essere. Lo so; poich respiro, non morir mai; non
me lo direbbero altrimenti il mio corpo, i miei polmoni,
il mio cuore, e le mie budella...!
A un tratto Lizzie si svegli dalla sua fantasticheria.
I suoi occhi piccoli, scuri e grinzosi scrutavano astutamente,
da sopra gli occhiali, l'uomo ch'era in salotto;
le bucce d'uva gli scivolavano sul labbro inferiore,
carnoso. Le sue natiche flosce sembravano malinconicamente
sparse sulla fodera di chintz della poltrona.
Come mai poteva dare accesso a un rimbambito
roso dalle tarme come quello nel suo distinto letto?
Parlava della fabbrica di salsa di pomodoro che possedeva
nei West Bottoms, oltre alle migliaia di azioni
della Union Station, nuova di zecca, capitale cinquanta
milioni di dollari, all'angolo della Quindicesima con
Main Street. Ora che lo vedeva da vicino, era certa
che quella giacca era consunta; non riusciva a togliere
gli occhi dalla polpa d'uva che gli sbavava dalla bocca,
per quanto si provasse a dedicare la massim attenzione
a quel che l'uomo stava dicendo. Quel vestito
di lana pettinata azzurra che aveva indosso, non era di
seconda mano? Ma  vero che tutti gli scapoli sono
avari nati. Eppure bisogna fidarsi fino a un certo
punto della gente; c'era, questo non lo si poteva negare,
una specie di gradevole profumo di denaro elegante
intorno a quell'uomo.
Ora lui le assicurava che le avrebbe prestato mille
dollari al sei per cento di interesse, o se lei preferiva
poteva offrirgli una seconda ipoteca sulla villetta che
il capitano Henry Smith aveva fatto costruire a Northmoor.
Lizzie aveva accennato al suo desiderio di investire
una piccola somma in beni immobili proprio in
quel villaggio. Prima che un altro spasimante salisse
le scale, lei si era ripromessa seriamente di mostrarsi
paziente, aspettare, lasciarlo scivolare a poco a poco
nella rete... e non appena l'aveva preso, concludere
qualche affare vantaggioso per lei. Prima, che si dichiarasse;
poi, gli avrebbe detto chiaramente: Caro
signore, so che lei ha le pi nobili intenzioni, e considero
la sua proposta di matrimonio veramente interessante;
ma non le pare che sarebbe per lo meno
decente, per quel che la riguarda, mettere da parte
alcune migliaia di dollari a nome mio? Dio non voglia
che le succeda mai niente... insomma, meglio non parlare
dei brutti scherzi che pu giocarci la vita. Il suo
discorso originale era molto pi eloquente di questo;
ma pensandolo bene, perch doveva spremersi il cervello
e prendere tante precauzioni con un babbeo simile?
Certamente doveva avere pi di settant'anni.
Senti un po' quella vecchia pancia, tutta la sera a gorgogliare,
al punto che lei quasi non riusciva a udire i
propri pensieri. Che ci guadagnava lei, a parte il certificato
di matrimonio, se quello si rifiutava di sputare
una particella del suo denaro?
Come al solito, diventava troppo nervosa, non poteva
pi aspettare, e il sangue le montava cos rapidamente
alla testa che, per quanto miserabile si dimostrasse
la prospettiva che un uomo le offriva, lo stesso
doveva mandare avanti il suo intrigo, non fosse che
per scoprire come sarebbe andata a finire; anche se
non aveva la minima intenzione di sposare un individuo
simile. Lei era estremamente puntigliosa soprattutto
per quel che riguardava il letto di ottone nella
sua camera. Se l'individuo credeva di poter raggiungere
questo letto, senza aver prima steso tutto chiaro
e tondo su carta bollata, era troppo stupido per lei.
Abituata a cogliere il senso di ci che gli altri dicevano
qualche minuto dopo che le parole le arrivavano
all'orecchio, si impenn bruscamente quando sent i
vocaboli prestare e seconda ipoteca, che avevano
raggiunto il fondo stesso del suo carattere e ora
riemergevano come una grossa marea incontenibile.
Si alz immediatamente per far uscire quel pretenzioso
ordinario dal suo salotto cortese.
Poi, ricordando che si era presentato senza portarle
nemmeno una scatola di cioccolatini Lowney o un
mazzo di rose, senza nemmeno dire : Ecco un sacchetto
di frutta per lei, and in cucina e annaffi i
gerani mentre pronunciava una preghiera disordinata,
met in ebraico e il resto in inglese dialettale del
Midwest: Baruch atah Adonai Elohenu.... Piangeva,
deplorando la sua situazione : Sono la donna
pi infelice sulla terra; ho gli occhi cos stanchi, a forza
di tagliare capelli, che quasi non vedo pi, e la vescica
mi  cascata, mi ha detto il dottor Joy....
Non appena quell'avaro zotico se ne and, Lizzie
chiuse il pianoforte di mogano, raccolse l'unico tappeto
buono, preda favorita delle tarme, e lo ripose nell'armadio.
Poi si lev il vestito da salotto, l'unico paio
di scarpe buone, e si rimise una sporca vestaglia da cucina.
Andava e veniva in pantofole, senza meta precisa,
dalla sala da pranzo alla camera da letto, mentre
il suo pince-nez, attaccato con un filo d'oro all'orecchio,
le ricadeva continuamente sul petto.
Spolver le cartoline postali in salotto, poi ritorn
barcollando in cucina ad accendere il fornello a gas per
riscaldare la pentola di zuppa del giorno prima. A un
tratto divenne quasi pazza perch non riusciva pi a
ritrovare gli occhiali. Seduta su una sedia di quercia
accanto al tavolo, guardando fissamente le briciole rafferme,
le mosche e i pezzi di mollica bagnata che aveva
l'abitudine di strappare con le dita dal pane, gemeva:
Sono cieca, non vedo pi, Santo Dio!. Si
frugava il petto, e a un tratto le sue mani tastarono
le lenti sulla vestaglia; con un sospiro di ringraziamento,
Lizzie seguit a pregare - forse Dio non la
avrebbe abbandonata, dopo tutto.
La mattina dopo si alz e fece il suo bagno freddo,
che secondo lei preveniva le rughe e rinforzava i polmoni
e il cuore. Usc a scuotere la coperta sul terrazzino
di dietro, alla luce del sole che entrava attraverso
il graticcio, e allora, con quell'aria fresca sul collo
nudo e sulle guance, si sent rivivere. Di solito dormiva
profondamente, ma quel mattino si era alzata
pi presto; doveva aprire lei il Salone; quell'ipocrita
acida di Harney era a letto, non si sapeva se col commesso
viaggiatore dell'argenteria Rogers o per via dei
suoi disturbi all'appendice, e perci non sarebbe andata
a lavorare.
Lizzie rimase ancora un attimo sul balconcino di
dietro, al quarto piano, a spalmarsi la crema di bellezza
sul viso, sul collo e sulle braccia; era l'ultimo ritrovato
contro le rughe. Le sarebbe piaciuto vendere il Salone
Stella e finirla con quelle sgualdrine, sempre a vagabondare
da un letto all'altro o a dar la caccia a qualche
agricoltore o mammalucco di Oklahoma City. Non
era da stupirsi se poi lei rubava loro le bollette... tanto
non valevano niente, come parrucchiere. E perch
no? Gli affari sono affari.
Mentre si avviava per l'Ottava Strada, sentiva che
i piedi non le rispondevano e provava una profonda
sensazione di infelicit, ovviamente aveva bisogno di
un'operazione. Poi si ricord del figlio, che ancora
dormiva in una delle stanze da letto dell'appartamento,
e proruppe: O figlio del mio ventre, e di tutti i
miei guai, te che ho portato nelle mie braccia da Dallas
a Memphis, a Louisville, a New Orleans, a Denver,
a Kansas City? Che ragazzo magrolino sei, e ancora
cos inesperto con le donnei Dovresti ingrassare un
poco. Perch non ti di da fare con una puttanella o
due, come il figlio di Stedna? O Edward, figlio mio,
figlio di tutte le mie speranze!.
Per me la vita era in quell'epoca una greve afflizione;
l'abisso tra me e mia madre si era allargato. Attribuivo
a lei la colpa di tutto; chi altro potevo accusare,
se non la mia sola protettrice? Perch non aveva saputo
darmi una famiglia? Che poteva contare il figlio
bastardo di una donna-barbiera dai capelli tinti arricciati
con la permanente? Perch non aveva rinunciato
a quel mestiere ordinario? Anch'io avrei dovuto barcollare
come lei alla merc dei venti? In qualunque
modo prenda avvio, la nostra vita  sempre una disgrazia.
Dobbiamo sormontare con fatica sia una buona
che una cattiva posizione sociale. Ma questo pensiero
non mi recava molto aiuto; la mia infanzia affliggente
mi era rimasta nella gola, e non dimenticavo come il
capitano Henry Smith era riuscito a convincere mia
madre che bisognava spedirmi all'orfanotrofio.
Adesso, la sola comparsa di uno spasimante, coi suoi
pantaloni flosci e rancidi e le sue bretelle che non si
toglieva nemmeno per dormire, mi scandalizzava. Come
faceva mia madre a tollerare uomini simili? Come
mi sembrava immorale il suo inno sensuale di carne
e sudore! Giudicare gli altri  la follia di tutti; se non
lo facessero, non esisterebbe la morale. Lizzie cerc
sempre di nascondermi i suoi maneggi con i suoi ammiratori.
Erano utili, bench fossero un fermento di
immondezze per la sua immaginazione. Inoltre non
potevo pi sopportare quel buco della Ottava Strada,
16 Est; quando vedevo le sputacchiere schizzate di succo
di tabacco e osservavo una ragazza-barbiera che lasciava
la sua poltrona per sputarci dentro il suo spurgo,
scappavo di corsa dal locale.
Avevo acquistato arie e pregiudizi che credevo
fossero naturali. Che differenza c' tra la gente educata
e quella ordinaria, se non nel modo di sputare e di
schiarirsi la gola? Basta una sola massima di Lord
Chesterfeld per convertire un rustico in un raffinato
uomo di mondo: Non guardare nel fazzoletto quando
hai finito di soffiarti il naso.
Chi  mio padre? era la mia liturgia eterna. Ero
venuto al mondo in cima a un colle, come Gargantua?
Poco importava. N quando n come, ma chi? La formica
non ha forse genitore? Eber fu generato da Sem,
e Cush gener Nimrod, ma chi aveva generato me?
Una vecchia midrash racconta che gli uccelli vengono
creati dalla terra paludosa satura d'acqua. La mia
origine era simile, oppure provenivo dai testicoli del
verme? Viviamo in tempi non filiali, e anche se ogni
figlio maledice suo padre, percorre l'intera terra cercando
la Grotta di Macpela, dove giacciono Abramo,
Isacco e Giacobbe.
Non avevo progenitore? Ges Cristo pu vivificare
l'ammuffito Lazzaro, ma chi pu far sorgere i vivi dalla
tomba? Volevo sentire, ma non avevo emozioni; sospiravo
dalla voglia di pensieri, ma non avevo idee.
Il mio sonno mi parlava, ma era fiacco, poco profondo,
mi saliva soltanto fino alle caviglie, e non potevo berlo.
Era una radice scura del nulla, e il mio vuoto gemeva.
Sarebbe arrivata un'ora in cui il mattino, come
un sudario, mi avrebbe avvolto, e io avrei detto: Non
ho mai avuto una madre; lei non fu, neppure . Sentivo
le fitte di questo fantasma, ma lei era invisibile.
Era accanto a suo figlio, e non c'era. C'erano miriadi
di fantasmi, tormentati ed epilettici, intenti a rodersi
la propria sostanza, eppure morivano dalla fame, perch
mangiavano le proprie costole inesistenti e il loro
pranzo era una gota o un collo vuoti. Ululavano tutta
la notte e all'alba, quando cantava il gallo, fuggivano.
Il loro tormento maggiore era il freddo; perch se
non riuscivano a riscaldarsi nei polsi di qualche altro
spirito o a trovare rifugio nella tasca di una giacca o a
infilarsi nel buco di una mano guantata immaginaria,
non potevano essere visti. A volte si aggrappavano a un
collo gi baciato e abbracciato e rimanevano l appesi,
come un grande uccello pensoso o un cherubino, e per
quanto i venti terribili che venivano dal Vuoto li colpissero,
non volevano abbandonare quel loro nido.
Non siamo nulla, lo sappiamo, anche se Dio ha finto
che siamo qualcosa. Siamo stati ingannati, o Prima
Causa e Schernitore, tu che ci hai detto che fummo
creati. Che c' tra il nostro arrivo e la nostra morte
se non fumi che sorgono dal Nulla? Il folle lecca il
grasso e la feccia di questa non esistenza, finch non
diventa podagroso e tumefatto.
Quanto  lunga l'infelicit? esclamavo; quanto 
lo spazio tra Nazaret e Cafarnao, quelle citt apocrife
e neumatiche in fondo al gozzo del paracleto?
Dicevo : Che il buio sia, poich nella luce non
posso vedere; e il mio sepolcro rideva di Colui che
pretendeva di aver fatto, il quarto giorno, la luna,
le stelle, i pesci, gli uccelli, i topi e il sogno, e credeva
di aver creato Adamo il sesto giorno. Lo disdegnavo
e dicevo: Quando hai dato i sogni all'uomo, egli cap
che Tu avevi mentito, anche a Te stesso, perch Tu
non hai creato nulla. E ruggivo : Porta via di qui
le tue follie e immagini e i tuoi sei giorni di Vuoto,
perch la sola cosa che mi serve  il sogno. Perch hai
piagato Adamo con la coscienza? Che bisogno ne ha
l'uomo quando le sue visioni della notte lo giudicano?.
Grinzoso e vecchio, alzavo la voce e piangevo:
Tu sai che non ci sono giorni, e che il tempo non 
che il rumore delle ali dei serafini. Via di qui col tuo
sole; forse le ceneri non sono pi sagge della fiamma,
forse la luna non sa pi di quanto sa il sole? Dimmi,
nichilista, forse un fantasma ha bisogno di qualcosa
che non  nulla, oltre al sogno? Perch se un uomo
percepisce mentre dorme, qual  il suo stato se non
il sonno ipnotico quando  sveglio?.
Nel frattempo Sirach si appollaiava nel mio orecchio,
rigonfio dall'adagio: E non dimenticare tua
madre che ti diede alla luce nel dolore. Era seduta in
salotto, nella poltrona a dondolo, nascosta dietro il
Kansas City Star. Sapeva di essere nei miei pensieri.
Non ero io il suo ventre, la sua mano e i suoi piedi?
Forse lei non capiva la propria carne? Nel corso di una
ispezione sanitaria per le stanze, diedi uno sguardo alla
cucina; che babele di piatti sporchi, di padelle e
pentole ammaccate e bruciacchiate! Le mosche si aggiravano
intorno ai resti di pane, tra le tazze e i piatti
immondi sulla tela cerata. Un altro mucchio di piatti,
viscidi di avanzi del giorno prima, giaceva nell'acquaio.
C'era una pentola di alluminio con dentro una
immonda miscela avvizzita di zuppa e grasso. Aprii lo
sportello del forno della cucina a gas e dentro c'era
una copia del Tom Jones di Fielding. Era macchiata
di burro, e sopra c'erano pezzi di pane e bucce d'arancia.
Mia madre aveva deciso di diventare una signora
istruita.
Qualche giorno prima, in uno dei suoi momenti
spensierati e allegri, mentre giocavamo a carte, mi
aveva domandato se pure le parole oscene che adoperava
Fielding potevano dirsi letteratura, e aveva gli
occhi bagnati di lacrime di gioia. Mentre mi spiegava
che il linguaggio salace di Fielding non era affatto diverso
da quello che adoperavano nella vita di ogni
giorno le sgualdrine, mi accorsi che barava. Mi si accesero
le guance, e dissi che era priva di princpi morali.
I momenti piacevoli che passavamo insieme difficilmente
potevano essere pi scarsi.
Portai la copia insozzata di Tom Jones in salotto e
domandai indignato a mia madre : perch aveva messo
Fielding nel forno? Ma non mi rispose. Rimasi con
lo sguardo fisso sull'abbondante letto di ottone, nella
camera da letto, sul quale mia madre aveva dormito
con Harry Cohen, l'uomo che aveva bruciato i suoi
cavalli per riscuotere i soldi dell'assicurazione. Avevo
sentito dire che adesso abitava in un paio di stanze,
sulla Independence Avenue, con una puttana decaduta.
Harry Cohen era una parte della mia infanzia, e desideravo
molto rivederlo. Anche l'immondezza nutre
la vista; inoltre ero cos solo, e con chi potevo parlare,
se non con la mia tomba? Cos andai a trovarlo, ma
quando lo vidi con la sua prostituta ossuta che lo chiamava
Babbolino, mi ritirai disfatto.
Mentre mi aggiravo nervosamente per la stanza di
soggiorno, guardavo la mia infanzia. Tutto il mio parentado
si trovava in quella stanza: c'era mia zia, il tavolo
ovale di mogano; la fruttiera di cristallo sul tavolo,
era mia sorella; in un angolo del salotto c'era
un altro tavolo di quercia, uno zio, e la poltrona destinata
agli ospiti era mia cugina. Come mi sarei sentito
orfano, senza quella stanza piena di famiglia. Le mie
dita sarebbero rimaste abbandonate in questo mondo,
e le mie mani non avrebbero pi fatto parte del mio
corpo, se mia madre decideva di lasciare l'appartamento
dell'Ottava Strada. Ero stato concepito a Boston, ma
questa era la stanza della mia nascita; qui avevo sperato,
mi ero ridotto sempre pi, e ora morivo un'ora
dopo l'altra.
Avevo dimenticato che mia madre era con me. Guardai
allora quella donna, nemmeno un metro e cinquanta
di volont inflessibile. O Dio, le sue calze erano
malate e ritorte, di nuovo! Veramente ero uscito,
io, da quegli stracci incredibili? Era ancora seduta
nella poltrona a dondolo, la parte superiore del corpo
nascosta dietro il giornale. Mi sentivo il collo duro.
Lei si dondolava, lenta e astuta, scrutandomi, lo sapevo.
Come potevo fare per strapparle la rivelazione delle
mie origini?
Quando mi voltai verso di lei, tutte le mie ossa sotterrate
gemevano: Sono un uomo, e dentro di me
ci sono fantasmi di alberi e la gola di un torrente,
urlanti, e al pi della montagna c' un uomo. Chi ? Mi
hai sempre parlato di tuo padre, delle tue sorelle e dei
tuoi fratelli, ma non li ho mai visti, nemmeno uno.
Che parenti ho mai avuto, toccato, odorato? In quale
citt sono le orme di mio padre? Cammina, respira,
lo nutrono i venti? Vedi, sono un'ombra svuotata di
antenati; ho ventitr anni e sono ormai cresciuto per
il pieno dolore.
La poltrona era sempre muta, e io rimanevo l,
pieno di un vuoto senza padre. Nel fare un passo indietro,
scivolai su un tappeto logoro di lana e gridai: O
Dio, questi stracci, tutte le nostre speranze sono sempre
state stracci mangiati dalle tarme!.
Poi mi colse l'occhio lo scaffaletto arrugginito di latta,
appeso alla parete, pieno di cartoline postali sbiadite.
Che dito paterno aveva sfiorato quella carta da
parati marrone scolorita? Per un attimo rimasi chinato
davanti a quelle sante reliquie: c'erano tre viste
scenografiche di Swope Park, una di Fairmount Park,
una di Cliff Drive, un'altra del reparto scatole della
Swift. C'era la Grand Opera House, dove Chauncey
Alcott aveva cantato tante volte, e il teatro di Willis
Woods dove all'et di otto anni avevo visto Anna
Held. C'erano le fotografie dei vecchi amici; Lizzie
non buttava via mai niente, nemmeno i ricordi delle
sue pi disgraziate esperienze.
Studiai una fotografia di Lizzie, quando ancora i
suoi capelli erano castani e teneri, e il disegno del suo
viso meditativo. Accanto, il maggiore dell'esercito degli
Stati Uniti, calvo, coi suoi eleganti baffi militari, in
divisa, mi guardava fissamente - ma il povero era
troppo pallido per il letto di mia madre. Lo lasciai per
dare uno sguardo alla magra Birdie, poi a Gladys da
Tulsa, e a Bianche Beasley, per le cui natiche stupende
un cassiere della MKT aveva rubato diecimila dollari.
Che buona vettovaglia era Ruby du Parr, ma destinata
alle case pubbliche; accanto a lei, la sagoma attraente
e cara di Emma Moneysmith. Come erano grossi i
pantaloni di Hagen! Popkin aveva baffetti forbiti, da
carota, con le sue frange curate di capelli attorno alle
orecchie e al collo, ma sembrava cos netto e attillato!
E il vecchio Cromwell, con gli occhiali, ormai sceso
nella tomba; non avrebbe mai permesso che nessun'altra
gli facesse la barba, al di fuori di Lizzie.
Le mie origini rimanevano sempre un enigma. La
poltrona a dondolo scricchiolava; il giornale giaceva
sul grembiule sgualcito di mia madre. Dissi con voce
lamentosa, contemplando le sue scarpe slacciate: Mi
hai mandato in un orfanotrofio perch Henry era grasso
e io gli stavo sempre addosso; ma prima mi mandavi
a un asilo cattolico, e poi alla scuola della parrocchia
dove i ragazzi mi picchiavano tutti i giorni perch ero
ebreo.
La donna, cos lontana dalla mia angoscia e dalla
amarezza dei miei giorni, ora rispose: Figlio mio,
quando dovevo sottopormi a un'operazione, che potevo
fare? Ti mandai all'Orfanotrofio ebraico di Cleveland
perch non potevo badare a te. Stavi tutto il
giorno per strada, malaticcio, non mangiavi, e io con
le forbici e il pettine in mano dalla mattina alla sera.
Una povera vedova, con le sue dieci dita soltanto, che
poteva fare, e chi poteva aiutarla? Credi che i soldi si
trovano per strada? Volevo fare di te un ragazzo distinto;
hai la faccia aristocratica, figlio mio, di mio
fratello Ignatz, possa riposare in pace.
Non mi parlare di fratelli o sorelle; perfino un
verme ha genitori; me invece, nessuno mi concep.
Non sono nulla, e sono venuto dal nulla. Ed ero pieno
di fiele, e sopra c'erano strati di sofferenza. Sentivo
la voce di Giobbe sul suo mucchio di immondizie : Il
bue conosce il suo padrone, e l'asino la stalla del suo
signore.
Tornai nell'altra stanza, verso la scansia di latta delle
fotografie, perch quei ricordi sepolcrali legavano me
e mia madre insieme. A un tratto, mi trovai davanti
agli occhi la fotografia colorata a mano di un uomo,
coi ricci da rubacuori; portava il solito panciotto marrone
da bellimbusto col taschino, la catena e l'orologio
d'oro. Si vedevano i suoi denti, i denti della volpe che
devasta le vigne. Era Saul! Quando i clienti scarseggiavano
o la sua vescica le ispirava quel senso strascicato
di scoraggiamento, Lizzie era solita esclamare:
Possa ardere Saul nell'inferno e poi improvvisamente
in tedesco bestemmiava: Verdammter Saul!.
Presi la fotografa dallo scaffaletto e con la spalla
appoggiata su quel cimitero di cartoline urlai: 
Saul! Chi se non lui potrebbe essere mio padre? So
che  Saul. Il mio sangue  rovinato; mille cupidigie
bollono nella sua pelle e nel suo cervello canceroso.
Ma dov'? Tu lo devi sapere. Lui,  mio padre. Dimmi,
lo debbo sapere... oppure vivere e morire non nato...
perch pianger tutte le ore della mia carne se
non mi riempie un padre!.
Lei sedeva incommovibile. Nessuna tomba fu pi silenziosa
di lei, e per quante parole e suoni io facessi,
non si mosse. La guardavo sconftto, perch era una lapide
terribile senza epitaffio, nessun segreto le si poteva
estorcere.

 Capitolo 10.

La fortuna impera in tutto; e di loro dispone
pi secondo la sua volont che non secondo
verit.
SALLUSTIO

Nel 1925, mia madre vendette il Salone Stella e si
trasfer al verdeggiante villaggio del Missouri chiamato
Northmoor, non lontano da Kansas City. L aveva
acquistato un duplex, ossia una villetta per due famiglie,
stuccata e intonacata; una delle due abitazioni
se l'era presa per lei. La casa rimaneva a dieci-quindici
metri dalla casetta in legno fatta costruire dal capitano
Henry Smith. Inoltre, in cambio del Salone, compresa
la chiave del locale che rappresentava ormai una
certa somma, aveva ottenuto un'altra villetta in legno,
a nord di Kansas City. Con l'aiuto di suo figlio, che
ora insegnava a New York dopo essersi laureato a
Columbia, aveva acquistato quattrocento galline Plymouth
Rock e Rhode Island (rosse), e cos vendeva
uova e polli, per arrotondare il magro reddito che riscuoteva
dall'affitto dei suoi tre piccoli immobili.
Molto agile ancora, chiusa tra le sue quattro pareti,
i suoi pollai e il suo orticello, perch paventava le
chiacchiere e l'amara intolleranza della gente di campagna,
Lizzie decise ancora una volta di consolidare la
sua situazione familiare. Allo scopo di trovare un compagno
adeguato, inser un annuncio in un gazzettino
specializzato in trattative matrimoniali. Prima di mandare
l'inserzione al giornale, la scrisse e la riscrisse
pi di venti volte. Pregava la direzione che il seguente
annuncio venisse stampato non appena possibile: Vedova
molto raffinata, giovane quarantaquattrenne, perfetta
conoscenza di cinque lingue, nonch provetta pianista,
desidera incontrare scapolo colto, eccellente conversatore,
di solida posizione finanziaria. Scopo: Matrimonio.
Qualche giorno dopo Lizzie ricevette una lettera,
nella quale un signore rispondeva all'inserzione con
lunghe frasi sentimentali e galanti allo stesso tempo.
Diceva di essere un industriale ritirato, sebbene ancora
nel fiore dell'et, e molto agile di movimenti. Poco
propenso a lodare se stesso, aggiungeva, era tuttavia di
gusti raffinatissimi in questioni letterarie. N alto n
piccolo, la sua pelle era rosea; non era un uomo grasso,
neppure uno scheletro, e poteva dimostrare alla prima
occasione, e senza ombra alcuna di dubbio, di essere
uno stagionato conversatore. Bench nel mezzo del
cammino della vita, poteva ben dirsi che soltanto adesso
stesse per cominciarla, e se il suo aspetto esteriore
non appariva eccessivamente elegante, compensava
questa mancanza col suo impeccabile comportamento.
Asseriva di non essere in cerca di specie alcuna di divertimenti
ordinari o brutali, dal momento che sentiva
la pi alta ed elegante considerazione per l'altro
sesso. Infine aggiungeva che sarebbe venuto a trovarla
il sabato dopo.
A Lizzie fece molta impressione questo linguaggio
educato, ma non sapeva come interpretare le tre fotografie
di se stesso che il signore le aveva spedito con
la lettera. Nella prima fotografia aveva i capelli castani
ondulati, molto accuratamente pettinati, con la riga
in mezzo, e un naso dignitoso bench cospicuo. La seconda
era un rebus, perch non somigliava alla prima:
qui portava occhiali, con grosse lenti bifocali, e la mascella
era lunga e flaccida. La sua faccia era molto pi
scarna, come se ne avessero asportato alcune fette, e il
naso sembrava che fosse cresciuto o si fosse esteso nel
periodo tra la prima e la seconda fotografa. Con maggiore
gravit e sospetto Lizzie esamin la terza. Qui il
pretendente appariva in piedi sul praticello di una grossa
casa in muratura rinforzata in pietra agli angoli; forse
perch l'uomo era nell'ombra, forse perch la fotografia
era difettosa, qui i suoi capelli ricordavano non
tanto il fogliame di agosto quanto la brina di gennaio;
insomma era molto sciupato, se non addirittura decrepito.
Pi sconcertante ancora, la bocca era cos incavata
che Lizzie dovette pensare che quel giorno si era dimenticato
la dentiera. In tutte le fotografe indossava
grosse galosce, un cappotto d'inverno, una pesante
sciarpa di flanella, e per giunta l'ombrello. Dal momento
che le istantanee erano state prese all'aperto,
era ovvio che ci doveva essere un minimo di sole, e
allora perch portava le galosce di gomma e l'ombrello?
Era da sperare che non fosse un maniaco, oppure
malato ai polmoni.
Sabato mattina, Lizzie si mise un grembiule da cucina,
lavato e stirato di recente, e calze di seta, dissimili
per; la sera prima si era ritoccata i capelli. Mentre
aspettava con la massima impazienza l'annunciato
ospite, si lev la crema di bellezza Tennessee di Marsha
che si era spalmata sulle guance e sulla fronte; poi si
sedette due minuti nella poltrona a dondolo, vanamente
provando a leggere una pagina di Moli Flanders.
Dopo si avvi di corsa all'orto a perquisire uno
dei pollai, nel caso le galline avessero fatto qualche
uovo. Rifletteva intanto sulla statura del signore non
ancora arrivato. Pazienza se era piccolo, ma pregava
che almeno non avesse la pelle malaticcia e giallastra
come sego di candela. In ogni caso un uomo che non
fosse almeno un pochettino pi alto di lei, non poteva
essere di carattere energico; l'uomo deve avere
almeno l'ambizione che serve per essere pi alto di
una donna. Lizzie era pure preoccupata quando pensava
fino a che punto poteva riuscire piacente agli occhi
di uno scapolo elegante. Naturalmente aveva mentito
sull'et; aveva sessant'anni, e anche se la sua pelle
era ancora chiara come la pelle di un neonato, la sua
preoccupazione era la gola, che l'ago di un sarto avrebbe
potuto cucire da cima in fondo. Ma una donna che
comincia a maturare - e appunto per questo riesce
molto pi adatta a un uomo attempato che non una
ragazzina ancora verde - deve per forza coprirsi il
collo, che  il primo a invecchiare. Curioso: i suoi
piedi erano agili, la sua vita succulenta e florida (e chi
poteva dire che non avesse ancora i capezzoli giovani
e virili?), ma i peggiori segni e sintomi di fallimento,
disappunto e vecchiaia, altrimenti impercettibili, si
erano manifestati per primi sulla sua gola. Si precipit
verso un cassetto del com, e dopo aver buttato sul
pavimento un cuscinetto porta-aghi, un paio di mutande
logore di lana, una federa rotta e un mucchio di
palline di naftalina, scov una piccola sciarpa di seta
e se la mise al collo; ma senza stringerla, perch non
appena un capo di vestiario la cingeva troppo strettamente,
si sentiva soffocare.
Poi, sdraiata sul letto, senza badare al mucchio di
stracci rimasti per terra, prov ancora una volta a immaginarsi
il suo industriale in ritiro. Non aveva alcuna
intenzione di trascinarsi dietro un moncone misero
d'uomo; se era troppo magro non poteva essere un tipo
molto entusiasta. Uno che non mangia niente a tavola
 troppo deprimente; non aveva mai visto un uomo
inappetente che non fosse un tirchio.
A mezzogiorno Tobias Emeritch buss alla porta.
Lizzie gli diede il benvenuto e lo fece entrare nella
stanza di soggiorno. Dopo averla guardata negli occhi
e saltellato un poco intorno a lei, si chin per baciarle
le due mani. Mandava un odore di lozione per i capelli
piuttosto ordinaria. Questo odore era spiacevole;
sebbene ancora non avesse fatto in tempo a rimettersi
della sorpresa del suo ingresso trionfale, n ad avvertire
quanto era vecchio, Lizzie era gi arrivata alla
conclusione che un vecchio odora sempre peggio di
un giovane.
L'estasi di Lizzie svan. Era cos sconvolta dal triste
aspetto di quell'uomo, che si lasci andare a una penosa
fantasticheria. Forse questo era un paese di uomini
piccoli e pastosi, col naso a forma di ortaggio?
Circlear aveva la pancia come un sacco che gli si squagliava
sul grembo ogni volta che si sedeva, e anche se
questo qui sembrava pi frugale di figura, non era
molto diverso dal suo precedente ammiratore. Quando
Tobias Emeritch risollev dalle sue mani la bocca insufficiente
e apparve in posizione eretta, Lizzie immagin
che stesse seduto o facesse vedere soltanto la parte
superiore del corpo. Ormai anche lei era in preda a
scatti di nervosit e si sentiva la fronte accaldata; senza
accorgersi quanto erano brusche le sue parole, gli
disse : Per l'amor di Dio, si sieda, stia fermo, oppure
rimanga in piedi l dov'. Ma lei che cos', forse, un
toro giovane in calore?. L'uomo si lasci cadere sul
divano, completamente estenuato.
Dopo essersi ripresa un poco, Lizzie cominci a fare
l'inventario della merce visibile del suo spasimante.
Quella parte di lui che respirava o perfino rantolava
dentro quel suo vestito di seconda mano, lei se la poteva
pi o meno immaginare. Il cappotto, che ancora
non si era levato, sfoggiava un bavero di velluto logoro.
Il vecchio portava una cravatta di seta a strisce che le
facevano male agli occhi, e non si era tolto n la grossa
sciarpa n le galosce. Ancora sdraiato, scuoteva la polvere
dall'ombrello. Lizzie si alz precipitosamente dalla
sedia a dondolo, prese l'ombrello come si prende
un gatto per il collo e lo ammon: Non si faccia cos
presto l'illusione di essere a casa sua. Mi dia un attimo
di respiro perch mi possa abituare a un articolo nuovo
di zecca come lei. Inoltre, caro signore, ho appena
finito di lavare e pulire il pavimento. Non vede che
 ancora umido?.
Dopo di che Tobias Emeritch fece per rimettersi le
galosce di gomma... che per non si era mai levate.
Lizzie allora saltell fino alla finestra, scost le tendine
e poich vide che il sole splendeva, prov a doman-
dargli: Porta le galosce perch sente freddo?  da
parecchio tempo che non piove, mi pu dire che ci fa
con quell'ombrello?.
Nel frattempo si era accorta che le maniche della
maglietta di lana dell'uomo sporgevano un palmo oltre
i polsini staccabili inamidati; ci confermava che
era un uomo straordinariamente diffidente e parsimonioso.
Anche Lizzie portava biancheria lunga di lana,
d'inverno e d'estate, ma lei doveva farlo per il suo
reumatismo, era ben diverso.
Questo individuo sembrava certamente un essere insolito;
se la prima impressione era cos vaga e sconcertante,
che le sarebbe sembrato dopo? Pi conosciamo
una persona, pi nebulosa ci appare; a volte ancor
prima di diventare amici si  gi riusciti a diventare
sconosciuti.
Come parlando al vuoto, l'uomo cominci: Lei sa
benissimo, cara signora, che potrebbe mettersi a piovere,
a grandinare, perfino a nevicare improvvisamente;
la verit  che non posso permettermi di correre
un rischio simile.
A Lizzie sembrava che qualunque cosa lei dicesse,
lui non la udisse per niente, e anche se di volta in volta
si metteva la mano dietro all'orecchio, come fanno i
sordi, era evidente che non aveva alcuna intenzione di
ascoltarla. Ovviamente, si dimenticava pure di quello
che aveva detto lui stesso, e dava la caccia ai propri
pensieri, fossero pertinenti o meno, convinto che in
ogni caso dovevano essere pi significativi che la roba
di scarto altrui.
Questa  una villetta doppia, non  vero? E pu
dirmi se il suo locatario qui, per caso, non  indietro
coi pagamenti? Senza voler gettare un'ombra sulla sua
rispettabilit, posso domandare se lei  propensa a
stolti trattenimenti come per esempio i deprecabili
spettacoli teatrali? Lei  solita bere cognac o recarsi
da sola nei ristoranti pubblici? Esce a volte a camminare
dopo le sei e mezzo di sera, quando ormai una
donna non pu evitare che gli uomini le rivolgano la
parola?.
Chi, se non lei, avrebbe potuto scoprire un esemplare
simile? Era sempre pi esasperata, perch adesso il
vecchio si era messo ad allargare un buco nel tappeto
con la punta della soprascarpa di gomma. L'uomo
ricominci bruscamente: Dove ha messo il mio ombrello?
 foderato di seta, e l'ho preso all'Esercito della
Salvezza. Dove  la mia sciarpa di flanella?.
Mi prende per una ladra? L'ombrello, ce l'ha l
in mano, e se rimane dentro quella sciarpa soffocante,
si prender un raffreddore. Forse ha gi la febbre.
Non si fa mai visitare dal dottore?.
Un dottore? Sono un uomo piuttosto scoraggiato,
ma perch dovrei essere cos disperato? Se un medico
mi dice che sono malato, le sembra prudente dargli
del denaro soltanto perch mi ha dato una brutta notizia?
Un dottore, quando non ti dice che godi di una
salute perfetta, pu preoccuparti tanto da farti morire.
Cara signora, credo di non avere capito bene come si
chiama lei, ma non fa nulla. Ogni volta che conosco
una persona nuova, mi provoca una tale carica di gas
nella pancia che non riesco a dormire finch non l'ho
evacuata. Lei capir che non sono di carattere molto
allegro;  sempre meglio, non le pare?, dire subito come
stanno le cose, e non ingannare nessuno. Non le ho
detto che sono un grande amante della lettura? Discepolo
di Arthur Schopenhauer, il filosofo pessimista.
Ogni qual volta mi rimane un po' di tempo libero lo
leggo.
Lizzie dovette riconoscere che quell'uomo non era
un contadinaccio; a modo suo, vagamente, considerava
i libri come fossero semidei, e in lei non poteva
non suscitare emozioni di carattere elevato la presenza
di un uomo che possedeva allo stesso tempo istruzione
e denaro, combinazione molto strana e anormale in
questo mondo. Suo figlio le diceva sempre che il sapere
e il denaro non si trovavano mai nella stessa tasca.
Ma perch mai questo ospite suo doveva essere
cos malinconico?
Colpita dall'accenno a Schopenhauer, con modi pi
dolci di quelli di prima, tent di suggerire : Ma proprio
le pare giusto essere sempre abbattuto? Bisogna
serbare un pochino di speranza.
E che ci guadagni, se non un altro pochino di speranza?
E una speranza indebolisce quella seguente, e
dopo un po' ti senti cos deluso che non ti rimane nulla
da sperare. La nostra vita  assolutamente intollerabile,
a meno che la nostra concezione della vita sia
disperata.
Lizzie si dondolava e ascoltava con un orecchio solo.
Si sentiva completamente scoraggiata e le sarebbe piaciuto
muoversi, fare qualcosa. Finch era in attivit,
la sua pelle cantava dal piacere, e da quando aveva rinunciato
al Salone la solitudine ronzava intorno ai
margini acquosi della sua anima.
Forse era meglio scusarsi e provare a mettersi il vestito
sgargiante color geranio; i cotoni scarlatti la rincuoravano,
e la facevano apparire pi grassa. Inoltre,
il rosso poteva fare impazzire un uomo appassionato;
ma in questo momento non era in vena di follie simili.
Tobias Emeritch, accortosi che Lizzie diventava
sempre pi remota, pens che sarebbe stato meglio fare
qualcosa per ravvivare il loro colloquio, e ricominci:
C' molta umidit. Ho un reumatismo tremendo.
Lizzie pensava : Se andassi a dare un'occhiata ai
miei pomodori?.
Le sar costato un bel po' far costruire questa villetta,
con intonaco e tutto proseguiva Tobias Emeritch,
masticandosi prima il labbro di sopra e poi rivolgendosi
a quello di sotto, che gli riusciva pi adeguato
alle sue ruminazioni. Ora che la distanza tra lui
e Lizzie era aumentata, il suo umore era peggiorato.
Comunque era inutile continuare su quella nota, e domand:
Che prezzo fa il radicchio quest'anno? Sa che
durante la guerra non si riusciva a trovare un po' di
Sauerkraut tedesco? Mi domando quanto le danno
adesso per un quartino di yogurt, oppure se da giugno
scorso sar salito il prezzo del barile di salmone
affumicato. Se ha qualcosa a che fare col mercato del
cavolo affettato, potrei fare qualcosa per lei, oppure
se si interessa di sottaceti, aromatici o dolci, o quelli
grinzosi, per me  tutto lo stesso... vede, io stesso sono
un fabbricante di sottaceti in ritiro.
Come poteva fare lei per mettere insieme i propri
pensieri dispersi? Ricordava che un altro suo spasimante
aveva una fabbrica di salsa ketchup di pomodoro
nei West Bottoms, e che pure quello aveva una testa
come questa, a pentola ammaccata, e anche il suo naso
assomigliava a una patata. N lui n Tobias Emeritch
avevano avuto l'energia sufficiente per sorpassare il
metro e mezzo. Era certa poi che Emeritch non era in
grado di allungarsi in nessuna altra direzione, nemmeno.
Lizzie domand : E non sar per caso anche nel ramo
salsa ketchup?  sicuro, signore, di non avere uno
zio o un cugino lontano che fa il grossista di salse, condimenti
o cetriolini?.
Assolutamente sicuro. Il motivo per cui non ho
fatto accenno ai cetrioli  che mi ricordano la mia giovinezza.
Dopo tutto, ho passato quasi cinquant'anni a
mettere sott'aceto dei cetriolini e, insoddisfatto come
tutti in questo mondo, avrei voluto stare a raccogliere
barbabietole, invece. Signora cara, ho un fratello, anche
lui in ritiro. Ha pi di novant'anni, ma possiede
ancora una mentalit molto commerciale; si potrebbe
dire che  nel commercio della vita, un'occupazione
molto spiacevole e tediosa, sebbene io ammiri mio fratello
Ebner. Il suo unico pensiero, adesso,  quello di
arrivare ai cent'anni. Si figuri, monotona com' la
vita, e assolutamente intollerabile quando ci si pensa
un po', lui dichiara che una volta raggiunti i cent'anni
il suo scopo sar quello di raggiungere i centodieci.
Dopo tutti questi anni, non sarei in grado di dirle se
la gente sente pi voglia di cibi acidi quando non
piove mai oppure quando piove molto. Le donne,  un
altro affare; lei ha mai conosciuto una donna sana e
intelligente che non vada matta per un'insalatina di
cetrioli? Vede, ho l'abitudine di ricordare il passato,
anche se personalmente non  che mangi molto, giacch
qualunque cibo ti metti nello stomaco puoi essere
certo che ti fa male. I fagioli ti riempiono di gas, i cavoli
ti irrancidiscono tutto l'organismo e un piatto di
spaghetti  quel che basta per dire addio ai parenti e
andarsi a scegliere la lapide. Francamente, se potessi
evitarlo, non mangerei. Sarebbe pi prudente starsi
zitto, anche; ogni parola che ti scappa dalla bocca, sarebbe
stato meglio ti fosse scappata dal colon superiore
o inferiore. Camminare sarebbe pi consigliabile, se ci
fosse un posto dove andare.  terribile, affrontare le
intemperie, pur sapendo che nessuno ha voglia di vederti,
e una volta che sei arrivato a una porta inospitale,
capire che saresti pi allegro, con un atteggiamento
pi gentile verso l'umanit, se tu fossi rimasto
a casa senza vedere nessuno. Se potessi mantenere la
mente fissa su un dato argomento il tempo che ci vuole,
non farei assolutamente niente perch non appena
hai fatto qualcosa sei sicuro di pentirtene.
Lizzie non si era mai aspettata merce tanto misera.
Che fare? Fingere di essere una donna molto occupata
e che era arrivata l'ora di prendere il recipiente
di latta col mangime per le galline e distribuirlo nel
pollaio tra le sue Rhode Island e le sue Plymouth
Rock? Che voleva da lei quell'individuo cos acido?
Lizzie non aveva il coraggio di dirgli di andarsene.
Non aveva mai chiuso la porta a un vagabondo senza
offrirgli una scodella di minestra di piselli, qualche
avanzo di umido o qualche pasticcino fatto in casa. Ma
questo sconosciuto la paralizzava, e se proseguiva in
quel tono funebre le avrebbe fatto salire la pressione,
gi elevata, oppure venire la febbre. Perch, invariabilmente,
doveva essere sfortunata?
Certo era ora ormai di andare a raccogliere le uova,
contare i pulcini e vedere se i galli con le loro creste
erette e seminali, coprivano a dovere le galline. Lizzie
quasi sorrise a questa idea; le sue labbra si separarono
quel che bastava a lasciar colare un piccolo quantum
di felicit. Che concime per le ossa umane  il ridere!
O Dio, santo Dio, il riso  un dolce pozzo di campagna!
Arriva la pioggia, e maggio e giugno arrivano ancor
pi rumorosi; il grano di agosto serifica l'aria del mattino,
e i grilli che strepitano nell'aia serale ti fanno
crescere foglie nuove sui tuoi rami nudi. Se potessimo
morire ridendo, e giocare nelle tombe, la morte
non sarebbe che un'altra stagione.
E se metteva un'altra inserzione nella gazzetta matrimoniale?
Forse le sarebbe riuscito di adescare un
fattore; un uomo che vive tra mucche e cavalli, sa come
trattare una donna. Convinta che da quando era
arrivato Tobias Emeritch doveva essere invecchiata
di molto, ora sentiva le solite ondate di calore e scosse
nervose.
Alz lo sguardo fisso sul pavimento, con l'intenzione
di domandargli se non voleva che gli preparasse qualcosa
da mangiare, ma prima che potesse aprire la bocca,
Tobias Emeritch riprese il suo monologo personale,
come se lei non fosse nemmeno presente:
Mio fratello Ebner rimane tutto il santo giorno a
letto senza nemmeno una camicia da notte indosso, e
cos pu giurare di non aver bucato un calzino n
rotto un bottone n logorato un sedicesimo di oncia di
stoffa di camicia in questi ultimi vent'anni. Mia sorella
ha la malattia di Bright. Occupa l'altra stanza
da letto, con le sue quattro belle ampie finestre sporgenti,
che lei non apre mai perch ha paura che una
corrente improvvisa d'aria le rovini i polmoni. In
questa vita bisogna badare soprattutto a ci che non
ci aspettiamo.
In comunione con se stessa, pensando come fare per
liberarsi di lui - eppure non voleva perderlo -, non
sapeva quale strada prendere. In qualunque posto lei
si trovasse, lui si trovava certamente altrove, e aveva
chiacchierato tanto di sottaceti, Sauerkraut, cavoli
affettati e cetrioli che ormai desiderava che se ne andasse,
per potersi fare un clistere e mettersi a letto. Prov
a interromperlo ma non ci riusc; lui continu come
se fosse isterico e non avesse parlato con nessuno, fuorch
con se stesso, per anni. Come faceva un pezzettino
cos piccolo di pelle e ossa a contenere tanta conversazione?
Lei deve capire proseguiva Tobias Emeritch scusandosi
che a me sembrerebbe una mancanza di
sincerit non raccontarle subito tutto quel che mi riguarda,
cos lei dopo non potr dire che l'ho imbrogliata.
Per esempio, se lei si mettesse in testa che sono
straordinariamente allegro, o che sto sempre vedendo
gente e perci sono tanto occupato da non poter venire
da lei... sarebbe poco onesto da parte mia. Se lei
credesse che io concedo facilmente la mia fiducia alla
gente, potrebbe considerarmi un ipocrita. Vede, quando
mi ritirai dalla fabbrica di sottaceti, mi rimase una
specie di secondo mestiere, quello di comprare e vendere
seconde ipoteche, di cui mi interessavano specialmente
le relative preclusioni giudiziarie. Inoltre ero
comproprietario di un'impresa di pompe funebri. In
quegli anni la gente moriva come mosche;  curioso
come tutti fanno la stessa cosa, e di solito allo stesso
tempo. Ha osservato che a volte una settimana lei riceve
otto o dieci lettere, da persone che abitano in citt
e Stati diversi, e poi per un mese nessuno le manda
nemmeno una cartolina? Oppure, tutt'a un tratto,
muoiono tre parenti; la gente  cos priva di personalit
e si sente cos sola che non si decide a morire finch
qualcun altro non muore con loro. Gli esseri umani
sono ragionevoli soltanto fino a un certo punto, al
di l del quale  impossibile avere a che fare con loro,
sia da morti che da vivi.
Straordinariamente agitata, Lizzie si era portata la
mano sul petto; forse il suo cuore era diventato pi
debole, o i battiti pi veloci? Grattandosi pensosa il
naso, cerc di calmarsi. Quante volte si era pentita di
aver lasciato il mestiere di donna-barbiera! Allora s
che era sicura di se stessa; quel lavoro era un ricostituente
per lo spirito. Eppoi, nella grossa massa dei
suoi giorni, c'era sempre stato quel lievito piacevole, il
contatto con i clienti. Quante volte indugiava perfino
un'ora dietro lo stesso cliente, e affilava il rasoio fino
all'incredibile, per essere certa che dopo la sbarbata
l'uomo si sarebbe sentito meglio. Povero vecchio
Cromwell, ormai era scomparso; poteva davvero accadere?
Era cos abituata a spargere il borotalco sulla
sua pelle con la massima delicatezza, e a spruzzargli
la barba grigia e morale di lozione per i capelli. Avvolgeva
il Salone nel lardo della sua bont, quando
entrava, e lei come lo serviva bene, a volte perfino gli
strofinava le scarpe con la manica o con l'orlo del suo
camice bianco, e quando non c'era il ragazzino prendeva
la spazzola dura e gli toglieva la lanuggine e i
capelli dalla giacca, oppure si precipitava in cerca di
un asciugamani per levargli un resto di insaponatura
che si era dimenticata di asportare mentre gli radeva
il collo. Forse Maria, che unse di mirra i capelli di
Ges Cristo, diede prova di pi devozione di quanta
ne dava Lizzie quando massaggiava le guance di Cromwell
per alleviargli tutta la stanchezza di questa vita?
E adesso Tobias Emeritch le portava pensieri di
morte. Davvero la morte esisteva per tutti? Forse Dio
non l'avrebbe protetta? Diverse volte, negli ultimi
tempi, certi agenti di assicurazioni avevano bussato
alla sua porta, per proporle di stendere una polizza
a nome di suo figlio. Di solito, quando qualcuno saliva
i suoi gradini lei andava in estasi; poteva trattarsi
di qualche meraviglioso evento o di un'opportunit
di guadagno. Se soltanto avesse potuto prendere le sue
speranze e imbrigliarle! Oh, da dove vengono le belle
notizie, da quale stella lontana? Ma non appena tornava
alla terra e capiva quel che le diceva l'assicuratore,
il quale in fin dei conti non era n pi n meno
di un imbalsamatore, tutto il suo vigore assopito scoppiava
nelle sue parole : Caro signore, lei dovrebbe
vergognarsi di andare in giro cercando di convincere la
gente che per forza deve morire, soltanto per guadagnarsi
la vita. Perch non sceglie un mestiere decente?
Potrebbe imparare a stendere la carta da parati, a intonacare,
a fare il muratore.
Dopo di che chiudeva gentilmente la porta; non era
capace di sbattergliela in faccia. Un uomo che lavora
nel ramo morti agisce contro natura, ma lei non poteva
sopportare il tumulto di una discussione.
Tobias Emeritch si era alzato e si era messo a dare
una caccia frenetica alle sue galosce, esigendo intanto
il suo ombrello. Indubbiamente sentiva che lei lo trascurava,
e voleva andarsene. Lizzie dovette ricordargli
di nuovo che aveva le galosce ai piedi e che l'ombrello
era al sicuro nel portaombrelli.
Cercando di placarlo, disse: Non vuole che le prepari
un bel borscht con una patata lessa? E potrei pure
metterci qualche fetta di barbabietola, per farlo pi
consistente. Poi le faccio una frittatina di uova e cipolle,
e come piatto forte una bistecca di vitella da
leccarsi le dita. Per finire posso darle un bicchiere di
t, alla russa, con una fettina di limone e tre zollette di
zucchero, e qualche dolcetto fatto in casa. Mi faccia il
piacere; per favore, mi parli di qualcosa che non sia
sottaceti, radicchio e cavoli affettati. Non voglio offenderla,
ma direi che quel genere di commercio che lei
faceva sembra l'abbia leggermente inacidito. Perch
non esce la domenica, non va a trovare una famiglia
amica o qualche conoscente?.
Signora, se per forza debbo avere qualcuno tra i
piedi, o intorno a me, preferisco che sia un nemico. Un
amico, dopo la prima disgrazia che ti capita, ti abbandona,
ma un nemico non ti lascia mai, qualunque disastro
ti caschi sulla testa. Inoltre, un amico sta sempre
a fingere di volerti bene o di ammirarti, per tratti
che appartengono al carattere di qualcun altro piuttosto
che al tuo. Invece un nemico ti odia per quello
che sei e possiede la pi astuta percezione delle debolezze
del tuo carattere, di cui nessun altro si  mai accorto.
Per caso lei ha parlato di cibo? Potrei sdraiarmi
e fare un sonnellino mentre lei mangia?.
Offesa, Lizzie si domandava se questo era un corteggiatore.
Per quanto potesse ricordare, finora non
aveva parlato di lei una sola volta. Non le aveva detto
che bel corpo aveva, e si affrett a rimproverarglielo:
Lei  venuto qui a dormire, o a stare con me?.
Ma lui era troppo esausto per rispondere. Doveva
continuare a trattarlo con guanti di seta, o non piuttosto
portargli il suo ombrello dell'Esercito della
Salvezza? Ovviamente, non era un imbroglione; probabilmente
sapeva come si fa a mettere insieme dei
soldi, o a convertire il peggio in meglio; invece lei riusciva
sempre a mutare qualsiasi vantaggio in una perdita.
Anche se avesse saputo combinare intrighi, rifletteva,
e tendere qualche bella trappola a un granchio
simile, giunto il momento di tirargli finalmente
fuori qualcosa, non ne sarebbe stata capace.
Dopo aver sonnecchiato qualche minuto, Tobias
Emeritch si sent abbastanza rinvigorito da ricominciare:
Vorrei, signora, poter dimostrarmi alquanto
pi divertente, e non essere costretto a ripetere sempre
le stesse cose. La verit  che non sono pi in grado
di far compagnia ad altri. Come sempre dico, i poveri
sono i compagni dei poveri, i ricchi dei ricchi, ma i
saggi non fanno societ con nessuno.
Queste osservazioni colpivano la solitudine di Lizzie
molto pi profondamente di quanto lei volesse ammettere;
ma nemmeno cos si decideva a dirgli chiaro e
tondo che non aveva alcun bisogno di lui.
Signore mio, non voglio trattenerla; tuttavia, debbo
dirle che ripongo la massima fiducia possibile nella
vita. Le assicuro che ho sempre qualcosa da fare. Al
mattino mi alzo prima delle sei per dare il mangime
alle mie Rhode Island rosse e alle mie Plymouth Rock.
Verso dell'acqua fresca nelle vaschette di legno e poi
prendo lo scopone e spazzo ben bene il pollaio. Se la
rete metallica  rotta, bisogna sistemarla; qui sono
io l'uomo che fa tutti i lavori. Poi pulisco bene il posto
dove dormono le galline e le verghette dove si appollaiano
la sera, e metto della paglia nuova nelle cassette
per le chiocce, e osservo la cresta dei galli, che non
siano per caso malati. Quando  il tempo dei pomodori,
li raccolgo man mano che maturano, e sono rossi
e floridi come una ragazza di campagna.  una vera
gioia guardare il mio quadratino seminato di granturco.
Prima mi sentivo sempre gli occhi stanchi e mi
dolevano, adesso invece non debbo adoperare quasi
mai l'acido borico.
Capisce che non sono una di quelle signore che
non fanno mai niente. Per prima colazione prendo
una fetta di pane tostato e una tazzina di avena con lo
zucchero e la crema, ma non tocco il caff, perch ho
sentito dire che fa male alle arterie, sebbene la mia
digestione non potrebbe essere pi perfetta. Dopo di
che mi sdraio sul letto e accendo la mia lampada a raggi
ultravioletti. Dovrebbe vedere quelle correnti elettriche
violette nei tubi di vetro. Lasci che le faccia una
cura con questo apparecchio miracoloso; le spazzerebbe
via certi dolori e infermit dall'organismo, e le toglierebbe
per sempre quell'inclinazione alla malinconia.
Ci pensi...  per il suo bene, non certo per il mio. Poi
ci sono i piatti da lavare, e una donna deve rimanere
tutto il giorno in piedi, a dare un'occhiata alla ghiacciaia,
a passare il grasso alla stufa, a riempire il bidone
del petrolio. E ogni giorno apro il lucchetto del mio
grosso baule da viaggio per dare una guardatina ai miei
documenti legali e certificati di propriet, per accertarmi
che tutto  in regola. Verso l'una riscaldo l'umido
del giorno prima, o mi faccio una costoletta di agnello
ai ferri, o una minestra di fagioli. Poi, di pomeriggio,
quando non debbo riscuotere un affitto o vedere un
avvocato per questioni che riguardano le mie propriet,
mi siedo nella poltrona a dondolo sul terrazzino
qui davanti e lascio riposare le mie budella senza far
niente, per un'ora almeno, occupata a guardare soltanto
i campi verdi. Ogni settimana  cos piena... potrei
tirare avanti per sempre senza stancarmi... ma mi
dica un po', non le sembra una giornata bella piena?.
Tobias Emeritch morsicava la sua cravatta di seta
e ormai non aveva pi voglia di dormire perch ci
che Lizzie gli rivelava era profondamente rassicurante
e soddisfacente. Con l'entusiasmo di uno che ha scoperto
che gli altri si trovano in una situazione perfino
peggiore della sua, disse : Signora, quella non  una
giornata,  un'intera vita, e se mi permette dirlo, una
vita terribile. Lei sta sempre facendo la stessa cosa -
frugando e rovistando come pu tra le sue ore pesanti
e noiose - e il solo modo in cui riesce a sopportare il
tempo da lei distrutto, consiste nel fingere che una
giornata sia diversa dall'altra. Che ha di cos insolito
il marted, da non potere ragionevolmente essere preso
per il luned? Quanto al sabato e alla domenica, non
sono uguali agli altri giorni della settimana, a parte il
fatto che sono peggio ancora? Sia sincera con me: che
c' di pi vuoto, faticoso e solitario di una domenica?
Prendi tutte le pattumiere dei giorni di lavoro e le
svuoti tutte, e chiami giorno del Signore il giorno pi
vuoto della settimana.
Lo scoraggiamento di Lizzie cresceva; ormai quasi
non sapeva come rispondere a quel maniaco pessimista,
ma una risposta doveva dargliela. L'uomo stava
cercando un pretesto per andarsene, e lei disse la prima
cosa che le venne in mente: Non fu Dio stesso
a inventare il calendario?.
Lui stava per congedarsi, ma non gli sembrava giusto
lasciare l'ultima parola a una donna. Non poteva,
semplicemente, ammettere la sconfitta. Dopo un episodio
cos disastroso, non sarebbe riuscito a darsi pace
per un mese almeno.
Per fortuna questa volta fu abbastanza svelto da
dire ci che pensava, e senza indugi: Se Dio divise
la settimana in sette giorni e il mese in trenta, oltre a
inventare l'anno, vuol dire semplicemente che commise
ancora un altro sbaglio. In ogni modo, che cosa
ha Dio di cos perfetto? Forse non cre l'uomo, pure?
E ne fece un disastro, grosso almeno quanto la domenica.
Lizzie non voleva permettergli di esprimere apertamente
la sua intenzione di andarsene, prima che lei
gli avesse riportato l'ombrello. Molto educatamente,
gli si avvicin come per aiutarlo a mettersi il cappotto,
che per non si era mai tolto di dosso.
La penombra cadde su Lizzie dopo la partenza di
Tobias Emeritch. Che doveva fare? Sentiva la testa come
schiacciata. Poteva far bollire dell'acqua nel pentolino
e sdraiarsi con un asciugamani caldo sulla fronte.
Indubbiamente aveva bisogno di un clistere. La sua
inquilina della casa accanto probabilmente si stava facendo
bella per prendere il treno interurbano per
Kansas City. Suo marito, pover'uomo, faceva il guardiano
notturno. Insomma, non erano affari suoi. Erano
indietro con l'affitto, le dovevano quasi due mesi,
e per di pi erano antisemiti. Quante volte aveva visto
quella puttanella stendere il bucato, coi suoi tacchi
a spillo, tutta imbellettata e incipriata, occupata a spettegolare
con quella ordinaria che affittava la casetta di
Henry Smith. Lizzie spazzava il terrazzino di dietro
e nessuna delle sue due inquiline era capace di rivolgerle
uno sguardo, nemmeno di salutarla. Eppure come
sarebbe stato corroborante per lei un Buon giorno,
Lizzie!. Ma quando l'inquilina aveva bisogno
di qualcosa, come veniva presto la sgualdrina a trovarla,
coi suoi passettini leziosi per via dei tacchi a
spillo, fingendo di non voler sporcarsi di fango i piedi
sebbene non fosse piovuto per una settimana e mezza.
Allora quella esclamava : Oh Lizzie, tesoro, abbi pazienza...
 gi un mese che Emery non lavora. Poi
cominciava ad accarezzare le maniche unte e sgualcite
del vestito di Lizzie, le strofinava affettuosamente il
braccio l dove spuntava la sua maglia lunga di lana,
rotta, e Lizzie, fondendosi, le asciugava le guance appiccicose
e le diceva di non preoccuparsi. Diverse volte
era successo che una coppia che affittava la casetta
di Henry Smith o l'altra met del suo duplex, se n'era
andata in citt, senza pagarle l'affitto di parecchi mesi,
avendo ben cura di varcare i confini dello stato del
Kansas per evitare ogni possibile azione legale. Lei
sapeva che cosa diceva degli ebrei, alle sue spalle,
quella gente ordinaria di Northmoor. Tuttavia, non
ce la faceva a mostrarsi dura con loro; era troppa fatica
per lei sfrattare un inquilino.
Un giorno Lizzie si stava depilando le sopracciglia
e credette di vedere una ruga intorno alla bocca che
non aveva mai visto prima. Prese lo specchio, l'avvicin
al viso, ma si accorse che lo specchio era rotto.
Da dove era venuta quella ruga nuova, minacciosa?
Forse non aveva massaggiato abbastanza facce di clienti
per conoscere ogni segreto della cura di bellezza, forse
non era lei una specialista della pelle che sapeva come
curare ogni poro?
Poteva darsi - e scosse tristemente la testa - che suo
figlio ritornasse da New York, dove faceva l'insegnante.
Non era forse suo figlio un paraurti tra lei e le pi
crudeli disavventure? La sua propria carne e il suo
proprio sangue sarebbero stati per lei uno scudo contro
gli attacchi della vecchiaia.
Mia madre, spellata e devastata da chiss quale sonno
ipnotico, aveva ascoltato, nonostante la distanza che
ci separava, il fantasma che in me si lamentava quando
gemevo : Ogni madre, anche se  ancora in vita,
 la fossa e la tomba di suo figlio. E piangevo, gridando
al nulla : Chi salver mia madre? Che posso
fare? Lasciarmi andare a supplicare in lacrime davanti
a Dio, che strazi i suoi santi e profeti?
Come riposer, e dove dormir, finch dovr tremare
per la mia vita, ch' mia madre? O madre, tu
sei la mia mano destra, ma la mia sinistra  menomata,
e non posso rialzarla!. Gridavo: Mio padre, mio
padre! La mia mano sinistra; la met della mia semenza
 rovinata. Sono met nato e met morto, sar
sempre una parte di due, mai per due in uno, il padre
e la madre.
E ora dicevo: Debbo difendere mia madre, in
ogni momento, contro quel fantasma corrotto che sta
sempre in agguato dietro le nostre spalle. Bisogna
che mia madre non venga presa all'improvviso; veglier
su di lei con la lancia e il giavellotto della mente.
Sento le ali di quell'arcangelo tristo, il cui grido nelle
nostre acque  come lo strillo di un gabbiano grigio
in cerca della preda. Dobbiamo cospirare insieme contro
quel ghiottone demiurgico surrettizio il quale, pur
essendosi divorati tutti i popoli della terra fin dall'inizio,
richiede tuttavia un altro corpo, quello di mia
madre. Anche se questo cherubino grasso immondezzaio
 veloce e arriva all'improvviso, ripeter ogni
istante, in questo sogno di burla che  morte e non
vita, la liturgia di Luca: Folle, stanotte la tua anima
ti sar richiesta.

 Capitolo 11.

Quando domandarono a Talete quale fosse
di tutte le cose quella pi universalmente
goduta, rispose: La speranza, perch l'hanno
anche coloro che non hanno nessun'altra
cosa.
EPITTETO

I primi due giorni, Lizzie era pi che contenta di
essersi liberata da Tobias Emeritch. Quando non la
ossessionavano i cipressi tetri o la scagliavano a terra
le sue speranze distrutte, non era troppo infelice. Non
sempre calzava il coturno dolente per contemplare la
sua vita. Il terzo giorno era ancora una benedizione
ascoltare i rumori serali dei grilli e delle erbe che sussurravano
accostate alle inferriate. Tuttavia, accolse
il suo quarto giorno di assenza con minor compostezza
e mentalmente discuteva con lui, mentre lavava il
terrazzino di dietro e buttava il pane raffermo ai polli.
Aveva preso l'abitudine di criticare le persone molto
prima che riuscissero a dimostrare di non valere
niente.
Lizzie adesso ricostruiva mentalmente la partenza
di Tobias Emeritch: le aveva fatto una riverenza, con
quelle gambe che gli tremavano come le foglie del
pioppo, e le aveva coperto le mani con tanti baci bagnati
che alla fine le sue dita sembravano inzuppate.
Chi l'aveva costretto a mettersi la mano sul panciotto
mangiato dalle tarme per giurare che sarebbe tornato
da lei non appena si fosse rimesso dalla loro avventura?
Eppoi, quel logoro avaro aveva promesso di portarle
una scatola di cioccolatini. Questo la esasperava;
forse la prendeva per una stupida? Lizzie poteva mandare
gi qualunque cosa, quasi: mancanza di appetito,
diarrea, perfino il fatto di perdere gli occhiali e le
chiavi; ma quando qualcuno le diceva che le avrebbe
regalato non fosse che un pacchettino di gomma da
masticare e dopo non manteneva la promessa, sfuriava
per settimane. Che poteva farsene lei di uno scapolo
sordido che veniva a farle la corte con le mani interamente
vuote?
L'undicesimo giorno trov una lettera nella sua cassetta
di latta accanto al cancello. Prima di aprire la busta,
lesse: Timothy Andrew Smithingate, Avvocato.
Ebbe un brivido; chi poteva citarla in giudizio? Lizzie
aveva un'apprensione pungente della legge, anche se
completamente ingiustificata. Tutta tremante, si sedette
sui gradini di legno davanti alla porta. Forse
era meglio non esaminare quell'epistola. E se fosse
una citazione perentoria? Forse uno dei suoi inquilini
voleva andarsene senza pagare l'affitto? Come le sarebbe
piaciuto buttare la lettera nel pentolino, coprirla
di salsa, lasciarla bollire e finalmente ingoiare tutto
per non doverci pensare pi. Quante volte si era ingoiato
un rimorso o un insulto per non sentirne dopo il
sapore.
Incapace di dominarsi, cominci a leggere la lettera:
Cara Signora:
il mio gentilissimo cliente, il signor Tobias Emeritch,
gentiluomo altamente circospetto di venerabile
posizione finanziaria, mi ha richiesto di inviarLe il suo
dovuto apprezzamento per il fatto di averlo ricevuto
in casa il giorno sedici di questo mese di settembre.
Egli desidera inoltre farLe presente che la suddetta
sua visita deve essere considerata, in ogni senso della
parola, non ufficiale e senza valore legale. Dopo profonda
riflessione, egli ha stimato conveniente lasciare
chiaramente stabilito che egli  un uomo ritirato, e se
Lei mi capisce, ritirato sotto ogni aspetto.
Poich considero imperativo eliminare qualsiasi malinteso
da parte sua per quel che riguarda i piaceri della
socievolezza tra un galantuomo e una signora, egli
desidera esprimerLe, e ci senza flatulente ambiguit,
che non nutre la totalit di appetiti delle persone
ordinarie. Sebbene egli stimi il matrimonio vincolo
deprecabile sotto qualsiasi punto di vista lo si consideri,
quasi, non vorrebbe per darLe l'impressione
di essere deciso a opporre un veemente rifiuto a una
mossa simile, che in questo momento non ha comunque
alcuna intenzione di compiere.
Ci nonostante, non proverebbe avversione all'idea
di venire a trovarLa, sempre che Lei fosse in grado
di rassicurarlo nel senso che ci non lo compromette
minimamente.
Contribuirebbe a evitare ogni imbarazzo sia per
lui che per Lei, se Lei volesse bene garantire mediante
una lettera, a me indirizzata, che non intende iniziare
azione legale di sorta contro di lui per mancata promessa
di matrimonio o rottura di fidanzamento o perfino,
se questo non Le sembra eccessivamente prolisso
e anormale, per adulterio. Il signor Tobias Emeritch
ritiene sommamente importante la sicurezza di non
sentirsi, per cos dire, insidiato nel possesso delle sue
propriet, titoli, ipoteche e investimenti vari. Quando
avr sentito il Suo parere, sapr suggerirgli la via pi
indicata da seguire.
Suo molto rispettosamente,
Timothy Andrew Smithingate
Mentre Lizzie studiava questo documento, Tobias
Emeritch in persona era nascosto dietro la siepe, rannicchiato;
la sua vetturetta meccanica sostava a qualche
metro di distanza sulla strada di campagna. Accortasi
che la busta non portava francobollo, Lizzie alz a un
tratto gli occhi e vide Tobias davanti a lei. Le sue
guance pendevano gemebonde; siccome lei non gli diceva
nulla, si schiar le nebbie dalla gola e, reggendosi
sull'ombrello, osserv che se non lo invitava a entrare
si sarebbe preso un raffreddore.
Lizzie risal i gradini e gli apr la porta. Una volta
dentro, l'uomo si mise a girare per la casa senza scopo
preciso finch non si decise a parlare : Se non  troppo
ardimento, sarebbe cos gentile di dirmi in quale
direzione si trova il gabinetto di decenza?. Ma il pensiero
di Lizzie era ancora tutto preso dalla lettera dell'avvocato.
Tobias diventava sempre pi eccitato: Mi
scusi, ma ho moltissima fretta; dov' la latrina?. Lei
si avvi al gabinetto e accese la luce, bench fosse giorno,
per dimostrargli come si comportava una persona
di sentimenti raffinati.
Mentre aspettava, scrutava ogni parola dell'avvocato
e imparava a memoria il suo nome: Timothy Andrew
Smithingate. Nel frattempo si domandava se
Tobias era capace di spendere soldi in un avvocato,
visto che non c'era nemmeno un francobollo sulla
busta.
Quando Tobias ritorn nella stanza di soggiorno
aveva ancora il cappello sulla testa, la sciarpa bene
avvolta attorno al collo e l'ombrello nella mano destra;
ai piedi portava le galosce e indosso il cappotto.
Lei lo rimprover: Santo cielo, solo a guardarla
mi fa sudare! Non dico molto ma potrebbe almeno
levarsi il cappotto... o forse mi vuole soffocare?.
Tutt'a un tratto le si era schiarita la mente, e reggendo
in alto la lettera, con gli occhi che le ballavano dietro
gli occhiali di tartaruga, gli domand : Chi 
Timothy Andrew Smithingate?.
Tobias si inumid le labbra con la lingua, perch,
sebbene il tempo fosse umido, lui si sentiva piuttosto
asciutto, e rispose esitante: Timothy era il ricco proprietario
di un'impresa di costruzioni, e possedeva pure
una fabbrica di cemento. Mor nel 1908 o nel '12,
non ricordo bene...  impossibile mantenere un elenco
aggiornato di tutti i cadaveri che conosciamo.
La bocca di Lizzie si riemp di gioia; disse, per prenderlo
in giro: Non sa nemmeno come si chiama il
suo avvocato?.
Questo suo trionfo approfond i solchi del viso di
Tobias Emeritch. Per un attimo la mascella gli rimase
penzoloni come un punteruolo, il naso gli crebbe;
infine piagnucol: Come si pu pretendere che un
uomo della mia et si ricordi di questo o di quello?
Non appena qualcosa mi torna alla mente  per affliggermi
orribilmente. Inoltre, se un avvocato non 
abbastanza intelligente da poter ricordare il proprio
nome, non so perch dovrei ricordarglielo io.
Accertato che non sarebbe servito a niente insistere
sullargomento, Lizzie gli sugger di farsi fare da lei
una cura di raggi ultravioletti. Tobias Emeritch si
muoveva nervosamente; perch sar che l'uomo sempre
si adesca da solo e non ha mai la pazienza di aspettare
che sia la donna ad adescarlo? Lacrime di divertimento
bagnavano gli occhi di Lizzie; si tolse gli occhiali
per asciugarli, e poi gli domand : Come mai
un uomo maturo come lei non si  sposato?.
Tobias rispose: Risparmiavo le mie energie.
A giudicare dal suo aspetto, ribatt Lizzie non
 che ne abbia accumulate molte.
Questa osservazione le sfugg dalle labbra inaspettatamente;
si era ripromessa di essere gentile con lui.
Sperava di riuscire a tirar fuori qualcosa da quel vecchio
parsimonioso, per doveva stare attenta a come
lo trattava.
Tobias si teneva ben nascoste le sue intenzioni; gli
era venuto in mente che forse costava moltissimo meno
sposarsi che stipendiare una donna di servizio. Le sue
gote decrepite sembravano quasi febbricitanti. La lettera
era stata uno sbaglio, e ora che lei l'aveva in suo
possesso, ci che indubbiamente costituiva un precedente
per un'eventuale azione legale, la cosa pi saggia
che poteva fare era decidersi a sposarla. Certo che
questa decisione era altrettanto sciocca e imprudente.
Che tormento per lui, trovarsi in una situazione simile!
Sarebbe rimasto tutta la notte in piedi, a complottare,
discutere, pisciare e farle rimproveri, anche
se lei non era presente, ma soprattutto a chiedere indietro
quella lettera. Si trov una lacrima tra le trincee
delle guance. Che conforto poteva provare all'idea
di non essere invecchiato, dal momento che non era
mai stato giovane? Era cos stancante ascoltare il fratello
Ebner, che tutti i giorni gli diceva: Sar io a
sotterrarti, oppure la sorella Martha che si lagnava
perch le finestre facevano rumore e lasciavano entrare
le correnti d'aria. Non c'era qualche possibilit di acquistare
una compagna legale senza sprofondare nella
rovina? Un tisico aveva pi speranze di guarire che un
uomo sposato.
Mentre si chiedeva quanto tempo ci voleva per risvegliarlo,
Lizzie gli domand di nuovo: Perch non si
decide a far qualcosa con la sua vita, oltre a risparmiarla?.
Questo irrit Tobias. Continuamente gli stava dicendo
di fare qualcosa. Comunque, a una donna bisogna
chiudere la bocca, altrimenti finisce col dominarti:
Lei crede che le possibilit della vita sono illimitate?
Ti svegli al mattino, mangi, se sei un ghiottone,
e poi (mi scusi, non vorrei offenderla) fai i tuoi
bisogni. Se Ebner dorme ancora, perch vuole vivere
pi a lungo, e Martha  troppo stanca perfino per
chiederti di chiudere meglio le finestre, apri la porta e
poi la richiudi. Se hai lo spirito di un Ponce de Leon o
di un Cristoforo Colombo, fai dieci o dodici volte la
circumnavigazione della tua stanza. Dopo di che esci
a fare quattro passi; non mancherai mai di imbatterti
nel conoscente grossolano che ti ferma per strada
e ti dice che oggi c' il sole, e che il suo medico gli ha
detto che la sua prostata  in ottime condizioni.
Ti tormenti il cervello per un paio di ore e ti domandi
come puoi fare per demolire quel che rimane
di una giornata orribile. Bisognerebbe rimandare qualsiasi
decisione, per essere certi di non sbagliare, eppure,
tutti hanno tanta fretta che non vedono l'ora di
scendere nella fossa. Ma supponiamo di essere ormai
giunti al tramonto. Allora leggo spesso le tragedie di
August Strindberg, il quale veramente detestava la
vita; pensi, un genio simile appare una volta sola
ogni secolo.
Completamente spazientita, Lizzie prese una penna
e una bottiglietta di inchiostro Waterman: Caro
signore, si decide o non si decide? Questo non  un
idillio, e neppure  una questione schiettamente di
affari; ma quel che  giusto  giusto. Pu darsi che lei
sia troppo cauto, e che scopra che nessuno in questo
mondo avr cura di lei tranne me, e se ci sposiamo,
non ho diritto a qualcosa? Siamo una coppia di derelitti,
peggio separati che insieme. Dimostri la sua
nobilt d'animo, la prego, e metta da parte due o tre
pacchettini di azioni, qualche migliaio di dollari. Si
tenga per s la maggior parte di quel che possiede. Altrimenti
che potrebbe offrirmi, oltre a un nome e a
un cognome? Per una donna, che vantaggio  un Tobias,
o un Signora Emeritch? Sinceramente,  pi onorevole
per me essere Lizzie Dalberg;  un nome distinto,
educato, e poco comune. Sono nata con quel nome,
non vengo dal niente. Faccia questo piccolo contrattino
con me, dal momento che ha tanta fretta di correre
dall'avvocato non appena esce di qui.
Giunta a questo punto, Lizzie sent improvvisamente
la ripugnanza che le ispirava una trattativa cos sordida
e disperata. Si pentiva di aver venduto il suo pianoforte
Bach; avrebbe potuto suonare qualche scala,
qualche arpeggio, e cantare con la sua vocina acuta di
soprano :
Bel giardino di rose,
sotto il bacio della rugiada...
Sarebbe forse arrivata gi a quel momento della vita
in cui diventa essenziale rinunciare alle pi tenere
illusioni? Come mai le cose si erano messe in questo
modo, come era successo? Riconosceva che quel vecchio
avaro solitario, con le sue speranze decrepite, non era
n pi n meno miserabile di lei, e che a nessuno dei
due era rimasto niente. Ma, oh mio Dio, e mio Cielo,
c' mio figlio... se soltanto potesse venire a salvarmi!
Tobias Emeritch si era dimenticato di lei. Se non
fosse stato per il suo cappello, che ritmicamente si sollevava,
e per quel suo cappotto ruminante, Lizzie
avrebbe potuto credere che il suo ospite si fosse addormentato,
o che fosse morto. A tratti lo si vedeva inarcare
le sopracciglia, e poi stringersi non nelle spalle ma
nel bavero del cappotto, come riflettendo che qualunque
cosa facesse, era uno sbaglio. Chi meglio di lui sapeva
che nessuno pu farci tanto male quanto noi
stessi?
Inoltre, perch mai doveva ascoltare quel che diceva
lei? Che c'entrava lui con le chiacchiere di una donna?
La migliore conversazione  un monologo nel quale
nessun altro riesce ad intervenire. Riprendeva le sue
ruminazioni : La mia parola d'ordine  prudenza.
Quando una femmina ti avvolge nelle sue braccia, ti
sta avvolgendo nel tuo sudario, e per di pi ti ci lega
come un salame. Per fortuna non c' donna che possa
cibarsi della mia mascella, n rodere le mie tempie
scavate, n sprofondare i suoi molari cariati e amorosi
nelle mie articolazioni. Sono lieto di riconoscere che
non ho pi midollo nelle ossa, e che nessuna moglie
potr mai fare la cronaca della mia anatomia. No, 
fin troppo chiaro: una compagna di letto  un ufficiale
giudiziario, un mandato di comparizione, una preclusione
ipotecaria, una bestemmia da povero e una cassa
da morto.
Lizzie aveva perso la pazienza; era decisa a scoprire
le sue intenzioni. Il fatto che lui fosse per lei quasi
uno sconosciuto non importava, e il bisogno di conoscerlo
meglio era appunto il suo primo corrosivo problema.
Dopo tutto, aveva risposto al suo annuncio matrimoniale,
e la sua seconda visita, come la prima, stava
diventando cos prolissa, che ormai era sicura che una
volta rimasta sola si sarebbe sentita troppo stanca perfino
per farsi un clistere.
Aveva preso dalla credenza la penna e l'inchiostro,
ma lui non se n'era nemmeno accorto. Che fare: di
nuovo presentargli un ultimatum? Dirgli: Senta, signor
Tobias Emeritch, fisicamente non sono pi in
grado di aspettare che lei si decida. Se lei non ha ancora
l'et per sapere quel che fa, la situazione  senza
uscita. Lasciamo stare l'et - che posso pure perdonarle
- ma parliamo chiaro: lei  venuto qui per sposarmi,
o per farmi perdere il mio tempo prezioso? Non pu
pretendere che io abbia cura di lei - e di suo fratello
e di sua sorella - se non  in grado di assicurarmi una
ragionevole assegnazione di nozze.
Ma lui era un uomo cos diffidente che poteva pure
prenderla per una ladra, o per una donna dura, intrigante.
Allora gli disse: Non si accorge che non ho
intenzione di farle alcun male, e che non danneggerei
neppure una mosca, a meno che mi cadesse nella minestra?
Perch non sistemiamo la questione e ci mettiamo
d'accordo? Non voglio certamente mancarle di
rispetto, ma se lei non ha per lo meno settantadue anni,
forse di pi, insomma dovrebbe essere riconoscente....
Questa per era un'osservazione impura, e lui non
la lasci passare : Ah, le pare che sia questo il modo
di parlare a un ospite? Mi crede forse un contabile cos
privo di esperienza da non capire che lei  molto pi
anziana di quanto voglia far credere? Io prendo nota di
tutto ci che la gente mi dice. Mercoled ti dicono che
una donna  separata dal marito, ma venerd quella ti
racconta che non ha mai avuto un fidanzato, e sabato
che il suo matrimonio  stato annullato, e luned che 
ancora vergine. La gente cambia pi presto che il tempo
atmosferico; in qualunque stagione ti trovi, sai che
ti puoi aspettare una tempesta, un uragano, un tornado,
pioggia, neve, nevischio o grandine. Queste cose
sono abbastanza costanti... ma come fai a prevedere
quello che un essere umano sta per fare o per dire?.
Lizzie lo guard; era lo sguardo pi severo che finora
gli avesse rivolto. Gi si era presa la sua vendetta
segreta; si era accontentata di fare un inventario
silenzioso della sua rovinosa persona e delle sue abitudini:
non beve, non ha bisogno di tabacco, non si
permetterebbe un innocente aperitivo... quale parte
del corpo adopera mai?
Certo, forse lei non aveva quarantaquattr'anni soltanto.
Ebbene, non sembrava averne molti di pi,
tranne quando era stanca o scoraggiata. Non c'era alcun
dubbio che lui era pi vicino agli ottanta che ai
settanta; e che voleva: che lei si mettesse a fare la collezione
di reliquie o a raccogliere ossi tra i bidoni come
un cane randagio? Questo giudizio lucido e corroborante
la plac considerevolmente, al punto di farla
diventare molto dolce: Perch non usciamo un attimo,
cos le faccio vedere il pollaio e i miei pulcini?.
Tobias Emeritch dichiar irrevocabilmente che non
gli piaceva l'odore delle galline, e Lizzie, con sicurezza
non minore, asser che le sue Rhode Island rosse e le
sue Plymouth Rock avevano un effetto estremamente
sedativo sulla gente. Sotto l'incitazione di una leggera
e cordiale spinta della sua mano, Tobias si alz e la
segu. Quando furono fuori, Lizzie prese il secchio pieno
di mangime per i polli e si mise a spargere il grano
nell'interno del pollaio come un'allevatrice di polli
di professione. Tobias intanto si rodeva la lingua, e lei
glielo rimprover : Ma perch rimane a guardare le
galline con la bocca aperta... e con quella faccia completamente
scolorita?.
 proprio necessario, ribatt lui che osservi i
suoi polli con le gote accaldate di un innamorato?.
La presenza delle galline sembrava renderlo ancora
pi debole. Se lei insisteva nel mostrarsi ospitale, poteva
perfino portarlo alla tomba. La verit era che sembrava
pi insonnolito all'aria aperta che dentro. Lizzie
ritorn al terrazzino di dietro e diede uno sguardo
nell'interno della ghiacciaia di legno, comprata di seconda
mano, che in quel momento conteneva un pezzetto
di burro paludoso sopra un piattino scrostato
e una tazza di fagioli freddi. Pensosa, Lizzie pregava
perch finalmente giungessero a un accordo; non aveva
alcuna intenzione di togliergli il suo denaro, e l'idea
che potesse capitargli una disgrazia la lasciava sgomenta.
A chi pu far piacere una passeggiata in una limousine
dietro a una cassa da morto? Evidentemente, nessuno
l'avrebbe sposato per il suo carattere giocoso, e
poteva anche darsi che come compagno non fosse un
gran che, ma tutto sommato era sempre meglio di
quattro pareti nude.
Mentre lei si dava da fare sul terrazzino, Tobias stava
davanti alla credenza, rovistando tra le sue ricevute
della luce elettrica, esaminando questa o quella cartolina;
poi apr senza far rumore il cassetto, alla ricerca
di lettere d'amore che forse lei riceveva da altri suoi
corrispondenti. Non era soltanto l'avarizia a consumargli
la pelle; era un uomo profondamente geloso.
Si rivolse dopo all'armadio dove Lizzie conservava
gran parte dei suoi trofei e ricordi, e trov il cappello
del capitano Henry Smith. Lo tir fuori, lo rivolt e
si port vicino al naso la striscia di stoffa interna.
Quando Lizzie lo scopr gli si scagli contro con sorprendente
agilit e gli strapp il cappello dalle mani.
Come si permette di frugare nel mio armadio privato?.
C' il cappello di un uomo, grid lui del suo
amante, ne sono certo.
Non faccia lo stupido;  il cappello di mio figlio
ribatt lei.
Il vecchio disse con scherno:
A giudicare dall'odore mi sembra molto pi vecchio!.
Tobias aveva gi deciso di presentarsi improvvisamente,
un giorno o l'altro, in casa di Lizzie. Di una cosa
era certo: sebbene non sentisse alcuna inclinazione a
coabitare con una donna, nemmeno voleva portare le
corna.
Il fatto che Tobias Emeritch potesse essere cos
furtivo non fu per lei una sorpresa; ma chi avrebbe
sospettato la passione di un Otello in quella sagoma
ormai quasi incorporea? Lizzie temper il suo rimprovero
con maestosa cortesia: Signor Emeritch, poich
lei fa il segugio in casa mia, al punto di annusare
le mie pi vecchie ricevute, cartoline e lettere di amici
del passato, perch si dimostra cos poco ardito sotto
altri riguardi? Non c' di che vergognarsi; la prego,
prenda la penna, l c' della carta, e mi scriva con parole
chiare semplicemente quali misure intende prendere
per assicurare il mio avvenire. Dal momento che
il suo carattere  cos diffidente da immaginare che io
nasconda un uomo nel cassetto della credenza, perch
vuole diventare il marito di una donna che non le
ispira fiducia? Dobbiamo fidarci del prossimo, nei
limiti del possibile.
Questa, Tobias Emeritch non se la lasci scappare.
Benissimo, osserv in tono di sfida e allora perch
non comincia lei a fidarsi di me?.
Ma lei non si lasci sopraffare e cap che era assolutamente
necessario, con un simile usuraio, estorcergli
una risposta immediata:
Signor Emeritch, lei non  il tipo d'uomo di cui ci
si possa fidare molto; mi dica, sinceramente, lei si fida
forse di se stesso?.
Perch dovrei fidarmi, fu la veloce risposta
quando so che potrei cambiare idea prima del tramonto?
E se dubito della mia propria parola, perch
dovrei credere che un altro  pi degno di fiducia
di me?.
Cercando di cambiare argomento, Lizzie assunse i
suoi modi pi gentili, quasi un tubare da colomba:
Guardi, questa zuppa di cavoli  ottima, e ho preparato
inoltre uno stomaco di agnello ripieno di castagne
arrostite, fagioli, fegato e crostini alla cannella.
Tobias Emeritch sedette a tavola senza alcuna voglia.
Con entusiasmo lei gli leg attorno al collo una
delle salviette ricamate d'oro di Popkin. L'espressione
stomaco di agnello non gli aveva certo ispirato
appetito, e cos si mise a mangiare con ribrezzo appena
contenuto; per di pi non riusciva a tenere la salvietta
fuori dalla bocca e aveva l'impressione di masticare
palline di naftalina. Ormai fuori di s dall'angoscia
e dalla disperazione, Lizzie non sapeva che fare per accontentarlo.
Quell'uomo le rovinava il pranzo. Facendo
quel che poteva per trattenersi e non urlare, lo
esort: Mi scusi un attimo, vado nel pollaio a prendere
un polletto tenero e glielo preparo lesso o fritto,
come vuole. Un quarto d'ora soltanto, e sar l'uomo
pi felice di Northmoor.
Le gote di Tobias si scolorirono completamente;
cerc di protestare, ma non ci riusc. Poich Lizzie non
poteva capire il suo disgusto, supponeva che ci che in
realt Tobias voleva, ma per timidezza non osava dirlo
in casa altrui, era un succulento dessert. Supplicante,
domand: Che ne direbbe di un piatto di fragole
con un bel po' di panna sopra, per finire in bellezza?.
Tobias Emeritch, con voce disperata e lamentosa,
protest: Non mi parli di roba da mangiare... mi rivolta
lo stomaco.
Questo suscit la collera di Lizzie:
E va bene, non  che lei mi faccia venire tanto appetito,
nemmeno! rispose.
Scusandosi, lamentoso, Tobias balbett: Qualunque
cosa io dica  male per lei; che razza di marito e
moglie potremmo diventare? Due persone che vivono
insieme dovrebbero armonizzare. Bench io non sia
in cos buoni rapporti con me stesso, non vedo perch
dovrei sopportare due me stessi. Certo, riconosco che
lei  diversa da me, ma non siamo tutti uguali?. Con
voce pi udibile aggiunse: I suoi beni immobili non
sono per caso soggetti a vincoli di sorta? Non  indietro
con qualche pagamento? Sinceramente spero che paghi
sempre subito la bolletta della luce. Tutte queste
cose importano, e sono la vera prova del buon senso
di una persona. A che serve una donna di casa che sperpera
i soldi? Francamente, per me sarebbe un grave
dolore scoprire, quando  ormai troppo tardi, che lei
acquista del ghiaccio nel mese di settembre, o che accende
la luce di sera, quando potrebbe risparmiarsi
questa spesa non necessaria andando a letto alle sei.
Ho sentito parlare di gente che brucia il gas per riscaldare
la stanza, quando potrebbero benissimo mettersi
il cappotto, oppure un tappetino sulle spalle. Ci
tocca vivere in un periodo di spreco incredibile. A che
serve, mi dica, mandare i pantaloni dal sarto, per farli
stirare; che me ne faccio io della piega? Pensi a quelli
che mandano un vestito in tintoria; chiunque abbia un
minimo di intelligenza sa che prima o dopo piover a
catinelle.
Questa conversazione senza capo n coda non sarebbe
finita mai; era impossibile guarire le sofferenze
monetarie di quel vecchio. Oh, lei mi fa sentire stanca!
disse Lizzie, come se ormai desiderasse che l'ospite
se ne tornasse a casa. Certo  un supplizio per i
nervi di una donna dover sopportare il fastidio di un
uomo che ti sta sempre tra i piedi; ma lei mi fa sentire
davvero male, perch una volta arrivato, una volta
che si  seduto con quel cappotto addosso, si direbbe
insomma che non ha abbastanza forza da poter dare
altri segni di vita. In tutta la mia vita e in tutta la mia
esperienza non ho mai conosciuto nessuno che potesse
scomparire e rimanere assente come lei. Dopo tutto,
lei mi dovrebbe corteggiare, anche se confesso che come
cavalier servente lei  un esemplare unico. Non
le pare che dovrebbe fare un piccolo sforzo e affacciarsi
al mondo esterno, in modo che quando  presente
io non abbia la sensazione che  assente?. E
ormai in aperta sfida gli domand: Dove sono i cioccolatini?.
Lizzie lo prese per il braccio, aggrappandosi alla manica
del cappotto, lo spinse fino alla porta di ingresso,
e poi se lo port dal droghiere. Il cielo era molto basso;
le nuvole nere e montagnose. Lizzie aveva allentato
la presa perch l'uomo si muoveva troppo letargicamente.
Ora lei camminava davanti a lui, e Tobias si
trascinava dietro, gridando: Mia cara, signora Lizzie,
tra poco piove; permetta che la copra con l'ombrello.
Lizzie si rigir e gli grid come risposta: Lasci
che piova, non le coster niente; poi seguit a camminare
pi velocemente ancora, mentre lui belava
e supplicava che per favore si fermasse ad aspettarlo.
Giunti in drogheria, un localetto costruito con quattro
assi sulla strada, Lizzie chiese tre scatole di detergente
olandese, due pezzi di sapone al catrame, cinque
libbre di patate, un grosso sacchetto di zucchero in polvere,
un sacco di farina, una scatolina di pepe nero,
una forma di pane di segale, un pacchetto di maccheroni,
una libbra di burro non salato e due litri di
latte. Quando Tobias Emeritch la vide soppesare l'uva
e tastare le mele per vedere se erano sode e il gambo
robusto, venne preso da una straordinaria agitazione,
e protest : Perbacco, lasci qualcosa nel negozio per
gli altri clienti; forse vuole dedicarsi al commercio di
articoli di drogheria all'ingrosso?.
Lizzie fece qualche passo verso Tobias Emeritch, che
tremava tutto. Questa era un'imboscata; lui ne era
certo: volevano fargli pagare il conto. Fece per precipitarsi
verso la porta, ma inciamp nell'ombrello, e
Lizzie lo costrinse a ritornare. Molto enfaticamente
gli disse: Ho dimenticato il mio portamonete; abbia
la gentilezza di non far aspettare il droghiere; mi serve
qualche spicciolo.
Tobias tir fuori il portafoglio che era rimasto a
cuocere nella tasca dei pantaloni per un anno almeno;
mentre lo reggeva prudentemente con la sinistra prov
a ripescare con la destra qualche monetina di due e di
dieci centesimi nella stessa tasca. Con fatica riusc ad
accumulare questi spiccioli sulla palma della mano
di Lizzie, e niente altro. Mentre li contava, sessantotto
centesimi in tutto, si era nascosto il portafoglio nella
tasca della giacca. Ma Lizzie immediatamente lo raccolse
da questa crepa, scelse tre immondi biglietti da
un dollaro e pag il conto al droghiere. Si tenne per s
i 68 centesimi e il resto che le aveva dato il droghiere.
Non appena uscirono, Tobias Emeritch disse: Si
ricordi, lei  una signora per bene, dunque spero che
mi stenda una ricevuta per tre dollari e sessantotto
centesimi; non  una bazzecola, le assicuro. Lizzie
aveva ormai percorso la met quasi della strada di
ritorno, ma lui proseguiva: Dovr ricordarle che Geremia
il profeta ha detto che viviamo in una terra di
ladri e di banditi?.
Mentre scuoteva la testa su e gi con grande afflizione,
non badava alle sporgenze n alle buche della strada.
Si annunciava una grossa tempesta, e Tobias si
ferm per risparmiare energie e per guardare meravigliato
il pascolo smeraldino che si stendeva davanti
alla villetta, con in mezzo un toro tremendamente grosso
che rispondeva allo sguardo della sua faccia offensiva
e stupita con feroce ostilit. Cominci a piovere, la
pioggia form subito una pozzanghera e Tobias ci scivol
dentro. Il vento gli apr l'ombrello e glielo fece
volare sul pascolo erboso e lucido; il toro, quando lo
vide cadere ci si scagli sopra, e dopo averlo investito
frontalmente, fece a pezzi la stoffa di cotone con le corna
e per finire lo calpest.
Lizzie, quasi arrivata, si sofferm e scorse la figura di
Tobias, che era rimasto assolutamente immobile. Prov
una certa apprensione, all'idea che forse un fulmine
l'avesse colpito, oppure fosse rimasto paralizzato da
un malore. Con passi veloci e sicuri ritorn accanto a
lui; dapprima scrut la sua faccia morbida e cascante,
poi alz gli occhi e vide il toro che calpestava l'ombrello.
Lizzie prese Tobias per un braccio, lo fece voltare
e lo ricondusse a casa.
I vestiti di lei erano fradici, ciocche bagnate di capelli
le si appiccicavano sulla faccia. Gli fece salire i
gradini a spintoni; entrarono nella stanza di soggiorno
e di l nella camera da pranzo che dava sull'orto.
Lizzie gli lev il cappotto, quindi la giacca e la camicia;
prese nel baule un asciugamani e gli strofin le
spalle e il dorso. Poi raccolse una camicia vecchia di
suo figlio e gliela fece indossare. Gli stava come una
camicia da notte. Accese la stufa a petrolio e lo fece
sedere su una sedia bianca da cucina, davanti alla
stufa.
Tobias, dritto sulla sua sedia, dorm per pi di due
ore, e quando si svegli si sentiva cos tranquillo che
schiuse le labbra per sorridere... ma ci ripens e si
trattenne. In pieno possesso delle sue facolt, il che
per lui rappresentava una sensazione estremamente
spiacevole, ricord i tre dollari e sessantotto che probabilmente
non sarebbe mai riuscito a ricuperare. Il
suo reumatismo cominci a dargli fastidio, e sent un
crampo al piede. Piagnucol: Lei vuole sempre
farmi spendere del denaro. Ma lasci perdere questo
pensiero che indebitamente lo avvampava, e domand:
Che fa suo figlio?.
A questa domanda Lizzie sollev energicamente le
spalle, ed ergendosi davanti a lui come se si accingesse
a pronunciare il discorso di commiato per la distribuzione
di premi a scuola, si schiar la gola e dichiar:
Oh, ha fatto una bella carriera! Scrive libri... e tutti
glieli lodano moltissimo.
Tobias Emeritch aggrott le ciglia e rispose: E
queste lodi le versa in banca?.
La battuta mand Lizzie sulle furie : Lei si dice
un gentiluomo istruito; mi dica un po', le pare che
un uomo colto andrebbe da un cassiere con una cartella
piena di lodi a dirgli che vorrebbe aprire un conto
in banca con questi elogi?. Lizzie prese una copia
del Vello d'oro di Gautier e la fece vedere a Tobias;
il quale esamin e sentenzi che era un romanzo
francese.
Tobias non se la sentiva di seguitare a torturarsi
con l'argomento dei tre dollari e sessantotto e pens
che sarebbe stato pi conveniente parlare di altro:
Quali sono esattamente le sue relazioni con il suo
droghiere?.
Lizzie, rossa dalla collera, gli ordin di prendere il
cappotto, le galosce e il cappello e di uscire immediatamente
dalla sua cortese dimora. Tobias si trov
dunque davanti a un serio problema: dove andare?
Si mise a girare per le stanze della casa in cerca dell'ombrello,
finch Lizzie non gli ricord che era finito
sotto il toro.
Quando Lizzie gli disse addio, Tobias Emeritch cap
che una volta scacciato via da quella casa non gli
sarebbe rimasta una sola persona con cui parlare, tranne
il fratello Ebner, che giaceva seppellito nel suo letto,
e sua sorella, che soltanto sapeva lagnarsi delle
finestre che facevano rumore. Sembrava indeciso, e
Lizzie si rabbon; gli disse di tornare a casa e di pensarci
sopra, e pur facendogli capire chiaramente che
non avrebbe mai riavuto i tre dollari e sessantotto, aggiunse
che l'avrebbe sposato, purch fosse in grado di
dimostrarle un minimo di considerazione.
Stava per lasciarlo andare via da solo, ma poi si
accorse che sembrava uno scheletro, con sul corpo quei
vestiti logori e rappezzati, e lo prese per un braccio;
quando Tobias fin di dare i suoi giri di manovella all'automobile
e infine vi si arrampic dentro, Lizzie gli
disse tristemente addio con la mano.
Si era a febbraio, il mese dei venti, delle speranze
gelate e dei lamenti, e la pioggia parlottava contro i vetri
delle finestre. Per ben cinque mesi Lizzie non aveva
avuto notizie di Tobias. Tre volte era venuto da lei,
per portarla con l'automobile a Kansas City e prendere
la licenza matrimoniale, ma ogni volta avevano litigato.
Lui aveva giurato di parlare col suo avvocato e
di fargli stendere un documento che confermasse i diritti
di Lizzie su un villino in legno, e cinquemila dollari
in contanti, ma per quanto premesse il suo labbro
rigido e paonazzo contro la bretella del grembiule da
cucina di Lizzie per chiederle scusa, non ne fece mai
nulla.
Poich sosteneva di essere, come diceva lui, povero
di beni, le aveva fatto sapere che non poteva permettersi
di darle pi di dieci dollari alla settimana per
le spese di casa; dopo un alterco fece salire questa somma
fino a dodici dollari... ma due settimane dopo asser
di averle promesso soltanto nove dollari per la
spesa, ogni sette giorni. Poi dichiar che soltanto quando
lei fosse diventata sua moglie, le avrebbe consegnato
la casetta e i contanti, come dono di nozze. Lei doveva
fidarsi della sua parola, sentenziava; ma Lizzie protestava
che le sue promesse erano gi rafferme, e che prima
del giorno delle nozze sarebbero scomparse sotto
la muffa. Con alterigia, lui le fece sapere che non
aveva alcuna intenzione di morire nell'indigenza; a
questo lei ribatt che non si immaginava come si poteva
morire o vivere pi poveramente di come viveva
adesso.
Poi ritorn suo figlio. Finalmente era riuscito a capire
che sua madre si acconciava di stracci laceri e rappezzati
perch la sua vita stessa era ridotta in cenci.
Quando era solo, o lontano da lei, si riprometteva di
non rimproverarle mai pi il suo aspetto trascurato.
Ma poi quando dava un'occhiata nella ghiacciaia, o
vedeva sbalordito le sue calze malate e piangenti, oppure
si imbatteva in un mucchio di piatti pieni del
putridume rimasto da diversi pasti, non poteva fare
a meno di sgridarla.
Quante volte si era rimproverato questo atteggiamento.
Quali libresche pazzie avevano rovinato il suo
carattere? Non viveva forse sbattuto da un libro all'altro?
E non aveva cavalcato sulle pagine di tanti volumi
come per le strade ubriache di Babilonia, e sguazzato
nel fango dei romanzi e della filosofia fino a imbrattarsi
gli occhi di tanta vanit e tanta convenzione da non
poter pi vedere, udire n sentire?
Un giorno che era solo nell'orto di sua madre, vide
una gallina appartata dalle altre, intenta a beccare la
pioggia che schizzava e vermicolava sulla terra.
Decise di gettarsi ai piedi di sua madre e di chiederle
perdono per tutti i peccati da lui commessi. Oh figlio
miserabile e deforme, tua madre ti ha perdonato da
molto tempo; non sei forse il figlio delle sue afflizioni,
e delle sue foreste buie e spopolate?
Il figlio si nutriva del proprio rimorso, ma era pane
raffermo. Sua madre soffriva, ma accanto alla sua tomba
era in agguato un demonio gadareno, la lingua del
figlio. Non era stato lui, anzich sua madre, a fare dei
propri giorni canti sporchi della consuetudine? Il cuore
morto non era il suo? Fin dall'inizio era stato un
figlio colpevole e maledetto.
Ora, senza la rugiada dei dolori di sua madre, lui sarebbe
stato sterile, e nessun fuoco, grandine o neve
avrebbero potuto bruciarlo o fonderlo. In quell'istante
stesso doveva andare da lei e baciare i lacci dei suoi
stivaletti rotti e sporchi... ma non lo fece. Peggio ancora
della paralisi del sentimento sarebbe stata la commedia
finta di quell'umiliarsi, perch  un peccato
terribile sembrare o mostrarsi umile, oppure assumere
il viso mite dell'agnello, quando non si  nati per
farlo.
Era assetato di bont, ma le acque delle sue sorgenti
si erano seccate. Diceva : Amo il bene e odio il male.
Ma in un angolo della sua bocca si celava una
pulce e lo mordeva, e quando si grattava dove era stato
morso, le sue virt lo solleticavano come vizi. E ruggiva
come l'orso e si lamentava come la colomba:
Quell'atto immondo che non ho ancora commesso
l'ho gi compiuto in un sogno perverso. Poi fece
una profezia crudele: tutti sentono l'impulso automatico
di nuocere agli altri, e mentre carezzi il collo dell'essere
amato, provi il desiderio involontario di spezzarlo.
Era stato straniato dal grembo, e perci avrebbe
danneggiato qualunque cosa gli fosse capitato di amare.
Poich in lui non c'era acqua, si avvicin a uno
stagno e in esso vide il viso di Caino e seppe che ovunque
fosse andato, o qualunque cosa avesse fatto, sarebbe
rimasto una desolazione.
Ritorn nella sala da pranzo e supplic gentilmente
sua madre di mettersi un vestito pulito. Lei si diresse
verso il suo baule che, oltre ai suoi magri possedimenti
- carte, lettere, un corpetto civettuolo e un
orologio -, era come il sancta sanctorum del tempio,
poich non conteneva che manna, cio il ricordo della
fame e delle speranze passate.
Ritorn con una camicetta e un grembiule di seta
sbiadita. Si era affibbiato sul petto l'orologino d'oro
che lei stessa si era regalata quando spos Popkin. Si
sedettero a tavola nella sala da pranzo e giocarono a
casino. Da molti anni in lei il riso si era spento; giaceva
nella tomba da quando il capitano Smith l'aveva
abbandonata. Nelle rarissime occasioni in cui lei
sentiva una risata riemergere dalla sua cripta, ascoltava
il canto di quel gallo che se ne andava sulle lunghe
zampe e si dileguava come un fantasma nudo. Quando
un sorriso appariva sulla sua faccia, era l'immagine
sbiadita di un sorriso passato, carnale.
Sebbene sembrasse distratta, e poco attenta al gioco,
Lizzie aveva gi vinto due partite. Lui si mise a guardare
con pi attenzione quando sua madre rimescolava
le carte e a un tratto ricord che in ambedue le partite
lei aveva avuto tutte le carte vincenti, il dieci di quadri,
i quattro assi, il due di picche, il casino grande e
quello piccolo. Era in corso la terza partita quando lei
rimescol le carte con tanta celerit che lui si protese
in avanti e le prese in mano prima che sua madre
potesse distribuirle; subito scorse il dieci di quadri,
che lei astutamente aveva messo sotto il mazzo. Per
quanto attentamente la tenesse d'occhio, lei sempre
si serviva gli assi o il due di quadri, e poi le altre carte
vincenti. Con un urlo rabbioso, lui si alz e le rinfacci
l'inganno; ma nell'alzarsi, il giornale del mattino
che aveva in tasca cadde sul tavolo. Lizzie si accomod
gli occhiali di tartaruga e raccolse il giornale,
semplicemente per fare qualcosa che le rendesse meno
affliggente la sfuriata del figlio. Immobile, lesse: Tobias
Emeritch, distinto commerciante e filantropo eminente,
 morto all'et di 74 anni, lasciando la somma
di 50.000 dollari a suo fratello, Ebner Emeritch, facoltoso
industriale in ritiro, e alla sua sorella nubile,
Martha.
Il suo viso non si mosse; quando il figlio distolse lo
sguardo dalla finestra, Lizzie lasci cadere la mano che
si era portata alla gola, simile a un mucchio di pezze
di maglia sfilacciata malamente cucite insieme. Sussurr:
Figlio mio, ormai sono una vecchia.
Lui l'accompagn nelle sue lacrime e pos la mano
sulle sue rughe dolenti. Poi usc di nuovo sotto la
pioggia. Sput il cuore che gli era salito in gola; e anche
se pianse e pianse, quando fiss lo sguardo sul suo
cuore che era caduto nella polvere, vide che era diventato
un sasso. Improvvisamente un grido come una
spada gli trafisse le viscere, e implor: Madre, madre,
guardami da me stesso.
 
Capitolo 12.

Abba, Abba,  compiuto.
GIOVANNI

Ci sono cinque citt di rifiuti nella grande New
York, cinque mucchi di spazzature di Tofet. Un'ostia
immonda e spessa di ferro e cemento copre l'America
primeva, sotto la quale piangono i fantasmi della
gru, dell'anatra selvatica, dell'oca grigia e di quella
bianca, dell'alce e del capriolo. Un obelisco rotto  rimasto
nella stessa posizione a Crocodopoli per migliaia
di anni, ma gli Stati Uniti sono un Golgota transitorio.
Nel 1926, mia madre aveva deciso di venire a vivere
con me in un sobborgo tedesco di terz'ordine chiamato
Astoria, con botteghe di Delicatessen gutturali e sabbiose,
empori e negozi di ferramenta, e i mattoni morti
dei vecchi casamenti. Ma dopo un anno ci trasferimmo
da Astoria a Bensonhurst, a quell'epoca una
distesa paludosa e reumatica. Una nebbia bassa e piatta
galleggia sulla baia e rende umide le case stuccate
e disparate, Molti mesi dopo trovai un appartamento
a soli dieci minuti di sopraelevata da Queens Plaza.
Queens  un immenso magazzino per i cadaveri di
New York, e perci mi ero assicurato bene che la casa
non fosse vicina a un cimitero. Ma dopo aver firmato
il contratto, mentre guardavo dalla finestra certi alti
cespugli spelacchiati del colore dello iodio, scoprii che
erano stati messi l a nascondere le Madonne e i Ges
a prezzo ridotto del cimitero del Calvario.
Mia madre era diventata una vecchia; la sua vestaglia
era molto pi magrolina, e le maniche della sua
biancheria di lana sembravano malate e consunte. Ormai
molto di rado si scrutava la pelle sciupata. Davvero
potevano essere cos esangui e spente le sue labbra,
come le vedeva lei quando distrattamente le capitava
di guardarsi allo specchio? Eppure c'era una
convinzione alla quale non rinunciava: gli altri moriranno,
ma io no. A volte non poteva nemmeno credere
che non ci fosse una sola persona abbastanza nobile di
cuore per dirle: Ecco un pezzettino di sorriso; non
sei completamente abbandonata. Ma il mondo era
Pilato e per quel che riguardava lei si era lavate le
mani.
Troppo vecchia ormai per fare la donna-barbiera,
Lizzie decise a un certo punto di fare il sensale di matrimoni.
Quando finalmente rinunci a questa chimera,
si chiese se non era il caso di tornare a Kansas City;
aveva ancora le sue casette tra le erbe chiacchierine
e i girasoli antisettici di Northmoor. Lontana dal Midwest,
adesso immaginava che laggi i suoi giorni erano
stati belli. Con che nostalgia ricordava il sambuco, il
cortiletto tenero dietro la casa e i grilli dell'estate di
San Martino.
Studiare gli annunci funebri dei giornali, era diventato
ormai il suo passatempo quotidiano; era anche una
speciosa consolazione. Quando leggeva: Samuel B.
Forbes, importatore di ceramiche, morto all'et di 91
anni, si rallegrava; era sicura di disporre di un numero
pari di anni, se non pi, immagazzinati per lei nel
granaio del Signore. Ma se si imbatteva in un'altra notizia
dolorosa: Jezebel Mullen MacMahon, 47 anni,
deceduta per malattia di fegato, dichiarava che quella
donna certamente menava una vita dissipata e perci
si era rovinata gli organi. Poi guardava le inserzioni
della piccola pubblicit: Cercasi donna lavori vari
era buon pascolo soltanto per qualche sgualdrinella
dattilografa; meglio rivolgere l'attenzione agli Oggetti
smarriti. Oliver Goodness offriva ricompensa
per anello cadutogli in veicolo pubblico sulla Quinta
Strada. Lei poteva sempre scrivergli e forse dare inizio
cos a un interessante scambio di lettere. Speculazioni
del genere potevano magari avviarla a una partecipazione
di affari in qualche piccola agenzia di borsa. Ma per
questo forse era meglio recarsi direttamente a Canal
Street e rintracciare Popkin. Lei sapeva che un suo cugino
aveva lavorato l come commesso in un negozio di
abbigliamento maschile. Popkin doveva avere ormai
per lo meno sessantanove anni; anche pi, settantadue,
e questo la incoraggiava.
Dal momento che cose da fare ne aveva cos poche,
mia madre dedicava adesso lunghi pensieri ai tremila
dollari che Popkin le aveva scroccati nel 1909. Tutto
ci che lei considerava buono o cattivo le era successo
nel passato. Un ricordo amaro le riusciva pi grato
di qualsiasi cosa che il presente potesse offrirle.
Pensava che forse non era cos mal ridotta come a lei
sembrava; magari poteva minacciarlo con una denuncia
per danni, dopo di che lui si sarebbe risposato con
lei. Le aveva mai fatto del male, Popkin? E quale effetto
aveva avuto sulla sua vita? L'aveva modificata, sia
pure un poco? Popkin era debole, pi che vizioso, e la
gente debole non riesce a turbare i nostri strati profondi;
il cuore  indifferente, finch non lo feriscono.
Un sabato sera, ritorno a casa e mi trovo un uomo
con indosso una giacca marrone, piuttosto larga. Portava
una camicia bianca senza cravatta e un panciotto
sbiadito, color castagna, che gli formava una comoda
bisaccia sotto l'ombelico. La cattiva alimentazione, oltre
a un certo modo di pensare, l'avevano reso simile
a un sacco di patate. Era la stessa persona che avevo
conosciuto nel 1909, o una sua copia sciupata? Dov'era
finita la linda e curata calvizie del gioielliere? Indossava
una nuova faccia o un'esperienza diversa? Ovviamente voleva
produrre l'impressione di essere una persona
alla buona, scettica; i suoi pasti gonfiavano spregiudicatamente
la sua pancia, ma la sua faccia era stagionata
dalla fatica. Mi dissero che Popkin faceva adesso
il commesso in un negozio di abbigliamento di Delancey
Street.
Quali potevano essere i pensieri di Popkin, ora che
si trovava davanti a Lizzie, trent'anni dopo? Probabilmente
si rallegrava di aver lasciato Kansas City.
Come era sciupata la gola di quella donna! Quale
pollivendolo, sospirava lui, le aveva strappato i capelli?
Un uomo come lui poteva invecchiare, eppure rimanere
pi seducente che ai tempi delle sue prime
esperienze in fatto di donne. Quando passeggiava di
sera per la Seconda Strada, nel bel mezzo della intelligencija
ebraica, quante volte gli era capitato che una
vedova elegantemente imbellettata o un'adultera annoiata
guardassero con interesse il suo naso pieno di
esperienza e apprezzassero la sua bocca.
Lizzie era seduta sul lettino-divano di metallo di
fronte a Popkin, impettita nell'antiquato vestito di
pizzo che l'ex marito le aveva comprato in Palestina.
Questa era la sola concessione che gli aveva fatto. Per
il resto, il suo atteggiamento era cerimonioso e freddo...
assai pi di quanto lo fossero le sue intenzioni.
Lizzie voleva fargli capire che lei era ancora un desiderabile
guiderdone, e credeva che ci sarebbe venuto
fuori pi chiaramente se tutt'e due si comportavano
come se mai fossero stati insieme nello stesso letto.
Tutt'e due si scrutavano attentamente, e tutt'e due
scuotevano la testa. Popkin estrasse un fazzoletto dal
taschino e se lo sventol davanti alla faccia, per asciugarsi
una lacrima. Fece quel che poteva per nascondere
che un poco piangeva per lei, mentre si diceva
tra i denti: Che reliquia  diventata la poveretta; si
vede che non le restano molti anni di vita.
Lizzie guardava fissamente le borse del collo dell'uomo,
e poi la gran borsa del ventre. Perch manger
quella sporca roba da Delicatessen pensava.
Guarda un po' come  pieno di gas, si vede benissimo;
un uomo non pu permettersi di lasciarsi andare
fino a questo punto. Se il vecchio Popkin non fosse
stato in altri tempi mio marito, non l'avrei riconosciuto;
 uno straccio. Nessuno mi crederebbe se dicessi che
era il pi azzimato degli uomini.
Popkin pieg un labbro sull'altro e fece qualche
suono, ma lei non cap quel che diceva: Dove avr
trovato quel costume da carnevale, questa vecchia?
Creder che siamo ancora nel 1895?.
Lizzie era in preda al rancore; quasi non si tratteneva
dal dirgli in faccia: Vecchio stupido, sei venuto
a farmi una visita oppure a parlare con te stesso?.
Ma rinunciando alla sua diatriba, si disse: Forse
 tanto vecchio, ormai, che gli si  rammollita la
mente; con la natura non si scherza. Tuttavia questa
non  una scusa per comportarsi da maleducato; potrebbe
almeno farmi qualche complimento perch mi
sono messa il vestito che mi compr lui stesso con il
mio denaro.
Prima dell'arrivo di Popkin, Lizzie cantava vittoria;
non c'era verso, questa volta Popkin non le sarebbe
scappato, qui voleva vederlo... Finalmente l'avrebbe
costretto a fare i conti con lei... ma con eleganza, da
signora. Lui si era speso tutto il suo conto in banca,
anni di fatiche col pettine e le forbici.
La loro conversazione per aveva preso una brutta
piega. Il deliberato distacco di Popkin la irritava; si avvolse
le gambe nella gonna pi strettamente. Che
meraviglioso partito creder di essere? Si immagina
forse che ho l'intenzione di corrergli dietro?. Lizzie
si scosse leggermente, contrasse le narici... non era sicura
ma aveva l'impressione di sentirgli addosso l'odore
di un'altra donna. Forse, rifletteva, sarebbe stato meglio
farlo parlare e vedere come stavano esattamente
le cose.
Ti dir, Louis, cominci mangiare nei ristoranti
ti rovina lo stomaco. Ti fa diventare rammollito e
inacidito. Non mi dirai - sai bene che anch'io sono del
Missouri - che hai imparato a farti tutto da solo.
Dopo questa battuta Lizzie si permise una risatina breve
e forzata.
Le sue osservazioni riuscivano cos sgradite a Popkin,
che gli si asciugarono le labbra e fece una smorfia.
Questo poi era stato un colpo basso e molto ordinario.
Sapeva che non avrebbe dovuto accettare l'invito; una
sola visita era bastata a farlo invecchiare. Meglio allora
parlare chiaro.
Lizzie, disse non credo pi nel matrimonio.
Riconosco, s, che l'uomo ha bisogno di una compagna,
e ne ho una, una certa Lucy Stoner. Lei continua a portare
il suo cognome di prima, e io il mio. Siamo una
coppia di liberi amanti.
Ferita da questa rivelazione offensiva, Lizzie non riusciva
quasi a controllare i nervi. La sfacciataggine di
quel vecchio avaro cencioso! Dunque era venuto da
lei per vantarsi della sua sgualdrina, di una misera
concubina? Si asciug il viso coperto di sudore e si premette
la gola con la mano per non dimostrare i suoi
sentimenti. Poi disse di scatto: Ah, questa va' a raccontargliela
a un'altra, Louis, l'amore non  mai libero;
io lo so per esperienza, te lo posso assicurare!.
E lanci a Popkin uno sguardo cos violento e appassionato
da fargli perdere buona parte della sua mondana
scompostezza.
Popkin aveva voglia di andarsene, e quando tir
fuori l'orologio Lizzie si avvi traballando in cucina
a bere un bicchiere d'acqua. Si lev gli occhiali e si
asciug gli occhi con lo straccio lercio con cui asciugava
i piatti. Fin troppo a lungo si era mostrata paziente
e magnanima. O lui le versava una somma in
contanti, senza far ricorso alla legge, oppure la sposava;
ma lei era decisa a parlare chiaro. Per una donna,
non era certo una bella prospettiva, quel libertino
fegatoso. Ma se non voleva intendere ragioni, lei sarebbe
stata durissima e l'avrebbe denunciato per mancata
promessa di matrimonio e danni conseguenti. Con gli
interessi del denaro che le aveva truffato, e una somma
addizionale complessiva a cui lei aveva certamente
diritto per i dissapori da lui provocati, le spettavano
circa diecimila dollari. Quando ritorn dalla cucina
stava per dirgli che dopo il suo viaggio a Gerusalemme
lei aveva avuto la febbre al cervello e le erano caduti i
capelli, e non tutti le erano poi cresciuti di nuovo,
ma si trattenne. Cattivo affare per una donna, quello
di richiamare l'attenzione di un uomo sui propri difetti.
Un uomo che non sia eccezionale, se gli fai vedere
qualche capello grigio o una verruca che fino a
quel momento non aveva mai osservato, si scoraggia
e la sera non torna a casa.
Che Popkin fosse un cos misero partito, ci non
preoccupava Lizzie; lei pensava soltanto ai suoi profitti
immaginari. Lui invece stava ancora a guardare
la maniglia della porta e a domandarsi come fare per
raggiungerla. Prima del suo arrivo, era disposto a
proclamare ai quattro venti le sue opinioni radicali
sul matrimonio. Si era aspettato un bel bicchiere di t
alla russa col limone, ma per quanto si guardasse intorno,
lo stupiva la mancanza di samovar. Come tutto
si era svolto diversamente! A lui sarebbe tanto piaciuto
parlare di Kansas City... di Delaware Street e Wyandotte
Street, del Paseo, e di Fountain Place, dove avevano
preso un appartamento di sei stanze quando si
erano sposati.
Si alz, si avvicin a Lizzie e prendendole una mano
disse: Lizzie, che ne dici se gli compro un vestito
al ragazzo? Sai che per me  come se fosse figlio della
mia propria carne. Desiderava almeno farsi vedere
come uno che non dimentica certi obblighi familiari.
Ma la sua mano non piacque a Lizzie. Suda troppo
disse lei a mezza voce, scostando le dita. Per di
pi, non aveva alcuna intenzione di accettare un vestito
da venticinque dollari, di Delancey Street, come
pagamento dei tremila dollari che lui le doveva ancora:
in cambio della cui somma lei aveva soltanto ricevuto
una coperta da letto ricamata a mano con due
federe simili per i guanciali, una tovaglia con sei
tovaglioli, un vestito di pizzo e un pappagallo ebreo che
storceva il becco e strillava: Alef, bet, gimel!. Lizzie
era sicura che Popkin aveva consegnato la maggior
parte del denaro alla sua prima moglie, dal momento
che lei non aveva mai visto nemmeno uno dei diamanti
che era andato a comprare in Terra Santa per
contrabbandarli negli Stati Uniti.
Con uno sguardo freddo, Lizzie annunci a Popkin:
Se vuoi davvero dimostrare che sei un gentiluomo,
Popkin, e fare il tuo dovere, lascia perdere quella
donnina. Tacque improvvisamente; capiva di aver
detto una meschinit, e quel che era peggio, di essersi
abbassata a chiedergli qualcosa. Rivolse lo sguardo
al pavimento, e si accorse che i calzini di Popkin gli
pendevano attorno alla caviglia. Non era molto fine
per una signora guardare fissamente la pelle nuda
di un uomo, e quale interesse poteva mai ispirarle la
gamba di Popkin; tuttavia era cos nauseata da quel
calzino che penzolava sulla scarpa, e da quella carne
grigia e sgradevole rimasta allo scoperto, che non riusciva
a distogliere gli occhi da quella parte del suo
corpo. Popkin si sent cos scomodo che prima incroci
le gambe, poi si sistem pi in basso i pantaloni e
rimase seduto dritto e rigido come una statua. Questo
sconvolse Lizzie; in quel momento detestava Popkin
ancor pi di prima perch agiva come se fosse stata
lei a guardarlo. Lizzie aveva sempre saputo conservare
il decoro, e nessuno poteva dire che non fosse educata;
ma che specie di nuova moda era questa? Ormai la sua
indignazione era diventata estremamente piacevole;
finalmente intuiva che la sua posizione nei riguardi di
Popkin era tutta a vantaggio suo, cos che, molto soddisfatta,
si diceva: Quel brutto dissoluto non ha
giarrettiere; gira vestito a met, proprio come una
donna in una casa malfamata. In tutta la mia vita
non ho mai conosciuto un signore capace di mostrare
la caviglia nuda in pubblico.
Quando rialz di nuovo gli occhi, Popkin era accanto
alla porta. Lizzie non fu pi in grado di trattenere
la collera e torcendosi le mani esclam: Fin
troppo a lungo ti ho trattato con guanti di seta, Louis.
Veramente non ho pi la forza di essere magnanima; 
troppo, per i miei nervi.
Popkin scivol fuori, e Lizzie si sedette nuovamente
sul lettino-divano. Prese la sua vendetta e la cull tra
le sue braccia. Era finita; che forza le rimaneva per
mandare avanti una causa in tribunale? Non ci sono
trionfi? Che possiamo fare contro una cattiva azione?
Lei subiva continuamente dei dispiaceri, che avrebbero
dovuto essere lezioni di esperienza, ma che non le
risparmiavano mai la sofferenza di una nuova umiliazione.
Che cosa poi le aveva fatto credere di poter
sconfiggere qualcuno? Forse era mai uscita vincitrice
da una discussione? A parte il fatto che non era nata
per far fronte a una lite: la pi leggera commozione
le faceva ribollire le vene.
Se ho parlato poco di me,  stato comunque troppo;
ma certamente possedevo molto meno intelligenza di
quanta ne avessero i resti fossili dei testacei. Inoltre,
nulla  pi noioso del giovane sensibile che disperatamente
vuole avere dei sentimenti. Cercavo dappertutto
un Buddha, e trovai diversi lucertoloni e volpi,
oltre ai soliti piccoli roditori della nostra Patagonia venale
e sterile. Quanto a quella che santAgostino chiama
la dea cenciosa Pecunia, con lei non avevo fortuna,
mai. Paventavo la schiavit di un lavoro inutile e bestiale;
il lavoro cattivo e volgare rovina le mani e gli
affetti umani. Sir Thomas More parla di quei poveri
innocenti disgraziati, coloro che sono torturati da
un lavoro sterile e senza frutto... che finisce con l'ucciderli.
Avevo deciso di essere uno scrittore e ripulire le
stalle di Augia della societ, ma non c' carne, pane
n patate per Ercole ragazzo di stalla. Dopo aver
scritto tre romanzi, la mia situazione non era migliore
di quella del niata che muore di fame quando non c'
nella pampa che qualche ramoscello, qualche giunco
e nuli'altro. N il semplice fatto di appartenere al
mondo letterario bastava a farmi meno inetto davanti
a un buon libro. Santa Teresa dice di aver letto molti
libri senza capirne uno. Leggere il Timeo di Platone
era un piacere non meno squallido del morso di un
pidocchio; per quanto studiassi i Dialoghi rimanevo
sempre coperto dai parassiti dell'ignoranza. E come
piace agli uomini grattarsi! Dopo aver scrutato attentamente
le opere dei saggi, non  che avessi meno bile,
stizza e vanit di prima, e vuoto come prima rimanevo.
Il corvo dice: Datemi pi lunga vita per poter
mangiare sterco eternamente. Sotto quale aspetto
ero diverso dal corvo del Mathnavi?
La distanza tra me e mia madre aumentava sempre.
La mia vita era ormai cos disperata che scrissi un
libro. Scribacchiavo tutto il giorno ascoltando al fonografo
la sonata Chiaro di Luna di Beethoven. Mia
madre mi barcollava intorno, lasciava cadere una pentola
o una padella, finch non si decideva a supplicare:
Ti prego, fa' smettere quel canto funebre.
Non posso pi sopportarlo, figlio, davvero.
Forse qualche antenato miserevole si lamentava nelle
mie costole? Quel che udivo era l'inno del lignaggio:
Ham gener Cush, e Terah concep Abramo... ma dov'
Saul? Cercavo di mettere insieme i pezzi dell'immagine
che mi ero fatto a sei anni dell'uomo che credevo
mio padre, e raccattavo i suoi tratti singoli - i
ricci libertini, i denti bianchi volpini e il naso agile -
proprio come gli uomini di Iabes di Galaad avevano
raccolto e messo insieme le ossa di Saul, re in Israele,
figlio di Kis. Languivo per quell'altro Saul o Saulo,
poi Paolo di Tarso, e piangevo per ogni Saul che fosse
mai vissuto. Ma Saul il barbiere era il mio Anthropos
consacrato.
Certi giorni, quando nulla riusciva a riempire il mio
spirito sofferente e lacerato, mi recavo nei cimiteri
ebraici ortodossi, a cercare la sua lapide; se avessi potuto
trovare il suo nome iscritto in un epitaffio, forse
mi sarei sentito meno diviso e separato da qualsiasi
carne umana. Ogni tomba mi sussurrava, Orfano,
va' presso la Grotta di Macpela e onora il padre. Il
figlio perverso dice alla sua anima che egli detesta
Abramo, Isacco e Giacobbe, ma la carne, qualunque
essa sia, deve pagare un prezzo al seme che la gener.
Se maledici la tua semenza, chi ridar vita al tuo sepolcro?.
Sarei rimasto un derelitto tutta la vita? E soltanto
mi sarebbe stato permesso di piantare il mio spirito
nel deserto e di mangiare la mia manna in luoghi desolati?
Ogni volta che ho lasciato cadere un pensiero,
una selva oscura mi  cresciuta intorno.
Una notte che ero a letto, sentii gemere un verme,
ed era tagliato in molti pezzi, ed era Saul. Appariva
diviso da altri vermi gemebondi che recitavano intrecciati
insieme: ... i figli di Levi furono Gherson,
Keat e Merari, e i figli di Giuda furono Er e Onan e
Seia e Peresh e Zerach.
Domandai: Appartengo alla loro stirpe?. Ma
Saul non mi rispose.
Quando mi chinai per accarezzare il verme, era ridotto
a pezzetti, e io rivolsi i miei occhi sul mio petto
e osservai i diversi frammenti di me stesso che si infilavano
strisciando nella terra. Poi lo sentii dire : Sono
Saul tuo padre. Anche se ho peccato molto, non rinnegarmi,
altrimenti dilani i tuoi propri vermi; nessun
uomo pu sfuggire i suoi vermi e non essere un male
per se stesso.
Ora nel mio sogno vedevo che molti vermi si aggrappavano
a me, e credevo fossero Enoc, No, Sem e
Abramo, e poi mi fu dato di vedere Ges Cristo il paracleto.
Aveva sul collo una protuberanza maligna che
si stendeva su tutta la schiena; i ricci castani e sensuali
di Saul facevano corona alla sua testa, ma il viso era
dominato dal lungo naso nazareno di mia madre. Era
un naso selvaggio, profetico, come l'ulivo, ch' il veggente
tra gli alberi che crescono nelle valli di Schechem
e sulle piane di Gilead.
Invano cercavo le mani che si diceva avessero fatto
i pungoli e gli aratri; ma invece delle mani di un rozzo
lavoratore, c'erano soltanto sentimenti tremanti coi
quali aveva fabbricato le massime e le parabole.
Domandai allo spettro: Sei tu Ges Cristo?.
E lui rispose: Sono Jeshu di Nazaret.
Allora dissi : E Giuseppe il falegname fu tuo padre?.
Il suo piede trem. Tacqui, perch temevo di affliggere
il fantasma. Ma non riuscii a trattenere le parole
che scappavano dalle mie labbra affamate : Tua madre
fu Miriam l'adultera? Ed ella giacque col garzone
di Giuseppe?.
Il Nazareno parl: Penso che mia madre fu una
donna naturale; ho sempre preferito le donne che peccavano,
alle vergini folli che non avevano una goccia
d'olio nelle loro fiale. Dimmi, non  risaputo in tutta
la Giudea che le donne di Nazaret sono brave goditrici?
Forse hanno dimenticato i farisei che la figlia di
Lamec fu chiamata Naama, che vuol dire bel piacere,
e forse  mai stata accusata in Israele di trasgressione?
La mia vera madre deve essere stata Miriam Megaddela
Neshaja, Maria Maddalena, la parrucchiera di donne,
perch era quella che pi amavo sulla terra.
Queste parole erano chiodi nei miei occhi, e mi ferivano
cos crudelmente che non riuscivo a vedere i ricci
voluttuosi di Saul. Forse Miriam Megaddela Neshaja,
la donna-barbiera che aveva acconciato i ricci
di Jeshu, faceva pure la barba e le unghie dei clienti
a Memphis, Louisville, New Orleans e Dallas? Ora la
vedevo dietro alla sua poltrona abituale, col pettine e
le forbici nelle mani, e quando li mise da parte, per
un attimo, mi aggiust i ricci che mi pendevano sulla
fronte. Chi era seduto nella sua poltrona, il Nazareno
o io? C'erano larghe impronte di bastardaggine
sul suo petto e sui suoi genitali, e il sangue gocciolava
ai suoi piedi, e io mi chinai per baciare quel sangue
illegittimo.
A mala pena riuscivo a scorgere il suo ceppo consunto
e innominato, non riempito dal Padre. Aveva
inventato lui gli elenchi genealogici dei quattro Vangeli?
Era discendente di Davide? Non  caratteristica
di ogni bastardo la pretesa di essere di stirpe regale
e del lignaggio di Jesse? Chi era suo padre? Saul? O
Dio? Nemmeno una sola volta fece il nome di Giuseppe.
Le mie guance tremavano perch Ges di Nazaret
non aveva antenati legittimi. Non ha genitore spermatico
piangevo.
E provai amarezza quando lo sentii rivolgersi a Dio
nella sua lingua aramaica : Padre, padre,  compiuto!.
Nel mio sogno, il lago galileo continuava a sgorgare
le sue acque attraverso la mia persona, mentre ripetevo:
Abba, Padre e dicevo : Camminer fino alla
fine dei miei giorni sul torrente Cedron, finch non
trover Saul.
Parl ancora: Fui concepito in un letto illecito,
ma sono un ebreo di Nazaret, e il sangue puro di Israele
scorre per le mie vene. Poich ero illegittimo, mi
considerarono impuro, come uno che ha il piede talo
o  cieco di un occhio, e perci indegno di recarmi nei
luoghi santi. Ma non dimenticare che la legge non 
mai il cuore.
Ma tu non eri solo dissi, ricordando i miei deserti.
Poi aggiunsi storcendo la bocca: Non credo
che tu abbia avuto dodici amici, nemmeno cinque
come pretendono i rabbini.
Rispose: Finsi che c'erano dodici discepoli perch
Giacobbe, padre di Israel, ebbe dodici figli, anche se
nessuno di loro fu Jeshu di Nazaret. Orfano abbandonato,
tutti mi disprezzavano e mi credevano un uomo
rozzo; perch non  stato forse scritto: Pu mai
venir fuori nulla di buono da Nazaret?.
Mendicante in Betania e a Cafarnao, carcerato a
Tiberiade, miserabile a Tiro e a Sidone dissolute e
leziose, ero in esilio dappertutto. Quando ritomai in
Galilea, non esisteva pi, perch non si pu ritornare
a nulla. Se fosse possibile riprendere l'incidente a Gerusalemme
e bere la stessa sera a Getsemani, potrei
allora credere di essere vissuto, piuttosto che di essere
morto. Realmente credi che c' un mondo?
Hai tutto il diritto di domandarti se ci furono
davvero dodici esseri diletti che tremavano quando
soffrivo ed erano cos immediati ai miei battiti come le
foglie di pioppo. Non hai dimenticato che colui che
si riscald accanto al fuoco e giur di non conoscermi
veniva chiamato Shim'on Kefa, Simone Pietro o Petros,
La Roccia!.
Chi sei, allora? supplicavo, e mi rispose l'eco:
Nessun-luogo, nessun-tempo, nessuno.
Sei Ges Balaam lo stregone?.
Perch mi chiami Balaam? Sono forse colui che
non si accorse nemmeno quando la sua asina percep
l'angelo? Ero forse cos inesperto nelle arti della contemplazione?.
 vero, proseguii che con l'aiuto di Belzeb,
il quale esercita le sue arti sottili soltanto nel buio,
eri in grado di scacciare gli spiriti impuri? Non sei
andato nella terra dei gadareni per imparare a espellere
i diavoli che trasformano gli uomini in porci?.
La sua risposta fu cos pungente da non lasciarmi
alcun dubbio che non si trattava di uno spettro: Ti
fai beffe della mia angoscia e fngi di non sapere che
cosa volevo dire quando sostenevo di avere camminato
sul mare. Certamente sai che non c' estasi senza acqua;
n sei tanto ignaro di idromanzia da non aver ancora
scoperto perch mi dicono Iesus Piscis. Chiamami
Balaam, se vuoi, ma la sola magia che mi sono mai permesso
 la stregoneria del sogno. Quando l'uomo dorme,
pu compiere miracoli. A Cesarea Philippi non
negai di essere il Messia, neppure che potevo ipnotizzare
i lebbrosi e gli epilettici; quando richiamai in
vita il morto, risuscitai soltanto i demoni di Lazzaro.
Presi una goccia di saliva compassionevole dalla mia
bocca per cancellare la sua illegittimit... e allora la
visione si tramut, e vidi un ragazzino sotto il viadotto
di Kansas City davanti al Salone Stella. Il pavimento
caldo e fuligginoso di luglio era terra sacra; e mentre
le mosche cominciavano a sciamare e a ronzare intorno
al tubo a strisce colorate della bottega il ragazzo udiva
le ali degli angeli. Non poteva distogliere il viso abbronzato
dalla spessa lastra di vetro sulla quale si leggeva
in lettere di smalto: 16 ottava est. Si mise
a cantare forte: 16 Ottava Est, e sapeva che quello
era il suo canto di Geova, perch sia l'indirizzo che il
nome di Geova contengono sette caratteri.
Jeshu! Jeshu! gridai, aggrappandomi ai ricci di
Saul, ma prima che potessi aprire gli occhi, vidi che le
mie labbra erano poggiate sul lungo naso galileo di
mia madre, e bisbigliai accanto al suo orecchio: Miriam
Megaddela Neshaja, la donna-barbiera, oh madre
mia!.
Allora mi svegliai e mi sedetti sul mio lettino, ma
la visione di Miriam mi era rimasta davanti agli occhi,
e nelle orecchie sentivo il ritornello: 16 Ottava
Est, quelle undici lettere del sogno che erano la
Cabbala della mia puerizia. Perch non riuscivo a disfarmi
della miseria della mia infanzia? Serravo strettamente
contro il petto la visione del locale scarno e angusto
con le cinque poltrone da barbiere e il paio di
sputacchiere di ottone cosparse di succo di tabacco
pungente e marrone come la saliva delle cavallette. I
due ventilatori elettrici scorbutici appesi al soffitto
e le panche di mogano sulle quali aspettavano sdraiati
i clienti con le loro tute azzurre, non sarebbero mai
scomparsi dalla mia mente. Non mi era pure caro il
retrobottega, dove la tazza del gabinetto si trovava
a un metro e forse meno dal fornello a gas arrugginito
e scarafaggioso? Avrei mai distrutto l'immagine terribile
di quel tavolo coperto di tela cerata screpolata e
macchiata, sotto il quale c'erano due profondi cassetti
ricurvi dove mia madre serbava la farina e dove c'era
sempre un nido con sei topi neonati? Anche se svenivo
dal ribrezzo nel ricordarlo, perch non potevo disfarmi
di quel ricordo?
C'era il vicolo nero, immondo, dietro il negozio, infestato
di esseri a quattro zampe che dilaniano l'immaginazione.
Sul vicolo si apriva la porta di dietro di una
fabbrica di ombrelli, dove si potevano scovare e raccogliere
fasci di stecche di latta, e a volte perfino l'armatura
completa di un ombrello: due porte pi in l
c'era la bottega di un carradore, dove i bambini potevano
raccattare con un bastoncino il grasso per gli
assi dei carri e metterlo in una scatola di latta. E nei
dintorni c'erano grosse casse di legno sulle quali ci si
poteva sedere e contemplare il colle di argilla color
mostarda che saliva ripido dopo il banco di pegni di
Phineas Levi. Quali segreti amorosi e appiccicosi serbavano
le stanze della prostituta sopra la rosticceria di
Basket, da dove scendeva l'odore di Lysol, di permanganato
di potassio e di sudore venereo, a stuzzicare le
mie narici. Quando vedevo Tisha, la figlia della donna
che gestiva lo stabilimento - con la scritta affittansi
stanze a ore - pensavo che tutti i foruncoli scoscesi,
smeraldini e sporgenti sulle sue guance e sul suo collo erano le piaghe e le scabbie meravigliose e occulte
di Venere.
Sarei ripassato davanti alle agenzie luride dei commissionari
nella parte bassa e decrepita di Walnut
Street, o vagabondato nella penny arcade della Main
Street, tutti i giorni della mia vita? Sarei rimasto a
cercare eternamente una grossa pozza stagnante in un
lotto di terreno abbandonato, nascosto dietro a un
grande annuncio pubblicitario, per costruirvi una zattera
che navigasse sul fango?
Che purezza c'era stata nell'angoscia provocata da
un'arancia perduta; come era tondo e carnale il frutto!
E quando avevo finito di sbucciarlo e mi accingevo a
tagliarlo per portarmelo alla bocca, l'arancia mi era
caduta nel rigagnolo di acqua sporca. E come avevo
pianto!
Non esiste rivelazione vera dopo l'infanzia? Possiamo
imparare soltanto ricordando quel che provavamo
allora? Perch amiamo i nostri parassiti? Le nostre anime
hanno forse bisogno di sporcizia, pidocchi, topi,
pozzanghere fangose e dolore? Il pi dolce finocchio
ci lascia indolenti e ci offre memorie antisettiche. Accarezziamo
e lisciamo i nostri anni marci e affamati
perch il sogno lo esige. Voi che avete riflettuto sulla
interpretazione che fece Giuseppe del sogno di Faraone,
considerate questo: le sette vacche magre ferme nel
caldo fiume Nilo divoreranno sempre le sette vacche
grasse - s, di nuovo sette,  il segno della pestilenza
e della carestia -, ma c' pi nutrimento qui per il
cuore disperato e avaro di quanto ce ne sia nelle erbe
e nei pascoli pi teneri.
Ero seduto sul letto, la testa tra le mani. Con uno
sguardo stanco riassumevo la nostra miseria; c'erano
il mio lettino stretto di ferro e il letto polveroso sul
quale mia madre dormiva, due sedie dalle zampe fragili
e malate, un tavolo di seconda mano e il suo
baule da viaggio, che lei adoperava come armadio e sul
quale teneva i suoi barattoli di crema per ringiovanirsi
il viso e le mani. Un lenzuolo famelico di cotone fungeva
da tenda tra il suo letto e il mio giaciglio.
Questo accadeva in un appartamento privo di acqua
calda che avevamo affittato per ventiquattro dollari
al mese in un fabbricato decrepito di Manhattan, sulla
Novantaseiesima Strada Est, quando lasciammo
Queens. Mia madre era ancora decisa a trovarsi una
occupazione. La sua conoscenza del polacco e del tedesco
le permetteva di procurarsi qualche cliente per
le sue cure di raggi ultravioletti. Aveva ancora abbastanza
forza nelle mani per massaggiare il dorso di
qualche donna affaticata o giovane moglie sconvolta
a causa di un mestruo mancato; oppure curava i calli
di una paziente per farle passare il mal di denti o la
nevralgia alla mascella.
L'appartamento senz'acqua calda della Novantaseiesima
Strada era il nostro deserto di Paran. Mia madre
era stata fin dall'inizio una figlia di Agar, e io avevo
ereditato la sua solitudine. Ero gi brizzolato come
Efraim. Certe canoe che vengono riempite di sassi e
poi affondate, una volta adagiate sul letto del fiume
sembrano sfoggiare una calma pensosa che  quel che
ogni uomo ambisce. Magari i nostri pensieri fossero
abbastanza pesanti da poter affondarci nelle nostre
profondit e trattenerci l. Guarda, egli si beve un
fiume e non si d fretta dice Giobbe.
A mia madre non era rimasto quasi niente per tenersi
su, oltre alla volont. Aveva preso la decisione di
vivere; non volendo che il suo ventre fosse la sua tomba,
non mangiava quasi nulla. Evitava il sale, il pepe,
la salsa ketchup, lo zucchero, il grasso, la carne e il latte.
Se si sentiva stanca, morsicchiava due carote e masticava
un porridge di avena quasi cruda. Inoltre era
diventata pi distratta; prendeva un pentolino fuligginoso
e ammaccato, faceva bollire un poco d'acqua, ci
versava dentro dei cereali incartapecoriti, e poi se ne
dimenticava; quando se ne ricordava, il suo pasto glutinoso
di avena o farine varie era rovinato. Spesso, mentre
correva di qua e di l per la casa, si fermava improvvisamente
e pregava se stessa di non affrettarsi, altrimenti
poteva aumentarle la pressione del sangue,
gi abbastanza alta, oppure, Dio non lo permetta, provocarle
danni irreparabili al cuore.
Oltre a una serie di infermit strazianti soffriva di un
abbassamento della vescica; il pensiero di sollevare
mezzo chilo di patate l'atterriva: le sembrava uno
sforzo ormai eccessivo per lei. Siccome era piccola di
statura, sempre diceva di essersi fatta venire l'ernia
a forza di stare in piedi quattordici ore al giorno, costretta
a reggere le forbici e il pettine sopra la testa
dei clienti.
Nonostante la sua decisione di rimanere in vita, ogni
nuovo giorno era per lei un terrore. Verso le due del
pomeriggio, aveva gi vinto una parte della sua battaglia
contro il mattino; allora ripescava i resti di una
gonna in fondo al ripostiglio dei vestiti e si asciugava
la sporcizia lasciatale sulle guance da qualche lozione.
Se per caso inciampava in una vecchia fodera di
busto, la raccoglieva e se ne serviva per pulirsi le scarpe.
Non riusciva a disfarsi di nulla; faceva tesoro dei
bottoni, di un lembo di camicia, di una pelle sozza di
camoscio o di un piumino per la cipria, un bigodino,
la met di una coramella per affilare il rasoio. Rappresentavano
la sua vita conclusa. A volte prendeva il
portaspilli, che era sempre lo stesso dai tempi di Memphis,
e se lo teneva sul grembo, mentre si cullava su e
gi nella sedia a dondolo. La terrorizzava l'idea del
presente; era un mucchio cos massiccio e orribile, e
dove avrebbe trovato la forza necessaria per fargli
fronte?
Verso sera, se non era completamente esausta per
colpa dei nervi, capitava che si mettesse a cercare una
copia di Humphrey Clinker di Smollett o del Gii Blas
di Lesage per leggere qualche pagina. Poich di rado
si ricordava dove si era fermata il giorno prima, spesso
le capitava di rileggere lo stesso capitolo. Una volta si
imbatt in una ricevuta vetusta, con la data 31 gennaio 1911, 
per il fitto del Salone Stella, numero 16 Ottava
Est; si tolse gli occhiali trasudati e si asciug leggermente
gli occhi con un cencio strappato l per l da una
tendina vecchia e logora. Poi, mentre vagava in mezzo
al suo magazzino di ferri vecchi tra padelle ammaccate,
un pentolino arrugginito, un tritacarne rotto, la vecchia
serratura Yale della porta del Salone, un paio di
chiavi del portone del 710 A Ottava Est, e parecchi
piatti sporchi sparsi sul pavimento, sul fornello a gas
o sotto il tavolo, improvvisamente si port una mano
sul cuore per sentire se ancora batteva. Si lasci cadere
come un peso morto su una sedia, poi si diresse traballando
verso il suo baule, nel quale aveva nascosto
la sveglia, da quando era rimasta senza vetro. Prese
la sveglia e premendo col pollice sulle lancette che
sembravano una mosca schiacciata, fece qualche profondo
respiro e si misur il polso. Quando si fu calmata
un poco, butt di nuovo la sveglia nel baule e lo
chiuse a chiave. Da quando era venuta a New York
aveva preso in uggia l'orologio. Se ci pensava, e poi
si ricordava che erano passati sessanta minuti, gemeva:
Un'ora pi vicino alla tomba.
Il solo conforto di Lizzie, tra tante preoccupazioni,
erano i ricordi. Una cartolina postale con una vista di
Swope Park o di Fairmount Park le ispiravano pi
speranze che qualunque praticello presente: ormai di
verde non era rimasto niente, per lei, tranne l'erbetta
di Kansas City. Certe volte le riusciva di rievocare uno
scorcio del collo allegro e turgido del capitano Henry
Smith; lo vedeva seduto davanti a lei, a tavola, sulla coperta
del suo battello, il Chester. Quale cibo le era
pi sembrato saporito, da quando aveva mangiato con
lui le cozze al lardo coi crackers da ostriche e una bottiglia
di Budweiser? E poi c'era il brizzolato Cromwell,
sempre con i suoi occhiali d'oro cos morali, e il suo
vestito grigio semplice come i suoi princpi. Quando
era cos sfortunata da svegliarsi da queste fantasticherie
e ricordare che in un modo o nell'altro bisognava farsi
coraggio e sopravvivere tutto il luned o il mercoled,
e poi pensava al gioved mattina, si alzava e urtava
contro la zampa di ferro del lettino, e si ammaccava la
caviglia. Quanto all'avvenire, oh santo cielo e Dio misericordioso,
dammene uno, supplicava, mentre si versava
dell'alcool sulla ferita. Lasciava scappare un grande
sospiro addolorato e scuoteva il collo denso. Formava
con le sue dita, che tanto avevano lavorato, un
arco gotico, e chiedeva a Dio alcuni anni di pi; no,
non era ingorda... forse aveva mai chiesto troppo? Soltanto
il sole, e un po' pi d'erba d'estate. Non poteva
Egli darle dieci anni ancora di notti d'autunno? Tutto
ci che lei voleva era passeggiare tranquilla e lenta
tra penombre soavi; che beatitudine avere un decennio
ancora sotto la luna, e poter ascoltare il tram della
Troost Avenue che cresceva sulle rotaie man mano che
si avvicinava all'appartamento dell'Ottava Strada. Se
il Signore Iddio fosse soltanto cos buono da prendere
in considerazione tutte le sue disavventure e concederle
il credito che esse meritavano, forse sarebbe
riuscita a vivere fino ai novantuno o ai novantatr,
chiss, perfino ai novantasette... e questo era chiedere
troppo, soprattutto considerando tutto quel che aveva
dovuto lottare? Alla fine si riduceva a chiedere soltanto
qualche goccia sparsa di pioggia di speranza.
Il suo viso era morso dall'angoscia e dalla guerra
senza sosta contro la fame, e la paura della fame. Il
carattere di questa donna era cos irremovibile come
quei melograni incartapecoriti, quei datteri, noci, fagioli,
quell'uva e quel pane che si trovano immutati
nelle camere delle mummie a Memfi. Forse perch ormai
era cos consunta, si riavvicinava alle sue fonti
d'origine? Americana in ogni particolare quasi del costume,
della lingua e dell'abbigliamento, era un miscuglio
di Missouri e di Babele. Se i suoi vicini di casa
l'avessero capito, avrebbero fatto sciame attorno a lei.
Era gi una reliquia in un nuovo mondo.
Nel frattempo, avevo fatto il professore per tutto
un semestre nel liceo James Madison. Ma non mi chiesero
di ritornare, perch suggerivo agli allievi di leggere
i racconti di Cechov, Tolstoj, Gor'kij, e i romanzi
di George Gissing e di Gogol', invece della robaccia
prescritta di Zane Grey, Dickens, Thackeray e Jack
London.
Mi vergognavo di non poter fare nulla o quasi nulla
per migliorare la nostra situazione; dovevamo arrangiarci
con le magre rendite delle casette di mia madre
a Kansas City. Peggio ancora, non ero in grado di procurare
alcun sollievo alle sue sofferenze, e non potevo
pensare, perch non potevo sentire. Il viso di mia madre
era diventato indistinto, ma facevo tutto quel che
potevo per carpire la sua immagine. Tuttavia la mia
vista era malata quanto quella di Tobia, negli occhi
del quale era caduto e rimasto lo sterco dei passeri.
Che questo fosse l'impotenza dello spirito, non lo rendeva
meno intollerabile. Non possiamo vivere, soffrire
o morire per un'altra persona, perch il dolore  troppo
prezioso per essere condiviso.
Dal momento che ero inutile, presi l'abitudine di
dormire fino a tardi; bramavo di essere la bestia a
quattro zampe nel buio, perch il sole mi confondeva e
mi puniva. I lunghi rami che gettava la sera erano le
candele che mandavano la luce che il giorno mi aveva
negato. Cominciavo gi a dubitare che mia madre fosse
viva, pur temendo che dovesse morire, e io perdere definitivamente
la sua immagine. Una volta che scendiamo
nel pozzo della notte, quando siamo a letto, odoriamo
il pesce di Oceano, e quando ci svegliamo i nostri
palati sanno di salmastro, e l'odore del Leviatano
 nella nostra bocca.
Incapace di scacciare dalle mie ossa quell'unico ritornello
funebre: Mia madre sparir, la sfuggivo.
Evitavo le sue mattinate crudeli, da Geenna, e sprofondavo
ancor pi nel buio. Capivo che l'uomo  nato
per essere ingannato, e che non  che una sagoma indistinta,
errante sopra una pianura orbicolata nel Vuoto.
Il sonno  morte, e la morte  sonno perch non siamo
mai vivi. Strindberg disse: Sogno, dunque esisto,
ma io sognavo, e non vivevo.
Un giorno dopo l'altro mi dimostravo incapace di
prendere la sua vecchiaia, tremante come le piume di
uno scricciolino, per accarezzarla gentilmente. Perch
non potevo essere umile e gettarmi ai suoi piedi? Ma
avevo sempre respinto il volto di mia madre; nella mia
vanit, mi ero incoronato con i ricci castani di Saul,
e quando sorridevo mostravo il vello che splendeva
cos candido tra le sue labbra dissolute. Una vera fisionomia
 una cripta antica, e a quarant'anni la mia
faccia era dominata dal viso di mia madre, nonch dai
mille diavoli che avevo ereditato da Saul. Per quanto
mi dicessi: camminer tutti i giorni della mia vita
sul torrente Cedron finch non trover Saul, cercavo
allo stesso tempo mia madre. Ma mi insidiava la torma
di maiali di Gadara; quando credevo di non essere
maligno, oppure osavo supporre di poter essere buono,
un demonio seppellito in me risaliva e si affacciava
alla mia bocca per burlarsi di me, e anche se il mio
spirito mi cascava dal corpo ogni volta che me ne
accorgevo, i miei demoni diventavano sempre pi duri
dentro di me.
Cercavo a tastoni la comprensione, consapevole del
fatto che il miracolo della percezione  collegato al miracolo
dell'amore, eppure non sapevo quel che mi immaginavo
di sapere, perch i miei atti erano cattivi e
senza amore. Mia madre e io eravamo tutt'e due i disamati,
e il pane azzimo nel deserto. Questo mi dicevo,
ma dirlo non  saperlo.
Evitavo il viso di mia madre e non mi avvicinavo
per baciarla, e quanto pi immoto e letargico diventavo,
tanto pi mi riusciva difficile riconoscerla. Molte
volte lei era nella stanza e non la sentivo n la vedevo,
e cos diventava pi indistinta. Quando non siamo
in grado di vedere i fantasmi intorno a noi, scompaiono
dalla vista.
Una notte mentre dormivo sognai una donna che
era soltanto due mammelle vuote; immaginavo di vederla,
ma lei non aveva bocca n mento n guance. Io
la compiangevo, e nel frattempo le acque mi salivano
intorno. Era la bassa marea, e il mio sogno era pieno
di secche, acido e dispeptico, e provavo a camminare
nell'acqua verso di lei per darle un bacio filiale che le
restituisse la bocca, le guance e il mento mancanti - ma
le onde mi trattenevano e non potevo raggiungerla.
Allora vidi una brocca d'acqua e un pane e mi svegliai
gemendo:  morta, e la bottiglia d'acqua e il pane
che mi ha lasciato sono per la mia fame. Rimasi seduto
nel letto, e la visione non mi lasciava, come lo
strato di nebbia che ci si addensa intorno agli occhi
dopo un'emicrania. Mi guardai attorno cercando mia
madre; poi mi precipitai verso la sua piccola bara, il
lettino di ferro nel quale scendeva ogni notte. Sulla
branda c'era un magro lenzuolo scomposto, ma il suo
cappotto logoro e lercio era scomparso. Presi una giacca
e uscii di corsa per strada, una strada che appariva
verniciata di nevischio. Allora vidi avvicinarsi una
donna col dorso ricurvo sotto il peso delle sue speranze
inesorabili; camminava con piede malfermo sul ghiaccio,
e portava sotto il braccio due bottiglie di latte.
Rassicurato, quando vidi il suo mento scosceso e il naso
che le cascava sulla bocca sfiorita, la sgridai: Oh
madre mia, perch sei cos stupida? Vuoi scivolare sul
ghiaccio? Che fai con quelle due mammelle vuote?.
Sorpreso dalle parole che mi ero sentito dire, afferrai le
sue bottiglie e ritornai a casa in fretta. Il sogno non
voleva lasciarmi, e provavo a dare una forma a quella
faccia che non potevo ricordare. Ero deciso a baciarle
le mani al suo arrivo, ma quando varc la soglia i
diavoli mi fecero il loro sorriso, e non riuscii a perdonarla
- ma per quale motivo, non lo sapevo. Credevo
di vedere un mucchio epilettico e abbandonato di
stracci, che si muoveva verso quella branda maledetta
e si sdraiava.
A quarant'anni, credevo che i tori di Api e di Mnevi
fossero spirati nei miei testicoli, bench Lilith, l'angelo
della lussuria, mi visitasse pi spesso ancora di prima.
I miei sogni erano tondi e a forma di grembo, ma
non appena mi svegliavo la mia giornata era un ramoscello
di issopo.
Avevo deciso a quell'epoca di sposarmi, ma siccome
era da poco tempo che conoscevo la donna in questione,
ero molto turbato. E se il matrimonio non era che
un laudano? Avevo bisogno di sensualit, come altri
hanno bisogno di alcool, di tabacco, di chiacchiere
senza costrutto, di pettegolezzi, di oppio o di fede. Ma
dopo rispuntava vagamente la speranza che una volta
sposato non avrei pi dovuto errare per la selva agarena.
Se ci fossero stati postriboli a buon mercato e a
portata di mano, avrei rinunciato a qualsiasi progetto
di matrimonio.
Quando parlai di questa donna a mia madre, lei
scrisse senza indugio al suo agente nel Missouri perch
procedesse alla vendita delle sue casette; cos suo figlio
avrebbe avuto i soldi per potersi sposare.
Quindi mi sposai. Quasi contemporaneamente riuscii
a procurarmi un posto temporaneo come insegnante
in un'universit. Ma per quanto tempo avrei potuto
ubbidire al richiamo della tromba che all'alba convocava
i somari per la preghiera asinina di prammatica?
Potevo far la parte del grossolano Calibano, che
sguazza nella palude accademica, pur fingendo nel
frattempo di essere l'intransigente Ariele?
Mia moglie e io rimanemmo per qualche mese ancora
con mia madre nell'appartamento senz'acqua calda.
Un pomeriggio che mia moglie era uscita, mia madre
apr di scatto la porta e si precipit nella stanza.
Le sue spalle erano ancora muscolose e le sue gambe
nervose e agili. Forse era in preda a qualche fitta di
dolore? Seduto accanto a lei, non la guardavo, n ricevevo
negli occhi i pochi ricordi ulcerati del nostro
passato: il baule da viaggio, le due sedie dalle zampe
scrostate e affamate, quei barattoli bianchi di creme di
bellezza e la cassa nera della lampada ultravioletta.
Aspettavo, per vedere che cosa avrebbe fatto lei. Si
lev gli occhiali - come faceva sempre quando era agitata
o molto depressa -, le pesanti scarpe nere e il cappello
che sembrava un nido di uccelli devastato. Un
rapimento intenso la prese, e per un attimo la vidi vestita
soltanto di quella sua estasi. Era febbricitante,
non esultante come quando usciva dal suo bagno freddo,
nell'appartamento dell'Ottava Strada 710 A Est, e
si strofinava i lombi grassi col ruvido accappatoio da
bagno. Mi voltai leggermente per contemplare quel resto
di carne che mi era seduto accanto, e quando vidi
come si era ridotta, rivolsi lo sguardo su me stesso. Lei
intanto teneva se stessa tra le braccia, e cullava il proprio
seno tra le mani. A un tratto si accasci sul pavimento,
appoggi le labbra sul mio piede e si mise
a piangere : Edward, la vita di tua madre non  stata
tutta una burla. Figlio di tutte le mie miserie e dei
dispiaceri che sciamavano come mosche intorno al
miele della breve giovinezza di tua madre, guarda, ho
sconfitto la cattiva sorte: Dio non ha fatto di me una
mendicante agli occhi di mio figlio!.
Dai recessi del seno estrasse allora un fascio di biglietti
da cento dollari e me li mise tra le mani. Io
rimanevo dov'ero, guardando sbalordito quella donna
inginocchiata, ma non mi lasciavo sfuggire il denaro.
Che far se me lo tengo? mi domandavo, strozzando
quelle carte verdi tra le dita. Mi riempii le tasche
con quei vermi erbosi; poi mi alzai e mi allontanai,
come sperando che la lontananza potesse alleviare la
mia infelicit. A un tratto, bench non ci fosse nessun
altro in casa, mi guardai intorno per vedere se
qualcuno si era accorto che mi ero messo i soldi in tasca.
In meno di tre minuti l'avevo ridotta all'indigenza,
e come potevo curare la sua povert? Altri pensieri
mi colpivano: Forse questa sfortunata tra le sfortunate
spera di morire? Sar diventata pazza?. Tormentata
da tante infermit, dove aveva trovato la forza per
pensare ad altro che alla propria sorte? Perch i malati
amano se stessi con passione.
L in piedi sull'unico nostro tappeto roso da una generazione
di miseria, ancora mi aggrappavo alla sua
lunga schiavit nel Salone Stella. Poi si lev dal seno
altro denaro e, credendomi ancora accanto a lei, lo
mise nelle mani che non c'erano pi, e il lucro alato
vol a posarsi sul pavimento. Curvando la schiena, mi
chinai per raccoglierlo. Invece di chinarmi davanti a
lei, feci la genuflessione davanti ai biglietti che strisciavano
sparsi sul pavimento. Tutta la vita ho commesso
uno dei peggiori dei setti peccati cardinali: non
ho mai avuto la forza di vincere in me la mediocrit.
Quando siamo ordinari, non contiamo niente: la nostra
vita quotidiana  il brulicare dei nostri parassiti.
Per tanto tempo non avevo fatto altro che grattare i
pidocchi delle mie sensibilit neghittose e immaginarmi
di dimostrare cos una gran quantit di emozione
nei riguardi di mia madre. Ora mentre guardavo questo
mucchio di cenci e di spirito paralizzato davanti
a me, un sentimento astuto e freddo mi prese; il demonio
si affacci alle mie labbra e mi sorrise leziosamente:
Credi che morir prima di diventare un ingombro
per te?. Quando udii il suo sussurro malizioso,
mi sfugg un gemito. Dove era stato seppellito
questo peccato? E perch era venuto adesso a farmi la
sua smorfia diabolica? Forse qualcuno pu mettere
in dubbio che il nostro vero nemico  la malignit
che nutriamo nei confronti di noi stessi? E pensai,
chi pu contemplare i propri vermi e non scostarsi da
se stesso con ribrezzo?
Poco dopo quest'estasi, mia madre cominci a declinare
pi velocemente. Le sue tempie bruciavano quando
andava a letto, la sera; si metteva sulla fronte una
compressa fredda, che conferiva al suo naso un'aria
rabbinica. Sapeva quale era il suo male e diceva con
la voce pi lamentosa: Figlio, soffro di indurimento
delle arterie. Oh, mio povero Edward!.
Il dottore mi disse che mia madre poteva vivere ancora
altri diciotto o venti anni, e quando glielo sentii
dire provai molta gioia e pensai a re Ezechia, e come
fu grato quando Isaia disse che Dio gli avrebbe dato
altri quindici anni di vita. Ma poi quando le raccontai
quel che aveva detto il medico, mia madre cadde in
preda a una malinconia ancora pi profonda, e mi arrabbiai
con lei perch non era contenta della prospettiva
di quegli anni. La ammonii: Madre, non possiamo
pi vivere tanti anni come Enoc o Jared. Perch
non vuoi darti pace? Sei cos nervosa, sempre in
giro per le strade con quell'apparecchio pazzesco dei
raggi ultravioletti.
Una sera la vidi barcollare per la stanza, urtare contro
il lavandino e il baule. Si volt e mi tese le mani;
le lacrime scorrevano sul suo viso flaccido, e vidi l tutti
i fiumi del dolore che hanno tanti colori quante
pietre preziose ci sono in paradiso. Mi disse: Sento
che morir, Edward. Lasciami mettere a nome tuo
quel che mi rimane.
Io rimasi l, incapace di muovermi. Era dunque arrivato,
il vuoto, l'abisso tremendo e irrevocabile tra
noi due? Che dovevo fare? Invece di prendere tra le
braccia quel mucchio rattrappito di sofferenza, risposi
soltanto di no con la testa. Gi le avevo rubato troppo;
non avevo abbastanza forza per sollevare la mia colpa
o per dire altro.
Ci nonostante, ogni sera, quando si coricava nella
sua branda, lei seguitava a ungersi la faccia, le braccia
e il collo con le sue lozioni; prima di andare a dormire,
io mi avvicinavo, mi inginocchiavo sul pavimento
accanto alla branda e baciavo mia madre; poi mi rialzavo
e andavo a letto.
Col denaro che mi aveva dato lei, comprai una vecchia
casetta a Cape Cod e un'automobile usata; una sera
mia moglie e io salimmo sulla macchina davanti al
portone d'ingresso e dicemmo addio a mia madre. Poi
guardai quella malferma solitudine, alta nemmeno un
metro e cinquanta, avvolta in un cappotto sporco e
tarlato, che si allontanava da me.
In seguito, per due anni, le sue lettere mi arrivavano
due volte alla settimana, e sempre cominciavano
con le stesse parole: Mio figlio adorato. Una volta,
mentre i miei occhi si trascinavano gi fino in fondo
all'ultima pagina, coperta dalla sua vigorosa scrittura
gotica, lessi : Tu che sei quello che ho di pi caro
sulla terra, lo sai che bell'avvenire ci si prospetta....
Presi l'avvenire e lo scagliai violentemente per terra, e
lo calpestai finch non sibil e strisci via. Forse Geova
non si era stancato ancora di burlarsi tragicamente della
sua vita? Mi sentivo sprofondare sotto tutte le sue
speranze e perfino le sue parole di affetto mi schiacciavano.
Il 15 febbraio del 1946, ero a letto, dimenandomi
senza poter fissare le scene erranti che mi passavano
per la testa. Di nuovo un fiume si gonfi e una brocca
d'acqua e un pane sorsero dal fiume, ma per quanto
guardassi fissamente, non c'era altro, e quando mi svegliai,
gridai : Madre, il figlio tuo perverso e condannato
verr accanto a te; non morirai nella solitudine.
Scuotendomi di dosso il sonno, svegliai mia moglie e
le dissi : Andiamo da mia madre prima che muoia.
Il suo viso era per me un estraneo; non mi rispose.
Il 18 febbraio arriv un'altra lettera di mia madre,
ma non volevo aprirla. Anche se avessi avuto un martello,
non avrei potuto aprire quella busta di basalto
nero. Quella notte, nel mese che gli ebrei chiamano
Shebat, che  un periodo di lacrime e lamenti, lei
mor. Era sola, e il suo corpo rimase sulla branda per
cinque giorni, prima che un vicino di casa se ne accorgesse.
 odioso e grossolano supporre che possiamo fare
qualcosa per gli altri - ed  vile non tentare di farlo.
Non avevo la forza sufficiente per prendere in mano
la sua tragedia, perch la mia volont mi aveva tradito,
ogni ora di ogni giorno.  stato detto che un uomo
saggio cade sette volte al giorno e sette volte si rialza;
io ero caduto e non mi ero pi rialzato.
Mia madre era nata sfortunata, e fino alla fine visse
perseguitata da quel genio maligno, la sfortuna. Il Salmista
dice: Nessuno pu tenere in vita la propria
anima - ma nemmeno l'anima di un'altra persona.
Ci disperiamo perch non siamo migliori, e non ci
conforta il non potere essere peggiori. Una vita 
un'unica follia, ma due vite sarebbero innumerevoli
follie, perch nessuno ricava alcun profitto dai propri
sbagli.
Non vado mai alla sua tomba perch non le servirebbe
a nulla. Anche se ogni cosa sulla terra  sensibile
- il granito si lamenta, l'erba dorme e certe sue
notti sono agitate, e la sienite canta non meno melodiosamente
che Orfeo e che Museo - sarebbe vano
dire che Lizzie Dalberg, le cui ossa sono ancora senzienti,
 quel che lei era. Lei  e non , e questa  la
differenza tra l'estasi che chiamiamo essere e l'altra immensa
esperienza che chiamiamo morte.
Chi era Lizzie Dalberg? Vorrei davvero saperlo,
ma la mia infamia  che non lo so. Quante volte aveva
lei supplicato il cielo che la conducesse fuori dal deserto
spopolato di Bersabea, ma con quale esito? Solo
una volta lei si rivolse in collera a Dio : Perch sono
infelice, quando altri che sono spietati e spregevoli
sono cos fortunati?.
Ma non ebbe mai risposta. Non Dio, bens il burlone Pilato le venne incontro e le domand: Che cosa  la Verit?.
E non capii perch, finch non la sentii rispondere pacatamente: La mia vita.
Quando la sua immagine mi si presenta improvvisamente - cos come fanno i miei demoni cattivi - e rivedo i suoi capelli tinti di rosso, gli occhi rimpiccoliti dalla luce elettrica del Salone Stella, e l'angolo caro e spezzato della sua bocca, e quando guardo i suoi cenci folli, so che nemmeno Salomone sotto la sua veste di gigli era splendido quanto mia madre coi suoi stracci addosso. Selah.
...
.
...
FINE.